Speciali

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Giusi Nicolini e Domenico Lucano non sono due sindaci come tutti gli altri.

Sono speciali, perché sovvertono l’ordine dato delle cose. Perché la loro testimonianza, fortissima, vale più di mille prese di posizione, più di ogni parola spesa in un senso o nell’altro rispetto ad un’Europa che nel frattempo erge mura e stende filo spinato.

Dimenticando la storia, omettendo le vere ragioni di un disastro umanitario che ci vede complici e aguzzini.

Noi, il 12 febbraio, nomineremo Lampedusa e Riace come comuni soci onorari dei Comuni virtuosi. Come riconoscimento per ciò che fanno, da anni, con grande umiltà e concretezza. Umanità, direi.

Fattoria urbana

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La politica si dovrebbe occupare di questo.

A maggior ragione in Italia, con un tasso di invecchiamento della popolazione che ci spinge verso un futuro alquanto complesso, se semplicemente subito…

Rifiuti d’asfalto?

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Le grandi opere, quelle inutili, portano affari, speculazioni, e distruzione del territorio.

Lo diciamo da tempo, quasi del tutto inascoltati.

Leggere le cronache dedicate alla BREBEMI fa solo tanta tristezza… E tanta rabbia!

Le parole sono importanti

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Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti.

A maggior ragione se ad utilizzarle è un giornalista, che dovrebbe averne cura ed equilibro. Ora, è evidente che quando si scrive un editoriale e non un articolo di cronaca, ci si può prendere qualche libertà in più, esprimendo opinioni e prendendo posizione. Esattamente ciò che fa, nel pieno della sua assoluta autonomia, Claudio Rinaldi oggi su “La Gazzetta di Parma”.

La critica che mi sento di muovere a questo professionista della parola è quindi altra. Nel suo articolo si parla di un incontro pubblico promosso da oltre 70 realtà (istituzionali e non, associative e partitiche, locali e nazionali), come di una “frotta di contestatori che calerà oggi su Parma” (l’appuntamento è per le 20.30 all’Auditorium Toscanini). Ci viene contestato (sarò tra i pericolosi sovversivi che prenderanno la parola stasera…) non tanto il merito (in fondo siamo “un disco rotto” che sostiene da quarant’anni sempre la stessa tesi) ma il metodo, a suo scrivere antidemocratico perché irrispettoso di decisioni prese a più riprese dagli enti preposti. Alla domanda se sia democratico portare le nostre idee e considerazioni in merito alla pluridecennale vicenda relativa a questa “grande opera” (Ti-BRE) si auto-risponde con un secco no.

Poi, per rendere ancora più divertente questo pezzo di alto giornalismo, ecco spuntare puntuale come un treno di pendolari sempre in ritardo, la ciliegina del “Not in my garden”, il disco rotto, anzi rottissimo, di chi da sempre rinfaccia “agli ambientalisti” il non allineamento con il mantra del cemento e della crescita ad ogni costo.

Ciò che spiace, in questa ennesima vicenda in cui “La Gazzetta” prende le parti sempre e comunque di chi vuol fare tutto in tutti i giardini possibili, è la totale assenza di contraddittorio (non nell’editoriale, s’intende) ma sul quotidiano. Perché fare informazione è un mestiere dannatamente difficile e dannatamente essenziale. Farla in modo corretto, dando spazio alle voci di tutti (anche delle minoranze pacifiche e civili, pensa un po’) non dovrebbe essere una gentile concessione, ma un preciso dovere di una stampa libera. Che poi prende posizione, liberamente, avendo però messo nelle condizioni i propri lettori di avere il quadro se non completo, almeno comprensibile…

Negli spigoli delle vie

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Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorriamo delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

Italo Calvino, Le città invisibili