Vince l’idea “rinnovabile”

Un premio per le energie rinnovabili.

Riservato ad iniziative replicabili e già realizzate. Candidature entro venerdì 10 marzo; la premiazione avverrà durante la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile.

Tutte le info utili per presentare la propria candidatura.

Reti locali per l’energia elettrica

Nella prima settimana di marzo, l’aula del Senato riprenderà l’esame sul ddl Concorrenza.

Su spinta delle Associazioni ambientaliste, dei consumatori e del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica sono stati presentati emendamenti importanti che riguardano lo sviluppo della generazione distribuita di energia rinnovabile, che potrebbero consentire il ripristino dei “sistemi di distribuzione chiusi”, reti elettriche che permettono di scambiare energia prodotta verso più clienti.

L’applicazione di questa riforma non squilibra le reti ma le razionalizza, le rende più programmabili e le accorcia, determinando un’immediato risparmio in termini di efficienza dato che la rete perde in trasmissione almeno il 10% di quando immette.

Ecco perché è importante firmare la petizione lanciata qualche giorno fa, che io ho già sottoscritto.

Un viaggio nel mondo, ma anche dentro se stessi

Ricevo e pubblico più che volentieri questo comunicato stampa, che racconta di un progetto come quelli che piacciono tanto a me. Buonsenso a filiera corta, concretezza, smisurata voglia di cambiare le cose, mettendosi in gioco.

Nel 2017, proclamato anno internazionale del turismo sostenibile, si conferma l’impegno di HUMANA People to People italia a favore della promozione di una cultura della solidarietà e della trasparenza.

Anche quest’anno, infatti, HUMANA propone il Programma di Vacanze Solidali in Mozambico per vivere un viaggio unico, che consente di cambiare la prospettiva da cui si guarda il mondo. Non solo grazie agli oltre 8 mila chilometri di distanza che si percorrono da Nord a Sud per arrivare a destinazione, ma perché certe esperienze regalano così tanto da non lasciarci più gli stessi.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Due settimane tra luglio e agosto per immergersi nell’Africa più autentica, nella località di Muzuane (a nord del Mozambico) a contatto con le persone del posto e visitando paesaggi mozzafiato, ancora intatti, e far visita ai progetti di sviluppo che HUMANA gestisce in loco. Tra questi, quello della Scuola Professionale, i cui studenti accoglieranno i turisti solidali, mettendo in pratica quanto imparato durante il percorso di studio.

Si tratta di un’esperienza di “viaggio attivo”, che concilia semplici attività di volontariato come l’animazione per i bambini delle comunità locali o la pittura e manutenzione di alcuni edifici scolastici, con momenti di puro relax e silenzio.

I partecipanti a quest’iniziativa potranno così “toccare con mano” i progetti dell’organizzazione ed essere protagonisti di un piccolo cambiamento, laddove è più forte il bisogno (in Mozambico il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà) e vivere tale trasformazione direttamente dentro di sé. “Questo viaggio è stato un passeggiare lento, dove tutto si attacca addosso, si appiccica alla pelle e ti entra nel cuore. Con questa velocità gli sguardi sono infiniti e ti scavano dentro, i sorrisi che ti abbracciano dal bordo della strada illuminano veramente la vita”, Mattia L, vacanziere solidale 2016.

Parte della quota di iscrizione al Programma è inoltre devoluta proprio al progetto della Scuola Professionale che HUMANA gestisce per offrire una formazione specialistica in ambito turistico, agricolo ed edilizio. ”Grazie a questa Scuola, sostenuta anche dai vacanzieri, gli studenti acquisiscono le capacità tecniche necessarie per entrare nel mondo del lavoro e costruirsi così un futuro diverso, fatto di concretezza e sogni… che si realizzano!”, dice Daniele Germiniani, Corporate Partnership Manager di HUMANA in Italia.

Anche la proposta delle Vacanze Solidali s’inserisce in un percorso che HUMANA conduce sin dalle origini a favore della piena trasparenza del proprio lavoro, nel Sud del mondo e in Italia. I progetti di cooperazione realizzati sono infatti soprattutto frutto della Filiera di raccolta abiti dell’organizzazione, in collaborazione con partner locali e internazionali.

Per ricevere tutte le informazioni sul viaggio o partecipare a uno dei diversi incontri informativi previsti tra febbraio e maggio, è possibile contattare Sara Alemani: humana@humanaitalia.org oppure 02-93.96.40.09.

Prima e dopo Marino

Le interviste di queste ore concesse dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino sul progetto del nuovo stadio rivelano un problema di fondo che in pochi tendono ad evidenziare.

Marino, che non si fa scrupoli a sfruttare un pò di visibilità da quegli stessi media che hanno contribuito, a mio avviso in maniera fraudolenta, a toglierlo di mezzo perché ben poco allineato con i potenti di turno, dice in buona sostanza che la giunta Raggi avrebbe tolto, quindi peggiorandolo, tutte le opere di compensazione che rendevano quel progetto di interesse pubblico.

Ma la domanda che pongo a Marino, per porla in realtà a chi ha piegato da ormai troppo tempo tutti i sindaci italiani a questo assurdo servilismo agli interessi privati di turno, è la seguente: ma perché un ente locale non può fare direttamente ciò di cui c’è bisogno per rispondere ai problemi di una città senza svendere ogni volta pezzi interi di territorio avallando interventi di scarsissimo interesse pubblico ed evidente interesse privato (legittimo, per carità…)?

Perché le casse comunali non sono più in grado di sostenere interventi diretti programmati per tempo e condivisi con le comunità dei quartieri, che abbiano un minimo di legame con la realtà e una visione del futuro che vada al di là dell’annuncio del giorno dopo?

Roma, non la Roma, ha bisogno di uno stadio nuovo? E di tutte le case e di tutto il cemento che ci girerà intorno? I 5 stelle esultano dicendo che sono state dimezzate le cubature e cancellati i grattacieli. Ma un’idiozia non si può emendare. Va, semplicemente, tolta di mezzo. Cancellata. Altrimenti si diventa parte del problema, e non basta più dire di essere diversi per poi fare quasi le stesse cose. Perché è esattamente ciò che facevano anche gli altri. Prima, durante e dopo Marino.

L’orto più grande d’Italia

A Genova è nato il progetto “OrtoCollettivo” , l’orto urbano più grande d’Italia: oltre 7 ettari (cioè 70.000 metri quadrati) di terreno collinare destinato alla coltivazione di ortofrutta e dato in comodato d’uso gratuito al “Comitato 4 Valli” – un’associazione di coltivatori e allevatori locali.

Si tratta però di un orto urbano diverso dai tanti sparsi sul territorio nazionale: su questa enorme area la terra è indivisa. Non è un terreno frazionato in tanti piccoli appezzamenti affidati alle cure e responsabilità di un singolo cittadino, ma qui tutti i partecipanti lavorano sull’intera area coltivata. Quando si gestisce un piccolo orto personale, infatti, basta una settimana di malattia o di vacanza per mandare a monte mesi di fatica.

Per questo il progetto OrtoCollettivo si basa sul lavoro di squadra: se c’è un lavoro programmato per oggi e qualcuno non può venire, a svolgere quel lavoro ci pensa qualcun altro, con beneficio finale di tutti.

 

Ripensare le case

Grazie alla innovazione, alle tecnologie, agli incontri e alle relazioni, possiamo in questo momento di cambiamento obbligato anche dal terremoto, ripensare e riprogettare i nostri Appennini. “Ripensare le case: autocostruzione, antisismicita’ e compatibilita’ ambientale” e’ il primo di cinque moduli formativi che la neonata Associazione di Promozione Sociale EXPLORE ha presentato sabato 18 Febbraio al Centro Panta Rei di Passignano sul Trasimeno. Gli altri moduli, che saranno sviluppati durante tutto il 2017, riguardano la land art, i cibi ‘con’ e i cibi ‘senza’, l’eta’ dell’adolescenza e l’invecchiamento sano e attivo. Il programma completo puo’ essere visualizzato al sito: www.apsexplore.com.

Riguardo al 1* modulo (2-5 Marzo 2017), l’intento è quello di mettere l’esperienza ed il know-how, maturati in 20 anni nella costruzione di Panta Rei, a disposizione dei territori colpiti dal terremoto. Fornire cioe’ uno strumento alternativo alle comunità autoctone per la progettazione e la costruzione partecipate di strutture anti-sismiche, a basso impatto ambientale, ed eco-compatibili. A questo proposito, riserviamo sette posti per la partecipazione gratuita al Corso a persone residenti nei comuni delle zone terremotate di Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio.

L’utilizzo di materiali naturali che il territorio offre (terra, canapa, lana, calce, paglia ed altri) fanno si’ che le case ‘parlino’ del territorio, delle persone che le hanno sognate, progettate e costruite, ed offre l’opportunità di cambiare l’approccio alla costruzione con modalità innovative. Questi materiali, che spesso vengono considerati uno scarto di un processo agricolo, diventano una risorsa nel processo edile. Si tratta di materiali leggeri ed elastici capaci di rispondere ai movimenti sismici senza riportare danni strutturali, salubri sia in fase di costruzione sia durante la vita della casa.

La progettazione e la costruzione partecipate e l’uso di questi tipi di materiali permettono il coinvolgimento delle persone durante la realizzazione dei lavori. Quindi, non solo tecnici, artigiani, o imprese, ma tutta la comunità, può portare il proprio contributo alla ricostruzione.

In quest’ottica la ricostruzione diventa momento di rilancio dell’economia locale, aggregazione sociale, esperienza di intreccio di vite e relazioni, occasione di costruzione di qualcosa che va oltre gli edifici stessi che rimangono a testimonianza di come un altro mondo, in questo mondo, sia possibile.

Questa nuova concezione dell’abitare diventa motore di interesse capace di stimolare la riattivazione di flussi turistici, didattici e culturali che contribuiscono al continuo e costante arricchimento di questi territori in una dimensione di sviluppo sostenibile.

PER APPROFONDIRE

L’inventore dell’Erasmus

Domenico Lenarduzzi, 80 anni, di cui 40 passati all’interno delle istituzioni europee, è l’uomo a cui oltre quattro milioni di giovani devono dire grazie: è lui, nato a Torino da una famiglia di friulani in cerca di fortuna ed emigrato da bambino in Belgio al seguito del padre nelle miniere di Charleroi, ad aver immaginato, disegnato e voluto il progetto Erasmus.

«L’Erasmus per tutti: rimane questo il sogno di mio padre, con borse di studio più cospicue, che permettano ad ogni ragazza e ragazzo, di qualsiasi nazione, di usufruire di un’opportunità unica. L’Europa della cooperazione e dell’integrazione è questa: per costruirla si passa dalla cultura e dall’esperienza concreta. E bisogna coinvolgere tante, tantissime, persone: le rivoluzioni si fanno anche con i numeri».

L’articolo di Federico Taddia per La Stampa.

Il bello in ogni luogo

“Il bello si può costruire in ogni luogo”. Sono queste le parole di Luciana Delle Donne quando spiega la motivazione che l’ha spinta a cambiare vita e a fondare Made in Carcere, un progetto che nelle prigioni di Lecce e Trani insegna alle donne detenute il mestiere tessile, riciclando tessuti provenienti dalle eccedenze delle aziende che sostengono questa iniziativa. Borse, cravatte e braccialetti, ce n’è per tutti i gusti e non resta che scegliere.

Il pezzo completo di Elena Risi per Italia che Cambia.