Partito

Oggi ho fondato il partito della pazienza.

E subito dopo un altro, quello della speranza.

A fine giornata mi sono organizzato per dare vita a quelli dell’accoglienza e della curiosità.

Ne è nata una coalizione, un patto tra generazioni di idee e passioni che abbiamo chiamato del coraggio e della coerenza.

Gli unici inciuci possibili saranno con gli schieramenti della lungimiranza, della competenza e della memoria.

Le nostre parole d’ordine saranno pace, integrazione e sostenibilità.

Guardiamo avanti, a quella cosa strana che la politica tradizionale tende a dimenticare. Il futuro.

Qualcuno ci sta? Scrivere a marcoboschini chiocciola gmail punto com (non è uno scherzo)

Ancoriamoci al futuro

Domani inizia una nuova avventura. E’ un progetto al quale lavoriamo da tempo. Mi fa piacere che simbolicamente il nastro di partenza coincida con un momento così importante per il Paese, comunque la si pensi.

Faremo un giro per l’Italia dei comuni, al termine del quale consegneremo un documentario che sarà un lungo ed entusiasmante viaggio nell’Italia della buona politica.

A prestarci occhi e sensibilità un regista bravissimo, e uno scrittore le cui parole mi guidano spesso, in questo tempo di passaggio.

Non posso svelare nulla di più, ma vi posso garantire fin d’ora che sarà una storia bellissima.

Ripartiamo da qui, dalle piccole cose. Dalla costruzione di un altro immaginario, un’altra idea di futuro. Senza l’ansia del dopodomani, con la consapevolezza degli ideali ad ancorarci al futuro.

Il cinque di marzo

Oggi si chiude la #campagnaelettorale.

Non commento oltre il senso di spaesamento e malessere che ho provato in queste settimane. Tanto per dire, mancano due giorni e non so ancora cosa voterò.

Ma voterò, anche se stavolta ho davvero rischiato di fare il contrario.

La scala inizierò ad usarla il cinque di marzo, dal giorno dopo. Il giorno dopo questo orrendo spettacolo. Sperando che le tante persone perbene candidate nei vari partiti e movimenti ce la facciano, per rendere più basso e permeabile il muro che, visto da qui, sembra invalicabile.

Bolle in libertà

Da sempre convinto sostenitore del fatto che la rivoluzione, necessaria, cominci da casa. E dagli stili di vita.

Un manuale dove trovate insieme – cosa rara – tutte le ricette per fare da sé cosmetici e detersivi con ingredienti ecologici e bio. 50 ricette, dalle creme da viso ai prodotti per la pulizia di casa, che potrete personalizzare con gli ingredienti più adatti alla vostra pelle, oltre a decine di consigli 100% naturali.

Tutte le formule sono studiate nel rigoroso rispetto delle regole della chimica e della eco-bio cosmesi, con materie prime dal minimo impatto ambientale.

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L’assente

Il vero grande assente di questa campagna elettorale? Ma è sempre lui, l’ambiente… Che tristezza di Paese.

Farmaci sfusi

Ci sono le grandi battaglie che richiedono tempo, cambio di paradigma, condivisione e azione politica.

Poi, nel frattempo, ci sono le battaglie piccole e quotidiane, quelle di buon senso, utili, sensate e opportune. Le prime non escludono le seconde. Al contrario, credo traggano linfa e sostanza reciprocamente.

Questa proposta mi sembra una di quelle cose importanti, da sostenere e rilanciare. Perché in molti parliamo di economia circolare, ma dalla teoria alla pratica il passo è quasi sempre più lungo del tempo che abbiamo a disposizione, della nostra capacità oggettiva di starci dietro.

Ecco perché, in attesa di un cambiamento più grande e complessivo, sarebbe utile intanto convincere i decisori politici a mettere mano a questa proposta, e renderla concretamente percorribile.

Provare per credere: andate ad aprire quell’armadietto in cui tenete i tanti (troppi?) medicinali che il vostro medico di famiglia (e/o la pubblicità) vi ha fatto acquistare. Quanti sono scaduti, quanti lo diventeranno nel giro di qualche settimana? Serviva comprare tutta la scatola?

Il teorema di Mastrolindo

Secondo il teorema di Mastrolindo Silvio Berlusconi vincerà le elezioni politiche del 4 marzo.

Lo farà in buona compagnia: Salvini, Meloni, Fitto, Lupi…

Teorema in greco significa ciò che si guarda. Ed è una proposizione che trae delle conclusioni a partire da una condizione stabilita arbitrariamente.

Mi guardo attorno e mi sento di poter dimostrare il motivo per cui l’uomo mascherato vincerà, di nuovo.

Lo farà prima di ogni altra cosa perché siamo immersi corpo su corpo nell’evo della paura permanente. Della rabbia e della solitudine. In queste terre desolate vince facile chi grida al ladro, chi parla sopra gli altri, chi ostenta e schiaccia indicando sempre e comunque un nemico.

Silvio vincerà perché parlare di razza, oggi, porta consenso, e ammetterlo sarebbe utile per riconoscere un pezzo importante del problema che a sinistra non vogliamo vedere, figurarci affrontare.

Lo farà, con una certa distanza su tutti gli altri, perché a sinistra si andrà divisi ad invidiarsi i rispettivi ombelichi. E perché siamo così definitivamente distanti dalle cose che accadono alle persone ogni giorno, che non le capiamo più. Che non ci capiscono più. E non c’è più nemmeno quell’urgenza che resisteva fino a non molto tempo fa di trovare il modo, per capirsi. Una strada, un progetto, un comune linguaggio.

E’ così triste questa campagna elettorale che quasi viene da piangere. Non si fa neanche più finta di parlare di cose concrete. Non dico di programmi, ma parvenze di idee.

L’uomo mascherato vincerà, e sarà una carneficina in fatto di assenteismo. Molte, moltissime persone non andranno a votare. Per pigrizia. Ignoranza. Disillusione. E una montagna di paura. Che comunque ci toccherà provare a scalare, il giorno cinque.

Mastrolindo è il teorema, Mastrolindo ha vinto.

 

People for planet

Conosco Jacopo Fo ormai da diverse ere geologiche, e non ho mai dubitato un momento, parlando con lui, del fatto che giorno dopo giorno il mondo sarebbe cambiato, in meglio, grazie al contributo di tanti. Di questo progetto che sta per partire già adoro il livello della concretezza, dell’azione. Immagino che gireranno un sacco di parole, intorno a People for Planet, ma anche tanti fatti. E sono questi a fare la differenza, quasi sempre. Buona vita a loro, ecco il comunicato stampa di lancio.

Ci sono giornali che ti dicono che cosa è successo ieri. People For Planet ti racconta cosa succederà domani” , così Jacopo Fo sintetizza ciò che leggeremo sul nuovo magazine del Gruppo Atlantide, on line dal 29 gennaio .

Un giornale digitale rivolto ai cittadini interessati ai temi dell’ambiente, della sostenibilità, del corretto rapporto tra gli individui e il pianeta. People For Planet, come spiega ancora Jacopo Fo, direttore creativo del magazine , sarà: “ Uno strumento per far nascere iniziative, per fare incontrare ricercatori, tecnici, scienziati, gruppi solidali, amanti del verde e degli animali, imprenditori illuminati, buongustai, comici e artisti, coltivatori sinergici, operatori sociali, formatori, sportivi. Vogliamo contribuire a far incontrare le persone che in questo momento stanno costruendo il pianeta di domani e sostenerle, dare visibilità ai loro risultati”.

Per il lancio del progetto promosso dal Gruppo Atlantide, coordinato da Jacopo Fo e Bruno Patierno, è stata scelta la città di Napoli . L’appuntamento è per lunedì 29 gennaio alle ore 11.00 a Castel dell’Ovo per la conferenza stampa organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli. La presentazione del magazine sarà anche l’occasione per scoprire il Manifesto di People For Planet. Il giornale, infatti, vuole farsi promotore di azioni concrete e portare avanti tre proposte di legge per il benessere dell’ambiente e delle persone.

Cosa resta da fare

Vent’anni dal decreto Ronchi – Cosa è stato fatto e cosa resta da fare

Il punto zero

Partirei da un dato, a suo modo eclatante. Nel 1997 la media di raccolta differenziata in Italia non raggiungeva il 10%. Oggi, a distanza di vent’anni, quella stessa cifra è salita al 50%. Da un punto di vista culturale, prima ancora che ambientale, il decreto legislativo 22/97 fu una svolta per certi versi epocale, come l’invenzione della ruota o l’avvento degli smartphone.

Fu un salto di qualità incredibile, se paragonato alla timidezza (per usare un eufemismo) con cui la classe dirigente nostrana affronta oggi quasi tutte le questioni ambientali. Fu la presa di coscienza dell’effettiva necessità di cambiare passo, una volta per tutte, nell’approcciare un tema gigantesco come quello della gestione dei rifiuti nel nostro Paese.

Quel decreto anticipò l’orientamento europeo nella gerarchia della gestione dei rifiuti (vale la pena ripeterlo ad uso e consumo dei devoti dell’incenerimento: 1) prevenzione; 2) riciclo e riutilizzo; 3) smaltimento finale), e diede una spinta direi decisiva per il fiorire di un’economia verde nella filiera locale del riciclo.

Cosa non ha funzionato

Ciò che ha meno funzionato in questi primi vent’anni è senz’altro la disomogeneità nella sua applicazione a livello territoriale. Ancora una volta sono le cifre a restituirci l’immagine di un’Italia rimasta sostanzialmente ferma a quel 1997 (la media di raccolta differenziata siciliana è oggi inchiodata ad un modestissimo 13%) e, in netta contrapposizione, un altro pezzo di Paese proiettato verso il futuro (il Veneto sfiora ormai il 70% con provincie già abbondantemente oltre l’80%).

Cosa resta da fare

Da pionieri che eravamo rischiamo oggi di essere riconosciuti, in Europa, con lo status di ritardatari. I nuovi obiettivi parlano chiaro: 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030. Per raggiungere l’obiettivo occorre togliere di mezzo in primis il gigantesco e irrisolto conflitto di interessi per separare chi svolge nelle città la raccolta dei rifiuti da chi li smaltisce. Serve poi che ogni territorio si doti di una filiera impiantistica a livello locale in grado di riciclare in loco i materiali post consumo per avviarli a nuova vita. E’ necessario inoltre mettere nelle condizioni i comuni di far bene il proprio mestiere (ciò che sosteniamo dal 2013 nella revisione sostanziale dell’accordo Anci-Conai), valorizzando, anche da un punto di vista economico, quelle eccellenze amministrative che, nonostante tutto, rappresentano ancora oggi un modello di buone prassi oggetto di interesse per municipalità straniere, che ci prendono come punto di riferimento per adottare processi di raccolta, recupero e riciclaggio dei cosiddetti rifiuti.

Ciò che serve, in ultima analisi, è quello scatto di orgoglio che diede il via alla rivoluzione incompiuta del Ronchi. Uno slancio di fantasia e di coraggio, per uscire dall’evo dell’incenerimento e delle discariche e immaginare un presente votato all’economia circolare, di cui in molti (forse troppi) si stanno riempiendo la bocca. In una parola, serve la politica. Quella buona.