Il bosco del tempo

Di loro ci accorgiamo sempre quando è troppo tardi. Fanno da sfondo, cornice, sono un impaccio per le nostre auto a cui rubano spazio in città che vomitano smog e pezzi di lamiera a passo d’uomo.

Gli alberi. Ci salivamo sopra circa un milione di anni fa, con il fiato in gola dei nostri vecchi e lo stupore di noi bambini, a caccia di nidi e orizzonti lontani.

Gli alberi si muovono, stando fermi. Forse non hanno una coscienza, sicuramente una memoria. Intorno e dentro di loro brulica la vita, che si rigenera nell’andare e venire del respiro.

Sono lenti, gli alberi. E pazienti. Hanno i piedi ben piantati nel terreno e la testa tra le nuvole. Per questo, come Festival della Lentezza, ci siamo innamorati di questa nuova idea: fare un bosco. E farlo insieme a tutti quelli che vorranno accompagnarci in questa avventura.

Non un bosco qualsiasi, ma un frutteto pieno di alberi di frutti antichi, dimenticati. Che non saranno perfetti, e che richiederanno tempo e passione per crescere. Ma avranno la forza impetuosa di un’operazione collettiva. Democratica e capillare. Felice.

Mercoledì partiamo con Banca Popolare Etica con il crowdfunding su Produzioni dal Basso. E siccome si avvicina il Natale, perché non regalare un albero quest’anno?