Sbloccati!

Caro Matteo,

le cose non sono fatte per essere bruciate. Non ha senso, per molte ragioni.

Non conviene da un punto di vista energetico, nemmeno con la scusa della termovalorizzazione, perché il bilancio complessivo è negativo se si tiene conto senza trucchi di tutti i passaggi.

Non da un punto di vista occupazionale: si creano molti più posti di lavoro con la diffusione della raccolta differenziata di quanti ne servano per gli inceneritori.

Non da un punto di vista della risoluzione di un’emergenza temporale: il porta a porta si introduce ovunque in pochi mesi, per la filiera impiantistica che prevedete con lo “Sblocca Italia” occorrono anni e intanto paghiamo le multe all’Europa.

Non da un punto di vista economico: l’ambiente conviene, sempre, lo dicono i numeri e le esperienze sul campo, non i gufi ambientalisti.

Non da un punto di vista logico: se tu un rifiuto smetti di considerarlo tale, stai allungando la vita di un oggetto per la cui realizzazione hai quasi sicuramente impiegato materie prime sempre più scarse con un danno ambientale e sociale elevatissimi. Perché sotterrarlo in una discarica o bruciarlo in un camino trasformandolo in cenere e polveri sottili? Perché non rimetterlo in gioco nel solco di quell’economia circolare che è il punto di riferimento ovunque tranne che nel nostro martoriato Paese?

Non da un punto di vista della rottamazione a lungo rivendicata: son le stesse identiche cose che facevano quelli che c’erano prima di te, e quelli prima ancora.

Mi sarei aspettato (questo prima dello “Sblocca Italia” e della Riforma Madia), un approccio innovativo alle tematiche ambientali, da parte di un Governo che si era presentato come il nuovo, il #cambiaverso, l’esecutivo che avrebbe sperimentato azioni concrete. Ma che c’è di rivoluzionario nell’insistere con un approccio tutto novecentesco come mettere al primo punto (quando in Europa è all’ultimo) l’incenerimento dei rifiuti? Che senso ha, me lo spieghi?

Perché proprio non riesco a capire, non è pensabile che nessuno nel vostro Governo (politici, tecnici, funzionari, consulenti…) non si sia posto il problema di indagare quelle che ormai non sono nemmeno più le alternative percorribili, ma la soluzione pratica di tutti i problemi. Mettendo insieme ciò che accade in tutta la provincia di Treviso, o a Trento, o a Parma, o nelle centinaia di esperienze locali (istituzioni, imprese, cittadinanza attiva), ciò che emerge è l’evidenza di una miopia di Stato che si ostina a volgere lo sguardo altrove. L’arroganza di un blocco di potere che non scende a compromessi con la realtà. La stoltezza di sentirsi, comunque, i primi della classe, anche se si finisce dietro la lavagna.

Caro Matteo, fermati. Prenditi il tempo di ricominciare daccapo. Non farlo per i quattro “comitatini locali”. Non per i nostalgici ambientalisti che dicono sempre di no. Non per quei sindaci che si vedono ogni giorno scavalcati da scelte che dividono le comunità locali. Fallo per te stesso, per il tuo consenso. Meglio, fallo per passare alla storia come un politico molto potente ed influente che un bel giorno, senza averne bisogno o che qualcuno glielo imponesse, decise di andare a verificare quanto in molti, fuori dal palazzo, gli andavano dicendo da un po’. E capì, agendo di conseguenza.

Questo sì, caro Matteo, che sarebbe cambiar verso per davvero. E una volta per tutte.