C’è una strada bianca che porta a San Lorenzo

C’è una strada bianca che porta a San Lorenzo, la chiesa romanica da poco ristrutturata nel comune di Mombello di Torino. Ci arrivo una mattina di qualche settimana fa, nel mio peregrinare tra comuni virtuosi freschi di nomina.

A due passi dal capoluogo piemontese, in un paese che non raggiunge i 500 abitanti, la scena che mi cade addosso è da restare senza fiato: un piccolo gioiello immerso nel verde di colline che tutt’intorno dipingono un paesaggio perfetto. Poche case, alberi e prati, e un cielo di settembre che irradia lo spazio di luce calda e avvolgente.

A darmi il passo sono un giovane sindaco, Vincenzo Verbena, e il suo compagno di squadra Alberto Guggino, in un territorio di quattro chilometri quadrati che conta sull’operato di un unico dipendente pubblico. Il cuore della vita istituzionale, laica e religiosa si raccoglie nel raggio di poche decine di metri. L’edifico municipale ospita anche il piccolo ufficio postale, la chiesa è poco distante, così come la piazza con l’area verde attrezzata e il circolo culturale, che vivono grazie all’impegno di un gruppo combattivo di volontari ostinati a creare occasioni di cultura e ricreazione per una popolazione che è fatta di anziani, ma anche di giovani che non intendono fuggire.

Nonostante le ristrettezze economiche che quasi tutti i comuni di piccola taglia devono affrontare, qui le idee ambiziose non mancano, perché chi governa è tutt’altro che in difetto di ossigeno o visione. E allora in un paio d’ore scarse di confronto vengo sommerso di progetti in corso di realizzazione, cantieri in fase di apertura, e sogni nei cassetti che poi trovano il modo per uscire di lì. Tra i tanti, prendo nota di due storie che in comune hanno un uso sostenibile del territorio. Il primo riguarda i terreni incolti che il comune vuole recuperare alla coltivazione delle canapa (come avveniva neanche troppo tempo fa), magari con l’istituzione di un marchio De.Co. (denominazione comunale di origine, nella vecchia intuizione di Luigi Veronelli).

Poi c’è il progetto “Pistaa – La Blue way piemontese”, promosso dall’Associazione culturale “Ciochevale”, che coinvolge un gruppo motivatissimo di comuni limitrofi. L’idea prevede la realizzazione di un percorso ciclabile utilizzando sentieri e strade bianche, congiungendo tratti di pista già esistenti e creando dove necessario piccoli nuovi collegamenti.

In tutto fanno la bellezza di settanta chilometri di ciclovia, un’infrastruttura leggera in gran parte già esistente che consentirà a Mombello e agli altri territori coinvolti di intercettare una popolazione di cittadini pronti a fare della bicicletta il proprio principale mezzo di locomozione e trasporto. In un colpo solo, con un uso razionale delle risorse e una valorizzazione di ciò che già esiste, questo piccolo comune annulla le distanze rimettendosi al centro, nel cuore di un futuro che non potrà essere altro che questo: sostenibile.

Leggendo tra le righe del progetto si scopre così che il percorso permetterà di collegare Moncalieri, Chieri e Castelnuovo. I comuni interessati inizialmente saranno: Chieri, Pino Torinese, Baldissero Torinese, Andezeno, Marentino, Arignano, Sciolze, Mombello di Torino, Moriondo, Moncucco, Castelnuovo, Albugnano, San Paolo Solbrito, Buttigliera d’Asti, Riva Presso Chieri, Santena, Cambiano, Poirino, Pecetto, Trofarello e Moncalieri.

L’intuizione vincente di questi amministratori gliela leggi negli occhi mentre ti raccontano le cose. Loro non sanno che stanno facendo qualcosa di grande, perché per loro è normale parlare di bicicletta quando ci si accosta al tema della mobilità. Mombello, e il suo progetto di ciclovia, sembra davvero molto distante rispetto alla sensibilità media che si riscontra in giro per il Paese quando si affrontano certi temi. Perché le sirene del cemento (parcheggi, tangenziali e raccordi, …) hanno quasi sempre il sopravvento.

Non qui, non oggi, in questa strada bianca che porta a San Lorenzo. Come ebbe a dire Andy Warhol: “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”.