Gli azionisti del caporalato

Un articolo di Stefano Liberti assolutamente da leggere per approfondire un fenomeno che ci riguarda e di cui siamo azionisti.

E una delle tante opzioni che abbiamo nella scelte quotidiane che possiamo fare, per cambiare le cose. Perché non è affatto detto che tutto debba continuare ad andare in un certo modo.

“Dietro le offerte al consumatore, c’è un meccanismo perverso che finisce per schiacciare intere filiere e che ha conseguenze sulle dinamiche di produzione e sui rapporti di lavoro nelle campagne: l’asta elettronica al doppio ribasso”.

 

Per i pochi e per i tanti

Per i pochi che insultano, picchiano e mentono ce ne sono (tanti) che accolgono e pazienti resistono nel giorno per giorno delle azioni concrete e minime.

Non rassegniamoci alla retorica del tutto è perduto. Sono ore drammatiche, è vero. E dobbiamo trovare la forza di condannare questa violenza legalizzata da una cultura dell’odio di cui Salvini è solo il giostraio che incassa consenso.

Ma serve anche quella giusta dose di ingenuità per raccontare il bello, e il giusto, e portarli all’attenzione delle persone. Non i sentito dire, i rancori, le pulsioni violente. Ma le storie di nomi e cognomi di esseri umani.

Serve la spregiudicatezza di credere che esiste un’Italia diversa, senza cadere però nella retorica uguale e contraria dell’arroganza, del tanto ho ragione io.

Ci sono voluti anni per arrivare a questo punto, anni serviranno per uscirne. Uno dei modi, non l’unico, non esaustivo ma democratico perché alla portata di tutti e di ciascuno, è tentare di fare le cose giuste. E passare parola.

(Foto di Roberto Perotti)

Con un filo di ritardo…

Pensa se tutti quelli che adesso intervengono contro l’inceneritore di Parma l’avessero fatto quando era il momento, prima cioè che lo autorizzassero.

La food valley, la sostenibilità e tutto quanto reclamano oggi imprenditori, chiesa e partiti ieri non valeva nulla vero?

E pensa se la Gazzetta di Parma avesse messo in piedi la campagna che sta orchestrando per chissà quale motivo adesso…

A volte bisognerebbe avere la dignità e l’onesta’ intellettuale di tacere.

Non su un’impalcatura a morire

A 70 anni mi immagino stanco ed acciaccato, a casa, o al parco con i nipotini, in gita con mia moglie.

Non su un’impalcatura a morire.

Il lavoro, la sicurezza per tutti di averne uno, e la sicurezza quando lo si fa.

Il diritto ad una pensione dignitosa al momento giusto. Il diritto ad avere tempo da dedicare ad altro.

Non ad un’impalcatura per morire.

Affrontiamo questo. Ora.

Rosso

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

LEGGI L’APPELLO E ADERISCI

Nel paese del tempo ritrovato

La splendida Reggia di Colorno (PR) si prepara ad ospitare il Festival della Lentezza, che dal 15 al 17 giugno 2018 coltiva in un percorso di incontri, laboratori, spettacoli, documentari e libri, una filosofia di vita che mette al centro la qualità dei rapporti umani, nel rispetto del territorio e delle sue risorse naturali.

Lunedì 4 giugno 2018, la conferenza stampa di presentazione della manifestazione si è svolta, non a caso, nel Podere Stuard, azienda agraria specializzata nella produzione biologica, il recupero e la tutela della biodiversità agricola e l’agricoltura sostenibile. Temi al centro dell’edizione del Festival della Lentezza di quest’anno, come spiegato dalla sindaca di Colorno Michela Canova, la quale ha posto l’accento sul progetto Bosco del Tempo, al quale partecipa anche l’ Azienda Agraria Sperimentale Stuard di Parma: un frutteto di frutti dimenticati realizzato in un’area messa a disposizione del Comune, per il quale nei mesi scorsi sono stati raccolti circa 20.000 euro con l’adozione di alberi da tutta Italia.

Tra qualche anno, i frutti raccolti saranno parte della dieta dei bambini nel servizio mensa e protagonisti di percorsi di educazione ambientale sul campo. “Per toccare nel concreto come la lentezza, nel senso di prendersi cura dell’ambiente, rappresenti il rispetto da parte della comunità nei riguardi della natura”, ha detto la sindaca. La mattina di domenica 17 giugno sarà piantato nel terreno il primo seme del Bosco del Tempo. “Gli alberi da frutto saranno espressione di piante autoctone – ha spiegato Roberto Reggiani del Podere Stuard – e della varietà che va oltre l’omogeneità imposta dagli scaffali dei supermercati. Sarà un luogo di interazione, di svago, il posto in cui passare il tempo, ma anche dove aiutare, coltivare con il coinvolgimento della comunità. La lentezza è alla base della biodiversità. È la velocità che ci porta a standardizzare i prodotti”.

Marco Boschini, direttore artistico del Festival e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi che organizza l’evento, ha posto l’accento sul tema della manifestazione: “coltivare”, un concetto che connette contenuti di varia natura e che è inteso in tutte le sue accezioni, dal coltivare la terra, al coltivare cultura, passioni, relazioni. “Le tante attività del ricco programma del Festival della Lentezza sono per la maggior parte gratuite e ad ingresso libero – ha sottolineato Boschini -. Per ogni evento c’è la possibilità di registrarsi e prenotarsi sul sito internet https://lentezza.org/. Da non perdere, la cena anti-spreco di venerdì 15 giugno, che racchiude aspetti cruciali del festival, cioè il tema del cibo legato allo spreco alimentare, un problema etico, economico ed ambientale”. Appuntamento alle 20.00 nel giardino della Reggia con lo Chef Cristian Broglia e il prete di strada Don Fabio Corazzina.

Circa 30 volontari saranno a lavoro per dare supporto nell’organizzazione e nella logistica della manifestazione, ragazzi e ragazze che nell’occasione faranno esperienza nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Inoltre, un questionario sarà somministrato ai partecipanti della comunità del festival, per ricevere feedback. Ad entrare nei dettagli del programma, durante la conferenza stampa, Alberto Monteverdi, organizzatore del Festival della Lentezza, il quale ha ricordato i nomi di richiamo che saranno presenti, come il filosofo e psicologo Umberto Galimberti, lo scienziato Stefano Mancuso, il musicista Samuele Bersani, lo scrittore Erri De Luca, la filantropa Cecilia Strada, il trombettista Paolo Fresu. “Non solo grandi nomi – ha aggiunto Monteverdi – ma una moltitudine di incontri ed attività laboratoriali, non solo per ascoltare, ma anche per fare. D’altronde, le relazioni si coltivano nel fare”. I laboratori saranno suddivisi a seconda delle fasce di età. Tante anche le esposizioni, tra cui lo spazio alla lettura con le Librerie Coop, il mercato contadino con i produttori locali a filiera corta (domenica 17 giugno), arte e artigianato.

Particolarmente importante è la mostra fotografica incentrata sulla condizione femminile, come illustrato da Fabrizia Dalcò di Coop Alleanza 3.0, che ha collaborato all’organizzazione. La mostra dal titolo “Cento giorni di solitudine”, che sarà inaugurata il 16 giugno alle 10.00, è realizzata dalla fotografa dalla cittadinanza palestinese Nidaa Badwan, nota per la sua protesta artistica e pacifica riguardante la condizione del suo popolo e quella delle donne, in particolare. “Dietro al coltivare vi è il seminare – ha detto Fabrizia Dalcò – e il legame con il proprio territorio in cui si seminano e si vendono i prodotti. Coltivare è correlato anche alla cultura attraverso i libri che tramite le librerie Coop saranno presenti al festival”.

Coltivare la lentezza. Per informazioni: Festival della Lentezza Tel. 3271929642 Email: festivalentezza@gmail.com. Sito web: http://lentezza.org.

La convivialità della lotta allo spreco

In Italia c’è una legge anti-spreco alimentare, ma sono necessarie attenzioni quotidiane per evitare che il cibo vada perso. Si stima che a livello nazionale ogni anno circa 2,2 milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, per un costo complessivo di 8,5 miliardi euro.

Per sensibilizzare sul valore di ciò che si porta in tavola, la prima serata del Festival della Lentezzadal 15 al 17 giugno 2018 alla Reggia di Colorno (PR)– comincia con “La cucina degli avanzi”, una cena anti-spreco, nella bellissima cornice del giardino della Reggia, all’insegna del gusto, la convivialità e la solidarietà.

Venerdì 15 giugno, alle 20.00, lo Chef Cristian Brogliapreparerà un menu recuperando materie prime e prodotti in buono stato, ma pronti per essere gettati. Ad aiutarlo, ci saranno le ragazze e i ragazzi della Cooperativa Fiorente di Parma, giovani con diverse abilità, che si occuperanno anche del servizio a tavola. Una tavolata unica, all’insegna della condivisione, dove non mancherà Don Fabio Corazzina, il prete di strada, vicino agli ultimi, il quale approfondirà il tema dello spreco alimentare, indicando come si può cambiare. Ad accompagnare i commensali nella degustazione delle diverse portate, tra i bagliori delle candele, la musica barocca delle musiciste del trio “Le vipere gentili”.

«Tantissimo cibo ancora commestibile viene ogni giorno gettato nella spazzatura – spiega il direttore artistico del Festival della Lentezza Marco Boschini  -. È un gioco perverso a chi spreca di più. Aumentano i costi e l’impatto ambientale in un mondo che è spaccato in due: da una parte chi ha così tanto da potersi permettere di gettare, dall’altra milioni di individui che non sanno se e cosa riusciranno a mangiare questa sera».

Il ricavato del costo della cena andrà alle famiglie bisognose del territorio. Il menu fisso è al prezzo di 35 euro a persona, i bambini fino a 4 anni non pagano, dai 4 ai 10 anni pagano 15 euro.

Per informazioni: Festival della Lentezza

Tel. 3271929642

Email: festivalentezza@gmail.com

Sito web: http://lentezza.org