Punto primo. Una legge per il risparmio energetico

risparmio energetico

La prima cosa che farei se fossi eletto sarebbe promuovere una legge per abbattere i consumi energetici delle famiglie italiane.

Se si rispettasse la normativa in vigore [legge 10 del 1991], in Italia il riscaldamento degli edifici assorbirebbe 140 chilowattora al metro quadrato all’anno. In realtà se ne consumano molti di più. In Germania, dove fa più freddo, non si possono superare i 70 chilowattora al metro quadrato all’anno. Lo stesso valore è stato imposto dalla Provincia di Bolzano.

Ma in Germania e nella provincia di Bolzano ci sono imprenditori edili, professionisti e tecnici che costruiscono edifici con consumi energetici minori. I più efficienti mantengono una temperatura interna di 20 gradi centigradi con un consumo inferiore a 15 chilowattora al metro quadrato all’anno.

Un decimo del limite massimo previsto dalla legge italiana!

Se al centro della politica economica nazionale si ponesse la ristrutturazione degli edifici esistenti per ridurre i loro consumi energetici agli standard vigenti in Germania, si risparmierebbe dalla metà ai due terzi delle fonti fossili attualmente utilizzate per il riscaldamento, che rappresentano circa un terzo di tutte le importazioni. In prospettiva questa scelta farebbe diminuire di circa il 20 per cento i consumi globali di fonti fossili, a parità di comfort termico.

La ristrutturazione del patrimonio edilizio comporterebbe pertanto sia una forte riduzione nei consumi di una merce che incide molto pesantemente sulla bilancia commerciale, e di conseguenza una riduzione significativa del Prodotto interno lordo, sia una forte crescita occupazionale nei settori tecnologici che accrescono l’efficienza energetica dell’edilizia. Questa decrescita farebbe crescere l’occupazione in quantità altrimenti non ottenibili. In pratica si attiverebbe un gigantesco trasferimento di denaro dall’acquisto di fonti fossili al pagamento di redditi monetari in lavori che diminuiscono le emissioni climalteranti e migliorano la qualità dell’aria.

Oltre a essere quantitativamente rilevante, questa occupazione avrebbe anche straordinarie connotazioni qualitative, ben diverse rispetto all’esportazione di armi.