Storia di un gigante con il cuore da sindaco

Si narra che durante una delle tante scorrerie dei Saraceni in terra pugliese gli abitanti di Racale inscenarono l’espulsione dal paese del loro gigante: il più forzuto, il più alto, il più astuto.

L’uomo se ne stava seduto appena fuori le mura, con l’aria sconsolata. Al loro arrivo i Saraceni lo avvicinarono per chiedergli il motivo della sua cacciata. Il gigante srotolò una litania degna di un grande attore, facendo credere loro di essere il più piccolo e debole del suo popolo, immeritevole di restare in paese. All’udire queste parole i Saraceni fuggirono impauriti, e i racalini vinsero la guerra senza nemmeno combatterla.

Si narra che alla chiusura del cantiere della nuova scuola materna ed elementare di Racale, nel 2013, mancasse all’elenco delle opere realizzate la tinteggiatura dei muri esterni, per oltre 4.000 metri quadrati di superficie. Il sindaco del paese, eletto da un anno e poco più, prese pittura e pennello e iniziò a lavorare. Nel corso di un giorno intero decine di cittadini (genitori, volontari, curiosi, insegnanti, muratori…) si rimboccarono le maniche attirati dal passaparola via piazza e via web. Tutti si fermavano a dare una mano, in un gioco di squadra spontaneo.

Racale, in fondo, è la città della follia, “dove si esplora l’altro, il diverso, l’ignoto, alla ricerca di approdi freschi, vergini, magari incerti, ma di sicuro nostri”, come recita il manifesto dell’omonimo Festival diretto nel 2018 nientemeno che dal grande Roberto Vecchioni.

Qui a governare è la politica che amiamo sul serio. Quella bella, pulita, concreta, visionaria. Non è un caso che il sindaco Donato Metallo sia stato insignito pochi giorni fa del Premio intitolato alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco pescatore di Pollica. Da quando governa la città di 10mila abitanti, Metallo ha fatto del suo meglio per valorizzare la ricchezza più grande di questa terra: il patrimonio immateriale, fatto di storie e di persone. Intriso di comunità.

Non si spiega altrimenti una vitalità e una presenza fisica di un sacco di gente ad ogni evento, incontro, iniziativa che fa di Racale uno dei posti più attivi e attrattivi del Salento. Ci sono le buone pratiche, ed è il motivo che ha reso la città un comune virtuoso: la raccolta differenziata all’80%, la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza di tutte le scuole, la pubblica illuminazione a basso consumo energetico, i km di piste ciclabili e le aree sottratte all’asfalto per far posto al verde di giardini ben curati.

Ma quello che rende questo posto unico sono solo le persone. Stefania Manzo è la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo del territorio che accoglie ogni giorno quasi mille tra bambini e ragazzi. Una forza della natura, con il fuoco negli occhi e la voglia di lottare per scavare dentro i suoi ragazzi e insieme a loro costruire un’idea di società altra da quello che ci circonda. Pietro Ferrarese è il sindaco del Consiglio Comunale dei ragazzi, un giovanotto dolce e sempre attivo che sembra avere le idee chiare sul ruolo che sta svolgendo per conto dei suoi coetanei. E via via a scendere o salire lungo la scala gerarchica di ruoli e incarichi che qui sono forma e non sempre sostanza, perché si mischiano e confondono concedendo spazio all’improvvisazione e alla magia. Ci si mette in gioco, e le cose cambiano nella misura in cui le si cambia assieme.

Racale finanzia le nuove opere pubbliche e tutti i servizi che fino a non molti anni fa sembravano pura utopia vincendo un bando dietro l’altro. Capita che amministratori e dipendenti facciano notte per assemblare progetti in tempo utile per l’invio a Regione, Comunità Europea, e chiunque abbia voglia di investire in un territorio che ha scelto la strada della sostenibilità e dell’inclusione.

A Racale, a due passi da Torre Suda, che è poi ciò che lega passato e presente, c’è la bibliocabina per scambiare libri in prestito, e un parco pubblico attrezzato per accogliere tutti, grazie al contributo di una consulta appositamente istituita per affrontare il tema delle abilità differenti. C’è la casa delle associazioni, l’Agorà Follia, dove una danza tra anziani e bambini mischia il mazzo della contaminazione generazionale. Nel vecchio archivio comunale, a Palazzo Ippolito, c’è oggi la sede della biblioteca comunale che prima non esisteva e oggi è un presidio culturale alla portata di tutti, con i corsi di teatro, gli incontri pubblici, i laboratori. E un museo dell’emigrante per ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Dove siamo andati, anche. Da Racale, ogni anno, parte il Treno della Memoria che ha già portato ad Auschwitz settanta ragazzi, perché chi ricorda pompa ossigeno a un futuro diverso.

Oggi le mura non ci sono più e nemmeno i Saraceni pronti all’invasione. E’ rimasto un gigante d’uomo con il cuore da sindaco, e lo sguardo folle di chi sa leggere le persone. E insieme a loro, semplicemente, cambiare tutto. Cambiare il mondo.