Il teorema di Mastrolindo

Secondo il teorema di Mastrolindo Silvio Berlusconi vincerà le elezioni politiche del 4 marzo.

Lo farà in buona compagnia: Salvini, Meloni, Fitto, Lupi…

Teorema in greco significa ciò che si guarda. Ed è una proposizione che trae delle conclusioni a partire da una condizione stabilita arbitrariamente.

Mi guardo attorno e mi sento di poter dimostrare il motivo per cui l’uomo mascherato vincerà, di nuovo.

Lo farà prima di ogni altra cosa perché siamo immersi corpo su corpo nell’evo della paura permanente. Della rabbia e della solitudine. In queste terre desolate vince facile chi grida al ladro, chi parla sopra gli altri, chi ostenta e schiaccia indicando sempre e comunque un nemico.

Silvio vincerà perché parlare di razza, oggi, porta consenso, e ammetterlo sarebbe utile per riconoscere un pezzo importante del problema che a sinistra non vogliamo vedere, figurarci affrontare.

Lo farà, con una certa distanza su tutti gli altri, perché a sinistra si andrà divisi ad invidiarsi i rispettivi ombelichi. E perché siamo così definitivamente distanti dalle cose che accadono alle persone ogni giorno, che non le capiamo più. Che non ci capiscono più. E non c’è più nemmeno quell’urgenza che resisteva fino a non molto tempo fa di trovare il modo, per capirsi. Una strada, un progetto, un comune linguaggio.

E’ così triste questa campagna elettorale che quasi viene da piangere. Non si fa neanche più finta di parlare di cose concrete. Non dico di programmi, ma parvenze di idee.

L’uomo mascherato vincerà, e sarà una carneficina in fatto di assenteismo. Molte, moltissime persone non andranno a votare. Per pigrizia. Ignoranza. Disillusione. E una montagna di paura. Che comunque ci toccherà provare a scalare, il giorno cinque.

Mastrolindo è il teorema, Mastrolindo ha vinto.

 

People for planet

Conosco Jacopo Fo ormai da diverse ere geologiche, e non ho mai dubitato un momento, parlando con lui, del fatto che giorno dopo giorno il mondo sarebbe cambiato, in meglio, grazie al contributo di tanti. Di questo progetto che sta per partire già adoro il livello della concretezza, dell’azione. Immagino che gireranno un sacco di parole, intorno a People for Planet, ma anche tanti fatti. E sono questi a fare la differenza, quasi sempre. Buona vita a loro, ecco il comunicato stampa di lancio.

Ci sono giornali che ti dicono che cosa è successo ieri. People For Planet ti racconta cosa succederà domani” , così Jacopo Fo sintetizza ciò che leggeremo sul nuovo magazine del Gruppo Atlantide, on line dal 29 gennaio .

Un giornale digitale rivolto ai cittadini interessati ai temi dell’ambiente, della sostenibilità, del corretto rapporto tra gli individui e il pianeta. People For Planet, come spiega ancora Jacopo Fo, direttore creativo del magazine , sarà: “ Uno strumento per far nascere iniziative, per fare incontrare ricercatori, tecnici, scienziati, gruppi solidali, amanti del verde e degli animali, imprenditori illuminati, buongustai, comici e artisti, coltivatori sinergici, operatori sociali, formatori, sportivi. Vogliamo contribuire a far incontrare le persone che in questo momento stanno costruendo il pianeta di domani e sostenerle, dare visibilità ai loro risultati”.

Per il lancio del progetto promosso dal Gruppo Atlantide, coordinato da Jacopo Fo e Bruno Patierno, è stata scelta la città di Napoli . L’appuntamento è per lunedì 29 gennaio alle ore 11.00 a Castel dell’Ovo per la conferenza stampa organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli. La presentazione del magazine sarà anche l’occasione per scoprire il Manifesto di People For Planet. Il giornale, infatti, vuole farsi promotore di azioni concrete e portare avanti tre proposte di legge per il benessere dell’ambiente e delle persone.

Cosa resta da fare

Vent’anni dal decreto Ronchi – Cosa è stato fatto e cosa resta da fare

Il punto zero

Partirei da un dato, a suo modo eclatante. Nel 1997 la media di raccolta differenziata in Italia non raggiungeva il 10%. Oggi, a distanza di vent’anni, quella stessa cifra è salita al 50%. Da un punto di vista culturale, prima ancora che ambientale, il decreto legislativo 22/97 fu una svolta per certi versi epocale, come l’invenzione della ruota o l’avvento degli smartphone.

Fu un salto di qualità incredibile, se paragonato alla timidezza (per usare un eufemismo) con cui la classe dirigente nostrana affronta oggi quasi tutte le questioni ambientali. Fu la presa di coscienza dell’effettiva necessità di cambiare passo, una volta per tutte, nell’approcciare un tema gigantesco come quello della gestione dei rifiuti nel nostro Paese.

Quel decreto anticipò l’orientamento europeo nella gerarchia della gestione dei rifiuti (vale la pena ripeterlo ad uso e consumo dei devoti dell’incenerimento: 1) prevenzione; 2) riciclo e riutilizzo; 3) smaltimento finale), e diede una spinta direi decisiva per il fiorire di un’economia verde nella filiera locale del riciclo.

Cosa non ha funzionato

Ciò che ha meno funzionato in questi primi vent’anni è senz’altro la disomogeneità nella sua applicazione a livello territoriale. Ancora una volta sono le cifre a restituirci l’immagine di un’Italia rimasta sostanzialmente ferma a quel 1997 (la media di raccolta differenziata siciliana è oggi inchiodata ad un modestissimo 13%) e, in netta contrapposizione, un altro pezzo di Paese proiettato verso il futuro (il Veneto sfiora ormai il 70% con provincie già abbondantemente oltre l’80%).

Cosa resta da fare

Da pionieri che eravamo rischiamo oggi di essere riconosciuti, in Europa, con lo status di ritardatari. I nuovi obiettivi parlano chiaro: 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030. Per raggiungere l’obiettivo occorre togliere di mezzo in primis il gigantesco e irrisolto conflitto di interessi per separare chi svolge nelle città la raccolta dei rifiuti da chi li smaltisce. Serve poi che ogni territorio si doti di una filiera impiantistica a livello locale in grado di riciclare in loco i materiali post consumo per avviarli a nuova vita. E’ necessario inoltre mettere nelle condizioni i comuni di far bene il proprio mestiere (ciò che sosteniamo dal 2013 nella revisione sostanziale dell’accordo Anci-Conai), valorizzando, anche da un punto di vista economico, quelle eccellenze amministrative che, nonostante tutto, rappresentano ancora oggi un modello di buone prassi oggetto di interesse per municipalità straniere, che ci prendono come punto di riferimento per adottare processi di raccolta, recupero e riciclaggio dei cosiddetti rifiuti.

Ciò che serve, in ultima analisi, è quello scatto di orgoglio che diede il via alla rivoluzione incompiuta del Ronchi. Uno slancio di fantasia e di coraggio, per uscire dall’evo dell’incenerimento e delle discariche e immaginare un presente votato all’economia circolare, di cui in molti (forse troppi) si stanno riempiendo la bocca. In una parola, serve la politica. Quella buona.

Le chiavi di casa

Ci sono canzoni che ti lavorano dentro, ascolto dopo ascolto. “Le chiavi di casa” è di una bellezza struggente e definitiva.

Una biblioteca in ogni quartiere

Un Paese che non legge è un Paese senza memoria e quindi senza futuro.

Ecco un obiettivo concreto e un tema serio per le prossime politiche: portare una biblioteca in ogni comunità, incentivare, stimolare e valorizzare il piacere della lettura.

Ancora in calo i lettori, passati dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.

Dati #Istat: https://www.istat.it/it/archivio/207939

Coltivare. Un’idea di futuro

Saper leggere il libro del mondo/con parole cangianti e nessuna scrittura/nei sentieri costretti in un palmo di mano/i segreti che fanno paura/finché un uomo ti incontra e non si riconosce/e ogni terra si accende e si arrende alla pace”. (Fabrizio De André)

C’è qualcosa di più lento della scrittura? Del mettersi in ascolto dei propri pensieri, organizzarsi per farne un tessuto di stoffa da cui ricavare una trama soffice e calda che dia un senso alle nostre intime emozioni?

Con il Festival della Lentezza ci siamo posti l’obiettivo di rimettere al centro il tempo: nelle nostre vite, nell’elaborazione pratica e teorica di un nuovo modello di sviluppo in grado di restituire bellezza alle nostre travagliate quotidianità. L’idea di un concorso letterario non è altro che uno dei tanti strumenti che ci stiamo dando per consentire a quante più persone possibili di mettersi in gioco.

La seconda edizione del nostro concorso letterario resterà aperta fino alla fine di gennaio 2018. Qui potete leggere il regolamento e conoscere da vicino tutte le informazioni utili per partecipare. Intanto, per chi fosse interessato, a questo link potete invece scaricare l’e-book con i racconti dei venti finalisti dell’edizione 2017.

Buona lettura e buona scrittura, insieme.

 

A un passo dal bosco del tempo

Ciao a tutti,

mancano solo due giorni alla chiusura della campagna di crowdfunding per la realizzazione a Colorno nel 2018 del “Bosco del tempo”, il frutteto di alberi antichi marchiato Festival della Lentezza.

All’inizio non ci credevo nemmeno io, ma siamo davvero in condizione di raggiungere il traguardo dei 20.000 euro. Come? Ci basta in realtà arrivare a 15.000, grazie al bando per il quale il nostro progetto è stato selezionato da Banca Etica, la quale ci darà una sponsorizzazione di 5.000 euro se raggiungeremo almeno il 75% del budget complessivo.

Abbiamo un paio di aziende che entro sera ci porteranno alle soglie dei 14.000. Se ci sforziamo un pò, tutti insieme, rilanciando sui social e invitando direttamente (via mail, wathsapp e telefono) possiamo davvero farcela. Oggi, domani e domenica.

Qui il link da utilizzare per rilanciare il progetto: https://www.produzionidalbasso.com/project/bosco-del-tempo/.

Accompagnatelo da un messaggio vostro, un vostro pensiero. Trasmettiamo calore e passione, e ce la faremo. Del resto gli alberi già adottati, da tutta Italia, sono tantissimi, e hanno tutti un significato importante per chi ha scelto di sostenere il progetto. Molte delle mail che ci sono arrivate in queste settimane parlano di amore, amicizia, coraggio, ricordi, futuro.

Se riusciamo a trasmettere in queste ultime ore un pò di questo entusiasmo non credo avremo problemi nel raggiungere, e superare con slancio, quota 15.000.

Conto su di voi!!! Un abbraccio, grazie e buone feste. Marco

Un ribelle gentile

Il comune ribelle di questa settimana è un sindaco. Una persona che non c’è più, ma che per la nostra comunità resta un faro nel buio di questi tempi in cui la politica, in generale, è in debito d’ossigeno.

Dario Ciapetti faceva il sindaco a Berlingo, piccola comunità in provincia di Brescia. Se n’è andato tragicamente cinque anni fa, e alla sua memoria abbiamo attivato una borsa di studio per neo laureati, per scovare e valorizzare idee innovative da sperimentare nei comuni virtuosi. Proprio oggi si terrà la cerimonia di premiazione dell’edizione 2017, insieme a quella del Premio Comuni Virtuosi, nella splendida cornice della Biblioteca Mai a Bergamo Alta, dalle 14.30.

Dario era un ribelle gentile. Un rivoluzionario lento e paziente. Pacifico nei modi, era risoluto e visionario nell’azione. Si occupava dell’oggi ma aveva a cuore la cura del futuro. Berlingo è stato ed è tutt’ora un modello in campo ambientale e sociale. Era riuscito a trasformare un mezzo disastro ambientale (una cava esaurita divenuta nel tempo una discarica abusiva di rifiuti tossici nel centro esatto del paese) in un gioiello di comunità reso possibile dalla bonifica dell’area e dalla realizzazione dei principali edifici pubblici a servizio dei cittadini.

L’informatico Alan Kay scrive: “Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”. Dario, nel suo presente, progettava un mondo migliore. A noi il compito quotidiano di non deluderlo.

La giornata del suolo, e il secolo del cemento…

La cura del pianeta inizia da noi. Niente scuse o recriminazioni, occorre azione e coerenza. Ogni giorno.

Siamo divorati dal cemento, ce lo ripetiamo ogni anno con statistiche, numeri e denunce.

Ma le cose faticano a cambiare, troppi interessi, troppa inerzia, troppa inadeguatezza da parte di molti amministratori e funzionari locali.

Per non parlare di un Parlamento che in cinque anni non è stato capace di legiferare in materia.