Prima e dopo Marino

Le interviste di queste ore concesse dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino sul progetto del nuovo stadio rivelano un problema di fondo che in pochi tendono ad evidenziare.

Marino, che non si fa scrupoli a sfruttare un pò di visibilità da quegli stessi media che hanno contribuito, a mio avviso in maniera fraudolenta, a toglierlo di mezzo perché ben poco allineato con i potenti di turno, dice in buona sostanza che la giunta Raggi avrebbe tolto, quindi peggiorandolo, tutte le opere di compensazione che rendevano quel progetto di interesse pubblico.

Ma la domanda che pongo a Marino, per porla in realtà a chi ha piegato da ormai troppo tempo tutti i sindaci italiani a questo assurdo servilismo agli interessi privati di turno, è la seguente: ma perché un ente locale non può fare direttamente ciò di cui c’è bisogno per rispondere ai problemi di una città senza svendere ogni volta pezzi interi di territorio avallando interventi di scarsissimo interesse pubblico ed evidente interesse privato (legittimo, per carità…)?

Perché le casse comunali non sono più in grado di sostenere interventi diretti programmati per tempo e condivisi con le comunità dei quartieri, che abbiano un minimo di legame con la realtà e una visione del futuro che vada al di là dell’annuncio del giorno dopo?

Roma, non la Roma, ha bisogno di uno stadio nuovo? E di tutte le case e di tutto il cemento che ci girerà intorno? I 5 stelle esultano dicendo che sono state dimezzate le cubature e cancellati i grattacieli. Ma un’idiozia non si può emendare. Va, semplicemente, tolta di mezzo. Cancellata. Altrimenti si diventa parte del problema, e non basta più dire di essere diversi per poi fare quasi le stesse cose. Perché è esattamente ciò che facevano anche gli altri. Prima, durante e dopo Marino.