L’Energy Service Company

Lampioni ecologici

Tratto dal libro di Maurizio Pallante: “Un futuro senza luce?”, Editori Riuniti, Roma, marzo 2004

«L’Italia è un paese ricco di risorse energetiche». «Privo, vorrai dire». «No, intendevo proprio dire ricco». «Ah, sì? Eppure non se n’è accorto nessuno, anche se di ricerche e trivellazioni mi pare che ne abbiano fatte». «Non se ne sono accorti perché sono andati a cercarle dove pensano che possano essere nascoste, mentre le hanno sotto il naso. Un po’ come in quella storia di Edgard Allan Poe di una lettera che non si trovava proprio perché era stata lasciata in bella vista sul tavolo dell’ingresso. Tu stesso ne hai un giacimento e non lo sai». «Urca! Non pensavo di essere un petroliere. E tu come fai a saperlo?». «Basta entrare a casa tua per capire che sprechi almeno la metà dell’energia che consumi per scaldarti d’inverno, rinfrescarti d’estate, far da mangiare, lavare i panni, conservare il cibo in fresco, illuminare le stanze. Il tuo giacimento nascosto di energia è lì in bella vista. Basta soltanto che tu apra gli occhi e ti decida a utilizzarlo. Ma c’è chi ha giacimenti di energia molto più grandi del tuo perché ne spreca molta di più, in valori assoluti e in percentuale. Pensa ai centri commerciali, agli ospedali, alle fabbriche…».
«Sono molto curioso di sapere quanto è grande il mio giacimento nascosto di energia e come posso utilizzarlo. Scusa se posso sembrare venale, ma con gli aumenti dei prezzi di questi tempi…». «Non le conoscono in molti perché sono poche, ma esistono compagnie per lo sfruttamento dei giacimenti nascosti di energia». «Ah, sì? E come operano?».

«Innanzitutto, come tutte le compagnie petrolifere, valutano accuratamente dimensioni e localizzazione del giacimento in modo da ricavare alcuni dati: con quali tecnologie si può estrarre e utilizzare l’energia che contiene, le spese d’investimento necessarie per avviare lo sfruttamento, quanto si può guadagnare annualmente dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d’investimento e a fornire gli utili d’impresa. Se il gioco vale la candela propongono al proprietario del giacimento di stipulare un contratto così formulato. La società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Per un numero di anni prefissato contrattualmente s’impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima dell’intervento di ristrutturazione e il proprietario s’impegna a pagarli allo stesso prezzo che li pagava. La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito e il suo lavoro. Maggiore è l’efficienza che riesce a ottenere, maggiore è la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione. Di conseguenza maggiori sono i suoi guadagni e minore la durata del tempo di rientro dell’investimento. Il proprietario del giacimento non deve pagare niente di più delle sue usuali bollette e al termine del contratto il risparmio economico conseguente al risparmio energetico è suo.

Interessante, no? Il rischio è totalmente a carico della compagnia per lo sfruttamento dei giacimenti energetici nascosti, che però in questo modo allarga il suo giro d’affari creandosi nuovi clienti che altrimenti non avrebbe. Una società che agisca in questo modo viene definita Energy Service Company, da cui l’acronimo ESCO, perché sostituisce la tradizionale fornitura di prodotti energetici con la fornitura di un servizio energetico completo. Ma l’acronimo ESCO può essere espanso anche in Energy Saving Company, perché la sua modalità operativa si basa, tecnicamente ed economicamente, sul risparmio energetico».
«In quali modi e con quali tecnologie si possono sfruttare i giacimenti nascosti di energia?». «In primo luogo occorre ridurre gli sprechi nei consumi finali di energia: nel riscaldamento delle case con una buona coibentazione, nell’illuminazione con lampade ad alta efficienza, negli elettrodomestici utilizzando quelli in classe «A» o «plus», nelle macchine operatrici industriali eccetera. In secondo luogo occorre eliminare tutti gli usi impropri dell’energia elettrica, cioè tutte le apparecchiature che trasformano l’energia elettrica in calore: scaldabagni, stufe, fornelli (anche le lavatrici non si capisce perché debbano scaldare l’acqua elettricamente e non possano usare quella scaldata dai boiler a gas). In terzo luogo occorre accrescere i rendimenti dei processi di trasformazione energetica, riducendo al minimo le perdite sotto forma di calore inutilizzato. Le centrali termoelettriche tradizionali vanno sostituite da centrali a ciclo combinato, gli impianti di produzione di vapore tecnologico e le caldaie per il riscaldamento da cogeneratori. In quarto luogo si può recuperare l’energia termica di scarto di alcuni processi produttivi e di altri usi finali mediante scambiatori di calore (l’aria calda che viene ricambiata negli ambienti, l’acqua calda tecnologica e quella sanitaria) o mediante pompe di calore, che possono utilizzare anche il calore atmosferico e l’acqua di falda. Infine, si deve utilizzare il potere energetico di alcuni materiali dismessi o gettati: biomasse e plastica senza cloro.

Contestualmente a queste operazioni occorre sostituire progressivamente l’energia solare conservata nelle fonti fossili con l’energia solare fresca delle fonti rinnovabili: biomasse, acqua, vento, solare termico, solare fotovoltaico. La somma di questi interventi consente di abbattere drasticamente, e in tempi brevi, i consumi di fonti fossili a parità di servizi finali. I risparmi che si ottengono sui costi di gestione consentono di ammortizzare i costi d’investimento di queste tecnologie. E se t’interessa, in misura proporzionale alla riduzione dei consumi di fonti fossili si riducono anche le emissioni di CO2. Spendendo di meno si inquina anche di meno». «Ma allora chi si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di Kyoto sostenendo che richiedono spese troppo alte, racconta frottole?». «Non solo su questo argomento, mi pare».

«Toglimi ancora una curiosità. Nei contratti Esco paga chi vende e chi compra non spende niente». «Può sembrare paradossale, ma è così». «Allora, se un Comune, una Provincia, l’Amministrazione penitenziaria, una ASL, volessero aumentare l’efficienza energetica dei loro edifici utilizzando questo tipo di contratti, come possono fare? Le normative sugli appalti pubblici impongono che vengano effettuate gare per scegliere tra le offerte dei fornitori quella più conveniente per la pubblica amministrazione. Ma se chi compra non paga, sulla base di quali criteri si può valutare l’offerta più vantaggiosa?». «Sulla durata dei tempi di rientro dell’investimento. Più alto è il risparmio che si pensa di ottenere in relazione ai costi d’investimento del progetto che si presenta, minore è il numero degli anni necessari ad ammortizzare le spese attraverso il risparmio economico conseguente al risparmio energetico». «E se uno dei concorrenti, pur di vincere la gara indica un numero di anni di rientro dell’investimento inferiore a quello effettivo?». «Si fa del male da solo perché incassa meno soldi di quelli che ha speso. L’amministrazione potrà pure avere un risparmio minore a quello che si aspetta, ma avrà avuto comunque una riduzione dei costi di gestione senza aver speso nulla. Molto più probabile che si verifichi la situazione opposta. Che cioè i concorrenti per mettersi al sicuro ed evitare brutte sorprese al momento del rendiconto finale, valutino con estrema prudenza il risparmio che possono ottenere e si riservino un margine di sicurezza indicando un pay back un po’ più lungo di quello effettivo. In questo caso l’amministrazione al termine del contratto si troverà la lieta sorpresa di spendere meno di quello che era previsto». «Ho ancora un dubbio. Non mi risulta che nella normativa sugli appalti pubblici, la cosiddetta “Legge Merloni”, sia prevista la possibilità di stipulare contratti con la metodologia delle Esco». «C’è, invece, un articolo che sembra fatto apposta: il 37 bis. Questo articolo definisce la procedura del project financing nella realizzazione delle opere pubbliche. Se una pubblica amministrazione vuole realizzare un’opera ma non ha in bilancio i soldi per farla, può accettare che venga costruita da un privato, lasciandogliene in cambio la gestione, e i proventi economici che ne derivano, per un numero di anni non superiore a trenta. Il procedimento amministrativo prevede che il privato presenti, praticamente a sue spese, il progetto dell’opera e il piano finanziario per ammortizzarne i costi. L’ente lo pubblicizza e mette in bilancio, come rimborso delle spese di progettazione, un cifra pari al 2,5 per cento del valore dell’opera (le tariffe dei progetti presentati su sua richiesta ammontano al 10 per cento), invitando altri operatori a presentare, all’interno di quel budget, progetti e piani finanziari concorrenziali a quello ricevuto. Se, entro la scadenza fissata non ne riceve altri, l’incarico viene affidato al promotore. Se, invece, ne riceve di più vantaggiosi, il promotore ha comunque un diritto di prelazione purché si adegui all’offerta più bassa indicata dai suoi concorrenti. Fino ad ora questa procedura è stata utilizzata per costruire piscine o grandi opere infrastrutturali, ma calza a pennello per effettuare ristrutturazioni energetiche».

«Mi sembra l’uovo di Colombo. Non capisco come mai sia ancora diventata la regola dei contratti di riscaldamento. Ti mettono in regola l’impianto senza farti pagare nulla; si assumono tutti i rischi e dopo qualche anno ti fanno pure risparmiare…». «Eppure è ancora l’eccezione. Forse non si fidano. Pensano che ci sia qualche trucco sotto, o forse hanno problemi più importanti a cui pensare. Che so, dare medaglie alle corse campestri. Comunque i margini di spreco e di risparmio sono così ampi che qualche furbacchione utilizza il nome di esco per limitarsi a cambiare a sue spese le lampade dell’illuminazione pubblica con lampade ad alta efficienza, o i bruciatori delle caldaie da gasolio a metano, per farsi una rendita ventennale. Oddio, anche in questo modo si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, ma è come avere un cannone e sparare pallottole di carta».

«Vorrei farti un’ultima domanda. Chi realizza interventi di razionalizzazione energetica a sue spese farà senza dubbio ricorso al sistema creditizio per finanziare gli investimenti, ma ciò gli consentirà di avere margini di azione limitati. Il numero delle opere che sarà in grado di realizzare contemporaneamente non potrà essere molto alto». «Per superare questo limite, la proprietà di ogni impianto di razionalizzazione energetica può essere ceduta ad apposite “società veicolo” che hanno la durata temporale del suo pay back. Di queste società l’energy service company continuerebbe naturalmente a possedere una quota. Un’altra può essere sottoscritta dal cliente e le rimanenti vengono messe in vendita dalla banca d’appoggio a risparmiatori che non si accontentino di ottenere soltanto un rendimento economico dai loro capitali, ma intendano anche investirli in opere con una valenza ecologica. A remunerare il capitale sarebbe infatti la riduzione dell’effetto serra attraverso il risparmio energetico. Con rendimenti verificabili, stabili nel tempo e sicuramente più interessanti di tanti altri che vengono proposti in questi tempi di instabilità finanziaria».

Trezzano Rosa per 8000 Comuni uguale Kyoto alla enne!
L’illuminazione dell’assessore. Un esempio per l’Europa. Ecco cos’è Trezzano Rosa, provincia di Milano, 4 mila abitanti. Un caso eclatante: senza spendere una lira, il Comune ha fatto rifare l’impianto di illuminazione stradale, aumentando la luminosità del 5% e rispettando i limiti di legge sull’inquinamento luminoso. Merito di Luciano Burro, giovane assessore all’Ambiente e all’Istruzione (è un ingegnere di 30 anni) che scopre il finanziamento tramite terzi grazie agli studi universitari. A fine 2001 viene indetta la gara di appalto, che si aggiudica la Tiesco, società di Novegro di Segrate (Mi). Il contratto (firmato nel 2002) durerà 15 anni, in cui Tiesco finanzierà ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione) dell’impianto. I risparmi generati andranno divisi a metà col Comune. Risultato: 35% di risparmio complessivo (cioè oltre 250 mila euro in 15 anni) e l’istituzione di un fondo ambientale nel quale il comune reinvestirà i risparmi.
In più, un premio ambito: il GreenLight Awards 2003, che l’Unione Europea consegna a chi (pubblici e privati) sviluppa progetti di risparmio energetico sull’illuminazione. Nel 2003 ne sono stati consegnati cinque in tutti gli Stati dell’Ue, e il Comune di Trezzano Rosa è stato l’unica amministrazione pubblica a ricevere il premio. www.comunetrezzanorosa.it.
Tratto dal libro: “Caro Sindaco New-Global. I Nuovi stili di vita nella politica locale”. Di Marco Boschini (EMI, 2004).

Ho avuto la fortuna sfacciata di conoscere questi due personaggi incredibili nel corso del 2004, dopo la pubblicazione del libro con la EMI sui sindaci new global.
Parlo di fortuna perché penso che Maurizio Pallante e Luciano Burro sono la dimostrazione esemplare di cosa e come e quanto possa essere conveniente e utile investire nell’ambiente muovendo le leve giuste.
Oltre ad essere un ottimo scrittore Maurizio Pallante fa anche il consulente per una Energy service company, e qualche tempo fa è venuto in Comune da noi a raccontarci di quanti margini di intervento esistano rispetto alla tematica del risparmio energetico, e di quanto sia maledettamente conveniente intervenire per migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici (municipi, musei, teatri, impianti sportivi, scuole, palestre, piscine, edilizia residenziale, etc.) moltiplicati per tutti le strutture di tutti gli Enti pubblici (Comuni, Provincie, Regioni, Ministeri, etc.).
L’esempio del Comune di Trezzano Rosa dimostra la bontà e la concretezza della proposta: un intervento che al Comune non costa nulla, che migliora l’efficienza energetica degli impianti dati in gestione a un privato e che sgrava gli operai di tutti quei fastidiosi interventi quotidiani per cambiare una lampadina o raddrizzare un palo; un risparmio economico sulla bolletta garantito già dal primo anno (da 50.000,00 euro all’anno per la pubblica illuminazione sono passati a spenderne 35.000,00 subito dopo gli interventi di miglioramento della ESCO); un risparmio ambientale nella riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico.

Insomma, in un periodo in cui tutti si lamentano della mancanza di soldi per fare le cose, in cui tagliano i finanziamenti dallo Stato e la gestione della macchina comunale è sempre più complicata, dove i cittadini sono stufi delle domeniche ecologiche e di vedere ogni dieci anni l’installazione di UN pannello solare in un qualche tetto di una qualche scuola di una qualche frazione di un qualche Comune, ben sapendo che questo non servirà a risolvere gli ormai insostenibili problemi di smog e traffico e inquinamento delle nostre città, ecco una soluzione concreta, immediatamente realizzabile e a costo zero per le pubbliche amministrazioni: il RISPARMIO ENERGETICO funziona, ti fa risparmiare un sacco di soldi per riscaldare e illuminare le strade e le strutture del tuo paese (o città o Paese!) che puoi reinvestire nell’educazione ambientale a scuola per crescere generazioni future più rispettose della terra in cui viviamo di quanto non siano genitori e parenti, combatte concretamente l’inquinamento atmosferico del territorio e migliora l’immagine della tua amministrazione (che, per un politico, può sempre far comodo).

Allora mi chiedo davvero cosa stiamo aspettando a mettere il risparmio energetico al primo punto del programma della futura coalizione di centro sinistra!