Progetto RIDUCIMBALLI: istruzioni per l’uso

negozi leggeri

Ecco qui la presentazione dettagliata del Progetto Rducimballi, avviato dalla Provincia di Torino e ripreso in questi mesi da altri enti locali concretamente in prima linea per ridurre la produzione di rifiuti ed incentivare nuovi stili di vita. Il progetto è stato studiato dall’associazione ECOLOGOS (www.ecologos.it), che pubblicizzo qui molto volentieri!

L’emergenza ambientale con cui ci si deve confrontare è molto complessa e interessa non solo gli aspetti tecnici del problema, laboriosi e articolati, ma la natura e l’organizzazione stessa della società, dei suoi comportamenti, delle azioni quotidiane e degli effetti che questi hanno sull’ambiente. In un contesto in cui l’unico obiettivo è la crescita e l’incremento della produttività, la limitatezza delle risorse e lo smaltimento dei rifiuti risultano essere un problema sempre più tangibile.

E’ dunque necessario provocare una trasformazione culturale e un’organizzazione produttiva diversa, capace di attuare processi di produzione, consumo e smaltimento finalizzati all’utilizzo ed alla trasformazione ciclica della materia e al contenimento degli inquinanti.
La ricerca di nuovi sistemi produttivi ed economici, l’informazione, la formazione e l’educazione ambientale sono strumenti fondamentali per sostenere politiche di tutela e di protezione ambientale, fondamentali per intervenire sui processi di cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi.
La creazione di momenti di discussione e di confronto sono un passaggio fondamentale sia per la risoluzione di controversie ambientali, sia per prevenire le emergenze e i disastri. La complessa relazione uomo-ambiente è un equilibrio perduto che deve essere ricercato e ripristinato nelle nostre abitudini quotidiane.

Il progetto Riducimballi ha l’obiettivo di alleggerire il territorio nazionale dai rifiuti annualmente prodotti. E’ costituito da diversi canali di azione e coinvolge le amministrazioni pubbliche a diversi livelli (regionale, provinciale e comunale), i consorzi di gestione dei rifiuti, le aziende, le catene della grande distribuzione, le associazioni di categoria, i negozianti e i consumatori.

Imballi? No, grazie. Flaconi, cellophane e contenitori addio: i prodotti è meglio comprarli sfusi. E’ questa l’idea da cui parte il percorso Negozi Leggeri. L’Obiettivo è quello di coinvolgere cittadini, negozianti e imprese in un percorso sempre più ampio di riduzione dei rifiuti da imballaggi, partendo da un settore a forte impatto ambientale quale è quello dei detersivi, per poi arrivare a creare un’offerta più varia di prodotti disimballati nell’arco dei prossimi anni. Per la promozione di una nuova cultura della riduzione e di una mentalità di consumo ed acquisto sostenibili.
Nei negozi il percorso di riduzione si sviluppa attraverso il ri-utilizzo dei contenitori da parte dei clienti, facendo così diventare il recipiente fornito non più un elemento usa e getta, ma un oggetto da ri-usare periodicamente, riempiendolo di nuovo prodotto ecologicamente corretto.
Per ricaricare il contenitore, il consumatore potrà recarsi nei negozi che decideranno di aderire, segnalati dal logo”Negozi Leggeri”, dove saranno posizionati distributori. Dopo i detergenti sarà la volta di un nuovo prodotto disimballato (scelto in base alle esigenze dei cittadini), per arrivare a creare un’offerta che andrà dalla pasta ai legumi sfusi, con l’obiettivo ultimo di disimballare, in cinque anni, i negozi.
Parallelamente all’attività tecnica svolta in rete con i comuni, le associazioni e le cooperative presenti sul territorio, sarà attivata una campagna di comunicazione con i negozianti, i cittadini e le associazioni di categoria, per diffondere il concetto di riduzione dei rifiuti alla fonte.

Scuole leggere
Il percorso scuole leggere si pone due obiettivi: il parziale disimballo dell’istituto scolastico prescelto e il coinvolgimento delle insegnanti e degli studenti al fine di educare le nuove generazioni ad un uso più consapevole delle risorse.
Sarannno quantificati dai tecnici i rifiuti prodotti nella scuola, divisi per categorie; sulla base di questi dati saranno individuati i settori su cui risulta più interessante intervenire. Contemporaneamente gli educatori accompagneranno i ragazzi in un percorso di scoperta dei materiali e delle fonti energetiche necessarie per la loro produzione. L’obiettivo è principalmente quello di creare consapevolezza e ridurre i rifiuti legati ad un uso superficiale dei beni, in secondo luogo quello di avvire un percorso di riduzione che con piccoli cambiamenti strutturali permetta alla scuola di invertire la propria tendenza di produzione rifiuti e ottenere un rispamio sia sulla tariffa sia sull’acquisto dei materiali.

Mense leggere
Il servizio mensa rappresenta una componente della produzione dei rifiuti urbani interessante, individuarne le quantità e ridurne la produzione, è indubbiamente vantaggioso.
In particolare tale servizio riveste un ruolo fondamentale dal punto di vista educativo, della formazione e della sensibilizzazione dei cittadini, che dei servizi sono una componente attiva e non semplici destinatari. Una grossa componente di rifiuti generata nella fase di consumo è connessa all’utilizzo delle stoviglie, in modo molto più evidente nel caso di utilizzo di prodotti “usa e getta”, è dunque necessario sostituire, dove utilizzate le stoviglie monouso con stoviglie pluriuso (quindi ceramica o plastica melaminica invece di plastica “usa e getta”).

Aziende leggere
Il percorso sulle aziende nasce dalla sempre più diffusa esigenza di rigenerazione del sistema produttivo in chiave ambientale, che permetta un’armoniosa convivenza tra la produzione e il rispetto dell’ambiente e dei suoi limiti. Le aziende, quindi, si trovano davanti all’opportunità di poter cogliere una delle sfide cruciali di questi anni: l’integrazione delle richieste del mercato con le esigenze della sostenibilità, per riuscire a produrre in un modo nuovo, che sia più compatibile con l’ambiente naturale e con la società.
Alle aziende si propone di realizzare un percorso di sostenibilità elaborato ed adattato alle caratteristiche proprie, che parte dall’analisi delle fasi produttive, della logistica e della distribuzione e si concretizza nella realizzazione di interventi mirati al miglioramento dell’efficienza, alla riduzione degli impatti sull’ambiente circostante, e alla eliminazione degli sprechi.

La Provincia di Torino è leggera
Le Province si impegnano a divulgare sul proprio territorio le attività di riduzione previste dal progetto e a sperimentarle sulle proprie strutture.
Sono definiti vari livelli di risultato che accreditano progressivamente per l’ottenimento del marchio “PROVINCIA LEGGERA”. Finora è stato fatto un anno di sperimentazione con la provincia di Torino sul percorso comunicazione, con buoni risultati. E’ stato proposto un progetto di diffusione delle buone pratiche di riduzione alla Provincia di Torino; il progetto prevedeva il sostegno comunicativo a tre Comuni che avessero deciso di attivare il percorso NEGOZI LEGGERI sul proprio territorio.
Il contributo sosteneva eventi comunicativi diffusi sui territori dei tre comuni al fine di fare conoscere molto bene l’iniziativa, coinvolgere i consumatori e le associazioni presenti sul territorio e sostenere nella scelta i negozianti. In seguito alla conferenza stampa fatta presso la Sede della Provincia di Torino, 10 nuovi comuni hanno palesato la propria intenzione di aderire al progetto Riducimballi partendo dalla campagna negozi leggeri, 85 negozianti (su territorio nazionale) hanno chiesto informazioni per disimballare il proprio negozio, 287 consumatori hanno chiesto informazioni direttamente a noi o contattando la Provincia e i Comuni per sapere dove fosse possibile acquistare i prodotti sfusi. 6 testate nazionali e 23 locali hanno pubblicato articoli sul progetto RIDUCIMBALLI. Rai Tre ha fatto passare il servizio su RIDUCIMBALLI 3 volte, di cui una il giorno di Natale, 5 reti televisive locali hanno fatto servizi molto dettagliati.

Successivamente il progetto Riducimballi e in particolare il sottopercorso NEGOZI LEGGERI è stato inserito nel piano provinciale di gestione rifiuti come uno degli 8 strumenti che la Provincia intende attivare per raggiungere la percentuale di raccolta rifiuti indicata nel piano.

Comuni leggeri
I Comuni firmando il protocollo di intenti si impegnano a disimballare il proprio territorio. Per raggiungere l’obiettivo, che visivamente si concretizzerà con l’ottenimento del marchio “COMUNE LEGGERO”, hanno diverse possibilità: intervenire sui negozi; intervenire sulle strutture pubbliche; sviluppare attività specifiche su alcune categorie (es: alberghi, ristoranti,ecc..).
Finora il progetto è stato sviluppato nei Comuni di: Venaria, Quincinetto, Collegno, Piossasco, Brandizzo. Comuni che hanno aderito e che stanno inziando i progetti applicativi: Acqui Terme, Casale Monferrato. Nel dettaglio Venaria, Collegno, Quincinetto e Piossasco hanno e stanno sviluppando il percorso Negozi Leggeri, Brandizzo sta iniziando il pregetto SCUOLE LEGGERE. Sul Comune di Collegno è stato inoltre avviato un primo percorso di sperimentazione sul Regolamento Rifiuti comunale e sta partendo il percorso PARROCCHIE LEGGERE e il progetto ACQUA ALLA SPINA. Quincinetto dopo aver consolidato l’iter negozi leggeri ha scelto un nuovo progetto sull’ACQUA ALLA SPINA e sul LATTE SFUSO.

L’Italia che fa acqua

acqua

Riccardo Petrella è noto come il fondatore del movimento globale per l’acqua come diritto universale.

Oggi è presidente dell’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa. “CARTA” (www.carta.org) pubblica un libro che ha curato insieme a Rosario Lembo che contiene anche un intervento di Beppe Grillo.

A partire dalla questione essenziale dell’acqua, il libro traccia le coordinate della difesa dei beni comuni e della loro gestione democratica. E’ un libro fondamentale, di oltre 200 pagine.

Riccardo Petrella e Rosario Lembo
L’Italia che fa acqua
Edizioni Carta Intra Moenia, 2006
225 pagine, 10 euro

Risparmio energetico spiegato ai bambini

carugate

L’articolo 1 (finalità) del regolamento integrativo ai criteri della L.R. 17/2000 e relativo regolamento di attuazione del Comune di Carugate recita: “Ai fini del presente regolamento il cielo stellato è considerato patrimonio naturale del comune da conservare e valorizzare”. Non so se mi spiego!

Del regolamento edilizio del comune di Carugate avevo già parlato qualche tempo fa. Lo riprendo in mano per lanciare un appello a tutti gli enti locali impegnati (almeno a parole) a favore dell’ambiente, attraverso politiche di risparmio energetico ed idrico, incentivazione di nuovi stili di vita.

Con il regolamento edilizio il comune di Carugate (MI) ha ad esempio introdotto la targa energetica per gli edifici residenziali nuovi e ristrutturati. Recita l’articolo 22: “Ai fini di rendere esplicito il fabbisogno termico dell’edificio, consentendo ai potenziali residenti di comprendere in maniera trasparente ed immediata i costi di gestione dell’edificio stesso, la Targa Energetica, indicante la categoria di appartenenza riferita alla certificazione energetica ottenuta, dovrà essere obbligatoriamente esposta esternamente ed in maniera visibile”.

L’articolo 88 (Illuminazione naturale) “l’illuminazione naturale negli spazi chiusi di fruizione dell’utenza per attività principale deve essere tale da assicurare le condizioni ambientali di benessere visivo, riducendo quanto possibile il ricorso a fonti di illuminazione artificiale. Nelle nuove costruzioni è consigliato che le superfici trasparenti dei locali principali (soggiorni, sale da pranzo, cucine abitabili e simili) siano orientate entro un settore 45° dal sud geografico.”

Nell’articolo 89 (Illuminazione artificiale) si dice che “è d’obbligo l’uso di dispositivi che permettono di controllare i consumi di energia dovuti all’illuminazione, quali interruttori locali, interruttori a tempo, controlli azionati da sensori di illuminazione naturale… Negli apparecchi per l’illuminazione è opportuna, ove possibile, la sostituzione delle comuni lampade a incandescenza con lampade a più alto rendimento (fluorescenti), o comunque a risparmio energetico, con alimentazione elettronica… Nelle aree comuni (private, condominiali o pubbliche) i corpi illuminanti dovranno essere previsti di diversa altezza ma sempre con flusso luminoso orientato verso il basso per ridurre al minimo le dispersioni verso la volta celeste e il riflesso sugli edifici.”

L’articolo 91 definisce il comfort termoigrometrico: temperatura dell’aria interna; temperatura superficiale. La temperatura massima consentita è 20° C, con tolleranza di +2°C. “Possono essere concesse deroghe al limite massimo del valore della temperatura (oltre ad edifici quali ospedali o simili) anche qualora l’energia termica per il riscaldamento derivi da sorgente alternativa (ad esempio energia solare).”

L’articolo 104 è dedicato esplicitamente alle “Valorizzazioni delle fonti energetiche rinnovabili. Per limitare le emissioni di CO2… negli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico è fatto d’obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli stessi, per il riscaldamento, il condizionamento, l’illuminazione e la produzione di acqua calda sanitaria, favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia.” Stesse regole valgono per gli edifici di proprietà privata nuovi ed anche per gli edifici esistenti (in caso di richiesta di ristrutturazione).

Tutti sono dunque obbligati ad installare doppi vetri, sistemi di regolazione locali (valvole termostatiche, termostati collegati a sistemi locali o centrali di attuazione, etc.), pannelli fotovoltaici e solari. Gli edifici vanno concepiti e realizzati in modo da consentire una riduzione del consumo di combustibile per riscaldamento invernale. In più ci sono alcuni articoli che stabiliscono il contenimento dei consumi idrici (utilizzo di acque meteoriche, riduttori di flusso, doppia punsaltiera, etc.).

Il regolamento completo lo trovate al sito www.comunivirtuosi.org (nella sezione progetti). Scaricatelo e fatelo conoscere ai vostri amministratori locali (sindaci, assessori all’ambiente, consiglieri comuanali). Fate in modo che anche il vostro comune, sull’esempio di Carugate, adotti e applichi il presente regolamento edilizio!

Lettera aperta a un burkinabé

burkina

di Simone Canova

Caro Burkinabe’,
devi sapere che in Italia, piu’ o meno ogni 5 anni, si alternano squadre di governo che promettono grandi cose per il nostro paese, buone e meno buone. Con qualche contraddizione. Ad esempio, vantiamo un numero straordinario di parchi naturali e oasi protette, pero’ parliamo di affrontare l’attuale crisi energetica col nucleare.
Manifestiamo per la pace, per i giornalisti rapiti, accendiamo candele sui balconi per i bambini scomparsi, poi ci arruoliamo per esportare a colpi di fucile la nostra democrazia.

Per non parlare del grande mare dove affogano imposte, tasse, balzelli e quant’altro e con loro un bel settore dell’economia italiana. Pero’ c’e’ una cosa dell’attuale governo (che presto potrebbe non essere piu’ lo stesso) che mi e’ piaciuta un sacco, ed e’ l’istituzione, per la prima volta e in via sperimentale, della possibilita’ di devolvere il 5 per mille della nostra dichiarazione dei redditi (cioe’ dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) al volontariato e alla cooperazione pacifica, nazionale e internazionale. Quella stessa cooperazione che ti ha portato l’acqua nel villaggio e che sta insegnando ai tuoi figli a leggere e a scrivere.

Quella stessa cooperazione che ti ha permesso, col microcredito, di acquistare gli attrezzi per il tuo lavoro. Nei prossimi mesi i cittadini italiani avranno finalmente la possibilita’ di aiutare economicamente le associazioni e le organizzazioni di volontariato, e lo potranno fare senza dover tirare fuori un euro in piu’ di quello che gia’ pagherebbero di tasse (questo ovviamente vale per chi paga le tasse!).
Ci pensi? Per molti progetti, grandi e piccoli, questa nuova forma di finanziamento potrebbe davvero spalancare nuove prospettive, permettere di concretizzare programmi, lavori, collaborazioni. E per il vessato contribuente bastera’ semplicemente mettere una firma nell’apposito modulo e inserire il codice fiscale dell’associazione che si vuole sostenere. La cosa piu’ difficile, caro Burkinabe’, sara’ ricordare a tutti di farlo, di segnarlo sul calendario, di mettersi un foglietto nel portafogli, di comunicarlo al commercialista.
Qui in Italia ci si dimentica spesso di fare le cose giuste, perché siamo troppo incazzati per quello che non va.

Se passi dalle parti di Diébougou salutami i ragazzi del Centro Ghélawé. Io li conosco, sono brave persone.
Hanno saputo studiare un po’ il tuo paese, ascoltare quello che le persone dei suoi villaggi avevano da raccontare. Hanno saputo raccogliere l’idea, il sogno di un centro di formazione per l’agricoltura e l’allevamento e trasformarlo in un progetto vero, che oggi si puo’ dire ufficialmente partito. Lo spirito, la filosofia di tutto il progetto e’ una frase che sicuramente ti e’ cara perche’ fu pronunciata da Sankara: abbiamo bisogno di un aiuto che elimini il bisogno di aiuti.

Proprio in queste settimane stanno installando un pozzo e preparando i terreni per la semina. Scavano fino a 60 cm di profondità e rivoltano la terra, poi pianteranno del trifoglio. Tutto questo per aumentare l’azoto e far crescere frutti più grossi e resistenti in futuro. Non si parla d’altro in questi giorni e, io lo so, loro sognano che nei prossimi anni non si parli d’altro in tutto il Burkina Faso.
Loro vorrebbero che da tutto il paese, da tutta l’Africa potessero arrivare agricoltori, allevatori, artigiani, che vogliono studiare nuove metodologie per coltivare la terra, senza l’uso di sostanze chimiche, ma semplicemente rispettandone i cicli e gli equilibri. Sanno come allevare animali sani e forti, in grado di aiutare i tuoi fratelli nel lavoro e sfamare la famiglia. Sanno come raccogliere l’acqua delle piogge, sanno come pulirla e renderla potabile.

Con un pò di pazienza sapranno migliorare la qualità della vita dei Burkinabé, ci scommetto, io li conosco.
Simone

PS: Se hai amici italiani, ricordaglielo: il Codice fiscale dell’Associazione Centro Ghélawé è 91120030357. Mettere la nostra firma, indicare questo codice e’ importantissimo: diglielo, per favore.
E dì loro anche che su http://www.centroghelawe.org e su http://www.commercioetico.it sono tornate le giraffe innamorate di Stefano Benni e gli elefanti che stanno sopra di Jacopo Fo.
La vendita delle magliette finora e’ stata un successo ed e’ riuscita a finanziare una parte dei lavori che stiamo eseguendo in questi giorni. Per la realizzazione del pozzo dobbiamo invece ringraziare il circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico (http://www.arcifuori.it). Oltre ad averci regalato l’incasso di uno spettacolo di Mario Pirovano, per finanziarci il pozzo hanno organizzato cene, un progetto di risparmio idrico e la vendita di magliette, le nostre e quelle di altri (giuro!).
Pazzi, come non ne fanno più. Grazie Franco! Grazie ad Aica e a Tetrapak. Grazie ai ragazzi di Caterpillar che ci hanno citato in trasmissione! Grazie a Gaspare e a Judith, grazie a tutti quelli che hanno fatto donazioni o hanno acquistato una, o piu’, t-shirt.Grazie a Pia, Gabriella, Jacopo e Maria Cristina che sopportano il mio mal d’Africa. Io parto il 2 aprile, stavolta devo tornare, ma la prossima non e’ detto.

Beppe a Parma. Grazie

beppe

Ieri sera mi sono sparato due ore e mezzo di Beppe Grillo qui a Parma. Uno spettacolo incredibile, sorprendente, amaro.

Sono uscito dal palazzetto dello sport con un senso di speranza e di rabbia e di voglia di fare. Come ogni volta dopo averlo ascoltato parlare. Il rammarico più grande di tutti è accorgermi di quanta poca lungimiranza e attenzione vi sia da parte della mia parte politica, la sinistra.

Mi fa star male accorgermi che mentre i segretari di partito del centro sinistra inseguono ogni giorno Berlusconi, ribattendo ad ogni sua battuta o argomentazione, con le sue stesse parole, allo stesso modo, in una campagna elettorale assurda, falsa, solamente televisiva, fuori per le strade la gente parla e vive d’altro.

Ecco, è prorio questa tra le cose di cui parla Beppe nel suo “Incantesimi” che colpisce (e ferisce) di più: la mancanza di conoscenza delle cose, e quindi la mancanza di libertà di poter scegliere:
scegliere cosa mangiare
che aria respirare
come vestirsi
dove andare

scegliere per quale dipendente poter votare (cosa che non si può fare con l’ultima trovata dell’abolizione delle preferenze…)!

La sinistra ha smesso di parlare. Questo è il dramma vero. Ad un certo punto dello spettacolo Grillo fa vedere un filmato con Fassino che straparla di lavoro durante un comizio, e viene interrotto da un cittadino-datore di lavoro che gli chiede se stavolta la faranno una legge sul conflitto di interessi. Lui risponde che si farà, ma prima ci sono cose più importanti da mettere in fila (le infrastrutture, la flessibilità, l’energia, il rilancio del PIL…).

Ecco perché ho scelto di candidarmi e sostenere così la candidatura di Franca Rame al Senato in Emilia Romagna (e in altre cinque regioni per L’Italia Dei Valori). Perché in un momento in cui la maggior parte dei politici di professione si comportano da buffoni (nel migliore dei casi…) scegliere dei comici è un’operazione di buonsenso.
E di sopravvivenza…!

Il feudalesimo e le rockstar

feudalesimo

Non so se ve ne siete accorti, ma dal mio punto di vista questa è proprio una campagna elettorale a due facce (cinque o sei in realtà). Da una parte assistiamo ai toni apocalittici della televisione, dove si affrontano a tutte le ore del giorno e della notte i nostri leader-partiti.

Dall’altra, come se vivessimo su un altro pianeta (almeno così è nella mia zona qui a Parma), a parte qualche conferenza stampa più che altro per addetti ai lavori in cui si presentano i candidati di secondo piano delle varie liste, è il silenzio assoluto.

La speranza dei segretari di partito locali (i valvassini) è di riuscire a strappare al manager della rockstar (il feudatario-segretario) una comparsata nella propria città, giusto per dare un briciolo di visibilità al proprio pezzettino di terra conquistato a fatica.

I candidati locali, per conto loro, non muovono un dito, non ne hanno motivo. Se sono in buona posizione in lista sanno già che l’11 aprile saranno deputati o senatori, se fanno le comparse in fondo alla classifica perché affannarsi per portare acqua (voti) al mulino del partito?

In questo modo un sacco di gente (soprattutto i giovani, ma non solo) non viene minimamente sfiorata dalla campagna elettorale, e i signori della politica si guardan bene dall’affrontare temi di interesse quotidiano: la scuola, i consumi, il caro vita, la qualità della vita, i diritti. L’astensionismo sarà altissimo e rappresenterà, per tutte le forze politiche, la prima vera sconfitta con la quale non sapranno fare i conti…

Che fine ha fatto Eolo auto?

eolo

Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la “Eolo” (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina,leggerissima ed ultraresistente. Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell’uso urbano.

Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d’estate per l’impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il com pressore presente all’interno dell’auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.

Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.

Qualcuno l’ha mai vista in Tv?
Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d’attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all’inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insoppor tabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull’autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.

Insomma l’attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.
Il sito scompare, tanto che ancora oggi l’indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita. Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l’idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.

A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni.
Tant’è che anche oggi, se scrivete su Google la parola “Eolo”, nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.

Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un’auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l’inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno. Oggi si parla, forse della prima metà del 2006.

Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti.

La benzina oggi, l’idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos’altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che “l’informazione” ufficiale dica mai nulla, presa com’è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo.

Sogni a rate

salvadanaio mondo

Posto qui un intervento di Antonio Di Pietro, con il quale sono candidato alla Camera dei Deputati per L’Italia Dei Valori nelle liste dell’Emilia Romagna per le elezioni del 9 e 10 aprile. Parla di risparmio, di sogni a rate e false illusioni, di valori traditi e obiettivi nuovi per il prossimo futuro.

Questi cinque anni hanno stravolto valori che facevano parte da sempre della cultura italiana. Uno di questi è il risparmio, una volta era considerato una virtù. Si insegnava a risparmiare ai bambini e spesso si regalava loro un libretto di risparmio con una piccola somma. Allo stesso tempo si avvertiva di non comprare ciò che non ci si poteva permettere. Era ed è puro buon senso.

Oggi in Italia prima si vendono le illusioni, poi si vende il denaro, lo fanno le finanziarie e le banche con la benedizione del Governo nel tentativo di “far ripartire l’economia”.
Il compito della politica non dovrebbe essere quello di indebitare gli italiani per favorire le banche e la crescita del prodotto interno lordo, né tanto meno di creare una cultura favorevole perchè ciò avvenga.
Illudere le famiglie italiane con mutui variabili al 100% per l’acquisto della prima abitazione destinati inevitabilmente a trasformarsi in situazioni di insolvenza, o permettere una pubblicità diffusa ed un clima in cui bisogna indebitarsi per andare in vacanza o per comprarsi l’ultimo ritrovato tecnologico è profondamente sbagliato.

Siamo vissuti nel Paese dei Balocchi, costruito sui nostri debiti e sulla perdita di valori fondamentali. E il cocchiere che ci ha guidato in questo mondo falso e privo di ideali sembra uscito di senno, come si è visto con la sua sceneggiata alla Confindustria.
Dobbiamo ripartire, voltare pagina, tornare a valori che hanno fatto grande l’Italia economicamente, come è avvenuto nel dopoguerra.

La tutela del potere d’acquisto e del risparmio sono due temi su cui il prossimo Governo dovrà impegnarsi, anche per uscire da un brutto film, in cui molti hanno creduto, imbastito da un impresario senza scrupoli.

L’equo città a convegno!

città eque

Sabato primo aprile un convegno organizzato nell’ambito di Terra Futura a Firenze dal Comitato promotore della campagna dedicata alle amministrazioni locali sostenibili porterà l’esperienza degli enti pubblici in questo ambito.

Sono ormai quattro mesi che la campagna Città equosolidali ha avviato un dialogo con le amministrazioni locali per introdurre nelle pubbliche amministrazioni pratiche di commercio equo e solidale: dalla fornitura di prodotti per la ristorazione collettiva e la distribuzione automatica alla sensibilizzazione sui temi dello sviluppo sostenibile rivolti ai dipendenti e alla cittadinanza. Un Campagna partita lo scorso ottobre da Roma, prima città equosolidale d’Italia, per il suo impegno nell’economia solidale con i piccoli produttori del Sud del mondo e che si è già allargata ad altre tre amministrazioni locali diventate nel mese di marzo enti locali equosolidali.

La Campagna presenterà il bilancio di questo primo periodo di attività durante Terra Futura, la Fiera nazionale delle pratiche di sostenibilità che si svolgerà a Firenze, presso la Fortezza Da Basso dal 31 marzo al 2 aprile.

Il convegno “Le città equosolidali per un futuro sostenibile” si svolgerà sabato primo aprile alle 9.30 presso la sala 29, situata presso la Palazzina Lorenese, al primo piano. Interverranno alla tavola rotonda coordinata dal direttore de La nuova ecologia, Marco Fratoddi, i rappresentanti delle organizzazioni promotrici della campagna: Adriano Poletti (presidente di Faitrade TransFair), Carlo Pezzi (Coordinamento Agende 21 locali italiane), Alberto Zoratti (Agices), Giulio Cozzari (Coordinamento Enti locali per la pace e i diritti umani). Saranno inoltre presenti Matteo Renzi per la Provincia di Firenze e Irma Dioli per la Provincia di Milano che hanno patrocinato Città equosolidali. Nel corso del convegno saranno inoltre presentate le pratiche in questo ambito attivate da alcuni enti locali che hanno aderito all’iniziativa. Al convegno è stata inoltre invitata la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo del Ministero Affari Esteri.

Lettera aperta per Franca Rame

blog di franca

Posto qui una lettera pubblicata sul blog di Franca, www.francarame.it, bellissima!

Cara Franca ,
Appena è giunta in America la bella notizia della tua candidatura per il Senato c’è stata un’esplosione di gioia nell’ambiete teatrale di Cambridge (soprattutto giovani attrici!) e quello universitario; dove da anni si studia italiano con passione, usando come testi anche i tuoi monologhi femminili.

A me è venuta in mente una frase importante, (anche se so che ti farà sorridere, te la dico lo stesso) di quelle che ci soccorrono nei momenti di bisogno: anche i peggiori possono parlare, ma non a mio nome. Non è una frase mia, e poco importa. Mi sembra però che meglio di ogni altra riassuma e interpreti le ragioni della tua scelta politica coraggiosa e, soprattutto, per contenere senza retorica le emozioni e i pensieri di quelli che (saranno tanti!) ti affideranno la loro ‘voce’. Chi, come me, ha avuto il privilegio di conoscerti personalmente, o anche solo modo di vederti e ascoltarti in scena (non solo in Italia ma in Europa e nel mondo) sa e intuisce che nessuno meglio di te potrà sedere in Senato a testa alta, con quel senso di libertà e giustizia che è dovuto alla storia del nostro paese. Con quell’amore vero, fatto di cuore e intelligenza, che merita la parte migliore (e anche quella peggiore) di noi e della nostra gente. Non a caso un grande poeta Lombardo, nato a Luino come Dario, ha scritto: ci vuole tutto il bene e tutto il male di un secolo per fare un secolo. Parlo di Vittorio Sereni, naturalmente.

Dunque oggi è un giorno di festa. Un giorno di grande allegria, perché una delle donne più coraggiose e intelligenti del nostro paese, una grande attrice e autrice, o come tu vuoi che sia: semplicemente una donna, con i suoi settantasette anni di esperienza teatrale e lotte civili, ha deciso di scendere in campo. Gli studenti e le studentesse di Harvard purtroppo non potranno votare per te e se ne rammaricano siceramente, ma tutti qui ti vorrebbero senatrice. Ti vorrebbero nel Campus in visita ufficiale, a bere un caffe’ a parlare di ‘Settimo ruba un po’ meno’, ‘Coppia aperta’, ‘Abbiamo tutte la stessa storia’, “Medea’, ‘Lo stupro’; come rappresentate di quell’Italia che non si piega all’ipocrisia e alla menzogna, non si vende alla corruzzione, alla degradazione, all’arroganza, alla manipolazione politica e alla violenza di questi tempi bui, i più bui della nostra storia recente.

Berlusconi è passato da Washington solo pochi giorni fa, e per loro è come se fosse passato un venditore di elettrodomestici, una male da cui guardarsi sorridendo e proteggersi, l’ennesimo servo sciocco (ma non di meno pericoloso: prima, durante e dopo le elezioni) che ha voluto, o dovuto, farsi fotografare alla Casa Bianca, mentre sorridendo stringeva la mano al presidente della più grande potenza economica e nucleare del pianeta. Ti vorrebero qui come amica e insegnante, e non a torto, dato che a suo tempo ti è stata consegnata una ‘laurea honoris causa’ dall’ART Institute at Harvard University e quindi un po’ mericana anche tu lo sei…ma so che di questo, degli onori e delle gratificazioni non vuoi che se ne parli. Sono altre le cose che contano in questo momento. Altre le anise e gli affanni. E anche per questo, grazie.

Un abbraccio affettuosissimo

TA Walter Valeri,
Romance Languages & Literature
Harvard University