La marcia su Roma del Movimento

jacopo

Posto qui l’articolo di Jacopo Fo tratto dal suo blog. Oltre a dire che condivido al 100% quanto scritto provo ad anticipare qualche ulteriore riflessione.

La questione fondamentale è il cambio di mentalità che il movimento dovrebbe imporsi per immaginare quella che io chiamo la “rivoluzione del buonsenso“. Basta con i discorsi infiniti, le riunioni, le tante-troppe belle parole. W le manifestazioni, i convegni, gli incontri di rete, ma a fianco di tutto ciò diventa fondamentale costruire esperienze concrete, disponibilità a mettersi in gioco direttamente. Marciamo pure su Roma con la bandiera arcobaleno ma poi, a sera, tornando a casa, montiamo lampadine a basso consumo energetico e riduttori di flusso, apriamo il conto in banca etica e facciamo l’assicurazione con la caes, firmiamo il contratto di telefonia con la clicktel e compriamo i prodotti del commercio equo e solidale, non prima di aver messo in piedi con gli amici un bel gruppo di acquisto e aver “insegnato” ai nostri colleghi di lavoro come rendere sostenibile il proprio ufficio

Stesso discorso vale anche per la classe dirigente. Chi mi segue sul blog sa quanta fatica e contro quanti muri e barriere mi scontro ogni volta che incontro sindaci e assessori all’ambiente di tanti comuni italiani. Di fronte a progetti che fanno risparmiare denaro alle casse trasandate degli enti locali e contemporaneamente migliorano la qualità dell’ambiente e la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità, l’atteggiamento standard (mi sa che li fanno con lo stampino…) è un’espressione buffa e stralunata del volto, e la reazione varia tra l’incredulità (negano l’evidenza dei documenti e dei risultati che mi porto sempre dietro come prova inconfutabile!) e il finto interesse (tanto poi non richiamano mai per approfondire la cosa e vedere di replicare il progetto).

Ecco perché trovo assolutamente condivisibili le parole di Jacopo, che di seguito ripropongo. Buona lettura e buona riflessione. E’ aperto il dibattito.

di Jacopo FO

Sei pronto a combattere sulla via gloriosa dei soldi?

Nell’articolo “Le Orde del Caos” ho scritto a proposito della domanda essenziale che gli oppositori alle multinazionali del dolore devono farsi: vendere lampadine ecologiche è prioritario nell’impegno di ogni Attivista Umano? ( Ne riparlerò alla fine di questo articolo)

Oggi mi si pone davanti un problema pratico che evidenzia la centralità della questione. Sostanzialmente uno dei nostri patner commerciali sta cercando di tirarci un pacco clamoroso.
Eccheccazzo me ne frega a me! (dirai te)
Invece te ne frega perché chi ci rimettte come al solito sei tu.
Ettepareva
Ettepareva dirò io.
Adesso ti racconto.
E spero che ti intereesi sennò che ci vieni a fare su stò sito demente dove raconto tutto quel cavolo che mi succede afflitto da grafomania galoppante?
Va beh andiamo al sodo sennò si fa notte…
Ma prima di arrivarci devo spiegare alcuni fatti.
Come sapete da anni siamo arrivati a una scelta difficie: non parliamo solo di ecologia e pace, vendiamo fisicamente tecnologie ecologiche, prodotti solidali, cibi biologici ecc. Una scelta grazie alla quale ho personalmente guadagnato la nomea di Paperon de Paperoni dell’etica.
Solo una persona sprovvista di qualunque senso pratico e dell’economia può pensare che io mi sia arricchito vendendo riduttori e filtri dell’acqua…
Ma a ogni passo ci siamo trovati davanti a bocche che si storcevano e mail che ci accusavano di essere speculatori. E ogni nostro errore è stato visto da alcuni come la prova di un diabolico piano soggiacente…
Quando mi sono presentato a Padova proponendo il lavoro di uno studio di ingegneri subito Libero e IL Giornale hanno favoleggiato di miei guadagni esorbitanti. Il comune di sinistra ingaggia il solito pescecane rosso che spara fatture mostruose per consulenze fantasma. Ma, sa va sans dire, sono della destra isterica… Stupisce quando gli stessi discorsi te li fanno da sinistra. Ora la polemica è sopita. I milioni si euro iniziano a essere risparmiati e l’entità economica della consulenza richiesta è ridicola…
Ma tant’è sì, il mio lavoro di mesi, che aveva detro 5 anni di accaniti tentativi sarà alla fine pagato qualche migliaio di euro. E non dal comune di Padova in quanto agisco come venditore porta a porta per conto di un gruppo di ingegneri.
Ora forse qualcuno si chiederà perché io segua questa strada, di interpretare il ruolo di commesso viaggiatore con una percentuale del 4% sulle. E perché poi venirlo a scrivere qui?
Quello che sto cercando di fare è proprio di aprire con il mio lavoro una strada.
E penso di essere in una posizione privilegiata per farlo e quindi di avere il dovere di tentare. Infatti la maggioranza dei compagni stima la mia famiglia per cinquant’anni di battaglie durissime ed è fermamente convinta che mia madre mi strangolerebbe personalmente se solo provassi a rubare un centesimo al Movimento.
Il motivo di questo mio espormi in mutande è che penso che sia necessario che il Movimento diventi ufficio marketing per le aziende che offrono tecnologie ecologiche.
Aziende che non hanno la forza di dotarsi di un ufficio marketing potente. Debolezza che rende difficile per questi grandi professonisti trovare clienti.
E’ inutile che discutiamo di ecologia se non sosteniamo questi micro imprenditori.
Qualcuno potrà osservare che avremmo potuto comunque sostenere le aziende che oggi rappresentiamo senza chiedero loro una percentuale. Grillo ad esempio propone a tutti di adottare lampadine ecologiche ma non ha una percentuale sulle vendite dalla Osram.
La questione è che Grillo è Grillo e può sostenere la sua azione con altri mezzi (i palasport pieni). Ma la sua esperienza, grandiosa, non è ripetibile. Il nostro obiettivo è invece quello di creare un modello replicabile. Cioè un meccanismo economico che possa rendere conveniente per centinaia di associazioni il diventare ufficio marketing di un gruppo di aziende ecologiche selezionate attentamente.
In ballo c’è la possibilità di costruire un sistema di gruppi culturali e politici che si autofinanzino promulgando la rivoluzione ecologica. Una nuova forma di unione tra professione e politica. Crediamo che ci servano centinaia di migliaia di rivoluzionari ecologici di professione e i mezzi perché queste meravigliose persone possano vivere e guadagnare denaro lavorando per cambiare il mondo. Milioni di grandi professionisti lavorano allo spasimo per l’Impero del dolore. Veramente pensiamo di poterli battere con un esercito di dilettanti?

Certamente mettendosi su questo piano si affronta un rischio altissimo: essere accusati di portare avanti scelte interessate.
Ed ecco che arriviamo al nocciolo della questione. Al motivo più profondo che ci ha spinto a metterci in una situazione tanto scomoda.
La sinistra italiana è prigioniera di una logica cattocomunista che è la prima ragione della sua ignavia.
Essa ha affrontato il problema della correttazza di chi fa politica con il moralismo: occuparsi direttamente delle basse questioni di compere e vendite non è elegante per un politico.
Il che non ha impedito assolutamente decenni di inciucio e show tipo quello di Consorte.
La sinistra insomma non ha mai voluto riconoscere la centralità dell’economia nella battaglia sociale. Non si è mai posta il problema di discutere COSA si produce.
Questo è andato a dire Grillo agli operai della Fiat, mostrando la Clio ecologica che fa 100 km con 3 litri di benzina. Grillo ha detto: ecco questa è l’auto che dovevate imporre alla Fiat. Non lo avete fatto e adesso avete il culo per terra! Se volete salvarvi dovete imporre questa logica di auto. Non lo hanno ancora ascoltato. Per adesso hanno preferito la felpa di Lapo con su scritto Fiat. Geniale!

Attenzione. Quello che noi stiamo proponendo con le nostre ridicole vendite via internet è una questione molto spinosa.
Si tratta di un totale salto di logica: per costruire la società migliore dobbiamo mettere sul mercato prodotti ecologici. Non si può limitarsi a piangere, bisogna costruire dei pezzi del futuro.
Certo è dura. Ma cosa facciamo? Ci mettiamo o no a lavorare per avere la possibilità di comprarla l’auto di Grillo?
Oppure aspettiamo che ce la realizzino le multinazionali del dolore?
(E non la costruiranno certo esattamente come la vogliamo noi)
E’ esattamente il discorso di Grillo (Grillo santo subito!) sui politici applicato alle imprese. Dobbiamo rovesciare il rapporto mentale tra eletti a cariche pubbliche e cittadini. Loro sono i nostri dipendenti.
Dobbiamo ugualmente smetterla di considerarci consumatori e dobbiamo diventare appaltatori. Le multinazionali sono nei fatti aziende che noi incarichiamo di produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Solo che non controlliamo in modo organizzato la qualità del lavoro. Non siamo attivi nel scegliere cosa vogliamo che ci producano.
Vogliamo un’auto e loro ce la costruiscono.
E ci consegnano una merda.
Dobbiamo modificare il nostro atteggiamento, presentarci all’azienda K con una decina di bauli e dire: “Ecco, qui abbiamo centomila contratti per l’acquisto di centomila auto ecologiche che facciano 100 km con un litro di olio fritto. E ne vogliamo centomila all’anno per i prossimi dieci anni. Quando siete in grado di consegnarci le prime diecimila vetture?”
Non c’è contrattazione, la voglio così, color banana pazza e voglio la foto dell’operaio che me l’ha montata che viene massaggiato da una specialista giapponese madrelingua di shiatzu perché ho letto su un giornale che le auto prodotte da operai con i chakra belli aperti hanno meno probabilità di incidenti.
E lui ti risponde una sola cosa: “CERTAMENTE SIGNOR MOVIMENTO APPALTATORI DI PRODOTTI DI SUBLIME QUALITà! LE VA BENE SE LE PRIME DIECIMILA GLIELE CONSEGNO A MAGGIO? HA PREFERENZE PER GLI INTERNI?”
E tu gli sorridi e gli dici: “No per gli interni faccia lei ma affidi il disegno delle fantasie a disegnatrici femmine, possibilmente omosessuali perché ho letto che l’omosessualità riduce i tamponamenti e le esplosioni casuali dell’aerbag. E mi raccomando, vorremmo che le auto avessero un buon odore.”
Cazzo! Fatemela recitare una volta questa scena! Sono disposto a lavorare gratis altri dieci anni ma quando si va a trattare ci voglio essere…Santa patata… E mi piacerebbe che il nome dell’auto fosse Ecologia Operaia. Ma su questo punto non avrei preclusioni per altre scelte.
Ma gente come si fa? Se voglio vendere 100 mila auto ecologiche all’anno devo sbattermi a creare una rete commerciale…
Mica è roba che vendi come lecca lecca… Tutto lavoro volontario?
Certo se si mette in cantiere un’iniziativa del genere si rischia di contaminarsi, di finire come mezza Coop che ha perso la bussola… Ma si ha anche l’unica possibilità vera di procurarsi i mezzi per condurre una campagna politica efficace… Come ho detto mille volte se 50 mila persone consociassero il loro contratto telefonico avremmo i soldi per farci una tv veramente libera. Ma, obiettano i più, se prendi i soldi dalle imprese poi sei condizionato, per questo la politica deve essere rigidamente separata dagli affari.
No, questo ragionamento non sta in piedi. La politica è sempre e comunque condizionata dagli affari. Da secoli le aziende spendono miliardi per comprarsi dirigenti di partito, di associazioni ecologiche, di fondazioni culturali e di organi di informazione ribelli.
La garanzia è che vi sia un reale controllo popolare sulla regolarità degli appalti.
Vietare tutto per poi non vietare niente è una logica del sistema del dolore.

E allora discutiamo di quel che abbiamo fatto in questi 6 anni come commercioetico.it.
Solo entrando nei particolari si può veramente cogliere la portata di questo modo di vedere.
6 anni fa scopriamo che esistono questi miracolosi riduttori del flusso dell’acqua che permettono di tagliare del 50% il consumo dei rubinetti. Costano un po’ cari (11 euro) ma li valgono perché si ripagano in pochi mesi.
Ma ci rendiamo conto che a un simile prezzo non potranno mai decollare. Riusciamo a ottenere un taglio sostanziale del prezzo e grazie a un investimento promozionale di decine di migliaia di euro riusciamo a venderne abbastanza da arrivare a comprarli alla fonte e rivenderli a 3 euro con un abbattimento di più del 70% del prezzo. Oggi li vendiamo a 1,80 euro. E ovviamente il prezzo per grosse forniture è molto più basso.
Oggi in Italia i riduttori di flusso sono ormai un prodotto noto, altre ditte hanno iniziato a venderli e nel complesso sono centinaia di migliaia i pezzi venduti ogni anno. Un fiume d’acqua risparmiato!
Ma sarebbe successo se noi non avessimo aperto il mercato, fatto conoscere il prodotto con decine di interventi su tv, radio, giornali, internet? E chi ci dava i mezzi per sostenere questa enorme iniziativa per 6 anni se non avessimo avuto una percentuale sulle vendite?
Oggi cii sarebbe da realizzare un enorme lavoro di ricerca su nuove tecnologie e loro commercializzazione. Ma non si trovano imprenditori lungimiranti e ricchi che vogliano investire su un prodotto acerbo…
A tutt’oggi il bilancio delle nostre inziative di comunicazione ecologica registra una perdita secca di 500 mila euro circa. Io e un altro pazzo ci siamo trovati a essere convinti che bisognava tentare di dare una smossa alla situazione e ci abbiamo provato. Speravamo in maggiori successi e di pareggiare. Invece abbiamo incontrato una resistenza incredibile alle nuove idee e abbiamo preso un bel bagno.
Sinceramente mi va bene così anche se tutti i mesi le rate del mutuo per la mia parte del debito mi creano un po’ di nervosimo.
Ma almeno vorrei che questa esperienza possa servire per far capire quanto in realtà sia dura, in salita ma assolutamente centrale questa battaglia “bassamente commerciale”.
La realtà del mondo passa da qui: dai soldi.
E continuamente mi rendo conto di quanto sia arduo lo scontro, di quanto sia difficile lavorare con aziende che non capiscono chi sei e cosa vuoi, oppure che ti sabotano perché sei un rosso di merda e ti vogliono solo morto…
E poi mi trovo con questi vetero gesuiti di sinistra che ti dicono che ti sei venduto al sistema… Come se il sistema avesse voglia di comprarsi gente come noi…
Ci vogliono morti. Lo capiscono al volo che la nostra impostazione è in grado di scoperchiare i rapporti tra produttori e consumatori….Sanno benissimo che se avessero davanti una forza di milioni di appaltatori consociati subirebbero un controllo su qualità strutturale e prezzi formidabile. E siccome lo sanno iniziano a picchiarci fin da piccoli. La linea Consorte che ha dominato le Coop in questi anni ci ha precluso un possibile grande alleato in questa battagia commerciale (anche se alcune Coop emiliane e toscane ci hanno sostenuto). Sul fronte del rapporto con le aziende la questione è stata più dura. E qui arriviamo all’altro aspetto centrale: non si può, l’abbiamo verificato, sostenere con successo questa battaglia commerciale senza l’appoggio fattivo del movimento.
E arriviamo anche al discorso iniziale sulla bastardata che rischiamo di subire.
Non fornisco nomi perché lo scontro è nel pieno.
6 ani fa scopriamo il prodotto ecologico X della ditta Y. Lo testiamo a nostre spese, lo certifichiamo, realizziamo una campagna costata decine di mgliaia di euro in cambio di una piccola percentuale. Ora questo prodotto non è più sconosciuto, inizia a vendere, e la prima cosa che fa questa multinazionale è presentarsi con una sua offerta (contro di noi) alla prima grande gara d’appalto che siamo riusciti a ottenere convincendo associazioni, assessori, sindaci ecc. Ovviamente l’azienda Y sa benissimo a quanto ci vende il prodotto X quindi fa un’offerta inferiore di un centesimo alla più bassa che possiamo fare noi… Chi vince l’appalto?
Qualcuno dirà che siamo pazzi, che dovevamo farci firmare un contratto di esclusiva… Sì in teoria. A volte ci riusciamo, magari dopo anni di collaborazione. Ma non è che Jacopo Fo si presenta con la sua valigetta e gli imprenditori fanno a pugni per firmare l’esclusiva.
A questo punto è chiaro che se noi non abbiamo la copertura del movimento, se far rispettare gli accordi e l’etica degli affari non è uno degli interessi prioritari del movimento, siamo spacciati. Non possiamo navigare in questa giungla se il Movimento non ci copre le spalle. Ci triturano!
Mi fermo qui perché non voglio essere prolisso.
Oggi ho discusso per un’ora con l’amministratore delegato Z dell’azienda Y e gli ho detto che non è un capitalista intelligente. Perché per il resto della mia vita racconterò in teatro questa storia con nomi e cognomi. Esiste la legge e lui non l’ha violata ma fottere la possibilità di continuare a lavorare non è un bel modo di ringraziare gente che ha addirittura investito energie e soldi per far conoscere la tua cazzo di tecnologia.
Gli ho detto che sono offeso, che ha tradito il codice d’onore dei fabbricanti di tecnologie ecologiche umani e che lui deve rendersi conto che esiste un’etica del lavoro. Per me la società nuova parte da una battaglia su questo. Ovunque. Lo pretendo anche da una multinazionale del dolore. Devono rispettare i loro principi.
La settimana prossima vi potrò dire cosa mi risponderà il signor Z.
Che forse non ha capito quanto può essere rompicoglioni il Movimento.
A questo punto la mia domanda è: se il signor Z decide che vuol farci uscire dal mercato perché siamo stronzi e comunisti quanti ecologisti si incazzano e gli scrivono una mail di protesta?
C’è qualcuno che va a Basilea a protestare sotto la loro sede?
Il movimento riconosce questo scontro schifosamente commerciale come un attacco mortale alle sue possibilità di sviluppare la lotta usando le merci come arma?
Gli oppositori italiani sono convinti che il nostro primo obiettivo strategico sia dar vita a un movimento di appaltatori del sublime che intervengono a determinare con le loro commesse COSA viene prodotto e venduto.
Questo è il centro di tutto. Attenzione! Non è l’obiettivo più grande: noi vogliamo farla finita con la guerra, la povertà e l’inquinamento. La consociazione dei consumatori è però un obiettivo che se raggiunto ci farebbe fare un salto di qualità epocale nella nostra credibilità e capacità di comunicazione. Non andiamo più dalla gente a fare bei discorsi difficili.
Gli diciamo: prova questa lampadina, prova quest’auto, prova quest’olio. Iniziamo a parlare con i fatti veri. E ogni pannello per l’isolamento termico, da mettere dietro i caloriferi, che installi hai dato la prova a un consumatore che non sei uno stronzo che frega la gente, e hai avuto la soddisfanzione di aver spostato di un miliardesimo di millimetro la lancetta del contatore dello spreco energetico sul pianeta.
Vuoi venire con noi a spostare questa cazzo di lancetta?
Sarà una grande impresa!!!!
Hai mai provato a vendere un barattola di salsa di pomodoro?
Beh, cazzo, è un’esperienza.
Sessualmente è meglio del viagra.

PS
Circa 100 mila persone vedranno il titolo di questo articolo ma realisticamente lo leggeranno fino a qui non più di 400 persone. Se oltre ad averlo letto sei anche d’accordo sappi che sei un caso rarissimo.
Un vero mutante.
Non lo dico per farti venire i sensi di colpa ma o questo articolo lo diffondi tu oppure sarà stato scritto inutilmente. Non parlo per parlare.
Forse tu dirai: ma cosa vuoi che cambi se ne parlo o no…
Sbagli. Ti sottovaluti.
Tu sei il potenziale Elemento Catalizzatore. E sei potentissimo all’interno della tua rete relazionale. Soprattutto al giorno d’oggi vista la capacità di comunicazione che internet ti ha regalato.
Il primo passo verso la trasformazione del consumatore in appaltatore passa proprio dalla scoperta del proprio individuale “ombrello comunicativo” e del proprio enorme potere di far viaggiare certe idee e certe scelte e stopparne altre.
Che fai? Mi stoppi o mi fai viaggiare nella tua meravigliosa area di influenza?
Dai cazzo, ti prego, fai girare questo discorso…
Ma ti rendi conto quanti soldi risparmieresti con l’auto di Grillo? Ma hai visto il prezzo? 8 mila euro! In sessanta rate a zero interesse con la Banca Etica.
E hai visto gli interni? Minchia ti viene voglia di comprarla solo per gli interni. Dai cazzo fammi passare nella tua area di influenza. Se lo dici tu che non è una stronzata a te ti credono…Li conosci… Io sono un esterno e magari mi prendono per pirla… Mettici una parola buona… In fondo ti sto chiedendo solo una raccomandazione, una prefazione. No dico veramente. Te mi capisci. Puoi spiegare cosa vorrei dire.
E’ importante! Dai!
(Le ultime righe le ho scritte in ginocchio.)

PS2 (la vendetta)
Beppe Grillo sponsorizza una grande invenzione di Palazzetti, l’uomo che progettò alla fine degli anni settanta il Totem, rivoluzionario cogeneratore di elettricità e calore che poi la Fiat lasciò vivacchiare in un angolino (e ogni tanto andavano dal povero Totem e lo prendevano a calci).
Ora Palazzetti ha creato una scatola che si monta al posto del tradizionale davanzale della finestra. Grazie a questo aggeggio rivoluzionario l’aria che esce dalla stanza scalda quella che entra. Si riesce quindi ad avere un costante ricambio dell’aria senza dover perdere calore aprendo le finestre. Si ottiene un risparmio notevole sulla bolletta. E maggiore confort.
In un paese governato da Esseri Umani Pensanti lo stato dovrebbe finanziare la produzione di un simle geniale manufatto.
In Italia non si riesce a trovare un imprenditore disposto a mettere in produzione questo gioiellino, neanche adesso che il petrolio costa un botto e i russi ci chiudono il gas.
E poi mi parlano di centrali nucleari. Pazzi ignoranti! Eccole qui dieci centrali nucleari al costo di un forno a microonde.
La domanda è: c’hai mica cinquecentomila euro ?
Cioè, non per sapere i fatti tuoi… Ma sai, a volte capita e chiedere non costa niente.