Il diritto di immaginare

Dal 2004 giro per l’Italia e come una specie di investigatore privato raccolgo informazioni, dettagli, indizi di esperienze virtuose, buone prassi, idee concrete.

In tutto questo girovagare mi sono imbattuto in migliaia di persone perbene, gente comune, militanti, esponenti politici locali, cittadini. Ognuno di loro porta avanti nel proprio territorio pratiche alternative e proposte di rinnovamento: della politica, della società, del fare comunità…

Comitati, associazioni, gruppi di acquisto, banche del tempo, amministratori: sono questi i protagonisti che hanno animato, viaggio dopo viaggio, incontro dopo incontro, il film più bello di sempre, che ciascuno per il proprio pezzetto stiamo immaginando ormai da tempo.

E’ un film che parla di bellezza, e di onestà. E’ la storia di una comunità di cittadini che si riappropria del proprio diritto-dovere di essere animali politici, di un gruppo di persone che a un bel momento decide che è arrivato il tempo di non perder più tempo dietro alle promesse vane del potente di turno.

E con un colpo di reni, e di umiltà, unisce le varie anime che ognuna per il proprio ambito, e per il proprio tema caro, ha costruito giorno per giorno un immaginario altro di società. Il momento realmente complesso e incasinato, quello con più azione e le scene più pericolose del film, è quando i vari gruppi di cittadinanza attiva decidono di mettersi in ascolto, intorno a un tavolo, volendo rinunciare tutti al proprio bollino e alla bella e luccicante bandierina.

Il momento del passaggio, delicato e complicatissimo, dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni alle azioni conseguenti…

Non oso svelarvi la fine di quel film, anche perché deve ancora essere girato. Mi piace però gustarne i pezzi che raccontano delle tante cose già fatte, delle migliaia di progetti e pratiche quotidiane che incantano il pubblico in sala, e che dimostrano che il mondo si può cambiare proprio perché lo stiamo già facendo!

La bellezza del film, il suo fascino maggiore, è la mancanza di un regista, di uno sceneggiatore, delle comparse. Il senso stesso del film, e delle esperienze narrate, è proprio quello di dimostrare che ognuno dei partecipanti è, al tempo stesso, regista e sceneggiatore, protagonista e comparsa.

Credo sia arrivato il momento di vedere come va a finire la storia, credo che ciascuno di noi debba sentirsi parte di un cambiamento che dal basso abbiamo in parte realizzato e che chiede il nostro protagonismo collettivo per travolgere le istituzioni nazionali.

Michele Dotti prima e Domenico Finiguerra poi hanno espresso magistralmente la forza di un sogno, che è il sogno di unirsi!

Continuiamo a parlarci, confrontarci, condividere e contaminarci. La sala si sta riempiendo, ed è proprio un gran bel film!