Edilizia sostenibile a Carugate

la casa ecologica

Tratto dal sito www.comunivirtuosi.org

Il Libro Verde “Verso una strategia europea della sicurezza dell’approvvigionamento energetico” mette in luce tre elementi sui quali riflettere.
In futuro la dipendenza energetica dell’UE dalle fonti energetiche esterne è destinata ad aumentare dal 50% al 70% nel 2030 se non verranno presi provvedimenti.
Anche le emissioni di gas serra nell’UE sono attualmente in aumento, il che rende ancora più difficile far fronte al cambiamento climatico ed assolvere gli impegni di Kyoto.
L’UE può influire in modo limitato sulle condizioni dell’offerta mentre può intervenire sul lato domanda, essenzialmente promuovendo risparmi energetici nel settore degli edifici ed in quello dei trasporti.

Il settore civile, residenziale più terziario, assorbono mediamente nell’UE più del 40% delle fonti energetiche. Intervenire sul contenimento dei consumi, riducendo da un lato la domanda attraverso la promozione del risparmio energetico e diffondendo l’uso delle fonti energetiche rinnovabili (in particolare l’energia solare) rappresenta l’unica strategia vincente.

Oggi l’importanza dei temi ambientali costituisce uno dei punti focali del dibattito politico e scientifico. Gli edifici producono una serie di impatti sull’ambiente: occupano suolo; alterano il terreno, eliminando vegetazione e ostacolando il deflusso delle acque meteoriche; mutano i cicli di vita naturale nell’area circostante; consumano risorse, materiali, energia/combustibili per la loro realizzazione, a partire dai loro componenti, e durante tutta la loro esistenza.
Il concetto di qualità energetica degli edifici, per non rimanere un’astrazione, deve essere attuato attraverso strumenti operativi. Nel contesto nazionale quello più efficace è il Regolamento Edilizio Comunale.

E’ in questo contesto che nasce il nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Carugate, lo strumento più avanzato a livello nazionale per indirizzare gli operatori verso un’edilizia sostenibile, ossia una edilizia finalizzata a soddisfare le esigenze attuali senza compromettere la possibilità per le future generazioni di soddisfare, negli stessi modi, le proprie. Il Regolamento Edilizio introduce tre criteri noti da tempo ma scarsamente applicati: il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e l’impiego di tecnologie bioclimatiche.
Il Comune di Carugate è stato il primo e per ora unico in Italia a prevedere l’installazione di pannelli solari termici sugli edifici di nuova costruzione.

Un regolamento per certi versi rivoluzionario, nel quale sono stati inseriti elementi di bioarchitettura, risparmio energetico e utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, che sono così diventati obbligatori (il testo completo del regolamento è scaricabile dal sito del comune: www.comune.carugate.mi.it).

Carugate è una cittadina di meno di 15.000 abitanti: la superficie di collettori solari installati risulta 10 volte superiore alla media pro-capite installata in Italia nello stesso periodo!

Gli obblighi imposti alle nuove costruzioni non hanno scoraggiato il mercato: la quantità di licenze emesse non è variata in modo significativo rispetto agli anni immediatamente precedenti. Ha fatto molto più scalpore, presso gli utenti, un drastico aumento degli oneri di urbanizzazione, piuttosto che gli obblighi del nuovo regolamento edilizio. Le ditte costruttrici si sono adeguate senza particolari problemi alle nuove normative, gli acquirenti probabilmente si sono resi conto che l’aumento di costo delle abitazioni, dovuto all’adeguamento alle nuove normative, non è facilmente distinguibile dall’aumento generalizzato del settore o dai costi delle personalizzazioni degli interni.
In compenso questi nuovi abitanti di Carugate vivranno in case che consumano la metà di quello che consuma una casa media costruita con le tecniche tradizionali.
Nel mese di aprile è entrato in vigore anche l’obbligo della certificazione energetica degli edifici nuovi o in restauro, con quasi un anno di anticipo sulle scadenze previste dalle normative europee. La certificazione energetica degli edifici ricalca lo schema già attivo da tempo nella provincia di Bolzano (progetto Casaklima) e adotta anche gli stessi simboli grafici e gli schemi delle targhe da applicare agli edifici. In questo modo si cerca, dal basso, di creare uno schema unitario che possa essere diffuso in tutta Italia.

Per ora Carugate rimane un caso unico, non solo in Italia, ma anche in Europa. Infatti, all’estero c’è un solo esempio di obbligo dell’inserimento delle energie rinnovabili sulle abitazioni, a Barcellona (Spagna). Il regolamento edilizio di Carugate però è molto più completo e prevede anche norme sugli isolamenti delle strutture, sui sistemi di riscaldamento a bassa temperatura, sull’utilizzo di caldaie a condensazione.

NEL RESTO DELL’ITALIA?
In Italia ci sono alcune decine di comuni che hanno introdotto principi di risparmio energetico nei propri regolamenti, seguendo percorsi più o meno personalizzati.
Possiamo individuare alcuni tipi di approccio al problema:
sulla base di un approccio del tutto volontario, fornire gli strumenti per valutare la qualità degli edifici (certificazione energetica) e obiettivi di eccellenza. È quanto ha fatto la provincia di Bolzano. Si è creato un mercato che premia la qualità, ma non è sicuro che un sistema come questo funzionerebbe anche in ambienti culturali molto diversi.
Dare indicazioni operative generiche (è buona norma realizzare…, sarebbe opportuno inserire..) senza obblighi e senza sanzioni. Un sistema di questo tipo non ha mai funzionato.
Premiare l’adozione degli accorgimenti che migliorano l’efficienza energetica, sotto forma di sconti sugli oneri di urbanizzazione o di aumenti della volumetria. È quanto si è fatto o si sta studiando in Emilia Romagna. È un tipo di provvedimento che potrebbe avere anche effetti controproducenti, come ad esempio una maggiore pressione urbanistica sul territorio.
Obbligare semplicemente l’utente a realizzare abitazioni fatte come si deve, per mezzo di un regolamento chiaro ed esplicito. È la soluzione più semplice, se adottata con serietà non può non funzionare e alla fine accontenta anche i diretti interessati, che si trovano ad abitare in case più confortevoli e più economiche nella gestione.

Pannolini pubblici

pannolini ecologici

Sono tanti i comuni italiani che hanno adottato forme di incentivo verso le famiglie residenti che scelgono di acquistare e utilizzare i pannolini lavabili al posto dei tradizionali usa e getta. Questo perché alla fine conviene a tutti. Diminuiscono i rifiuti prodotti, aumenta il benessere dei bambini, si risparmia sul bilancio familiare e su quello comunale, proteggendo contemporaneamente l’ambiente.

I pannolini usa e getta sono costituiti in gran parte da materie plastiche ed inquinano pesantemente l’ambiente già dalla fase della loro produzione. Al mondo si utilizzano ben 3.5 miliardi di galloni di olio, 82.000 tonnellate di plastica e 1.3 milioni di tonnellate di polpa di legno per produrre 18 miliardi di pannolini di plastica. Questi pannolini necessitano di circa 500 anni per decomporsi.

Per produrli serve il 37% di acqua in più rispetto a quella necessaria per il lavaggio dei pannolini riutilizzabili e secondo una ricerca svolta dall’Università di Vienna nel 1992, l’energia utilizzata è maggiore di oltre il 70%. In più si consumano molte risorse naturali e si impiegano prodotti inquinanti (plastica, idrogel, ecc.…). La produzione elimina nell’acqua solventi, metalli pesanti, polimeri, diossine e furani e vengono abitualmente sbiancati al cloro.

Ogni giorno in Italia si usano almeno sei milioni di pannolini usa e getta, che, in un anno, significa 2 miliardi e 190 milioni di pannolini di plastica. Il “contributo” da parte dei singoli bambini (forse sarebbe più opportuno dire dei loro genitori) è di circa 1 tonnellata al compimento del terzo anno (circa 4500-5000 pannolini).

Oggi sul mercato si possono facilmente reperire i pannolini lavabili per bambini, che sono un’ottima alternativa a quelli “usa e getta”. Considerando di cambiare il bambino circa 6 volte al giorno, e facendo riferimento al costo medio di un pacco di pannolini, si spendono circa 40 euro mensili: il che vuol dire quasi 500 euro l’anno; una spesa alquanto incisiva per il bilancio familiare.

Con i pannolini lavabili, tale cifra è più che sufficiente per acquistare un set completo della migliore qualità per far arrivare il bambino al “vasino”. E poi si possono utilizzare per un altro figlio.
L’unico “neo” è che la spesa va fatta tutta all’inizio.

Il Comune di Rosà in provincia di Vicenza, ha previsto una serie di kit contenenti varie tipologie e quantitativi di pannolini lavabili e un incentivo per tutti i cittadini residenti che ne fanno richiesta che copre fino al 60% delle spese di acquisto. I pannolini lavabili sono visionabili presso gli uffici del Comune, insieme ad un pieghevole che viene distribuito gratuitamente alle mamme con le istruzioni per l’uso.

Un altro piccolissimo e apparentemente insignificante esempio di cosa possa fare un ente locale seriamente interessato ad intervenire per diminuire da subito la produzione pro capite di rifiuti. Basta prevedere sulla spesa corrente del bilancio preventivo poche migliaia di euro (a seconda del numero dei potenziali “utenti”) per gli incentivi, organizzare qualche incontro formativo presso asili nido, anagrafe e sedi di associazioni interessate, produrre un pieghevole informativo (si trovano su internet già pronti per il “riuso”), e decidere se acquistare direttamente uno stock di pannolini (molto spesso non si trovano nei negozi ma solo su internet) o fare come in alcuni comuni che hanno messo in piedi una convenzione con le farmacie del posto che li vendono direttamente ai cittadini già scontati dell’incentivo.

Che aspettate a proporlo all’assessore all’ambiente del vostro comune?

A scuola di risparmio energetico

risparmio energetico

ACCORDO VOLONTARIO SUL RISPARMIO ENERGETICO

Più Energia alle scuole… più Energia alla città” è una campagna del Servizio Energia ed Impianti del Comune di Modena mirata a ridurre il consumo di energia (e le spese) nelle scuole e promuovere negli studenti una più alta coscienza ed impegno nell’uso dell’energia sia nella scuola che nella vita di tutti i giorni attraverso un meccanismo di ripartizione tra la scuola ed il Comune dei risparmi conseguiti al fine di rendere disponibili risorse economiche per insegnati, studenti ed amministratori scolastici.

Il punto critico in molte azioni di risparmio energetico negli edifici deriva spesso dal fatto che i responsabili oppure la gente semplicemente coinvolta non rappresenta la stessa gente che deve pagarne le bollette. A peggiorare le cose nessun risparmio che possa essere raggiunto nella gestione dell’edificio riesce a rientrare come risorsa a disposizione della gente che l’ha ottenuto.
In tali condizioni è inevitabile che non si riesca a conquistare nessuna collaborazione attiva e non possano essere contabilizzati risultati apprezzabili.

Il nocciolo della campagna, formalmente lanciata dal 28 Maggio con la firma del documento programmatorio ma, di fatto, attivata dal Novembre 2000, è un Patto Volontario sottoscritto dal preside (o dal direttore Didattico) della scuola, l’Energy Manager del Comune ed il direttore dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena.

Obiettivo primario è la definizione per ogni scuola dei relativi Standard Energetici (con base minima quinquennale) al fine di disporre di un valore di riferimento da confrontare con l’effettivo consumo dell’anno al netto delle fluttuazioni di temperature stagionali. Questi consumi saranno quindi verificati annualmente e monetizzati attraverso le tariffe di fornitura valutate ad una data fissa: ogni risparmio registrato sarà suddiviso in due parti destinate una alla scuola, per l’acquisto di materiale didattico, ed una al Comune. E’ importante sottolineare che la scuola potrà istituire una specie di vincolo sulle modalità di utilizzo (comunque esclusivamente a fini di conservazione dell’energia) di quest’ultima somma al fine di facilitare gli studenti coinvolti a “agire localmente ma pensare globalmente“.

Alle scuole che aderiscono alla campagna è stato offerto supporto ed incoraggiamento sia dal Comune che dall’Agenzia attraverso informazioni sui risultati di altre scuole (per disporre di standard di riferimento), scambio di idee e percorsi didattici, pubblicizzazione dei risultati informazioni tecniche apparecchiature di misura oltre, ovviamente, a campagne di misura dell’Energia e dati storici sul suo uso.

Anche se fino ad oggi hanno aderito solamente quattro scuole, è importante sottolineare che tutte le scuole coinvolte mostrano un interesse particolare anche al campo ambientale aderendo ai programmi comunali di Agenda 21 e confermando così come, oggigiorno, ogni azione di conservazione dell’Energia non possa che essere concepita, e valorizzata, all’interno di un unico percorso logico mirante ad una maggiore sostenibilità.

Tesoreria disarmata a Monsano

banche armate

Tratto dal sito www.comunivirtuosi.org

Una tesoreria comunale ‘non armata’ a Monsano (AN)
Approvato dal Consiglio Comunale di Monsano lo schema di convenzione per l’affidamento del servizio di tesoreria. Accesso negato alle ‘banche armate’.

Il Consiglio Comunale di Monsano, nella seduta odierna, ha approvato lo schema di convenzione per l’affido del servizio di Tesoreria, in scadenza allla fine dell’anno, della durata di cinque anni, fino al 31 dicembre 2010.

Nello schema di convenzione, l’Amministrazione comunale ha voluto inserire un forte elemento di natura etica, recependo gli obiettivi della ‘campagna di pressione alle banche armate’, promossa dalle riviste ‘Missione Oggi’, ‘Nigrizia’ e ‘Mosaico di Pace’, per favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento/appoggio delle banche al commercio delle armi.

A tal fine, tra le condizioni per l’ammissione alla gara, deve risultare da parte dell’Istituto di credito una dichiarazione formale di “non avere effettuato nel biennio 2004-2005, e di non intrattenere nel periodo di affidamento del servizio di Tesoreria, transazioni bancarie in materia di esportazione-importazione e transito di materiale di armamento, come defnito dall’art.2 della legge 185/90”.

La relazione per il 2004 sulle ‘operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia’, a cura del Ministero dell’Economia e delle Finanze-Dipartimento del Tesoro, ascrive alla cifra di € 1.317.683.247,31 il totale delle operazioni bancarie autorizzate da diverse banche e gruppi bancari esteri e nazionali, tra cui Capitalia, S. Paolo-IMI, BNL e Banca Antonveneta. Un giro di affari stratosferico, che coinvolge diversi paesi dell’Unione Europea, e di cui una parte significativa delle armi prodotte ed esportate dall’Italia è praticamente scomparsa dalla possibilità di controllo degli organi parlamentari, della stampa e dell’opionione pubblica, a causa delle modifiche apportate in diversi articoli della legge 185/90 dalla Legge n° 148 del 17 giugno 2003, relatori gli On. Gustavo Selva e Cesare Previti.

L’iniziativa del Comune di Monsano assume dunque un grande valore, concreto oltre che simbolico, ed è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica e tutte le Amministrazioni comunali che hanno, e continuano ad avere il tema della Pace al centro della loro agenda amministrativa.

Il Comune di Brescia acquista frigoriferi!

classe A

Una delle tante scuse che ti sbatte in faccia la classe dirigente di questo Paese quando gli vai a proporre qualcosa di innovativo e concreto è che un Comune deve occuparsi di strade, servizi e sviluppo. Non la pensa così il Comune di Brescia, che qualche mese fa ha predisposto un bando per l’erogazione di incentivi per l’acquisto di frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di classe A++.

Il Comune di Brescia al fine di promuovere forme di risparmio energetico da realizzarsi nella vita di tutti i giorni ha stanziato un fondo di €250.000,00 (duecentocinquantamila) per incentivare l’acquisto da parte della popolazione residente sul proprio territorio, di frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di ultima generazione, classificati A++, in quanto tali elettrodomestici hanno dimostrato una particolare efficienza energetica con un consumo mediamente inferiore del 40 – 45% rispetto ad analoghi prodotti di classe A.

L’incentivazione viene riconosciuta ai residenti nel Comune di Brescia che acquistino, presso negozi che aderiscono all’iniziativa, frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di classe A++. Partecipano all’iniziativa i rivenditori al dettaglio situati nel Comune di Brescia .

L’incentivazione viene riconosciuta in caso di acquisto di frigoriferi, frigocongelatori e congelatori di classe energetica A++ , di cui alla Direttiva Europea n°66/2003.
I commercianti che aderiscono all’iniziativa devono esporre sui prodotti che danno titolo all’incentivo: il prezzo di listino, l’eventuale sconto praticato, il contributo erogato dal Comune di Brescia.

L’entità dell’incentivo erogato dal Comune di Brescia per ciascun elettrodomestico avente i requisiti di cui ai punti precedenti è fissata in € 100,00 (cento) da detrarre dal prezzo concordato.

Porta a porta (senza Vespa) a Montebelluna

rifiuti

Molto spesso i giornali e le televisioni attribuiscono onori e gloria a quei sindaci che, ospitando discariche e inceneritori nel proprio comune, sono riusciti a ridurre i costi dei servizi ai cittadini e a dimezzare l’Ici. Ma questo non è un atteggiamento né nuovo né virtuoso. Da sempre industrie inquinanti e infrastrutture invasive hanno ripagato i comuni e i sindaci, più o meno furbi, a suon d piscine, asili o campi da calcio. L’ambiente è una risorsa che si può vendere anche a caro prezzo, e l’Italia è piena di pessimi esempi a riguardo.

Grazie al cielo esistono però decine di amministrazioni comunali che, da diversi anni e in diversi modi, stanno sperimentando con successo progetti concreti che riducono la produzione pro capite dei rifiuti, abbattendo i costi per lo smaltimento degli stessi ed incentivando il più possibile la raccolta differenziata. Compostaggio, serate di ecologia domestica, siastema porta a porta, acquisti verdi. Tanti sono i comportamenti virtuosi che vanno nella direzione concreta del Riciclo, Recupero e Riuso.

Il Comune di Montebelluna (TV) ha introdotto nel 2003 il sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti, portando al 78,6 la percentuale di raccolta differenziata già nel 2004. Paese di 29.000 abitanti, fa parte del Consorzio TV3 (Treviso 3) che comprende 25 comuni, 200.000 abitanti per un totale di 70.000 utenze domestiche e oltre 10.000 non domestiche.

Prima dell’introduzione della raccolta porta a porta i rifiuti venivano gestiti attraverso il tradizionale sistema di raccolta a cassonetto: 1200 cassonetti e 500 piazzole ecologiche presenti in paese fino a tutto il 2002, con una produzione pro capite di rifiuti di 280,7 kg. all’anno.

Il sistema di raccolta porta a porta è stato “facilitato” attraverso 16 incontri informativi nei quartieri e nelle frazioni del paese; 1 mese di coesistenza dei due sistemi; la distribuzione di opuscoli di sensibilizzazione rivolti a tutte le categorie di soggetti coinvolti, facendo particolare attenzione ai bambini (con percorsi di educazione ambientale specifici nelle scuole del paese) e alle fasce “deboli” della cittadinanza.

I dati ci dicono che la raccolta differenziata è passata dal 49,6% del 2002 al 78,6% del 2004. Una buona raccolta ha stimolato un comportamento virtuoso da parte della cittadinanza, evidenziato da una produzione pro capite di rifiuti da 280,7 kg. nel 2002 a 100 kg. nel 2004 (quasi 5000 tonnellate in meno di rifiuti prodotti in un anno!). Questo meccanismo ha anche permesso un recupero dell’evasione: 200 utenze domestiche (2%) e 510 non domestiche (28%).

Per quanto riguarda i costi, poi, si è passati da 1.012.020 euro di spese per smaltimento rifiuti (luglio 2002 – giugno 2003) a 252.783 euro (luglio 2003 – giugno 2004); con i costi di raccolta che hanno visto un incremento (nello stesso periodo) da 856.286,00 euro a 1.197.797,00. La differenza ha portato ad un beneficio economico per le casse comunali di 472.635,00 euro! In questo modo sono stati premiati i cittadini, attraverso una serie di risparmi in bolletta per le utenze domestiche intorno all’8% e intorno al 5% per quelle non domestiche.

Anche in questo caso vale lo stesso discorso: e se questo sistema venisse replicato anche altrove? Ci sarebbe bisogno di tutte le discariche e gli inceneritori e i termovalorizzatori che i pirana dello sviluppo hanno in programma di costruire?

Il silenzio dei mass media (e dei partiti della sinistra…)

televisioni

Dopo due settimane di campagna elettorale virtuale è arrivato il momento di fare alcune considerazioni.
L’idea di autocandidarsi alle elezioni politiche del prossimo 9 aprile nasce dalla volontà di un gruppo di amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato, gruppi di acquisto, movimenti culturali, reti locali e singoli cittadini, di portare oltre la zona rossa della politica istituzionale le tante esperienze concrete e i progetti messi in pratica nei comuni italiani rispetto alla salvaguardia dell’ambiente, alla partecipazione sociale, all’introduzione di nuovi stili di vita.

Lo sforzo maggiore è stato quello di allestire il blog, riempiendolo dei progetti e dei riferimenti pratici delle cose che sosteniamo da anni: intervenire a favore dell’ambiente attraverso buone prassi quotidiane non solo è possibile e necessario, ma anche conveniente da un punto di vista economico.

Dalla ristrutturazione energetica della pubblica illuminazione fatta nel comune di Tezzano Rosa alla sostituzione delle lampadine dei semafori a Bressanone, passando per gli acquisti verdi di Ferrara e il risparmio idrico di Bagnacavallo, studi universitari, artisti, tecnici e amministratori hanno certificato la bontà degli interventi.

Da qui nasce la nostra proposta: chiedere alle forze dell’Unione che si candidano DOMANI a governare l’Italia, che questi progetti vengano OGGI replicati nelle centinaia di enti locali amministrati da giunte di centro sinistra. Cosa accadrebbe se gli interventi di risparmio energetico in corso di realizzazione nel Comune di Padova venissero ripresi a Roma, Napoli e Torino? E se si sostituissero tutte le lampadine dei semafori? Per quanto dovremmo moltiplicare i 10.000 euro risparmiati a Bressanone sulla spesa corrente del bilancio comunale?

Il nostro approccio è stato in queste settimane maledettamente pratico e concreto: abbiamo aperto un blog, lanciato una candidatura i cui primi firmatari sono personaggi del calibro di Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo, Padre Ottavio Raimondi della Editrice Missionaria Italiana, e ancora reti di comuni come l’associazione dei Comuni Virtuosi, Salvatore Amura della Rete del Nuovo Municipio, oltre a sindaci, consiglieri e assessori comunali e provinciali, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e del volontariato locale.

Sono arrivate e stanno arrivando decine di adesioni da parte di singoli cittadini che ci stanno scrivendo da tutta Italia, entusiasti della proposta e dei progetti che di giorno in giorno presentiamo. Persone stanche di firmare una cambiale in bianco a segreterie di partito che pretendono di decidere in stanze chiuse (per pochi intimi, sempre quelli) programmi e liste di candidati, in una spartizione da primissima Repubblica…

Poi ci siamo mossi sul fronte della visibilità, inviando decine di mail alle redazioni dei più importanti quotidiani e organi di stampa nazionali: “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Manifesto”, “Liberazione”, “L’Unità”, “L’Espresso”, “Diario”, “Micromega”. Abbiamo cercato di contattare le redazioni dei telegiornali RAI (1, 2, 3), oltre ai giornalisti dell trasmissioni che, a nostro giudizio, potevano essere interessate ad approfondire la questione: “Report”, “Che tempo che fa”, “Ballarò”, “Primo Piano”, “Parla con me”. A queste vie abbiamo aggiunto e lavorato molto sulla rete, inviando centinaia di mail alle redazioni dei giornali on line, delle tv satellitari, dei siti internet, delle associazioni ambientaliste e di movimento, ma anche delle riviste cosiddette minori (Arcoiris tv, Altreconomia, Megachip, etc.).

Bene, cioè male, nessun giornale si è fatto vivo. Ora, non pretendo certo che le cose che andiamo dicendo siano particolarmente dirompenti e interessanti, buone per un articolo o un’intervista. Ma la cosa che mi fa rabbia e per la quale non riesco a darmi pace è una domanda la cui risposta è compresa nel prezzo: ma è possibile che non ci sia stato nessuno, dentro le decine di uffici e redazioni e gruppi editoriali che non si sia posto il problema di capire, alzarsi e verificare la notizia anche solo per cestinarla non ritenendola degna di pubblicazione? E’ normale secondo voi che un giornale (una tv) possa fingere che un movimento di persone e reti (seppur piccolo e di “nicchia”) come il nostro non esista?
E ancora, è possibile che nessuno dalle direzioni nazionali dei partiti della sinistra (ai quali abbiamo inviato analoghi comunicati stampa, progetti, appelli e proposte) si sia preoccupato di prendere in mano il telefono anche solo per mandarci a quel paese?

L’unico giornale che ci ha degnati di uno sguardo è stato ed è “CARTA” che, non a caso, si è conquistato sul campo e negli anni quel ruolo di riferimento e “contaminazione” che tanti del movimento altermondialista gli riconoscono. A loro va il nostro sincero grazie per aver pubblicato l’appello di Jacopo Fo, per i suggerimenti affettuosi e il lavoro che fanno.

A tutti gli altri, invece, va il nostro augurio affinché l’anno che sta iniziando li veda più liberi e meno embedded. Più aperti e meno “distratti”. E un avvertimento: continueremo a inviarvi le nostre mail e i nostri progetti, le proposte e le esperienze, la prova provata che la rivoluzione del buon senso che proponiamo è possibile perché è già stata fatta. Solo, non si conosce!

Acqua bene Comune (di Bagnacavallo…)

acqua

Risparmio idrico nel comune di Bagnacavallo
Per la prima volta in Italia, su questa scala, in un Comune di 16 mila abitanti, sono stati installati riduttori di flusso volti al risparmio idrico del consumo domestico di acqua. Essi hanno prodotto un risparmio pari al 10%. Un risultato molto confortante: su scala regionale in Emilia-Romagna equivale a un invaso da 20 milioni di metri cubi di acqua in meno.

Consumare meno acqua è possibile e oltre a far risparmiare sulla bolletta permette di contribuire in modo concreto alla conservazione di una risorsa sempre più minacciata.La prima esperienza concreta di risparmio domestico dell’acqua è stata realizzata a Bagnacavallo in provincia di Ravenna grazie ad un’iniziativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Comune, Provincia Legambiente ed HERA e ha coinvoltole 3.817 famiglie (oltre 8.700 persone) del capoluogo. Ad esse è stato distribuito gratuitamente uno speciale “kit” per il risparmio oltre ad una serie di consigli utili per consumare meno acqua.

Il risparmio così raggiunto (di acqua , ma anche di energia elettrica e gas metano) è stato comparato col consumo storico e messo a confronto con i consumi di un analogo campione di famiglie.
Il progetto di risparmio idrico “Bagnacavallo” è il primo in Italia. La scelta è caduta sulla cittadina in provincia di Ravenna per le sue dimensioni, considerate ideali per questo tipo di dimostrazione, la facilità di monitoraggio della rete e le contenute perdite della rete stessa. L’obiettivo è verificare concretamente quanta acqua è possibile risparmiare (e naturalmente quanta energia elettrica e gas metano) grazie all’uso di semplici dispositivi tecnici e adottando piccole attenzioni quotidiane. Il kit che è stato distribuito è formato infatti da regolatori di flusso che possono agevolmente essere applicati ai normali rubinetti e docce: aumentando la percentuale di ossigeno contenuta nell’acqua, ne diminuiscono il flusso incrementando però la sensazione di comfort e la resa.
Allo stesso tempo è stato predisposto un opuscolo che fornisce a tutti i cittadini semplici e chiare indicazioni per adottare comportamenti “virtuosi”. Come ad esempio riutilizzare l’acqua di cottura della pasta per lavare le stoviglie, o l’acqua usata per lavare frutta e verdura per annaffiare i fiori. O anche come usare al meglio lavastoviglie e lavatrice, sempre a pieno carico e a basse temperature.

Il progetto si è sviluppato dal 11/2003 al 4/2005. I benefici ambientali non sono al momento esattamente quantificabili ma sono importanti e innegabili – su scala regionale come detto in Emilia-Romagna equivale a un invaso da 20 milioni di metri cubi di acqua in meno, vale a dire un invaso, una diga in meno da realizzare. Al di là dei benefici diretti non può essere quantificato il livello di promozione educativa e culturale che un’iniziativa come questa, che ha una portata sperimentale ma significativa, produce sui cittadini riguardo ad un uso consapevole e responsabile delle risorse.

Il risparmio energetico del Comune di Padova

municipio di pace

di JACOPO FO

Grandi progressi del progetto di risparmio energetico del Comune di Padova

Dei 5 punti da attuare 4 sono già stati messi in cantiere. E’ stato chiuso il contratto per la riconversione a metano di tutti i 59 impianti a gasolio e per la solarizzazione di 8 impianti sportivi ( in 12 mesi i lavori saranno finiti).

E’ già stato riconvertito a metano gran parte del parco veicolare del Comune.
E’ stato avviata la trasformazione dei semafori con la sostituzione delle lampadine che durano 2000 ore con lampadine che durano 80-100 mila ore e risparmiano l’88% dell’energia elettrica.
E’ stato messo a bilancio il primo impianto fotovoltaico al parcheggio scambiatore del futuro tram…
Inoltre da questa settimana 70 autobus andranno a Biodiesel e fra sei mesi si avranno i risultati della sperimentazione su banco che su strada. A quel punto, se gli esiti saranno positivi nessuno potrà contrastare lo sviluppo di questo eco carburante. Per inciso la Coldiretti si è dichiarata disponibilissima a mettere a disposizione vaste superfici per la coltivazione della colza. E questo risultato è particolarmente importante perché non era previsto di riuscirci in questa prima fase di intervento.

Ora il Comune di Padova affronterà la partita impegnativa della trasformazione della rete di illuminazione pubblica e poi si potrà dire che, a tempo di record, si è riusciti a dare una svolta importante alla politica ambientale di questa città pesantemente inguaiata sul fronte urbanistico e del PM 10.

Siamo particolarmente entusiasti di questi risultati, dovuti in particolare alla perseveranza e decisione dell’assessore Francesco Bicciato e alla capacità tecnica del gruppo di ingegneri diretto da Maurizio Fauri. E’ la prova che quando la sinistra sceglie di agire concretamente può fare miracoli.
Peccato che lo spirito di innovazione e efficienza di Padova sia sconosciuto in tante altre città dove a nessuno importa di sostituire lampadine preistoriche con altre che fanno risparmiare. Ricordiamo che solo la prima parte del piano di risparmio di Padova comporta un risparmio di 1 milione e mezzo di euro. Quanto si risparmierebbe in città come Roma o Napoli?

Parla di Padova al tuo sindaco
Padova esiste anche se nessun giornale nazionale ha scritto una riga…

Se vuoi conoscere tutta la storia del risparmio energetico a Padova vai su:

http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2413

Il Comune di Ferrara acquista verde

acquisti verdi a ferrara

Ferma restando la normativa imposta alle imprese produttrici di attenersi a determinati processi produttivi e alla produzione di articoli con determinate caratteristiche “a norma di legge”, non esistevano, in Italia, fino all’anno 1997 norme rivolte agli enti pubblici da doversi obbligatoriamente rispettare nelle procedure di acquisto e tese a favorire acquisti ambientalmente sostenibili. Solo una normativa del 1997 (D.Lgs. n° 22/97) di recepimento delle direttive CEE in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi, imballaggi e rifiuti di imballaggio, ha disposto l’obbligo per le Regioni Italiane di emanare norme che imponevano agli uffici pubblici di coprire il loro fabbisogno annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al 40% del fabbisogno stesso.

Pertanto, prima dell’entrata in vigore di specifiche normative italiane che impongono obbligatoriamente l’acquisto di particolari prodotti “verdi” da parte di enti pubblici e pubbliche amministrazioni in Italia, le iniziative tese a favorire acquisti verdi si sono potute sviluppare solo laddove le amministrazioni si sono pronunciate in tale direzione, dimostrando sensibilità e concretezza.

Oggi sono tantissime le esperienze di enti locali che hanno introdotto buone pratiche di acquisti verdi nella pubblica amministrazione, attraverso sperimentazioni sulla gestione “ecologica” degli uffici (arredi, attrezzature tecnologiche, utilizzo carta riciclata, etc.), il risparmio energetico negli immobili (sedi istituzionali, palestre, scuole, impianti sportivi, biblioteche, etc.), le mense scolastiche, gli appalti per la pulizia dei locali e tanto altro ancora.

Gli acquisti verdi a Ferrara
L’amministrazione comunale di Ferrara si è pronunciata in particolare per le seguenti fattispecie merceologiche:

1) introduzione di prodotti biologici nelle mense delle scuole d’infanzia (anno 1994);
2) acquisto e utilizzo di carta riciclata nella maggior percentuale possibile raccomandando ai dipendenti l’impiego fronte retro dei fogli di carta (anno 1999);
3) acquisto di autoveicoli elettrici, ibridi o alimentazione con altro carburante alternativo, in particolare metano (anno 1999).

Alimenti biologici: Il Comune di Ferrara, consapevole che biologico vuol dire rispetto dell’ambiente, della salute dell’uomo e delle persone inserite nei processi produttivi, ha effettuato, già dal 1994, una scelta da potersi definire oltre che ambientalmente sostenibile, anche sociale ed etica, in quanto mira non solo alla soddisfazione specifica di un determinato soggetto (salute alimentare di bambini a 0 a 14 anni) ma al mantenimento di un ambiente di cui potranno fruire anche le generazioni future.
Attualmente nelle mense scolastiche circa l’80-90% del pasto è biologico.

Carta riciclata: il 100% ha subito il processo di sbiancamento senza utilizzo di cloro e di questo 100% il 40-50% è riciclata al 100%.

Mobilità sostenibile: il comune di Ferrara ha sottoscritto un accordo di programma unitamente alle principali città della Regione Emilia-Romagna impegnandosi a sostituire, in pochi anni, tutto il parco automezzi con veicoli eco-compatibili.

Altri progetti di GPP (Green Public Procurement), attivati riguardano i seguenti settori merceologici: velocipedi a pedalata assistita, prodotti di igiene e pulizia, fotocopiatrici a noleggio, pneumatici ricostruiti, buste riciclate, arredi usati, cancelleria, cartucce per stampanti laser rigenerate.

Nell’ambito della formazione e comunicazione il Comune di Ferrara, con il contributo del Ministero dell’Ambiente, ha prodotto un Manuale per gli acquisti “verdi”.
Il manuale è frutto di una raccolta e combinazione di esperienze e competenze locali che oltre a voler essere di aiuto ai tecnici degli acquisti, ha rappresentato il primo documento del genere a livello nazionale (scritto nel 2002) e quindi la base per un approfondimento sulle migliori e più efficaci modalità di responsabilizzare verso ambiente, etica e sostenibilità i vari enti pubblici nel momento in cui si rivolgono al mercato.

Risultati
Mense scolastiche 90% di piatti biologici
Trasporto scolastico Bus scolastici alimentati con biodiesel
Generi Alimentari 90% di derrate biologiche
Arredi ed attrezzature per uffici e scuole Arredi riciclati/usati
Fotocopiatrici a noleggio Etichette ecologiche Energy Star e Blue Angel
Veicoli Parzialmente alimentati a metano
Carta per copiatrici e stampanti 100% ecologica, 40% riciclata
Servizio di pulizia per uffici e scuole Punteggio per un’elevata qualità dei prodotti di pulizia
Cancelleria 25% di prodotti riciclati
Cartucce per stampanti 10% cartucce laser rigenerate

Distribuzione automatica alimenti e bevande:
erogazione di caffè solo proveniente dal commercio Equo e solidale
gli alimenti (snaks) sono anche biologici e provenienti dal commercio equo-solidale

Servizio di sanificazione locali:
utilizzo prodotti di igiene ecolabel o equivalenti
la ditta aggiudicataria del servizio è in possesso della certificazione di responsabilità sociale SA8000.

Progetto pilota gestione mobilità aziendale – acquistate n. 21 auto ibride (benzina/ elettriche)
acquistate circa 200 biciclette per spostamento casa lavoro dipendenti

Conclusioni
Il programma degli acquisti verdi si è dimostrato efficace per l’impatto avuto non solo internamente all’amministrazione (acquirenti/consumatori) ma anche esternamente (utenti scuole per pasti e trasporto scolastico) e sul mercato (sensibilizzazione delle ditte fornitrici all’aspetto ambientale delle forniture).

Si ritiene che una politica di GPP abbia una influenza positiva in merito alla salvaguardia delle risorse e alla riduzione dei consumi. Il GPP agisce direttamente sui prodotti e in particolare sul risparmio delle risorse (idriche, energetiche, di materia) e sulla minor produzione di rifiuti.

Per informazioni dettagliate sul Manuale degli Acquisti Verdi del Comune di Ferrara:
www.comune.fe.it/agenda21locale/stumenti/acquisti.html