Ciò che si narra, ciò che si dice

Ora, io rispetto davvero tutte le posizioni, anche quelle di chi è legittimamente convinto della giustezza di quell’opera, non la considero nemmeno una discriminante etica come molti di quelli che mi stanno scrivendo in queste ore, però ecco, io sono questo. Lo sono da sempre, e mi dispiace se le scaramucce tra il PD e il M5S hanno trasformato una questione ventennale, profonda e complessa, in un referendum pro o contro questo governo, che ovviamente mi fa schifo con o senza tav.

Questo è il risultato di aver espulso dal dibattito pubblico mainstream tutte le voci di intellettuali, democratici e persone più o meno autorevoli che negli anni hanno spiegato e continuano a spiegare le ragioni di quella contestazione: quello che rimane nella narrazione di questo paese è il SITAV come unico modo di intendere la sinistra, il progressismo e il buon senso, e il NOTAV come oscurantismo medievale, difesa dei 5 stelle e di questo governo. Una battaglia popolare di decenni ridotta con supponenza ad essere trattata come i NoVax o le scie chimiche.

Zero Calcare, un mito!

Paraocchi

Dritti verso la meta.

A spasso nell’Italia che cambia

Raccontare è (anche) riuscire a dare speranza, far sognare, coinvolgere. Per questo, sulla storica piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso, è attiva la campagna di raccolta fondi a favore di “Un viaggio nei comuni virtuosi”, docufilm che racconta l’Italia più sostenibile, quella davvero proiettata verso un futuro migliore. Testimoniare pratiche virtuose è infatti un modo per raccontare il nostro Paese, o perlomeno parte di esso, e per condividere le buone notizie.

Ecco allora un documentario che testimonia il buon governo. Non importa di quale colore politico sia l’amministrazione, o l’area geografica di appartenenza, importa solo l’impegno e l’ingegno delle persone che danno vita ad un’alchimia sociale in grado di modificare il corso della storia di quella comunità locale.

Il film è stato realizzato a quattro mani dal regista Alessandro Scillitani e dallo scrittore Paolo Rumiz, coppia collaudata nella narrazione per parole e immagini, che sono andati  alla ricerca delle buone pratiche locali, per tessere la trama di un’altra idea di politica e di visione del futuro. Preziosa, a questo scopo, la collaborazione con l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, un’associazione no profit che coinvolge oltre cento comuni sparsi su tutto il territorio italiano.

Nata nel maggio del 2005, assolve alla sua mission culturale di diffusione delle buone pratiche tramite una serie di strumenti e appuntamenti di rilevanza locale e nazionale: dal Premio Comuni Virtuosi alla collana editoriale “L’Italia migliora. Piccole guide per rifare un Paese”; dalla borsa di studio per neo-laureati “Dario Ciapetti” alla Scuola di Altra amministrazione, dal Festival della Lentezza fino alle campagne comunicative rivolte ai cittadini legate agli stili di vita. L’idea alla base dell’Associazione è quella di coinvolgere, coordinare e riunire i Comuni italiani virtuosi intorno alle pratiche di buon governo: riduzione del consumo del suolo, mobilità sostenibile, rifiuti zero, tutela del paesaggio, nuovi stili di vita, partecipazione attiva della cittadinanza alle scelte di governo, inclusione sociale e accoglienza.

“Un viaggio nei comuni virtuosi” nasce proprio dall’obiettivo di raccontare questo tipo di storie nella forma di un viaggio. A velocità sostenibile, ponendo attenzione al paesaggio sia naturale che antropologico. Verrà tracciato un ideale itinerario delle comunità virtuose. Il film racconterà le storie in modo autentico, cercando di mettere in luce le buone pratiche, tracciando la via di un’Italia poco raccontata, che difficilmente fa notizia, ma che è il vero motore del nostro paese.

I fondi raccolti grazie alla campagna su Produzioni dal Basso saranno impiegati per la stampa e la distribuzione del DVD del film, le proiezioni che ne verranno fatte in tutta Italia, la produzione e la campagna di comunicazione.

Per maggiori informazioni sulla campagna e sulle ricompense previste:

https://www.produzionidalbasso.com/project/un-viaggio-nei-comuni-virtuosi/

Storia di un gigante con il cuore da sindaco

Si narra che durante una delle tante scorrerie dei Saraceni in terra pugliese gli abitanti di Racale inscenarono l’espulsione dal paese del loro gigante: il più forzuto, il più alto, il più astuto.

L’uomo se ne stava seduto appena fuori le mura, con l’aria sconsolata. Al loro arrivo i Saraceni lo avvicinarono per chiedergli il motivo della sua cacciata. Il gigante srotolò una litania degna di un grande attore, facendo credere loro di essere il più piccolo e debole del suo popolo, immeritevole di restare in paese. All’udire queste parole i Saraceni fuggirono impauriti, e i racalini vinsero la guerra senza nemmeno combatterla.

Si narra che alla chiusura del cantiere della nuova scuola materna ed elementare di Racale, nel 2013, mancasse all’elenco delle opere realizzate la tinteggiatura dei muri esterni, per oltre 4.000 metri quadrati di superficie. Il sindaco del paese, eletto da un anno e poco più, prese pittura e pennello e iniziò a lavorare. Nel corso di un giorno intero decine di cittadini (genitori, volontari, curiosi, insegnanti, muratori…) si rimboccarono le maniche attirati dal passaparola via piazza e via web. Tutti si fermavano a dare una mano, in un gioco di squadra spontaneo.

Racale, in fondo, è la città della follia, “dove si esplora l’altro, il diverso, l’ignoto, alla ricerca di approdi freschi, vergini, magari incerti, ma di sicuro nostri”, come recita il manifesto dell’omonimo Festival diretto nel 2018 nientemeno che dal grande Roberto Vecchioni.

Qui a governare è la politica che amiamo sul serio. Quella bella, pulita, concreta, visionaria. Non è un caso che il sindaco Donato Metallo sia stato insignito pochi giorni fa del Premio intitolato alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco pescatore di Pollica. Da quando governa la città di 10mila abitanti, Metallo ha fatto del suo meglio per valorizzare la ricchezza più grande di questa terra: il patrimonio immateriale, fatto di storie e di persone. Intriso di comunità.

Non si spiega altrimenti una vitalità e una presenza fisica di un sacco di gente ad ogni evento, incontro, iniziativa che fa di Racale uno dei posti più attivi e attrattivi del Salento. Ci sono le buone pratiche, ed è il motivo che ha reso la città un comune virtuoso: la raccolta differenziata all’80%, la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza di tutte le scuole, la pubblica illuminazione a basso consumo energetico, i km di piste ciclabili e le aree sottratte all’asfalto per far posto al verde di giardini ben curati.

Ma quello che rende questo posto unico sono solo le persone. Stefania Manzo è la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo del territorio che accoglie ogni giorno quasi mille tra bambini e ragazzi. Una forza della natura, con il fuoco negli occhi e la voglia di lottare per scavare dentro i suoi ragazzi e insieme a loro costruire un’idea di società altra da quello che ci circonda. Pietro Ferrarese è il sindaco del Consiglio Comunale dei ragazzi, un giovanotto dolce e sempre attivo che sembra avere le idee chiare sul ruolo che sta svolgendo per conto dei suoi coetanei. E via via a scendere o salire lungo la scala gerarchica di ruoli e incarichi che qui sono forma e non sempre sostanza, perché si mischiano e confondono concedendo spazio all’improvvisazione e alla magia. Ci si mette in gioco, e le cose cambiano nella misura in cui le si cambia assieme.

Racale finanzia le nuove opere pubbliche e tutti i servizi che fino a non molti anni fa sembravano pura utopia vincendo un bando dietro l’altro. Capita che amministratori e dipendenti facciano notte per assemblare progetti in tempo utile per l’invio a Regione, Comunità Europea, e chiunque abbia voglia di investire in un territorio che ha scelto la strada della sostenibilità e dell’inclusione.

A Racale, a due passi da Torre Suda, che è poi ciò che lega passato e presente, c’è la bibliocabina per scambiare libri in prestito, e un parco pubblico attrezzato per accogliere tutti, grazie al contributo di una consulta appositamente istituita per affrontare il tema delle abilità differenti. C’è la casa delle associazioni, l’Agorà Follia, dove una danza tra anziani e bambini mischia il mazzo della contaminazione generazionale. Nel vecchio archivio comunale, a Palazzo Ippolito, c’è oggi la sede della biblioteca comunale che prima non esisteva e oggi è un presidio culturale alla portata di tutti, con i corsi di teatro, gli incontri pubblici, i laboratori. E un museo dell’emigrante per ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Dove siamo andati, anche. Da Racale, ogni anno, parte il Treno della Memoria che ha già portato ad Auschwitz settanta ragazzi, perché chi ricorda pompa ossigeno a un futuro diverso.

Oggi le mura non ci sono più e nemmeno i Saraceni pronti all’invasione. E’ rimasto un gigante d’uomo con il cuore da sindaco, e lo sguardo folle di chi sa leggere le persone. E insieme a loro, semplicemente, cambiare tutto. Cambiare il mondo.

Scusa, Ilaria

Una donna forte, scrivono. Coraggiosa, dicono. Testarda, descrivono.

Io non ti conosco Ilaria, ho imparato ad osservarti da lontano, come con un passante dall’altra parte della strada.

Non so se sei è una donna forte, e debole. Se sei una donna coraggiosa e piena di paure. Se sei testarda e quante volte ti sei lasciata andare rincorsa dal dolore e dalla rabbia.

So che quello che hai fatto per nove anni, insieme alla tua famiglia, è stato chiedere giustizia. Chiederla per tutti noi.

Perché uno Stato democratico e giusto non massacra di botte e uccide una persona in custodia. Non nasconde la verità. Non nega l’evidenza di una storia che ora tutti conoscono con certezza.

Vuoi che venga fatta giustizia, e che si chieda scusa per l’odio e le offese che per troppo tempo hanno inferto altri colpi al corpo e alla vita di Stefano.

Dunque, Ilaria, scusa. Per non aver capito quanto fosse importante ciò che stavi facendo, per tutti noi. Per avervi solo osservati distratto e di fretta, dall’altra parte della strada.

Il tempo scaduto che ancora perdiamo

Abbiamo un problema e fingiamo di non sapere.

Nel giorno in cui l’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC grida al mondo intero che non c’è più tempo da perdere, nella pozzanghera emiliana un’intera classe dirigente perde quel poco di credibilità in fatto di materie ambientali rimangiandosi dopo pochi giorni uno sbiaditissimo provvedimento per limitare traffico e smog nelle nostre città.

Davvero non comprendo cosa passa nella testa dei nostri amministratori locali e regionali. Quanto sono spesse le fette di prosciutto che vi accecano la vista, ribaltando l’ordine delle cose, ciò che vi porta sempre e comunque ad anteporre lo sviluppo alla salute, il business al benessere, il lavoro (precario, pericoloso) alla qualità della vita delle comunità che dite di amare?

Quanto di quel tempo che è già scaduto avete intenzione ancora di perdere per porre rimedio a un modello di sviluppo che ci sta letteralmente uccidendo?

Cosa conta e cosa resta

E’ talmente forte l’esempio di Riace che bisognava in tutti i modi creare le condizioni per narrare il suo contrario. Gettare un’ombra, instillare il dubbio e i si dice. Basta qualche giorno di merda a reti unificate per annientare nell’immaginario collettivo una storia lunga vent’anni. Questo conta, e questo resterà.

Che un Ministro dell’Interno si schieri ed esulti come un bimbominchia qualunque è ancora più grave delle polemiche in sé, o dei latrati dei cani da riporto alla Meloni, per capirci. Il dolore per questo ceffone di Stato è grande, perché i partiti partiti di testa di destra e di sinistra pure non hanno mai compreso l’operato di Mimmo Lucano. Che avrà lasciato per strada passaggi burocratici e atti amministrativi. Senza abbandonare nessuno, però.

Non ha mai considerato queste donne e questi uomini e questi bambini come numeri, o moduli Sprar da compilare. Ma persone da accogliere, progetti a cui appiccicare un’etichetta chiamata futuro, possibilità.

Quanto vi spaventa tutto questo, generali del non fare? Come vi sentite ora, galoppini da tastiera? Cosa vi resta nello smontare capolavori altrui a fronte delle vostre inefficienze, della vostra fottuta ignavia?

Si dice sempre in questi casi, la magistratura faccia il suo corso. Perché è giusto che sia così. Perché bisogna dirlo. Come bisognerebbe ricordare, sempre, che un indagato è innocente fino a prova contraria. Come dice non un rancoroso qualunque, ma la nostra Costituzione. Che Salvini non conosce, se da Ministro e per giunta agli Interni si schiera, e sbava come un qualunque teppistello allo stadio.

Volevate smontarla, questa bella storia, e magari ci siete riusciti. O magari no, in fondo dipende (anche) da noi.

Cinquanta piccole rivoluzioni

Non sopporti le ingiustizie? C’è qualcosa nel mondo che non ti piace e vorresti cambiare?

Questo è il libro giusto per te! 50 sfide, 50 imprese e 50 atti rivoluzionari che ti aiuteranno a far diventare migliore te stesso, il tuo quartiere e il mondo intero! Diventa un drago della raccolta differenziata, passa un giorno senza energia elettrica, smetti di seguire la moda e gioca alla pari con ragazzi e ragazze. Puoi affrontare le sfide anche da solo, ma sappiamo che le rivoluzioni sono contagiose!

LA SCHEDA DEL LIBRO