Una cartolina dalla Val Susa

no tav

di CHIARA SASSO

Grazie. Alle tante facce che ci sono venute addosso. Giacche cappelli che ci hanno attraversati. Occhi giovani sgarrupati. Meno giovani stropicciati. Occhiaie di treni, di notti. Sigarette e parole. E forse ci conosciamo. Nell’andirivieni da un seminario all’altro, capita che sbatti contro una spalla. Ti becchi per un attimo due parole, anche meno.

Da dove arrivi? Modena, Brindisi, Pietraperzia in provincia di Enna, Vado Ligure, Parma, Lecce, Savona. Non importa, adesso sei qui. Ci ribecchiamo dopo. Non ti vedrai più. Troppa confusione, troppe facce che ti sbattono a porta girevole. A loro volta le une sulle altre. Si veicolano sensibilità annusandosi. Diversi, contrari, uguali, gruppi, comitati. Storie. “Senti”. Adesso, da parte. Un momento di calma per parlare che non viene mai. La biro sparita in fondo alla borsa e sono tanti da Ivrea, Palmi, Calolziocorte in provincia di Bergamo, Genova, Rende che sta a Cosenza. E Venezia e Nus in Valle d’Aosta. Rimangono gli occhi, tutti registrati.

Un forum messo in piedi in un amen e vai. Chi ci sta ci sta. Il mondo vecchio è nei distinguo, nelle polemiche, in quello nuovo bisogna esserci e rimboccarsi le maniche. Gruppi di lavoro in grado di fornire professionalità che il Toroc delle Olimpiadi se lo sogna. Lo si poteva capire dalle scatole di scarpe, rigorosamente tagliate a mo’ di salvadanaio o schedario, in bella mostra sul tavolo della segreteria. E poi le palestre, e poi i fogli da compilare, gli ospiti da smistare nelle famiglie con letti liberati. La disorganizzazione è sempre stata una nostra prerogativa. Sì, ma a tutto c’è un limite. A denti stretti qualcuno lo ricorda. Sorriso: vedrai alla fine andrà bene tutto. Un’ansia che ti mangia vivo. E ci si mette anche la nebbia all’aeroporto a far andare di traverso. Per forza, è venerdì 17, cosa ti aspettavi. Qualcuno degli oratori non arriva e tutto il gruppo del No Ponte, costretti a fare lo scalo a Genova, altri a Cuneo. Non arriveranno mai in tempo. E invece miracolo. Ci sono loro e anche la gente, di venerdì lavorativo.

Alex Zanotelli è senza voce, ma trapana lo stesso. “Siete stati una realtà importante. Adesso lo è altrettanto fermarsi, pensare, e confrontarsi”. Tira fuori gli argomenti giusti, quelli che vanno ricordati: i politici nostri dipendenti. Non dimentichiamolo. In una piccola comunità, come la nostra, può ancora accadere che tutti facciano tutto. Autista per gli ospiti, cassiere per la cena, segretario, tuttofare. Se sei nella mischia, se ti contagi, ti ridimensioni da solo. Dare una mano, risolvere là dove ci sono grane che sorgono. Gestire centinaia e poi migliaia di persone non è facile. Convegni spalmati sul territorio, da Oulx dove nevica, ad Avigliana, passando per Susa, Bussoleno. Qualche pecca (eufemismo) c’è stata. Mancava per esempio un numero telefonico in grado di rispondere (oltre gli orari d’ufficio). Aprire di più, dare spazio alle realtà che sono venute da fuori. Tagliare sui nostri tempi che rischiano di essere autocelebrativi. Sardagna (Trento), Reggio Calabria, Corbetta (Milano), Roma, Vinovo, Corio Canavese, Ascoli Piceno, Portomaggiore (Ferrara), Fondi (Latina), Napoli, ci hanno già perdonato.

Faremo meglio la prossima volta, perché ci sarà. Finché ci sono loro che partono senza sapere dove dormire. Tre belle facce giovani. Arrivano da Milano, non appartengono a nessun comitato. Erano già stati da noi l’8 dicembre. “A liberare Venaus“. Nel formulare la frase si fermano un attimo, non sanno come usare i verbi. A liberarci? No Liberare.

Venaus appartiene a tutti. Per questo sono tornati. Senza riuscire a capire bene dove avrebbero dormito. Sono partiti con leggerezza sapendo che la comunità avrebbe risolto. “Qui basta parlare con qualcuno in strada e tutti ti sanno indirizzare”. E’ la rete della disorganizzazione, tutti devono saper fare e risolvere, per questo alla fine va a finire bene. Da mesi continua questa grande dimensione collettiva. A sara dura.

Food valley!

rifiuti

Nei prossimi giorni il consiglio comunale di Parma sarà chiamato a discutere il progetto di costruzione di un inceneritore nella zona nord della Città.
Il WWF è fortemente contrario a tale progetto per una serie di motivi che vorremmo brevemente sottoporre alla vostra attenzione.

Il quadro normativo europeo ed italiano per la gestione dei rifiuti prevede la riduzione alla fonte, il riutilizzo, il riciclo di materia e solo alla fine lo smaltimento. Costruire un inceneritore significa, nei fatti, contravvenire a quest’ordine di priorità avendo, come sappiamo, lavorato assai poco in un’ottica di corretta politica ambientale. Ad esempio, sul tema della raccolta differenziata, che è di competenza locale, Parma sconta un ritardo di molti anni, che la porta ad essere inadempiente rispetto all’ obiettivo del 35% fissato dalla legge. Anche il 56% che il Piano Provinciale Gestione Rifiuti fissa per il 2012 è un dato da considerarsi insufficiente, indicativo di una scarsa attenzione a questo tema cruciale. Esperienze di raccolta “porta a porta” ( l’eliminazione dei cassonetti stradali) concretamente attuate in realtà simili a Parma dimostrano che si può in
pochi mesi arrivare a percentuali di raccolta differenziata del 65 – 70% e oltre.

Il conferimento dei rifiuti all’inceneritore è tutt’altro che la soluzione definitiva del problema. Resta infatti circa un 25% di ceneri residue oltre ai fumi dispersi in aria. Si tratta di sostanze fortemente inquinanti e pericolosissime per la salute, che necessitano di discariche speciali, con notevole aggravio di costi economici e ambientali.

Gli inceneritori, anche quelli di ultimissima generazione, sono tutt’altro che innocui per l’ambiente e la salute. Dai camini, nonostante i sistemi di filtraggio, escono centinaia di sostanze chimiche, per lo più impossibili da rilevare e monitorare. Queste sostanze, accumulandosi nel terreno e nelle acque entrano nella catena alimentare, con rischi facilmente immaginabili per la salute dell’uomo.

Contrariamente a quanto si crede, la raccolta differenziata “spinta” costa assai meno del sistema attualmente in uso a Parma. In molti comuni dove è stata posta in essere, oltre ad essere stata accettata positivamente dalla popolazione, ha permesso di abbassare le tariffe per le famiglie, con un ovvio riscontro di consenso per le Amministrazioni.

In conclusione, riteniamo che la discussione sulla costruzione di un impianto di smaltimento non abbia senso fino a quando non siano stati attivati con decisione quei processi di riduzione e raccolta differenziata
previsti dalla normativa. In Emilia Romagna esiste ad oggi una capacità di smaltimento più che sufficiente (circa 1 milione di tonnellate annue) alla sola condizione che le Amministrazioni rispettino la legge. Non c’è l’
esigenza di costruire un altro inceneritore in una delle aree più inquinate del pianeta come è, lo ricordiamo, la pianura padana.

Avviare un progetto di raccolta domiciliare richiede un anno di tempo, un inceneritore mette un’ipoteca trentennale sulla salute dei parmigiani e sulle produzioni agroalimentari che sono una della basi del nostro sistema economico.

WWF Parma

Guida al vestire critico

guida al vestire critico

Poco meno di 400 pagine suddivise in due parti principali: la prima conduce alla scoperta delle filiere del tessile e delle calzature, sempre più delocalizzate, sempre più frammentate; la seconda parte invece fotografa i nomi e le strutture produttive di centinaia di aziende. E’ la Guida al vestire critico curata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che esce questo mese in libreria per la EMI (www.emi.it).

Una prima parte quindi tutta da leggere, e una seconda da usare, come dice il titolo, per vestire critico. La guida contiene anche una serie di indirizzi e di siti web dove trovare informazioni sui vestiti ecocompatibili, sui progetti più innovativi del commercio equo in campo tessile, sulle campagne di pressione per sostenere le lotte dei lavoratori nei nuovi Paesi dove il lavoro è schiavo.

Dopo la Guida al consumo critico e la Guida al risparmio responsabile Francesco Gesualdi e il CNMS ci offre un manuale operativo e concreto per fare scelte consapevoli e responsabili. Per passare dall’enunciazione di principi alla pratica quotidiana. Un ottimo strumento operativo per dimostrare a noi stessi e alle persone che ci stanno accanto che un mondo diverso è lì dietro l’angolo, a portata di portafoglio e buonsenso.

Gesualdi è una di quelle persone che ti fanno stare bene, uno di quelli che sarebbe bello vedere seduto in una qualche aula istituzionale. Che ne so, una sala di un qualche consiglio comunale o regionale, se non proprio del parlamento. E’ gente così che vorrei che mi rappresentasse e per la quale darei non solo il voto ma un sostegno convinto e partecipe. Gente che predica bene e razzola molto meglio. Che parla di tutela ambientale sperimentando ogni giorno risposte sostenibili e sensate, che col proprio lavoro di informazione e denuncia si mette dalla parte dei diritti dei tanti Sud del mondo, con campagne di pressione, dossier, proposte pratiche e genuine. Sobrie! Come il libro uscito qualche tempo fa per Feltrinelli, appunto “Sobrietà”, che vi consiglio insieme a tutti gli altri suoi lavori. Come le cose che scrive ogni mese su “Altreconomia”, che ha contribuito a fondare.
Buona lettura!

Buy something!

soldi

di MAURIZIO PALLANTE

“Buy something”. Con questo messaggio pubblicitario natalizio una casa automobilistica inglese, nel mese di dicembre del 1991, invitava i consumatori americani a comprare qualcosa. “Naturalmente -precisava – saremmo più contenti se la vostra scelta cadesse su una delle nostre automobili. Ma se non avete nessuna intenzione di comprare una Range Rover, pazienza. Comprate un forno a microonde. O un cane bassotto. O biglietti per il teatro. Basta che compriate qualcosa. Perché, se per tornare a spendere aspettiamo tutti che la recessione sia dichiarata ufficialmente sconfitta, allora non finirà mai”.

In Italia, dove le cose che succedono negli Stati Uniti si ripetono qualche anno dopo, nel mese di dicembre del 1993 i giovani imprenditori dell’Unione industriale di Torino rivolgevano questo appello natalizio ai consumatori: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa. Magari italiano. Può sembrare strano” – premettevano – “abbinare la solidarietà all’invito di ricominciare a consumare in occasione degli acquisti per i regali di Natale. Eppure… – aggiungevano – chiediamo di farsi, o di fare un regalo in più, meglio se Made in Italy; di compiere un investimento nei consumi a favore di se stessi o dei propri cari, con la consapevolezza di contribuire così anche agli altri. Gli altri che non conosciamo, ma che lavorano per produrre e per vendere ciò che abbiamo deciso di acquistare”.

Quando indosso le camicie con cui lavoro nell’orto o spacco la legna, quando indosso i maglioni di lana con cui d’inverno mi metto davanti al computer, penso che la parola consumatore mi calzi a pennello. Mi dà soddisfazione constatare che questi indumenti mi sono serviti per anni nelle relazioni sociali prima di essere lisi, che dopo essere stati consunti dall’uso mi servono in casa per anni prima di diventare stracci, che mi serviranno a pulire la casa e gli attrezzi di lavoro prima che in qualche industria tessile di Prato siano suddivisi per rifarne tessuti. Più lungo è il tempo in cui li uso, minore è il peso della mia impronta ecologica, più leggero sarà stato il passo con cui ho attraversato il mondo negli anni della mia vita.

Ma quando penso all’uso della stessa parola per indicare i soggetti che esprimono la domanda in un sistema economico che, per continuare a crescere, deve sostituire le merci quando ancora possono essere usate per anni e le trasforma in rifiuti in tempi sempre più brevi, allora penso che indichi una mutazione antropologica degradante sia dal punto di vista dell’intelligenza, sia dal punto di vista della morale. Lavorare per produrre sempre più cose e per avere i soldi necessari a comprarle, buttarle via sempre più in fretta per poterne produrre e comprare altre da buttare via ancora più in fretta.

Uscire di casa al mattino tutti alla stessa ora e incolonnarsi per andare a produrle. Impacchettare i bambini ancora assonnati e scaricarli tutto il giorno all’asilo per poter andare a lavorare. Riversarsi il sabato pomeriggio tutti alle stesse ore negli stessi centri commerciali a comprare le cose prodotte lavorando. Formare tutti insieme la domenica alle stesse ore code di decine di chilometri sulle autostrade. Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2 per cento sul trimestre precedente. Stiamo uscendo dal tunnel. No, su base annua è ancora sotto dello 0,5 per cento. Siamo nel baratro della recessione.
Per uscirne dobbiamo produrre e consumare ancora di più!

Democrazia partecipata

fassino

L’altra sera ho assistito (in differita di qualche ora) allo spettacolo “Ballarò“.
Interpreti: Mastella, Fassino, Tremonti, La Malfa (più varie comparse di giornalisti, professori, sondaggisti…). Regia: Giovanni Floris.

Il copione è sempre quello, stesse parole, pause, espressioni. Stessi scontatissimi atteggiamenti, battute e battibecchi. Una replica di altre mille repliche tutte uguali, e prevedibili.

Tra le tente parole vuote si parla di grandi opere e, quindi, di TAV. Si trasmette un servizio che mette insieme i tanti no che nei tanti territori si stanno sommando a ponti, gallerie, rigassificatori, bruciarifiuti…

Fassino intepreta il ruolo dell’uomo di sinistra. Dice che il Governo Berlusconi ha sbagliato a mandare le forze dell’ordine a pestare nonne e preti in Val di Susa. E che loro, una volta eletti, hanno intenzione di parlare con la gente per far capire che l’alta velocità si farà. Che è strategica per lo sviluppo del Paese. Che l’Italia non può restare indietro. E via per un’ora e mezzo con battute di questo tenore, sempre le stesse, stupidamente miopi alla realtà.

Ecco, la differenza (almeno sulle grandi opere) tra la destra e la sinistra è che la destra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e manda i poliziotti per impedire il blocco dei cantieri; la sinistra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e ci considera dei bambini sciocchi da convincere a tutti i costi…

Mica una grande alternativa, a conti fatti!

Di fianco alle piste…

ferrentino

Un Forum di cittadini

Antonio Ferrentino* [da Carta 06/2006]
http://www.carta.org/editoriali/index.htm

Il nostro territorio, con la Comunità montana bassa Valle di Susa, ha fatto alcune scelte lungimiranti: la prima è quella di aver cercato dei consulenti, dei tecnici, che da molti anni, gratuitamente, ci accompagnano mettendo a disposizione il loro sapere. La seconda, ancora più fondamentale, è stata pensare a strumenti che permettessero ai cittadini, alle associazioni, di decidere insieme ai sindaci, quale strategia, quali scelte fare: è nato così, già dieci anni fa, il Comitato istituzionale di valle. Ne fanno parte gli eletti sul territorio, le rappresentanze sociali e sindacali, le associazioni, i comitati che, nati in ogni paese, hanno avuto il grosso merito di avvicinare in modo capillare i cittadini al problema del Tav.

In Valle di Susa vi è stata una forte accelerazione dell’opposizione al Tav dopo la presentazione del primo progetto preliminare, nel 2001. Questo progetto, realizzato da Italfer, la società di progettazione delle ferrovie, ha permesso di capire ancora meglio quanto sia quest’opera invasiva. Nel gennaio del 2004 è stato elaborato un progetto. conosciuto come il documento delle “Sette criticità”, che è stato votato in modo unanime da tutti i consigli comunali.

Si arriva così ad alcuni eventi completamente ignorati dai mezzi di informazione ma che rappresentano momenti unici in questo paese. Per esempio quando nel 2005 trentotto consigli comunali si sono convocati nel cuore di Torino, in Piazza Castello, davanti alla sede della Regione e della Prefettura, e hanno approvato un documento in cui si ribadiva la contrarietà al progetto e si ribadiva quanto fosse importante una nuova politica dei trasporti che ponesse sì al centro l’utilizzo del treno per lo spostamento delle merci e delle persone, ma in una ottica completamente diversa da quello delle grandi opere.

Altro evento importante è stato quando più di cento medici della valle hanno sottoscritto un documento, poi diventato manifesto, in cui invitavano ad una profonda riflessione sulla inopportunità ad aumentare le infrastrutture su questo territorio. La Comunità montana ha commissionato ad una società di Milano uno studio di trasporto sulle Alpi, e anche sulla presentazione dello studio, fatta a Torino, è calato un silenzio totale.

Si arriva poi alla svolta: nell’estate del 2005 lo Stato decide che è ora di aprire i cantieri in valle. Vengono individuati siti in tre comuni: Borgone, Bruzolo, Venaus. E qui avviene un fatto che nessuno di noi era stato in grado di valutare nella sua interezza, e cioè che centinaia di cittadini e molti consigli comunali al completo, presidiano i siti impedendo, con determinazione ma in modo pacifico, alle forze dell’ordine e alle società che si erano aggiudicate gli appalti di cominciare i lavori.

Comincia una pagina storica, per la Val di Susa, perché queste occupazioni pacifiche hanno trasformato i siti dei lavori in simboli. E cittadini che fino a poche settimane prima quasi non si conoscevano, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per l’amicizia. Per tutta l’estate ci si incontrava sui siti per mangiare, per discutere, non solo di Tav ma anche altro. Venaus, fra i tre, ha assunto da subito un significato diverso, perché dovrebbe ospitare un sondaggio per una galleria che, lo sappiamo bene, è già un pezzo dell’opera. A Venaus per ben tre volte, le forze dell’ordine hanno cercato di consegnare il prato alla società che ha vinto l’appalto, la Cmc di Ravenna, e hanno dovuto sempre rinunciare.

Il 31 ottobre – si dovevano fare dei carotaggi in borgata Seghino – si verifica un confronto fisico fra le forze dell’ordine, gli amministratori e centinaia di cittadini. Nella tarda serata si consuma una truffa: alle 18 si era convenuta una tregua, ma con un blitz notturno le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso del terreno, minando la fiducia che pure vogliamo continuare ad avere nelle istituzioni. Prendere possesso di un sito di notte, per un’opera che dovrebbe durare 15 – 20 anni, è veramente miope. Il giorno dopo, il primo novembre, in modo spontaneo i cittadini occupano le strade di comunicazione con la Francia. Una partecipazione enorme, che finalmente porta il problema sui giornali. Queste giornate tuttavia verranno superate. Ma di nuovo di notte, il 29 novembre, le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso di un terreno attiguo a quello segnalato per i sondaggi.

Il giorno successivo migliaia di cittadini impediscono la presa di possesso del cantiere di Venaus. Per cinque o sei giorni alla grande partecipazione da parte dei cittadini si oppone la militarizzazione del territorio. E il 6 dicembre, di notte, avviene un episodio che per la sua gravità passerà alla storia: il governo decide un intervento militare, e lo fa manganellando cittadini inermi, anziani, donne, giovani. Seguono scioperi nelle fabbriche, strade e ferrovie occupate. L’8 dicembre una grande manifestazione, settantamila persone, marcerà su Venaus liberando e riconsegnando alla valle il prato.

Da allora tutto resta immutato. C’era stato un tentativo del governo di riunire le parti a Palazzo Chigi, ma fin qui non c’è stato nessun seguito. I valsusini nel frattempo cominciano ad interrogarsi su come capitalizzare la grande energia che proviene dal territorio, mentre è cominciato il confronto con altre zone d’Italia che vedono nella nostra lotta un segnale di speranza. Territori che non hanno ancora ottenuto la segnalazione dei loro problemi sui media, così com’è successo a noi per tanti anni. Anche per questo si è deciso di organizzare un Forum, che si terrà in valle dal 17 al 19 febbraio. Un gruppo di lavoro formato dal movimento e dagli amministratori ha organizzato molti seminari, chiamando economisti, storici, esperti di trasporti, a provare a dare prospettive diverse su alcuni temi.

Il primo dei quali è che questo paese deve darsi nuove regole su come si partecipa alla cosa pubblica, una democrazia partecipata: problema che qui trova un riscontro forte, perché i consigli comunali della valle hanno ritenuto che una quota del processo decisionale dovesse essere assegnato ai cittadini e ai comitati nelle varie assemblee. Poi si discuterà di un utilizzo delle risorse pubbliche per opere di interesse ai cittadini, e non opere faraoniche come il Mose a Venezia, il Ponte a Messina o la Torino Lione, che sottraggono di fatto risorse ad altri utilizzi, come la ricerca e l’innovazione, che potrebbero dare al nostro paese prospettive serie.

Non condividiamo assolutamente l’idea che il nostro paese diventi una enorme “piattaforma logistica”, solcata e attraversata da infrastrutture per portare velocemente merci da una parte all’altra d’Europa. L’obiettivo di questo Forum è ambizioso: trovare insieme delle prospettive per tutti. L’auspicio è che possano determinarsi, in questi tre giorni, le condizioni per costruire un manifesto programmatico da mettere a disposizione dell’intero paese.n

* Presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa

sPiazza Mercato. Una bozza di progetto

riciclaggio

Ecco un progetto nuovo, molto interessante, scritto qualche mese fa e che probabilmente riusciremo a sviluppare nelle prossime settimane qui a Colorno. Nel frattempo, per chi fosse interessato, può diventare uno spunto per altri amministratori (ma anche associazioni ambientaliste, cooperative sociali, singoli cittadini), per provare a costruire qualcosa di simile anche nel vostro territorio.

sPiazza Mercato
Riuso gli oggetti, Riparo gli oggetti, Reinvento gli oggetti, Risparmio le risorse, Riduco i rifiuti.
Scopo del progetto è il riutilizzo dei prodotti, parti di essi o estensione del loro ciclo di vita, in particolare: dimostrando l’accettabilità del sistema di riutilizzo nel mercato; individuando sistemi innovativi di riutilizzo che rispondono alle esistenti domande del mercato.

La crescita dei consumi dell’attuale modello di sviluppo sta portando al depauperamento delle risorse naturali e ad un’eccessiva produzione di rifiuti ed emissioni nocive, ormai non più sostenibili.
La risposta al problema dei rifiuti attuata fin’ora dalle pubbliche amministrazioni si è concentrata prevalentemente su due dei 4 obiettivi (4R) previsti dal decreto Ronchi: ovvero il Riciclaggio ed il Recupero energetico, entrambi interventi a termine della filiera dei rifiuti. Con questo progetto si intende operando sui “cittadini-consumatori” concentrarsi sul Riutilizzo dei prodotti e la conseguente Riduzione dei rifiuti urbani da avviare a riciclaggio e/o smaltimento.

Il Progetto consiste nella sperimentazione di strumenti per promuovere forme di scambio, riutilizzo, condivisione, riparazione degli oggetti di uso quotidiano, al fine di allungarne il più possibile il ciclo di vita e destinarli al ruolo di rifiuto il più tardi possibile.
Obiettivo è quello di cambiare le abitudini di consumo, aiutando la cittadinanza ad acquisire consapevolezza e ad attribuire il giusto valore agli oggetti considerandone anche i potenziali impatti economici, ambientali e sociali intrinsechi.
Il fine ultimo è il passaggio dall’usa e getta all’economia del consumo consapevole.

Per ogni contesto territoriale può essere istituita, con il supporto delle aziende gestore dei rifiuti, un circuito locale di scambio (sPiazza Mercato) non monetario, per la promozione di buone pratiche, di sostenibilità quotidiana, la riparazione di beni, il riutilizzo di beni non più graditi ai proprietari ma ancora funzionanti, la creazione di competenze e saperi. Il circuito deve avere una sede fisica preferibilmente presso “isole ecologiche” e possibilmente supportato da una buona vetrina virtuale.
sPiazza Mercato sarà quindi un luogo (fisico e virtuale) di incontro tra individui che intendono mettere a disposizione i propri beni ma anche saperi e prestazioni, per ricevere in cambio la soddisfazione dei propri bisogni, che non passa necessariamente da un supermercato.

A sPiazza Mercato si potronno trovare oggetti (altrimenti destinati a rifiuto) portati direttamente dai cittadini e ingombrabti raccolti dalla Azienda di gestione dei Rifiuti. Questi oggetti potranno essere eventualmente riparati da artigiani e/o cooperative sociali locali, reinventati in oggetti di artigianoato e artistici, o utilizzati quali materiali di prova per laboratori di formazione e autoproduzione.
Il cittadino che conferisce i propri oggetti riceve in cambio dei crediti spendibili all’interno di sPiazza Mercato con i quali potrà “acquistare” altri oggetti.
Questi crediti sono attribuiti sia in base al valore dell’oggetto ed alla potenzialità di riutilizzo, sia in base all’impatto ambientale prevenuto sottraendolo allo smaltimento ed evitando un ulteriore produzione.
I crediti spendibili in sPiazza Mercato sono anche conferibili a cittadini che attuano buone prassi di sostenibilità quotidiane (auto a metano, pannelli solari, riduttori di flusso).
Alcuni oggetti non verranno “rivenduti”all’interno di sPiazza Mercato, ma vi rimarranno componendo un kit di beni comuni utilizzabili a noleggio e/o in prestito.

sPiazza Mercato potrà anche essere occasione di occupazione per artigiani riparatori e artisti, saranno inoltre allestiti laboratori per la formazione di copetenze e conoscenze e a supporto dell’autoproduzione ed autoriparazione.
Si possono quindi ipotizzare diverse “aree” per sPiazza Mercato: area accettazione/valutazione, area scambio di beni, area prestiti, area laboratori, area informativa.

Un Comune interessato ad avviare il progetto dovrà intervenire nelle seguenti “aree”: revisione dei regolamenti comunali di raccolta e smaltimento dei rifiuti; identificazione del luogo e allestimento; coinvolgimento delle assocazioni di categoria locali di riparatori e altri stakeholders; creazione del sistema di valutazione e assegnazione dei crediti; sviluppo del mercato; attività di supporto (labroatori, attività informativa, etc.); valutazione dei risultati; standardizzazione del metodo; diffusione dell’esperienza ad altre realtà.

Un progetto VISPO!

vispo

Nasce dal progetto “Cambieresti?”, attivato nel corso del 2004 da Comune e Provincia di Venezia con la partnership delle Aziende di Servizi e la collaborazione di Enti, Istituzioni pubbliche, Aziende private ed Associazioni di volontariato, e cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente nel quadro del Bando 2002 di finanziamenti a sostegno delle Agende 21 Locali; un progetto con finalità analoghe denominato “80 cose giuste da fare” è stato avviato nel corso del 2005 dalla Provincia di Modena, ma altre iniziative nel campo degli “stili di vita” stanno nascendo. Il progetto veneziano consiste in un “gioco di società” volontario che coinvolge oltre 1200 famiglie del Comune, impegnate a modificare almeno un aspetto del proprio stile di vita nello spazio di 8 mesi, nel campo dei comportamenti sostenibili ed etici (risparmio energetico ed idrico, mobilità sostenibile, consumo critico, ecc.), con l’aiuto degli Enti, delle Aziende, delle Associazioni e dei tecnici che collaborano al progetto. Lo scopo è quello di promuovere un percorso partecipativo dal basso verso modelli di vita e di consumo sostenibili, coerentemente con i principi di Agenda 21.
Il progetto VISPO! è stato pensato come riproposizione locale, opportunamente adattata, del progetto veneziano.

La finalità principale del progetto è quella di promuovere comportamenti individuali e collettivi improntati ai principi di Agenda 21 e quindi ai principi della “sostenibilità”, attraverso un processo partecipativo che coinvolga direttamente i cittadini e le famiglie favorendo lo scambio, le relazioni e l’integrazione sociale.

VISPO! prevede una prima fase di raccolta delle adesioni delle famiglie, attraverso la presentazione di un bando da diffondere con lettera, locandine, presentazione pubblica, conferenza stampa e comunicati sui media locali (quotidiani, tv, radio). Il bando conterrà la delineazione del progetto, le finalità, i soggetti proponenti e collaboratori, i tempi; il bando farà riferimento ad una scheda di adesione scaricabile dal web o da ritirare presso gli uffici competenti. Attraverso la scheda di adesione, ogni famiglia/single individuerà almeno un settore del proprio stile di vita nel quale si impegnerà ad assumere un comportamento più sostenibile nel corso del periodo di attuazione del progetto. I settori sono 10: il risparmio energetico (limitazione dei consumi di elettricità, combustibili, materiali.. sia tramite la riduzione diretta del consumo che tramite interventi di sostituzione tecnologica); il risparmio idrico (limitazione del consumo di acqua, recupero, interventi di sostituzione tecnologica); i rifiuti (riduzione dei rifiuti alla fonte, riutilizzo, raccolta differenziata, compostaggio); la parità di genere e l’equità (comportamenti e soluzioni che valorizzano la donna nel contesto familiare e civile, tutela dei componenti più deboli del nucleo familiare: bambini, anziani; equità nei rapporti tra famiglia e mondo esterno, integrazione sociale di stranieri ed immigrati, ecc.); la mobilità sostenibile (limitazione dell’uso dell’auto, incremento dell’uso della bicicletta, del trasporto pubblico, sperimentazione del car-pooling, ecc.); il consumo critico ed etico (prodotti locali, prodotti Ecolabel e certificati, prodotti riciclati, prodotti etici, prodotti equo-solidali, prodotti usati, ecc.); l’alimentazione biologica e responsabile (cibi biologici certificati, cibi prodotti localmente, cibi di stagione, dieta equilibrata e diversificata, diversificazione proteica, riduzione di zuccheri e grassi, ecc.); il turismo responsabile (viaggi e vacanze di conoscenza, etici e consapevoli); la finanza etica (scelta di contesti bancari non speculativi ed orientati eticamente e socialmente); i diritti degli animali (prodotti non testati su animali, vestiti non ricavati da animali, condizioni di vita dignitose per gli animali da compagnia, ecc.).

Ad ogni famiglia/single sarà consegnata una guida sintetica al progetto, contenente suggerimenti e riferimenti di bibliografia, internet e telefonici per ogni settore di comportamento; verrà contemporaneamente incentivata anche la fantasia e l’iniziativa personale, ed ogni innovazione coerente con le finalità del progetto sarà ben accolta e presentata all’insieme dei partecipanti per essere emulata. Nei limiti delle risorse e delle sponsorizzazioni disponibili, verrà anche messa a disposizione attrezzatura utilizzabile nell’ambiente domestico per favorire gli interventi di sostituzione tecnologica (lampadine a basso consumo, riduttori di flusso, ecc.) che costituiranno anche una forma di incentivazione e di gratificazione per gli aderenti. Ogni famiglia/single si impegna a tenere controllati i risultati del proprio nuovo comportamento (lettura dei contatori e delle bollette, registrazione degli acquisti, confronto dei prezzi e delle etichette, annotazioni sugli eventi, ecc.) anche con l’aiuto del gruppo di tecnici di supporto al progetto. In funzione della numerosità e della dislocazione territoriale dei partecipanti, verranno formati dei ‘Gruppi Locali’ (GL) di famiglie (10-20 famiglie), con lo scopo di favorire la conoscenza e le relazioni reciproche, lo scambio di esperienze, opinioni e proposte. Nel contesto degli incontri periodici e nei limiti delle risorse disponibili, potranno essere organizzati incontri specifici di formazione con i tecnici di supporto o con esperti esterni, del tipo ‘Serate di ecologia domestica’ , ‘laboratori di ecologia’ o simili. Con la collaborazione dei partner verrà costituito un ‘Gruppo Tecnico di Supporto’ (GTS) composto da tecnici volontari in grado di svolgere una funzione di consulenza domestica e di risolvere possibili problemi pratici legati ai diversi settori di comportamento; gli esperti del GTS non dovranno ritrovarsi fisicamente in un luogo, ma saranno raggiungibili telefonicamente o via email.

Al termine del periodo di sperimentazione, verrà elaborato un bilancio ambientale, economico e sociale del progetto che sarà reso pubblico nel corso di un evento in cui ogni famiglia/single verrà diplomata e premiata per la sua partecipazione; in particolare il bilancio dovrà evidenziare i risparmi ambientali ed economici conseguiti, nonché i risultati sociali raggiunti in termini di parità, equità ed eticità: lo scopo di VISPO! è dimostrare che vivere sostenibilmente non solo è possibile, senza o con piccoli costi economici aggiuntivi, ma è anche necessario per migliorare la qualità e il ben-essere della propria vita e, in una prospettiva più ampia, anche di quella del pianeta.

http://www.provincia.pc.it/documenti_ops/vispo/vispo.html

Il grande cortile

susa

A partire dalla lotta contro la realizzazione del Tav la Val di Susa ha maturato le caratteristiche di un laboratorio politico e di democrazia; in questi giorni, illuminata dai riflettori internazionali delle olimpiadi invernali, si propone come sede per un confronto ampio all’interno del percorso verso un altro mondo possibile.

Lontani anni luce dalla politica istituzionale, condita di par condicio e di insulti a reti unificate, decine di amministratori, gruppi locali, associazioni ambientaliste, reti e comunità di cittadini si ritroveranno a Venaus, Condove, Borgone di Susa, Bussoleno (e altri paesi ormai entrati nell‘immaginario collettivo di questi mesi e anni di lotta contro le grandi opere) per una tre giorni di incontri, dibattiti e confronti chiamata, non a caso, “Il grande cortile“. (www.ilgrandecortile.it)

In questa domenica in cui masticheremo medaglie azzure (si spera), confessioni shock dagli esclusi del grande fratello (si spera di no), liti furibonde zequiliane e Amici squalificati, insomma mentre la televisione continuerà imperterrita nella sua metodica e criminale “operazione ipnosi 2006“, fuori da quei pollici, poco più in là, la vita vera prosegue!

Via alle olimpiadi

torino 2006

Le olimpiadi sono cominciate, evviva.
Dietro alla retorica istituzionale vale la pena farsi un giro nei numeri e dietro le quinte della macchina organizzativa. Per questo il primo consiglio è di andarsi a leggere i reportage sui giochi realizzati da “Altreconomia” nel numero di gennaio e di “Carta” della scorsa settimana. C’è poi un libro, “Il libro nero delle Olimpiadi” (Fratelli Frilli editore), di Stefano Bertone e Luca Degiorgis, co-fondatori del comitato No Olimpiadi (www.nolimpiadi.8m.com).

Infine una curiosità, che rappresenta lo spreco e l’ottusità di chi ci governa: è stato svelato il braciere olimpico di Torino 2006, curato da Pininfarina, che custodira’ cinque fiamme, una per ogni cerchio olimpico. Si tratta di una torre di 57 metri, alta quanto un edificio di 20 piani, formata da 5 tubi lanciati verso l’alto. Il fuoco brucerà 8 mila metri cubi di gas all’ora, per un totale di 2,8 milioni di metri cubi.

Da un breve calcolo è venuto fuori che, in base a questi dati l’impianto emetterà in 2 settimane la bellezza di circa cinquemilacinquecento tonnellate di CO2.
In base al mercato delle emissioni l’impianto rientrerebbe tra i soggetti obbligati al monitoraggio delle emissioni esattamente come una piccola centrale di teleriscaldamento.
Gli 8 mila metri cubi di gas all’ora, corrispondono a un totale di 2,8 milioni di metri cubi in quanto rimarrà acceso ininterrottamente per 15 giorni (la durata delle Olimpiadi). Per dare un’idea, ed allo scopo di informare, il gas utilizzato potrebbe soddisfare il fabbisogno medio di 2800 famiglie per un anno.

Ma si sa, l’immagine è tutto!