Lettera a un elettore eco sostenibile

Colorno, dicembre 2005

Caro amico/a,
mi chiamo Marco e sono assessore nel comune di Colorno, in provincia di Parma. Nel 1999, insieme agli amici della “compagnia”, mi ero candidato alle amministrative con una lista civica composta da ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni, smaniosi di impegnarci per il nostro paese di 8000 abitanti. Non avendo trovato spazio e attenzione da parte dei partiti della sinistra locale, ci eravamo messi in proprio costruendo in pochi mesi e nessunissima esperienza un percorso di partecipazione per la formazione del programma.

Fu un’esperienza entusiasmante e rivelatrice: ci accorgemmo infatti, pur abitandoci da sempre, di conoscere malamente il nostro territorio, visto vissuto consumato dalla nostra prospettiva di ventenni. In più c’era un sacco di gente senza tessere di partito o militanze dirette pronta a dire la propria opinione, concretamente impegnata a sostenerci e spronarci nella nostra apparente follia.

Nella sconfitta, fu un trionfo. Il 10,6% dei cittadini di Colorno scelse “Colorno Futura”, permettendomi così di entrare in consiglio comunale come consigliere di opposizione. Non fu facile, devo ammetterlo, adattarmi alle liturgie della burocrazia, ai tempi lunghi e al linguaggio spesso incomprensibile delle istituzioni.

Un po’ per questo motivo, un po’ per il peso politico tendente allo zero di un consigliere comunale, per giunta all’opposizione, decidemmo di mantenere acceso quell’entusiasmo e quella voglia di fare creatosi durante la campagna elettorale mettendo in piedi due associazioni che tutt’ora operano nel territorio provinciale: una politico-culturale, più direttamente coinvolta e centrata sul sostegno alle politiche e alle progettualità del gruppo in consiglio comunale, l’altra di promozione sociale, per trasferire i progetti dalla carta alla loro realizzazione concreta.

A distanza di cinque anni, le forze del centro sinistra colornese hanno scelto di fare della partecipazione dal basso e della condivisione del programma anche la loro battaglia, da qui è maturata la convinzione di provare a mettersi in gioco, contribuendo all’amministrazione del paese. Sono diventato assessore dal giugno del 2004 e devo dire che il mio atteggiamento non è cambiato: arrivo in municipio presto, al mattino, mi attacco ad internet e al telefono per connettermi ad altre realtà amministrative che stanno sperimentando progetti incredibili, esempi di creatività entusiasmo concretezza, per poi cercare di trasferirli e adattarli alla mia realtà.

Devo dirti infatti che in questi anni ho avuto la fortuna di entrare in contatto con decine di comuni d’Italia che stanno lavorando stupendamente per la tutela dell’ambiente, la partecipazione dei cittadini, l’integrazione sociale. Sono esperienze fenomenali, in grado di tradurre i sogni in progetti, le idee in buone prassi amministrative. Progetti e proposte che, se adottati e moltiplicati, su tutto il territorio nazionale, porterebbero a risultati sorprendenti. E il bello è che non c’è nulla da inventare, perché è già stato fatto. Solo, non si conosce.

Con alcuni di questi Comuni abbiamo dato vita all’associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, che ha lo scopo di diffondere e promuovere esperienze e buone prassi amministrative. Quello che mi piacerebbe è che quanto sperimentato con successo nei Comuni possa diventare oggetto di discussione per il programma della coalizione che nel 2006 tornerà a governare l’Italia. Sia chiaro, non sono un veggente: sono però maledettamente sicuro che se le forze di centro-sinistra sapranno anteporre la concretezza delle idee all’impalpabilità del chiacchiericcio politico, presentando poche cose e chiare sui tanti e grandi temi che interessano il Paese, allora non ci sarà storia.

L’esperienza dei “comuni virtuosi” dimostra che intervenire a difesa dell’ambiente non solo è necessario per salvaguardare il pianeta in cui tutti viviamo (ricchi e poveri, superpotenti e sfruttati, multinazionali del dolore e municipi di pace), ma può diventare una straordinaria opportunità di risparmio e rilancio economico, a maggior ragione nello stato attuale in cui versano i conti della Pubblica Amministrazione.

Devi scusarmi se il tono di questa lettera prende qui una piega di insofferenza e delusione, ma in questi mesi (un po’ per il ruolo istituzionale che ricopro, un po’ per la promozione di due libri che affrontano queste tematiche “Caro sindaco new global” e “Comuni virtuosi”) sto girando in lungo e in largo l’Italia, ospite di dibattiti e incontri organizzati da botteghe del commercio equo e solidale, reti associative impegnate nel sociale, gruppi e comitati ambientalisti. A questi incontri partecipano spesso amministratori locali, che, quando descrivo alcuni esempi di buone prassi legate all’ambiente, si dicono stupiti e interessati a sperimentare le stesse esperienze nei propri territori. Grandi strette di mano, promesse solenni, poi però trascorrono le settimane e quasi mai vieni richiamato per provare a passare dall’enunciazione dei principi alla realizzazione pratica. Ed è a quel punto che mi assalgono i dubbi e mi faccio prendere dallo sconforto e mi chiedo: ma è possibile che persone intelligenti e sinceramente sensibili al tema dell’ambiente, di fronte alla prova provata che i progetti che raccontiamo non sono utopie ma esperienze pazzesche messe in atto da alcuni anni con risultati certificati a favore dell’ambiente e dei bilanci comunali, non riescano o non vogliano importare tali progettualità anche nel proprio comune? C’è un problema politico? Esiste un muro culturale invalicabile per cui se presenti un ordine del giorno in consiglio comunale in cui si descrive un mondo ideale senza guerre e senza inquinamento tutti si affannano a votare a favore, ma quando si tratta di tradurre quel documento nella gestione quotidiana del paese (o quartiere, o città, o provincia) che si amministra non ci sono mai i soldi, “non è di nostra competenza”, “la legge lo impedisce”, “con tutti i problemi che devo affrontare non mi sarai ancora venuto a parlare di ambiente…?!”. Quando capisco che aria tira (ormai sono diventato una specie di esperto), racconto un’esperienza di buone prassi che, a mio modo di vedere, è l’esempio lampante di quanto detto sopra a proposito del nesso tra pace, sostenibilità ambientale e rilancio economico.

Alla fine del 2001 il comune di Trezzano Rosa (MI) affida tramite gara ad una ESCO la gestione della pubblica illuminazione. Che cos’è una ESCO? Come funziona? Innanzitutto la ESCO (energy service company) valuta alcuni dati: con quali tecnologie si può utilizzare al meglio l’energia, le spese d’investimento necessarie per migliorarne l’efficienza, quanto si può guadagnare annualmente dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d’investimento e a fornire gli utili d’impresa. Se il gioco vale la candela propongono al proprietario di stipulare un contratto così formulato. La società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Per un numero di anni prefissato contrattualmente s’impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima dell’intervento di ristrutturazione e il proprietario s’impegna a pagarli allo stesso prezzo che li pagava. La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito e il suo lavoro. Maggiore è l’efficienza che riesce a ottenere, maggiore è la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione.
Affidando ad una Esco la gestione della pubblica illuminazione, il comune di Trezzano Rosa ha ottenuto enormi vantaggi: l’impianto di pubblica illuminazione è stato ristrutturato integralmente a costo zero per la pubblica amministrazione; per la durata della convenzione l’amministrazione si “dimentica” della pubblica illuminazione (liberando risorse umane per altre mansioni); si raggiunge dal primo anno un abbattimento dell’inquinamento atmosferico e luminoso; alla fine della convenzione si realizza un enorme risparmio economico in quanto la “bolletta energetica” sarà enormemente diminuita; nel caso di Trezzano si è ottenuto un finanziamento da parte della comunità europea che vede di buon occhio queste iniziative ed è interessata ad incentivarne la diffusione.

Proviamo a immaginare se la stessa cosa fosse replicata non solo sulla pubblica illuminazione ma in tutti gli immobili pubblici: municipi, sedi istituzionali, scuole, edilizia residenziale, impianti sportivi, palestre, monumenti, etc. E poi proviamo a immaginare se questo tipo di interventi fossero replicati in tutti i comuni d’Italia. Kyoto? Diventerebbe presto una barzelletta, superata dalla concretezza di intervenire per davvero, senza costi aggiuntivi per le pubbliche amministrazioni, a favore dell’ambiente. Inquinando molto meno, e risparmiando un sacco di denaro pubblico da reinvestire altrove.

Forse avrai capito dove voglio andare a parare: qualche settimana fa, insieme ad alcuni amici, abbiamo lanciato una proposta “scandalosa” al centro sinistra, attraverso una lettera aperta a Romano Prodi e una petizione on-line: perché non provare, prima delle elezioni politiche del 2006 a convincere le amministrazioni pubbliche già oggi amministrate da giunte di centrosinistra ad attivare progetti sul risparmio energetico? Non darebbe (oltre ai risultati ambientali ed economici già affrontati) un’operazione del genere uno straordinario risultato in termini di consenso, molto più incisivo e “vero” di intere città tappezzate di manifesti elettorali costosissimi con slogan (sempre uguali e sempre gli stessi) sulla pace nel mondo e lo sviluppo sostenibile?

Da allora, il gruppo di amici che crede in questo progetto si è allargato. Alcuni oggi vorrebbero che, oltre al programma, qualcuno di noi si candidasse alle politiche del 2006, quale punto di riferimento di una rete di movimenti che raggruppa decine tra enti locali, associazioni, gruppi d’acquisto, singoli cittadini.
Per questo sono a chiederti un piccolo contributo, la tua firma per aggiungerti alle persone che già oggi hanno scelto di sostenere la mia candidatura, quale indipendente, all’interno della coalizione di centro sinistra. Per fare cosa? Niente di più di quanto sperimentato in questi anni, cercare di trasferire all’interno di quella che il settimanale “CARTA” chiama la zona rossa della politica un po’ delle tantissime progettualità concrete avviate nei cantieri sociali del Paese, per fare del risparmio energetico la priorità ambientale del futuro governo.

Certo di un positivo riscontro, a disposizione per qualsiasi richiesta di chiarimento, colgo l’occasione per porgerti distinti saluti.