Una cartolina dalla Val Susa

no tav

di CHIARA SASSO

Grazie. Alle tante facce che ci sono venute addosso. Giacche cappelli che ci hanno attraversati. Occhi giovani sgarrupati. Meno giovani stropicciati. Occhiaie di treni, di notti. Sigarette e parole. E forse ci conosciamo. Nell’andirivieni da un seminario all’altro, capita che sbatti contro una spalla. Ti becchi per un attimo due parole, anche meno.

Da dove arrivi? Modena, Brindisi, Pietraperzia in provincia di Enna, Vado Ligure, Parma, Lecce, Savona. Non importa, adesso sei qui. Ci ribecchiamo dopo. Non ti vedrai più. Troppa confusione, troppe facce che ti sbattono a porta girevole. A loro volta le une sulle altre. Si veicolano sensibilità annusandosi. Diversi, contrari, uguali, gruppi, comitati. Storie. “Senti”. Adesso, da parte. Un momento di calma per parlare che non viene mai. La biro sparita in fondo alla borsa e sono tanti da Ivrea, Palmi, Calolziocorte in provincia di Bergamo, Genova, Rende che sta a Cosenza. E Venezia e Nus in Valle d’Aosta. Rimangono gli occhi, tutti registrati.

Un forum messo in piedi in un amen e vai. Chi ci sta ci sta. Il mondo vecchio è nei distinguo, nelle polemiche, in quello nuovo bisogna esserci e rimboccarsi le maniche. Gruppi di lavoro in grado di fornire professionalità che il Toroc delle Olimpiadi se lo sogna. Lo si poteva capire dalle scatole di scarpe, rigorosamente tagliate a mo’ di salvadanaio o schedario, in bella mostra sul tavolo della segreteria. E poi le palestre, e poi i fogli da compilare, gli ospiti da smistare nelle famiglie con letti liberati. La disorganizzazione è sempre stata una nostra prerogativa. Sì, ma a tutto c’è un limite. A denti stretti qualcuno lo ricorda. Sorriso: vedrai alla fine andrà bene tutto. Un’ansia che ti mangia vivo. E ci si mette anche la nebbia all’aeroporto a far andare di traverso. Per forza, è venerdì 17, cosa ti aspettavi. Qualcuno degli oratori non arriva e tutto il gruppo del No Ponte, costretti a fare lo scalo a Genova, altri a Cuneo. Non arriveranno mai in tempo. E invece miracolo. Ci sono loro e anche la gente, di venerdì lavorativo.

Alex Zanotelli è senza voce, ma trapana lo stesso. “Siete stati una realtà importante. Adesso lo è altrettanto fermarsi, pensare, e confrontarsi”. Tira fuori gli argomenti giusti, quelli che vanno ricordati: i politici nostri dipendenti. Non dimentichiamolo. In una piccola comunità, come la nostra, può ancora accadere che tutti facciano tutto. Autista per gli ospiti, cassiere per la cena, segretario, tuttofare. Se sei nella mischia, se ti contagi, ti ridimensioni da solo. Dare una mano, risolvere là dove ci sono grane che sorgono. Gestire centinaia e poi migliaia di persone non è facile. Convegni spalmati sul territorio, da Oulx dove nevica, ad Avigliana, passando per Susa, Bussoleno. Qualche pecca (eufemismo) c’è stata. Mancava per esempio un numero telefonico in grado di rispondere (oltre gli orari d’ufficio). Aprire di più, dare spazio alle realtà che sono venute da fuori. Tagliare sui nostri tempi che rischiano di essere autocelebrativi. Sardagna (Trento), Reggio Calabria, Corbetta (Milano), Roma, Vinovo, Corio Canavese, Ascoli Piceno, Portomaggiore (Ferrara), Fondi (Latina), Napoli, ci hanno già perdonato.

Faremo meglio la prossima volta, perché ci sarà. Finché ci sono loro che partono senza sapere dove dormire. Tre belle facce giovani. Arrivano da Milano, non appartengono a nessun comitato. Erano già stati da noi l’8 dicembre. “A liberare Venaus“. Nel formulare la frase si fermano un attimo, non sanno come usare i verbi. A liberarci? No Liberare.

Venaus appartiene a tutti. Per questo sono tornati. Senza riuscire a capire bene dove avrebbero dormito. Sono partiti con leggerezza sapendo che la comunità avrebbe risolto. “Qui basta parlare con qualcuno in strada e tutti ti sanno indirizzare”. E’ la rete della disorganizzazione, tutti devono saper fare e risolvere, per questo alla fine va a finire bene. Da mesi continua questa grande dimensione collettiva. A sara dura.