Di fianco alle piste…

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Un Forum di cittadini

Antonio Ferrentino* [da Carta 06/2006]
http://www.carta.org/editoriali/index.htm

Il nostro territorio, con la Comunità montana bassa Valle di Susa, ha fatto alcune scelte lungimiranti: la prima è quella di aver cercato dei consulenti, dei tecnici, che da molti anni, gratuitamente, ci accompagnano mettendo a disposizione il loro sapere. La seconda, ancora più fondamentale, è stata pensare a strumenti che permettessero ai cittadini, alle associazioni, di decidere insieme ai sindaci, quale strategia, quali scelte fare: è nato così, già dieci anni fa, il Comitato istituzionale di valle. Ne fanno parte gli eletti sul territorio, le rappresentanze sociali e sindacali, le associazioni, i comitati che, nati in ogni paese, hanno avuto il grosso merito di avvicinare in modo capillare i cittadini al problema del Tav.

In Valle di Susa vi è stata una forte accelerazione dell’opposizione al Tav dopo la presentazione del primo progetto preliminare, nel 2001. Questo progetto, realizzato da Italfer, la società di progettazione delle ferrovie, ha permesso di capire ancora meglio quanto sia quest’opera invasiva. Nel gennaio del 2004 è stato elaborato un progetto. conosciuto come il documento delle “Sette criticità”, che è stato votato in modo unanime da tutti i consigli comunali.

Si arriva così ad alcuni eventi completamente ignorati dai mezzi di informazione ma che rappresentano momenti unici in questo paese. Per esempio quando nel 2005 trentotto consigli comunali si sono convocati nel cuore di Torino, in Piazza Castello, davanti alla sede della Regione e della Prefettura, e hanno approvato un documento in cui si ribadiva la contrarietà al progetto e si ribadiva quanto fosse importante una nuova politica dei trasporti che ponesse sì al centro l’utilizzo del treno per lo spostamento delle merci e delle persone, ma in una ottica completamente diversa da quello delle grandi opere.

Altro evento importante è stato quando più di cento medici della valle hanno sottoscritto un documento, poi diventato manifesto, in cui invitavano ad una profonda riflessione sulla inopportunità ad aumentare le infrastrutture su questo territorio. La Comunità montana ha commissionato ad una società di Milano uno studio di trasporto sulle Alpi, e anche sulla presentazione dello studio, fatta a Torino, è calato un silenzio totale.

Si arriva poi alla svolta: nell’estate del 2005 lo Stato decide che è ora di aprire i cantieri in valle. Vengono individuati siti in tre comuni: Borgone, Bruzolo, Venaus. E qui avviene un fatto che nessuno di noi era stato in grado di valutare nella sua interezza, e cioè che centinaia di cittadini e molti consigli comunali al completo, presidiano i siti impedendo, con determinazione ma in modo pacifico, alle forze dell’ordine e alle società che si erano aggiudicate gli appalti di cominciare i lavori.

Comincia una pagina storica, per la Val di Susa, perché queste occupazioni pacifiche hanno trasformato i siti dei lavori in simboli. E cittadini che fino a poche settimane prima quasi non si conoscevano, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per l’amicizia. Per tutta l’estate ci si incontrava sui siti per mangiare, per discutere, non solo di Tav ma anche altro. Venaus, fra i tre, ha assunto da subito un significato diverso, perché dovrebbe ospitare un sondaggio per una galleria che, lo sappiamo bene, è già un pezzo dell’opera. A Venaus per ben tre volte, le forze dell’ordine hanno cercato di consegnare il prato alla società che ha vinto l’appalto, la Cmc di Ravenna, e hanno dovuto sempre rinunciare.

Il 31 ottobre – si dovevano fare dei carotaggi in borgata Seghino – si verifica un confronto fisico fra le forze dell’ordine, gli amministratori e centinaia di cittadini. Nella tarda serata si consuma una truffa: alle 18 si era convenuta una tregua, ma con un blitz notturno le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso del terreno, minando la fiducia che pure vogliamo continuare ad avere nelle istituzioni. Prendere possesso di un sito di notte, per un’opera che dovrebbe durare 15 – 20 anni, è veramente miope. Il giorno dopo, il primo novembre, in modo spontaneo i cittadini occupano le strade di comunicazione con la Francia. Una partecipazione enorme, che finalmente porta il problema sui giornali. Queste giornate tuttavia verranno superate. Ma di nuovo di notte, il 29 novembre, le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso di un terreno attiguo a quello segnalato per i sondaggi.

Il giorno successivo migliaia di cittadini impediscono la presa di possesso del cantiere di Venaus. Per cinque o sei giorni alla grande partecipazione da parte dei cittadini si oppone la militarizzazione del territorio. E il 6 dicembre, di notte, avviene un episodio che per la sua gravità passerà alla storia: il governo decide un intervento militare, e lo fa manganellando cittadini inermi, anziani, donne, giovani. Seguono scioperi nelle fabbriche, strade e ferrovie occupate. L’8 dicembre una grande manifestazione, settantamila persone, marcerà su Venaus liberando e riconsegnando alla valle il prato.

Da allora tutto resta immutato. C’era stato un tentativo del governo di riunire le parti a Palazzo Chigi, ma fin qui non c’è stato nessun seguito. I valsusini nel frattempo cominciano ad interrogarsi su come capitalizzare la grande energia che proviene dal territorio, mentre è cominciato il confronto con altre zone d’Italia che vedono nella nostra lotta un segnale di speranza. Territori che non hanno ancora ottenuto la segnalazione dei loro problemi sui media, così com’è successo a noi per tanti anni. Anche per questo si è deciso di organizzare un Forum, che si terrà in valle dal 17 al 19 febbraio. Un gruppo di lavoro formato dal movimento e dagli amministratori ha organizzato molti seminari, chiamando economisti, storici, esperti di trasporti, a provare a dare prospettive diverse su alcuni temi.

Il primo dei quali è che questo paese deve darsi nuove regole su come si partecipa alla cosa pubblica, una democrazia partecipata: problema che qui trova un riscontro forte, perché i consigli comunali della valle hanno ritenuto che una quota del processo decisionale dovesse essere assegnato ai cittadini e ai comitati nelle varie assemblee. Poi si discuterà di un utilizzo delle risorse pubbliche per opere di interesse ai cittadini, e non opere faraoniche come il Mose a Venezia, il Ponte a Messina o la Torino Lione, che sottraggono di fatto risorse ad altri utilizzi, come la ricerca e l’innovazione, che potrebbero dare al nostro paese prospettive serie.

Non condividiamo assolutamente l’idea che il nostro paese diventi una enorme “piattaforma logistica”, solcata e attraversata da infrastrutture per portare velocemente merci da una parte all’altra d’Europa. L’obiettivo di questo Forum è ambizioso: trovare insieme delle prospettive per tutti. L’auspicio è che possano determinarsi, in questi tre giorni, le condizioni per costruire un manifesto programmatico da mettere a disposizione dell’intero paese.n

* Presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa