Un’idea di città

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Un’idea di città. E’ quanto sosteniamo da tempo.

Non bastano singoli progetti virtuosi, interventi a spot, dichiarazioni di principio.

A Malmö lo hanno capito, e stanno agendo di conseguenza.

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Una proposta di legge per introdurre altri parametri, oltre a quello del PIL.

Della serie, vien prima il benessere delle persone e la cura del territorio…

Pareti che parlano

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Queste sono le storie che mi fanno impazzire.

Un borgo in via di estinzione, un posto a cui lo Stato volta le spalle.

Ma dove una comunità coraggiosa e un gruppo di artisti ci hanno messo lo zampino, per sovvertire un destino già scritto.

Giorni strampalati

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Sono giorni strampalati questi. Dilatati e folli.

E pure un po’ veloci, legge del contrappasso per chi come me si sta impegnando per promuovere la lentezza.

Per questo nei prossimi giorni sarò un po’ presente e un po’ no, non garantendo l’aggiornamento del blog.

Io confido di vedervi tutti al festival, nessuno escluso…

A Colorno (PR), dal 17 al 19 giugno.

Il programma completo lo trovate qui. Per iscrivervi ai corsi e ai laboratori, per ricevere informazioni: festivalentezza@gmail.com.

Rivoluzione dolce

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C’è stato un tempo, non molto tempo fa, in cui le persone avevano abbastanza tempo a disposizione da non sapere che farsene, e addirittura annoiarsi…

Quel tempo, di solito, si accompagnava a un luogo mediamente libero da cemento e a uno spazio quasi del tutto privo di rumore.

Ora, durante la seconda edizione del Festival della Lentezza (nella Reggia di Colorno – PR dal 17 al 19 giugno 2016) proveremo a mettere in dubbio cose che in dubbio oggi non sono: la velocità, il caos, l’ambiente tradito.

Si parlerà di noi, ma soprattutto del nostro (malsano) rapporto con il tempo. Della nostra affannosa rincorsa di eventi momenti appuntamenti che ci vedono sempre, e comunque, costantemente in ritardo. Lasciandoci alle spalle una sgradevole sensazione di inadeguatezza rispetto alle cose della vita.

Che poi quelle importanti sono comunque altre: star bene, far star bene gli altri, l’amore e gli amici, il tempo che passa…

Ma perché un’Associazione come la nostra (i comuni virtuosi promuovono il Festival) dovrebbe scegliere come chiave di volta di un modello di sviluppo errato il nostro rapporto con il tempo e non (solo) la sostenibilità ambientale? Perché al centro delle buone pratiche, e delle azioni che a livello locale cambiano davvero le cose, ci sono le persone, e un certo atteggiamento che punta alla qualità della vita e alla riscoperta di ritmi lenti.

Prima di tutto il resto, c’è un nuovo modo di stare dentro una comunità. Al festival si parlerà di questo, con le lenti emotive della donna, a cui è dedicata l’idea poetica intorno a cui si è costruito il fitto programma di eventi culturali.

Insieme a Serena Dandini, Paola Turci, i Musica Nuda, Michela Marzano, ma anche Mauro Corona, Stefano Benni, Vincenzo Zitello, e tanti altri, andremo alla scoperta di un mondo che oggi non c’è. O meglio, esiste, come una specie di eccezione che conferma la regola.

Spuntano qua e là, un po’ ovunque in giro per l’Italia e non solo, esempi concreti di municipalità, aziende, gruppi di cittadini, associazioni, che riescono a costruire pezzi di mondo altro e possibile, dove una maggiore cura e rispetto del tempo a disposizione sono un elemento distintivo e caratterizzante.

Saranno tre giorni strani, vivi e liberi (tutti gli spettacoli, i laboratori e gli incontri sono ad ingresso gratuito), da cui passerà una lenta ma inarrestabile rivoluzione dolce.

Identità da tramandare

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Ospito volentieri un articolo di Raffaella De Donato, che ci racconta una storia davvero lentissima!

Siamo abituati ad ascoltare storie belle e lontane che iniziano con “c’era una volta”. La nostra mente corre indietro nel tempo, si prefigura paesaggi e personaggi di un tempo ormai passato.

Invece, la storia che vi raccontiamo è magica perché esiste, c’è ancora e forse ci sarà per molti anni a venire. I suoi personaggi hanno un nome e cognome e vivono in luoghi raggiungibili dopo un lungo viaggio, quello della transumanza.

Ci sono cavalieri e cavalli, strade da percorrere e leggende da tramandare.

E ci sono loro, i Calantuono, una famiglia legata dalla passione per la propria terra, per il lavoro lento e devoto.

Famiglia molisana di bovari, i Calantuono da generazioni perseverano la tradizione della transumanza ovvero la migrazione stagionale delle mandrie e dei pastori dalle zone collinari o montane verso quelle pianeggianti percorrendo le vie naturali dei tratturi. Le oltre 300 vacche podoliche dei Colantuono viaggiano da Frosolone (Isernia) verso il Gargano, in Puglia, dove la famiglia possiede una fattoria e 250 ettari di pascoli invernali, e il viaggio si ripete in senso contrario con l’arrivo della stagione calda.

Le strade da percorrere sono quelle dei tratturi, sentieri vecchi di più di 2000 anni, utilizzati dai pastori nei secoli scorsi come via privilegiata per la loro traversata.

Oggi, molti pastori, non percorrono più questi sentieri perché duri e impervi. Molti tratti sono ostruiti o asfaltati e al tempo lento della transumanza si è sostituito quello veloce dei tir e delle autostrade.

Carmelina Calantuono, seconda di cinque fratelli, ha un legame speciale con la sua terra, il Molise, e per lei la transumanza è una tradizione di famiglia da preservare.

Carmelina ogni anno, come una vera e propria eroina da film western, “a cavallo” della sua jeep percorre 180 chilometri, guidando i cavalieri e la mandria nel tragitto e occupandosi di chiedere autorizzazioni ai comuni, alle forze dell’ordine, soccorrere le mucche in difficoltà o aizzare la sua bandiera rossa come avvisaglia del passaggio della mandria in centri storici o pezzi di strade asfaltate.

Il suo è un lavoro faticoso e lungo. Molti mesi prima della transumanza, Carmelina contatta le amministrazioni pubbliche occupandosi della logistica. Tutto deve essere perfetto e ben organizzato per il passaggio della mandria anche se, si sa, gli imprevisti fanno parte del gioco. La sua è una missione, un modo per non perdere il contatto diretto con la natura, con le stagioni, con i suoi amati animali. Un modo per non abbandonare una pratica millenaria e per farla conoscere alle generazioni future.

Carmelina, infatti, ha deciso di rendere collettiva l’esperienza della transumanza e chi vuole, a maggio, può unirsi ai cavalieri e seguire la mandria. Vivere questo rito con i Calantuono significa stabilire un rapporto forte e intenso con la natura, con lo scorrere lento del tempo.

Recuperare i tratturi, d’altra parte, significa trasformarli in una risorsa turistica per il Molise grazie al recupero di vecchie masserie e di itinerari adatti al trekking o a viaggi eco sostenibili.

I centri urbani vicino al percorso della transumanza possono far rivivere la loro economia fatta di artigianato, piccole botteghe alimentari e punti di ristoro.

Grazie all’attività di Carmelina e della sua famiglia si è raggiunto il primo importante obiettivo: valorizzare e rivitalizzare le aree montane e rurali percorse dai tratturi attraverso un progetto di candidatura delle vie e della civiltà della transumanza al patrimonio materiale e immateriale dell’UNESCO.

In questo tempo lento tutto può riprendere vita e dignità. Passato e presente si mescolano in una storia carica di un’importante morale: l’identità è il nostro più grande tesoro da tramandare.

 

Salviamola

viva la costituzione

Bene, la retorica del fare e del far presto è entrata in circolo.

Come sangue infetto nelle vene di un corpo, la democrazia italiana, non proprio messa benissimo in fatto di salute.

Il punto, o uno dei punti in gioco, per me è proprio questo: ma chi l’ha detto che cambiare a prescindere e a priori è comunque meglio?

Non è sempre vero, e non lo è certo nel caso di una Costituzione, la nostra, che ci invidiano un po’ ovunque nel mondo. Per l’equilibro e la lungimiranza. Per la forza e la visione del futuro.

Fermiamoli, affiancando a un NO netto i nostri SI, la nostra idea di società alt(r)a.