Inchiostro ecologico

inchiostro

Dalla newsletter di www.acquistiverdi.it

Un inchiostro ecologico e commestibile, appositamente studiato per la stampa usa e getta, che salva le foreste e non comporta rischi di contaminazione degli alimenti.
E’ stato ricavato dai coloranti usati in pasticceria per le torte, adattato alle stampanti a getto d’inchiostro da ufficio, e costa meno di quello tradizionale. Sembra un sogno, ma è una realtà già in prova sul mercato. Ne esiste infatti un prototipo compatibile con i più diffusi modelli di stampanti. A svilupparlo ricercatori pubblici e privati del Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna e di Lesepidado srl, giovane azienda hi-tech specializzata nella stampa ink-jet per il settore alimentare e su supporti non convenzionali. Il perfezionamento del nuovo inchiostro è affidato ad un laboratorio della Rete dell’alta tecnologia dell’Emilia Romagna, coordinata dal consorzio regionale Aster.

Le principali proprietà dell’inchiostro ecologico, commercializzato con il nome di Ink-no-ink, sono di essere alimentare (quindi atossico), biodegradabile, e facilmente disinchiostrabile, cioè rimuovibile dalla carta. La prima caratteristica consente di evitare casi di contaminazione degli alimenti e delle bevande, come quelli purtroppo recentemente verificatisi in Italia. L’atossicità, la biodegradabilità e la facilità di rimozione della carta fanno sì che il suo impatto ambientale sia del 68% inferiore a quello degli inchiostri tradizionali. L’uso massiccio di carta riciclata, ad esempio, è frenato dalla difficoltà di sbiancare la carta già stampata. Gli inchiostri convenzionali, infatti, pensati per la stampa fotografica vista la sempre maggiore diffusione di fotocamere digitali, sono molto resistenti. La carta riciclata che se ne ricava non è così abbastanza bianca e trova ancora un impiego troppo limitato. Ink-no-ink al contrario è ideale per la stampa usa e getta, quella delle mail o dei documenti che ci stampiamo per leggerceli con calma e che finiscono in breve tempo nel cestino dei rifiuti. Si disinchiostra con grande facilità e consente quindi una riduzione del consumo di legno per la produzione di nuova carta. Risponde insomma ad una tendenza sempre più marcata: mentre gli archivi cartacei sono via via soppiantati da quelli digitali, la facilità e la rapidità di stampa alimentano una costante crescita della stampa usa e getta, il cui ciclo di vita talvolta può essere anche di poche ore. Negli Usa ad esempio si stima che un lavoratore stampi in media circa 12mila fogli l’anno, per un equivalente di 54 kg di carta, con un incremento annuo del 20%. Questo comporta che, a livello mondiale, vengano immesse annualmente nell’ambiente 10.000 tonnellate di inchiostri per tecnologia a getto d’inchiostro (ink-jet).

Ink-no-ink è nato da un progetto di ricerca partito nel 2001 e cofinanziato dal consorzio Spinner (Alma Mater, Aster e Sviluppo Italia), che sostiene la nuova imprenditorialità ad elevato contenuto di conoscenza. L’ulteriore sviluppo dell’inchiostro pulito è affidato al laboratorio regionale a rete Litcar (Laboratorio integrato tecnologie e controllo ambientale rifiuti) della rete dell’Alta tecnologia dell’Emilia Romagna coordinata dal consorzio Aster. Litcar, che ha sede a Rimini, è coordinato dal professor Luciano Morselli del Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna.

“Ink-no-ink potrebbe essere ad esempio abbinato alla carta riciclata dei cartoni per bevande – spiega Leonardo Setti, chimico e responsabile della ricerca sull’inchiostro ecologico -, oppure essere adottato nelle scuole, dove può accadere che i bambini, specie i più piccoli, si mettano in bocca fogli stampati. Per arrivare al nostro inchiostro ecologico siamo partiti dal fondo, dal risultato che volevamo ottenere. Ci siamo detti: abbiamo bisogno di un inchiostro che funzioni bene con le stampanti ink-jet, abbia una buona risoluzione di stampa, sia completamente atossico, facilmente rimuovibile dalla carta e biodegradabile. Abbiamo iniziato a selezionare e a testare diversi coloranti, fino ad essere riusciti a sviluppare Ink-no-ink. Perché costa meno degli inchiostri tradizionali? Perché le materie prime che usiamo noi sono più economiche. Di conseguenza Ink-no-ink, in questa fase di sondaggio del mercato, costa dalle due alle tre volte meno degli altri inchiostri”.

La marcia su Roma del Movimento

jacopo

Posto qui l’articolo di Jacopo Fo tratto dal suo blog. Oltre a dire che condivido al 100% quanto scritto provo ad anticipare qualche ulteriore riflessione.

La questione fondamentale è il cambio di mentalità che il movimento dovrebbe imporsi per immaginare quella che io chiamo la “rivoluzione del buonsenso“. Basta con i discorsi infiniti, le riunioni, le tante-troppe belle parole. W le manifestazioni, i convegni, gli incontri di rete, ma a fianco di tutto ciò diventa fondamentale costruire esperienze concrete, disponibilità a mettersi in gioco direttamente. Marciamo pure su Roma con la bandiera arcobaleno ma poi, a sera, tornando a casa, montiamo lampadine a basso consumo energetico e riduttori di flusso, apriamo il conto in banca etica e facciamo l’assicurazione con la caes, firmiamo il contratto di telefonia con la clicktel e compriamo i prodotti del commercio equo e solidale, non prima di aver messo in piedi con gli amici un bel gruppo di acquisto e aver “insegnato” ai nostri colleghi di lavoro come rendere sostenibile il proprio ufficio

Stesso discorso vale anche per la classe dirigente. Chi mi segue sul blog sa quanta fatica e contro quanti muri e barriere mi scontro ogni volta che incontro sindaci e assessori all’ambiente di tanti comuni italiani. Di fronte a progetti che fanno risparmiare denaro alle casse trasandate degli enti locali e contemporaneamente migliorano la qualità dell’ambiente e la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità, l’atteggiamento standard (mi sa che li fanno con lo stampino…) è un’espressione buffa e stralunata del volto, e la reazione varia tra l’incredulità (negano l’evidenza dei documenti e dei risultati che mi porto sempre dietro come prova inconfutabile!) e il finto interesse (tanto poi non richiamano mai per approfondire la cosa e vedere di replicare il progetto).

Ecco perché trovo assolutamente condivisibili le parole di Jacopo, che di seguito ripropongo. Buona lettura e buona riflessione. E’ aperto il dibattito.

di Jacopo FO

Sei pronto a combattere sulla via gloriosa dei soldi?

Nell’articolo “Le Orde del Caos” ho scritto a proposito della domanda essenziale che gli oppositori alle multinazionali del dolore devono farsi: vendere lampadine ecologiche è prioritario nell’impegno di ogni Attivista Umano? ( Ne riparlerò alla fine di questo articolo)

Oggi mi si pone davanti un problema pratico che evidenzia la centralità della questione. Sostanzialmente uno dei nostri patner commerciali sta cercando di tirarci un pacco clamoroso.
Eccheccazzo me ne frega a me! (dirai te)
Invece te ne frega perché chi ci rimettte come al solito sei tu.
Ettepareva
Ettepareva dirò io.
Adesso ti racconto.
E spero che ti intereesi sennò che ci vieni a fare su stò sito demente dove raconto tutto quel cavolo che mi succede afflitto da grafomania galoppante?
Va beh andiamo al sodo sennò si fa notte…
Ma prima di arrivarci devo spiegare alcuni fatti.
Come sapete da anni siamo arrivati a una scelta difficie: non parliamo solo di ecologia e pace, vendiamo fisicamente tecnologie ecologiche, prodotti solidali, cibi biologici ecc. Una scelta grazie alla quale ho personalmente guadagnato la nomea di Paperon de Paperoni dell’etica.
Solo una persona sprovvista di qualunque senso pratico e dell’economia può pensare che io mi sia arricchito vendendo riduttori e filtri dell’acqua…
Ma a ogni passo ci siamo trovati davanti a bocche che si storcevano e mail che ci accusavano di essere speculatori. E ogni nostro errore è stato visto da alcuni come la prova di un diabolico piano soggiacente…
Quando mi sono presentato a Padova proponendo il lavoro di uno studio di ingegneri subito Libero e IL Giornale hanno favoleggiato di miei guadagni esorbitanti. Il comune di sinistra ingaggia il solito pescecane rosso che spara fatture mostruose per consulenze fantasma. Ma, sa va sans dire, sono della destra isterica… Stupisce quando gli stessi discorsi te li fanno da sinistra. Ora la polemica è sopita. I milioni si euro iniziano a essere risparmiati e l’entità economica della consulenza richiesta è ridicola…
Ma tant’è sì, il mio lavoro di mesi, che aveva detro 5 anni di accaniti tentativi sarà alla fine pagato qualche migliaio di euro. E non dal comune di Padova in quanto agisco come venditore porta a porta per conto di un gruppo di ingegneri.
Ora forse qualcuno si chiederà perché io segua questa strada, di interpretare il ruolo di commesso viaggiatore con una percentuale del 4% sulle. E perché poi venirlo a scrivere qui?
Quello che sto cercando di fare è proprio di aprire con il mio lavoro una strada.
E penso di essere in una posizione privilegiata per farlo e quindi di avere il dovere di tentare. Infatti la maggioranza dei compagni stima la mia famiglia per cinquant’anni di battaglie durissime ed è fermamente convinta che mia madre mi strangolerebbe personalmente se solo provassi a rubare un centesimo al Movimento.
Il motivo di questo mio espormi in mutande è che penso che sia necessario che il Movimento diventi ufficio marketing per le aziende che offrono tecnologie ecologiche.
Aziende che non hanno la forza di dotarsi di un ufficio marketing potente. Debolezza che rende difficile per questi grandi professonisti trovare clienti.
E’ inutile che discutiamo di ecologia se non sosteniamo questi micro imprenditori.
Qualcuno potrà osservare che avremmo potuto comunque sostenere le aziende che oggi rappresentiamo senza chiedero loro una percentuale. Grillo ad esempio propone a tutti di adottare lampadine ecologiche ma non ha una percentuale sulle vendite dalla Osram.
La questione è che Grillo è Grillo e può sostenere la sua azione con altri mezzi (i palasport pieni). Ma la sua esperienza, grandiosa, non è ripetibile. Il nostro obiettivo è invece quello di creare un modello replicabile. Cioè un meccanismo economico che possa rendere conveniente per centinaia di associazioni il diventare ufficio marketing di un gruppo di aziende ecologiche selezionate attentamente.
In ballo c’è la possibilità di costruire un sistema di gruppi culturali e politici che si autofinanzino promulgando la rivoluzione ecologica. Una nuova forma di unione tra professione e politica. Crediamo che ci servano centinaia di migliaia di rivoluzionari ecologici di professione e i mezzi perché queste meravigliose persone possano vivere e guadagnare denaro lavorando per cambiare il mondo. Milioni di grandi professionisti lavorano allo spasimo per l’Impero del dolore. Veramente pensiamo di poterli battere con un esercito di dilettanti?

Certamente mettendosi su questo piano si affronta un rischio altissimo: essere accusati di portare avanti scelte interessate.
Ed ecco che arriviamo al nocciolo della questione. Al motivo più profondo che ci ha spinto a metterci in una situazione tanto scomoda.
La sinistra italiana è prigioniera di una logica cattocomunista che è la prima ragione della sua ignavia.
Essa ha affrontato il problema della correttazza di chi fa politica con il moralismo: occuparsi direttamente delle basse questioni di compere e vendite non è elegante per un politico.
Il che non ha impedito assolutamente decenni di inciucio e show tipo quello di Consorte.
La sinistra insomma non ha mai voluto riconoscere la centralità dell’economia nella battaglia sociale. Non si è mai posta il problema di discutere COSA si produce.
Questo è andato a dire Grillo agli operai della Fiat, mostrando la Clio ecologica che fa 100 km con 3 litri di benzina. Grillo ha detto: ecco questa è l’auto che dovevate imporre alla Fiat. Non lo avete fatto e adesso avete il culo per terra! Se volete salvarvi dovete imporre questa logica di auto. Non lo hanno ancora ascoltato. Per adesso hanno preferito la felpa di Lapo con su scritto Fiat. Geniale!

Attenzione. Quello che noi stiamo proponendo con le nostre ridicole vendite via internet è una questione molto spinosa.
Si tratta di un totale salto di logica: per costruire la società migliore dobbiamo mettere sul mercato prodotti ecologici. Non si può limitarsi a piangere, bisogna costruire dei pezzi del futuro.
Certo è dura. Ma cosa facciamo? Ci mettiamo o no a lavorare per avere la possibilità di comprarla l’auto di Grillo?
Oppure aspettiamo che ce la realizzino le multinazionali del dolore?
(E non la costruiranno certo esattamente come la vogliamo noi)
E’ esattamente il discorso di Grillo (Grillo santo subito!) sui politici applicato alle imprese. Dobbiamo rovesciare il rapporto mentale tra eletti a cariche pubbliche e cittadini. Loro sono i nostri dipendenti.
Dobbiamo ugualmente smetterla di considerarci consumatori e dobbiamo diventare appaltatori. Le multinazionali sono nei fatti aziende che noi incarichiamo di produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Solo che non controlliamo in modo organizzato la qualità del lavoro. Non siamo attivi nel scegliere cosa vogliamo che ci producano.
Vogliamo un’auto e loro ce la costruiscono.
E ci consegnano una merda.
Dobbiamo modificare il nostro atteggiamento, presentarci all’azienda K con una decina di bauli e dire: “Ecco, qui abbiamo centomila contratti per l’acquisto di centomila auto ecologiche che facciano 100 km con un litro di olio fritto. E ne vogliamo centomila all’anno per i prossimi dieci anni. Quando siete in grado di consegnarci le prime diecimila vetture?”
Non c’è contrattazione, la voglio così, color banana pazza e voglio la foto dell’operaio che me l’ha montata che viene massaggiato da una specialista giapponese madrelingua di shiatzu perché ho letto su un giornale che le auto prodotte da operai con i chakra belli aperti hanno meno probabilità di incidenti.
E lui ti risponde una sola cosa: “CERTAMENTE SIGNOR MOVIMENTO APPALTATORI DI PRODOTTI DI SUBLIME QUALITà! LE VA BENE SE LE PRIME DIECIMILA GLIELE CONSEGNO A MAGGIO? HA PREFERENZE PER GLI INTERNI?”
E tu gli sorridi e gli dici: “No per gli interni faccia lei ma affidi il disegno delle fantasie a disegnatrici femmine, possibilmente omosessuali perché ho letto che l’omosessualità riduce i tamponamenti e le esplosioni casuali dell’aerbag. E mi raccomando, vorremmo che le auto avessero un buon odore.”
Cazzo! Fatemela recitare una volta questa scena! Sono disposto a lavorare gratis altri dieci anni ma quando si va a trattare ci voglio essere…Santa patata… E mi piacerebbe che il nome dell’auto fosse Ecologia Operaia. Ma su questo punto non avrei preclusioni per altre scelte.
Ma gente come si fa? Se voglio vendere 100 mila auto ecologiche all’anno devo sbattermi a creare una rete commerciale…
Mica è roba che vendi come lecca lecca… Tutto lavoro volontario?
Certo se si mette in cantiere un’iniziativa del genere si rischia di contaminarsi, di finire come mezza Coop che ha perso la bussola… Ma si ha anche l’unica possibilità vera di procurarsi i mezzi per condurre una campagna politica efficace… Come ho detto mille volte se 50 mila persone consociassero il loro contratto telefonico avremmo i soldi per farci una tv veramente libera. Ma, obiettano i più, se prendi i soldi dalle imprese poi sei condizionato, per questo la politica deve essere rigidamente separata dagli affari.
No, questo ragionamento non sta in piedi. La politica è sempre e comunque condizionata dagli affari. Da secoli le aziende spendono miliardi per comprarsi dirigenti di partito, di associazioni ecologiche, di fondazioni culturali e di organi di informazione ribelli.
La garanzia è che vi sia un reale controllo popolare sulla regolarità degli appalti.
Vietare tutto per poi non vietare niente è una logica del sistema del dolore.

E allora discutiamo di quel che abbiamo fatto in questi 6 anni come commercioetico.it.
Solo entrando nei particolari si può veramente cogliere la portata di questo modo di vedere.
6 anni fa scopriamo che esistono questi miracolosi riduttori del flusso dell’acqua che permettono di tagliare del 50% il consumo dei rubinetti. Costano un po’ cari (11 euro) ma li valgono perché si ripagano in pochi mesi.
Ma ci rendiamo conto che a un simile prezzo non potranno mai decollare. Riusciamo a ottenere un taglio sostanziale del prezzo e grazie a un investimento promozionale di decine di migliaia di euro riusciamo a venderne abbastanza da arrivare a comprarli alla fonte e rivenderli a 3 euro con un abbattimento di più del 70% del prezzo. Oggi li vendiamo a 1,80 euro. E ovviamente il prezzo per grosse forniture è molto più basso.
Oggi in Italia i riduttori di flusso sono ormai un prodotto noto, altre ditte hanno iniziato a venderli e nel complesso sono centinaia di migliaia i pezzi venduti ogni anno. Un fiume d’acqua risparmiato!
Ma sarebbe successo se noi non avessimo aperto il mercato, fatto conoscere il prodotto con decine di interventi su tv, radio, giornali, internet? E chi ci dava i mezzi per sostenere questa enorme iniziativa per 6 anni se non avessimo avuto una percentuale sulle vendite?
Oggi cii sarebbe da realizzare un enorme lavoro di ricerca su nuove tecnologie e loro commercializzazione. Ma non si trovano imprenditori lungimiranti e ricchi che vogliano investire su un prodotto acerbo…
A tutt’oggi il bilancio delle nostre inziative di comunicazione ecologica registra una perdita secca di 500 mila euro circa. Io e un altro pazzo ci siamo trovati a essere convinti che bisognava tentare di dare una smossa alla situazione e ci abbiamo provato. Speravamo in maggiori successi e di pareggiare. Invece abbiamo incontrato una resistenza incredibile alle nuove idee e abbiamo preso un bel bagno.
Sinceramente mi va bene così anche se tutti i mesi le rate del mutuo per la mia parte del debito mi creano un po’ di nervosimo.
Ma almeno vorrei che questa esperienza possa servire per far capire quanto in realtà sia dura, in salita ma assolutamente centrale questa battaglia “bassamente commerciale”.
La realtà del mondo passa da qui: dai soldi.
E continuamente mi rendo conto di quanto sia arduo lo scontro, di quanto sia difficile lavorare con aziende che non capiscono chi sei e cosa vuoi, oppure che ti sabotano perché sei un rosso di merda e ti vogliono solo morto…
E poi mi trovo con questi vetero gesuiti di sinistra che ti dicono che ti sei venduto al sistema… Come se il sistema avesse voglia di comprarsi gente come noi…
Ci vogliono morti. Lo capiscono al volo che la nostra impostazione è in grado di scoperchiare i rapporti tra produttori e consumatori….Sanno benissimo che se avessero davanti una forza di milioni di appaltatori consociati subirebbero un controllo su qualità strutturale e prezzi formidabile. E siccome lo sanno iniziano a picchiarci fin da piccoli. La linea Consorte che ha dominato le Coop in questi anni ci ha precluso un possibile grande alleato in questa battagia commerciale (anche se alcune Coop emiliane e toscane ci hanno sostenuto). Sul fronte del rapporto con le aziende la questione è stata più dura. E qui arriviamo all’altro aspetto centrale: non si può, l’abbiamo verificato, sostenere con successo questa battaglia commerciale senza l’appoggio fattivo del movimento.
E arriviamo anche al discorso iniziale sulla bastardata che rischiamo di subire.
Non fornisco nomi perché lo scontro è nel pieno.
6 ani fa scopriamo il prodotto ecologico X della ditta Y. Lo testiamo a nostre spese, lo certifichiamo, realizziamo una campagna costata decine di mgliaia di euro in cambio di una piccola percentuale. Ora questo prodotto non è più sconosciuto, inizia a vendere, e la prima cosa che fa questa multinazionale è presentarsi con una sua offerta (contro di noi) alla prima grande gara d’appalto che siamo riusciti a ottenere convincendo associazioni, assessori, sindaci ecc. Ovviamente l’azienda Y sa benissimo a quanto ci vende il prodotto X quindi fa un’offerta inferiore di un centesimo alla più bassa che possiamo fare noi… Chi vince l’appalto?
Qualcuno dirà che siamo pazzi, che dovevamo farci firmare un contratto di esclusiva… Sì in teoria. A volte ci riusciamo, magari dopo anni di collaborazione. Ma non è che Jacopo Fo si presenta con la sua valigetta e gli imprenditori fanno a pugni per firmare l’esclusiva.
A questo punto è chiaro che se noi non abbiamo la copertura del movimento, se far rispettare gli accordi e l’etica degli affari non è uno degli interessi prioritari del movimento, siamo spacciati. Non possiamo navigare in questa giungla se il Movimento non ci copre le spalle. Ci triturano!
Mi fermo qui perché non voglio essere prolisso.
Oggi ho discusso per un’ora con l’amministratore delegato Z dell’azienda Y e gli ho detto che non è un capitalista intelligente. Perché per il resto della mia vita racconterò in teatro questa storia con nomi e cognomi. Esiste la legge e lui non l’ha violata ma fottere la possibilità di continuare a lavorare non è un bel modo di ringraziare gente che ha addirittura investito energie e soldi per far conoscere la tua cazzo di tecnologia.
Gli ho detto che sono offeso, che ha tradito il codice d’onore dei fabbricanti di tecnologie ecologiche umani e che lui deve rendersi conto che esiste un’etica del lavoro. Per me la società nuova parte da una battaglia su questo. Ovunque. Lo pretendo anche da una multinazionale del dolore. Devono rispettare i loro principi.
La settimana prossima vi potrò dire cosa mi risponderà il signor Z.
Che forse non ha capito quanto può essere rompicoglioni il Movimento.
A questo punto la mia domanda è: se il signor Z decide che vuol farci uscire dal mercato perché siamo stronzi e comunisti quanti ecologisti si incazzano e gli scrivono una mail di protesta?
C’è qualcuno che va a Basilea a protestare sotto la loro sede?
Il movimento riconosce questo scontro schifosamente commerciale come un attacco mortale alle sue possibilità di sviluppare la lotta usando le merci come arma?
Gli oppositori italiani sono convinti che il nostro primo obiettivo strategico sia dar vita a un movimento di appaltatori del sublime che intervengono a determinare con le loro commesse COSA viene prodotto e venduto.
Questo è il centro di tutto. Attenzione! Non è l’obiettivo più grande: noi vogliamo farla finita con la guerra, la povertà e l’inquinamento. La consociazione dei consumatori è però un obiettivo che se raggiunto ci farebbe fare un salto di qualità epocale nella nostra credibilità e capacità di comunicazione. Non andiamo più dalla gente a fare bei discorsi difficili.
Gli diciamo: prova questa lampadina, prova quest’auto, prova quest’olio. Iniziamo a parlare con i fatti veri. E ogni pannello per l’isolamento termico, da mettere dietro i caloriferi, che installi hai dato la prova a un consumatore che non sei uno stronzo che frega la gente, e hai avuto la soddisfanzione di aver spostato di un miliardesimo di millimetro la lancetta del contatore dello spreco energetico sul pianeta.
Vuoi venire con noi a spostare questa cazzo di lancetta?
Sarà una grande impresa!!!!
Hai mai provato a vendere un barattola di salsa di pomodoro?
Beh, cazzo, è un’esperienza.
Sessualmente è meglio del viagra.

PS
Circa 100 mila persone vedranno il titolo di questo articolo ma realisticamente lo leggeranno fino a qui non più di 400 persone. Se oltre ad averlo letto sei anche d’accordo sappi che sei un caso rarissimo.
Un vero mutante.
Non lo dico per farti venire i sensi di colpa ma o questo articolo lo diffondi tu oppure sarà stato scritto inutilmente. Non parlo per parlare.
Forse tu dirai: ma cosa vuoi che cambi se ne parlo o no…
Sbagli. Ti sottovaluti.
Tu sei il potenziale Elemento Catalizzatore. E sei potentissimo all’interno della tua rete relazionale. Soprattutto al giorno d’oggi vista la capacità di comunicazione che internet ti ha regalato.
Il primo passo verso la trasformazione del consumatore in appaltatore passa proprio dalla scoperta del proprio individuale “ombrello comunicativo” e del proprio enorme potere di far viaggiare certe idee e certe scelte e stopparne altre.
Che fai? Mi stoppi o mi fai viaggiare nella tua meravigliosa area di influenza?
Dai cazzo, ti prego, fai girare questo discorso…
Ma ti rendi conto quanti soldi risparmieresti con l’auto di Grillo? Ma hai visto il prezzo? 8 mila euro! In sessanta rate a zero interesse con la Banca Etica.
E hai visto gli interni? Minchia ti viene voglia di comprarla solo per gli interni. Dai cazzo fammi passare nella tua area di influenza. Se lo dici tu che non è una stronzata a te ti credono…Li conosci… Io sono un esterno e magari mi prendono per pirla… Mettici una parola buona… In fondo ti sto chiedendo solo una raccomandazione, una prefazione. No dico veramente. Te mi capisci. Puoi spiegare cosa vorrei dire.
E’ importante! Dai!
(Le ultime righe le ho scritte in ginocchio.)

PS2 (la vendetta)
Beppe Grillo sponsorizza una grande invenzione di Palazzetti, l’uomo che progettò alla fine degli anni settanta il Totem, rivoluzionario cogeneratore di elettricità e calore che poi la Fiat lasciò vivacchiare in un angolino (e ogni tanto andavano dal povero Totem e lo prendevano a calci).
Ora Palazzetti ha creato una scatola che si monta al posto del tradizionale davanzale della finestra. Grazie a questo aggeggio rivoluzionario l’aria che esce dalla stanza scalda quella che entra. Si riesce quindi ad avere un costante ricambio dell’aria senza dover perdere calore aprendo le finestre. Si ottiene un risparmio notevole sulla bolletta. E maggiore confort.
In un paese governato da Esseri Umani Pensanti lo stato dovrebbe finanziare la produzione di un simle geniale manufatto.
In Italia non si riesce a trovare un imprenditore disposto a mettere in produzione questo gioiellino, neanche adesso che il petrolio costa un botto e i russi ci chiudono il gas.
E poi mi parlano di centrali nucleari. Pazzi ignoranti! Eccole qui dieci centrali nucleari al costo di un forno a microonde.
La domanda è: c’hai mica cinquecentomila euro ?
Cioè, non per sapere i fatti tuoi… Ma sai, a volte capita e chiedere non costa niente.

Una cartolina dalla Val Susa

no tav

di CHIARA SASSO

Grazie. Alle tante facce che ci sono venute addosso. Giacche cappelli che ci hanno attraversati. Occhi giovani sgarrupati. Meno giovani stropicciati. Occhiaie di treni, di notti. Sigarette e parole. E forse ci conosciamo. Nell’andirivieni da un seminario all’altro, capita che sbatti contro una spalla. Ti becchi per un attimo due parole, anche meno.

Da dove arrivi? Modena, Brindisi, Pietraperzia in provincia di Enna, Vado Ligure, Parma, Lecce, Savona. Non importa, adesso sei qui. Ci ribecchiamo dopo. Non ti vedrai più. Troppa confusione, troppe facce che ti sbattono a porta girevole. A loro volta le une sulle altre. Si veicolano sensibilità annusandosi. Diversi, contrari, uguali, gruppi, comitati. Storie. “Senti”. Adesso, da parte. Un momento di calma per parlare che non viene mai. La biro sparita in fondo alla borsa e sono tanti da Ivrea, Palmi, Calolziocorte in provincia di Bergamo, Genova, Rende che sta a Cosenza. E Venezia e Nus in Valle d’Aosta. Rimangono gli occhi, tutti registrati.

Un forum messo in piedi in un amen e vai. Chi ci sta ci sta. Il mondo vecchio è nei distinguo, nelle polemiche, in quello nuovo bisogna esserci e rimboccarsi le maniche. Gruppi di lavoro in grado di fornire professionalità che il Toroc delle Olimpiadi se lo sogna. Lo si poteva capire dalle scatole di scarpe, rigorosamente tagliate a mo’ di salvadanaio o schedario, in bella mostra sul tavolo della segreteria. E poi le palestre, e poi i fogli da compilare, gli ospiti da smistare nelle famiglie con letti liberati. La disorganizzazione è sempre stata una nostra prerogativa. Sì, ma a tutto c’è un limite. A denti stretti qualcuno lo ricorda. Sorriso: vedrai alla fine andrà bene tutto. Un’ansia che ti mangia vivo. E ci si mette anche la nebbia all’aeroporto a far andare di traverso. Per forza, è venerdì 17, cosa ti aspettavi. Qualcuno degli oratori non arriva e tutto il gruppo del No Ponte, costretti a fare lo scalo a Genova, altri a Cuneo. Non arriveranno mai in tempo. E invece miracolo. Ci sono loro e anche la gente, di venerdì lavorativo.

Alex Zanotelli è senza voce, ma trapana lo stesso. “Siete stati una realtà importante. Adesso lo è altrettanto fermarsi, pensare, e confrontarsi”. Tira fuori gli argomenti giusti, quelli che vanno ricordati: i politici nostri dipendenti. Non dimentichiamolo. In una piccola comunità, come la nostra, può ancora accadere che tutti facciano tutto. Autista per gli ospiti, cassiere per la cena, segretario, tuttofare. Se sei nella mischia, se ti contagi, ti ridimensioni da solo. Dare una mano, risolvere là dove ci sono grane che sorgono. Gestire centinaia e poi migliaia di persone non è facile. Convegni spalmati sul territorio, da Oulx dove nevica, ad Avigliana, passando per Susa, Bussoleno. Qualche pecca (eufemismo) c’è stata. Mancava per esempio un numero telefonico in grado di rispondere (oltre gli orari d’ufficio). Aprire di più, dare spazio alle realtà che sono venute da fuori. Tagliare sui nostri tempi che rischiano di essere autocelebrativi. Sardagna (Trento), Reggio Calabria, Corbetta (Milano), Roma, Vinovo, Corio Canavese, Ascoli Piceno, Portomaggiore (Ferrara), Fondi (Latina), Napoli, ci hanno già perdonato.

Faremo meglio la prossima volta, perché ci sarà. Finché ci sono loro che partono senza sapere dove dormire. Tre belle facce giovani. Arrivano da Milano, non appartengono a nessun comitato. Erano già stati da noi l’8 dicembre. “A liberare Venaus“. Nel formulare la frase si fermano un attimo, non sanno come usare i verbi. A liberarci? No Liberare.

Venaus appartiene a tutti. Per questo sono tornati. Senza riuscire a capire bene dove avrebbero dormito. Sono partiti con leggerezza sapendo che la comunità avrebbe risolto. “Qui basta parlare con qualcuno in strada e tutti ti sanno indirizzare”. E’ la rete della disorganizzazione, tutti devono saper fare e risolvere, per questo alla fine va a finire bene. Da mesi continua questa grande dimensione collettiva. A sara dura.

Food valley!

rifiuti

Nei prossimi giorni il consiglio comunale di Parma sarà chiamato a discutere il progetto di costruzione di un inceneritore nella zona nord della Città.
Il WWF è fortemente contrario a tale progetto per una serie di motivi che vorremmo brevemente sottoporre alla vostra attenzione.

Il quadro normativo europeo ed italiano per la gestione dei rifiuti prevede la riduzione alla fonte, il riutilizzo, il riciclo di materia e solo alla fine lo smaltimento. Costruire un inceneritore significa, nei fatti, contravvenire a quest’ordine di priorità avendo, come sappiamo, lavorato assai poco in un’ottica di corretta politica ambientale. Ad esempio, sul tema della raccolta differenziata, che è di competenza locale, Parma sconta un ritardo di molti anni, che la porta ad essere inadempiente rispetto all’ obiettivo del 35% fissato dalla legge. Anche il 56% che il Piano Provinciale Gestione Rifiuti fissa per il 2012 è un dato da considerarsi insufficiente, indicativo di una scarsa attenzione a questo tema cruciale. Esperienze di raccolta “porta a porta” ( l’eliminazione dei cassonetti stradali) concretamente attuate in realtà simili a Parma dimostrano che si può in
pochi mesi arrivare a percentuali di raccolta differenziata del 65 – 70% e oltre.

Il conferimento dei rifiuti all’inceneritore è tutt’altro che la soluzione definitiva del problema. Resta infatti circa un 25% di ceneri residue oltre ai fumi dispersi in aria. Si tratta di sostanze fortemente inquinanti e pericolosissime per la salute, che necessitano di discariche speciali, con notevole aggravio di costi economici e ambientali.

Gli inceneritori, anche quelli di ultimissima generazione, sono tutt’altro che innocui per l’ambiente e la salute. Dai camini, nonostante i sistemi di filtraggio, escono centinaia di sostanze chimiche, per lo più impossibili da rilevare e monitorare. Queste sostanze, accumulandosi nel terreno e nelle acque entrano nella catena alimentare, con rischi facilmente immaginabili per la salute dell’uomo.

Contrariamente a quanto si crede, la raccolta differenziata “spinta” costa assai meno del sistema attualmente in uso a Parma. In molti comuni dove è stata posta in essere, oltre ad essere stata accettata positivamente dalla popolazione, ha permesso di abbassare le tariffe per le famiglie, con un ovvio riscontro di consenso per le Amministrazioni.

In conclusione, riteniamo che la discussione sulla costruzione di un impianto di smaltimento non abbia senso fino a quando non siano stati attivati con decisione quei processi di riduzione e raccolta differenziata
previsti dalla normativa. In Emilia Romagna esiste ad oggi una capacità di smaltimento più che sufficiente (circa 1 milione di tonnellate annue) alla sola condizione che le Amministrazioni rispettino la legge. Non c’è l’
esigenza di costruire un altro inceneritore in una delle aree più inquinate del pianeta come è, lo ricordiamo, la pianura padana.

Avviare un progetto di raccolta domiciliare richiede un anno di tempo, un inceneritore mette un’ipoteca trentennale sulla salute dei parmigiani e sulle produzioni agroalimentari che sono una della basi del nostro sistema economico.

WWF Parma

Guida al vestire critico

guida al vestire critico

Poco meno di 400 pagine suddivise in due parti principali: la prima conduce alla scoperta delle filiere del tessile e delle calzature, sempre più delocalizzate, sempre più frammentate; la seconda parte invece fotografa i nomi e le strutture produttive di centinaia di aziende. E’ la Guida al vestire critico curata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che esce questo mese in libreria per la EMI (www.emi.it).

Una prima parte quindi tutta da leggere, e una seconda da usare, come dice il titolo, per vestire critico. La guida contiene anche una serie di indirizzi e di siti web dove trovare informazioni sui vestiti ecocompatibili, sui progetti più innovativi del commercio equo in campo tessile, sulle campagne di pressione per sostenere le lotte dei lavoratori nei nuovi Paesi dove il lavoro è schiavo.

Dopo la Guida al consumo critico e la Guida al risparmio responsabile Francesco Gesualdi e il CNMS ci offre un manuale operativo e concreto per fare scelte consapevoli e responsabili. Per passare dall’enunciazione di principi alla pratica quotidiana. Un ottimo strumento operativo per dimostrare a noi stessi e alle persone che ci stanno accanto che un mondo diverso è lì dietro l’angolo, a portata di portafoglio e buonsenso.

Gesualdi è una di quelle persone che ti fanno stare bene, uno di quelli che sarebbe bello vedere seduto in una qualche aula istituzionale. Che ne so, una sala di un qualche consiglio comunale o regionale, se non proprio del parlamento. E’ gente così che vorrei che mi rappresentasse e per la quale darei non solo il voto ma un sostegno convinto e partecipe. Gente che predica bene e razzola molto meglio. Che parla di tutela ambientale sperimentando ogni giorno risposte sostenibili e sensate, che col proprio lavoro di informazione e denuncia si mette dalla parte dei diritti dei tanti Sud del mondo, con campagne di pressione, dossier, proposte pratiche e genuine. Sobrie! Come il libro uscito qualche tempo fa per Feltrinelli, appunto “Sobrietà”, che vi consiglio insieme a tutti gli altri suoi lavori. Come le cose che scrive ogni mese su “Altreconomia”, che ha contribuito a fondare.
Buona lettura!

Buy something!

soldi

di MAURIZIO PALLANTE

“Buy something”. Con questo messaggio pubblicitario natalizio una casa automobilistica inglese, nel mese di dicembre del 1991, invitava i consumatori americani a comprare qualcosa. “Naturalmente -precisava – saremmo più contenti se la vostra scelta cadesse su una delle nostre automobili. Ma se non avete nessuna intenzione di comprare una Range Rover, pazienza. Comprate un forno a microonde. O un cane bassotto. O biglietti per il teatro. Basta che compriate qualcosa. Perché, se per tornare a spendere aspettiamo tutti che la recessione sia dichiarata ufficialmente sconfitta, allora non finirà mai”.

In Italia, dove le cose che succedono negli Stati Uniti si ripetono qualche anno dopo, nel mese di dicembre del 1993 i giovani imprenditori dell’Unione industriale di Torino rivolgevano questo appello natalizio ai consumatori: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa. Magari italiano. Può sembrare strano” – premettevano – “abbinare la solidarietà all’invito di ricominciare a consumare in occasione degli acquisti per i regali di Natale. Eppure… – aggiungevano – chiediamo di farsi, o di fare un regalo in più, meglio se Made in Italy; di compiere un investimento nei consumi a favore di se stessi o dei propri cari, con la consapevolezza di contribuire così anche agli altri. Gli altri che non conosciamo, ma che lavorano per produrre e per vendere ciò che abbiamo deciso di acquistare”.

Quando indosso le camicie con cui lavoro nell’orto o spacco la legna, quando indosso i maglioni di lana con cui d’inverno mi metto davanti al computer, penso che la parola consumatore mi calzi a pennello. Mi dà soddisfazione constatare che questi indumenti mi sono serviti per anni nelle relazioni sociali prima di essere lisi, che dopo essere stati consunti dall’uso mi servono in casa per anni prima di diventare stracci, che mi serviranno a pulire la casa e gli attrezzi di lavoro prima che in qualche industria tessile di Prato siano suddivisi per rifarne tessuti. Più lungo è il tempo in cui li uso, minore è il peso della mia impronta ecologica, più leggero sarà stato il passo con cui ho attraversato il mondo negli anni della mia vita.

Ma quando penso all’uso della stessa parola per indicare i soggetti che esprimono la domanda in un sistema economico che, per continuare a crescere, deve sostituire le merci quando ancora possono essere usate per anni e le trasforma in rifiuti in tempi sempre più brevi, allora penso che indichi una mutazione antropologica degradante sia dal punto di vista dell’intelligenza, sia dal punto di vista della morale. Lavorare per produrre sempre più cose e per avere i soldi necessari a comprarle, buttarle via sempre più in fretta per poterne produrre e comprare altre da buttare via ancora più in fretta.

Uscire di casa al mattino tutti alla stessa ora e incolonnarsi per andare a produrle. Impacchettare i bambini ancora assonnati e scaricarli tutto il giorno all’asilo per poter andare a lavorare. Riversarsi il sabato pomeriggio tutti alle stesse ore negli stessi centri commerciali a comprare le cose prodotte lavorando. Formare tutti insieme la domenica alle stesse ore code di decine di chilometri sulle autostrade. Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2 per cento sul trimestre precedente. Stiamo uscendo dal tunnel. No, su base annua è ancora sotto dello 0,5 per cento. Siamo nel baratro della recessione.
Per uscirne dobbiamo produrre e consumare ancora di più!

Democrazia partecipata

fassino

L’altra sera ho assistito (in differita di qualche ora) allo spettacolo “Ballarò“.
Interpreti: Mastella, Fassino, Tremonti, La Malfa (più varie comparse di giornalisti, professori, sondaggisti…). Regia: Giovanni Floris.

Il copione è sempre quello, stesse parole, pause, espressioni. Stessi scontatissimi atteggiamenti, battute e battibecchi. Una replica di altre mille repliche tutte uguali, e prevedibili.

Tra le tente parole vuote si parla di grandi opere e, quindi, di TAV. Si trasmette un servizio che mette insieme i tanti no che nei tanti territori si stanno sommando a ponti, gallerie, rigassificatori, bruciarifiuti…

Fassino intepreta il ruolo dell’uomo di sinistra. Dice che il Governo Berlusconi ha sbagliato a mandare le forze dell’ordine a pestare nonne e preti in Val di Susa. E che loro, una volta eletti, hanno intenzione di parlare con la gente per far capire che l’alta velocità si farà. Che è strategica per lo sviluppo del Paese. Che l’Italia non può restare indietro. E via per un’ora e mezzo con battute di questo tenore, sempre le stesse, stupidamente miopi alla realtà.

Ecco, la differenza (almeno sulle grandi opere) tra la destra e la sinistra è che la destra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e manda i poliziotti per impedire il blocco dei cantieri; la sinistra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e ci considera dei bambini sciocchi da convincere a tutti i costi…

Mica una grande alternativa, a conti fatti!

Di fianco alle piste…

ferrentino

Un Forum di cittadini

Antonio Ferrentino* [da Carta 06/2006]
http://www.carta.org/editoriali/index.htm

Il nostro territorio, con la Comunità montana bassa Valle di Susa, ha fatto alcune scelte lungimiranti: la prima è quella di aver cercato dei consulenti, dei tecnici, che da molti anni, gratuitamente, ci accompagnano mettendo a disposizione il loro sapere. La seconda, ancora più fondamentale, è stata pensare a strumenti che permettessero ai cittadini, alle associazioni, di decidere insieme ai sindaci, quale strategia, quali scelte fare: è nato così, già dieci anni fa, il Comitato istituzionale di valle. Ne fanno parte gli eletti sul territorio, le rappresentanze sociali e sindacali, le associazioni, i comitati che, nati in ogni paese, hanno avuto il grosso merito di avvicinare in modo capillare i cittadini al problema del Tav.

In Valle di Susa vi è stata una forte accelerazione dell’opposizione al Tav dopo la presentazione del primo progetto preliminare, nel 2001. Questo progetto, realizzato da Italfer, la società di progettazione delle ferrovie, ha permesso di capire ancora meglio quanto sia quest’opera invasiva. Nel gennaio del 2004 è stato elaborato un progetto. conosciuto come il documento delle “Sette criticità”, che è stato votato in modo unanime da tutti i consigli comunali.

Si arriva così ad alcuni eventi completamente ignorati dai mezzi di informazione ma che rappresentano momenti unici in questo paese. Per esempio quando nel 2005 trentotto consigli comunali si sono convocati nel cuore di Torino, in Piazza Castello, davanti alla sede della Regione e della Prefettura, e hanno approvato un documento in cui si ribadiva la contrarietà al progetto e si ribadiva quanto fosse importante una nuova politica dei trasporti che ponesse sì al centro l’utilizzo del treno per lo spostamento delle merci e delle persone, ma in una ottica completamente diversa da quello delle grandi opere.

Altro evento importante è stato quando più di cento medici della valle hanno sottoscritto un documento, poi diventato manifesto, in cui invitavano ad una profonda riflessione sulla inopportunità ad aumentare le infrastrutture su questo territorio. La Comunità montana ha commissionato ad una società di Milano uno studio di trasporto sulle Alpi, e anche sulla presentazione dello studio, fatta a Torino, è calato un silenzio totale.

Si arriva poi alla svolta: nell’estate del 2005 lo Stato decide che è ora di aprire i cantieri in valle. Vengono individuati siti in tre comuni: Borgone, Bruzolo, Venaus. E qui avviene un fatto che nessuno di noi era stato in grado di valutare nella sua interezza, e cioè che centinaia di cittadini e molti consigli comunali al completo, presidiano i siti impedendo, con determinazione ma in modo pacifico, alle forze dell’ordine e alle società che si erano aggiudicate gli appalti di cominciare i lavori.

Comincia una pagina storica, per la Val di Susa, perché queste occupazioni pacifiche hanno trasformato i siti dei lavori in simboli. E cittadini che fino a poche settimane prima quasi non si conoscevano, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per l’amicizia. Per tutta l’estate ci si incontrava sui siti per mangiare, per discutere, non solo di Tav ma anche altro. Venaus, fra i tre, ha assunto da subito un significato diverso, perché dovrebbe ospitare un sondaggio per una galleria che, lo sappiamo bene, è già un pezzo dell’opera. A Venaus per ben tre volte, le forze dell’ordine hanno cercato di consegnare il prato alla società che ha vinto l’appalto, la Cmc di Ravenna, e hanno dovuto sempre rinunciare.

Il 31 ottobre – si dovevano fare dei carotaggi in borgata Seghino – si verifica un confronto fisico fra le forze dell’ordine, gli amministratori e centinaia di cittadini. Nella tarda serata si consuma una truffa: alle 18 si era convenuta una tregua, ma con un blitz notturno le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso del terreno, minando la fiducia che pure vogliamo continuare ad avere nelle istituzioni. Prendere possesso di un sito di notte, per un’opera che dovrebbe durare 15 – 20 anni, è veramente miope. Il giorno dopo, il primo novembre, in modo spontaneo i cittadini occupano le strade di comunicazione con la Francia. Una partecipazione enorme, che finalmente porta il problema sui giornali. Queste giornate tuttavia verranno superate. Ma di nuovo di notte, il 29 novembre, le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso di un terreno attiguo a quello segnalato per i sondaggi.

Il giorno successivo migliaia di cittadini impediscono la presa di possesso del cantiere di Venaus. Per cinque o sei giorni alla grande partecipazione da parte dei cittadini si oppone la militarizzazione del territorio. E il 6 dicembre, di notte, avviene un episodio che per la sua gravità passerà alla storia: il governo decide un intervento militare, e lo fa manganellando cittadini inermi, anziani, donne, giovani. Seguono scioperi nelle fabbriche, strade e ferrovie occupate. L’8 dicembre una grande manifestazione, settantamila persone, marcerà su Venaus liberando e riconsegnando alla valle il prato.

Da allora tutto resta immutato. C’era stato un tentativo del governo di riunire le parti a Palazzo Chigi, ma fin qui non c’è stato nessun seguito. I valsusini nel frattempo cominciano ad interrogarsi su come capitalizzare la grande energia che proviene dal territorio, mentre è cominciato il confronto con altre zone d’Italia che vedono nella nostra lotta un segnale di speranza. Territori che non hanno ancora ottenuto la segnalazione dei loro problemi sui media, così com’è successo a noi per tanti anni. Anche per questo si è deciso di organizzare un Forum, che si terrà in valle dal 17 al 19 febbraio. Un gruppo di lavoro formato dal movimento e dagli amministratori ha organizzato molti seminari, chiamando economisti, storici, esperti di trasporti, a provare a dare prospettive diverse su alcuni temi.

Il primo dei quali è che questo paese deve darsi nuove regole su come si partecipa alla cosa pubblica, una democrazia partecipata: problema che qui trova un riscontro forte, perché i consigli comunali della valle hanno ritenuto che una quota del processo decisionale dovesse essere assegnato ai cittadini e ai comitati nelle varie assemblee. Poi si discuterà di un utilizzo delle risorse pubbliche per opere di interesse ai cittadini, e non opere faraoniche come il Mose a Venezia, il Ponte a Messina o la Torino Lione, che sottraggono di fatto risorse ad altri utilizzi, come la ricerca e l’innovazione, che potrebbero dare al nostro paese prospettive serie.

Non condividiamo assolutamente l’idea che il nostro paese diventi una enorme “piattaforma logistica”, solcata e attraversata da infrastrutture per portare velocemente merci da una parte all’altra d’Europa. L’obiettivo di questo Forum è ambizioso: trovare insieme delle prospettive per tutti. L’auspicio è che possano determinarsi, in questi tre giorni, le condizioni per costruire un manifesto programmatico da mettere a disposizione dell’intero paese.n

* Presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa

sPiazza Mercato. Una bozza di progetto

riciclaggio

Ecco un progetto nuovo, molto interessante, scritto qualche mese fa e che probabilmente riusciremo a sviluppare nelle prossime settimane qui a Colorno. Nel frattempo, per chi fosse interessato, può diventare uno spunto per altri amministratori (ma anche associazioni ambientaliste, cooperative sociali, singoli cittadini), per provare a costruire qualcosa di simile anche nel vostro territorio.

sPiazza Mercato
Riuso gli oggetti, Riparo gli oggetti, Reinvento gli oggetti, Risparmio le risorse, Riduco i rifiuti.
Scopo del progetto è il riutilizzo dei prodotti, parti di essi o estensione del loro ciclo di vita, in particolare: dimostrando l’accettabilità del sistema di riutilizzo nel mercato; individuando sistemi innovativi di riutilizzo che rispondono alle esistenti domande del mercato.

La crescita dei consumi dell’attuale modello di sviluppo sta portando al depauperamento delle risorse naturali e ad un’eccessiva produzione di rifiuti ed emissioni nocive, ormai non più sostenibili.
La risposta al problema dei rifiuti attuata fin’ora dalle pubbliche amministrazioni si è concentrata prevalentemente su due dei 4 obiettivi (4R) previsti dal decreto Ronchi: ovvero il Riciclaggio ed il Recupero energetico, entrambi interventi a termine della filiera dei rifiuti. Con questo progetto si intende operando sui “cittadini-consumatori” concentrarsi sul Riutilizzo dei prodotti e la conseguente Riduzione dei rifiuti urbani da avviare a riciclaggio e/o smaltimento.

Il Progetto consiste nella sperimentazione di strumenti per promuovere forme di scambio, riutilizzo, condivisione, riparazione degli oggetti di uso quotidiano, al fine di allungarne il più possibile il ciclo di vita e destinarli al ruolo di rifiuto il più tardi possibile.
Obiettivo è quello di cambiare le abitudini di consumo, aiutando la cittadinanza ad acquisire consapevolezza e ad attribuire il giusto valore agli oggetti considerandone anche i potenziali impatti economici, ambientali e sociali intrinsechi.
Il fine ultimo è il passaggio dall’usa e getta all’economia del consumo consapevole.

Per ogni contesto territoriale può essere istituita, con il supporto delle aziende gestore dei rifiuti, un circuito locale di scambio (sPiazza Mercato) non monetario, per la promozione di buone pratiche, di sostenibilità quotidiana, la riparazione di beni, il riutilizzo di beni non più graditi ai proprietari ma ancora funzionanti, la creazione di competenze e saperi. Il circuito deve avere una sede fisica preferibilmente presso “isole ecologiche” e possibilmente supportato da una buona vetrina virtuale.
sPiazza Mercato sarà quindi un luogo (fisico e virtuale) di incontro tra individui che intendono mettere a disposizione i propri beni ma anche saperi e prestazioni, per ricevere in cambio la soddisfazione dei propri bisogni, che non passa necessariamente da un supermercato.

A sPiazza Mercato si potronno trovare oggetti (altrimenti destinati a rifiuto) portati direttamente dai cittadini e ingombrabti raccolti dalla Azienda di gestione dei Rifiuti. Questi oggetti potranno essere eventualmente riparati da artigiani e/o cooperative sociali locali, reinventati in oggetti di artigianoato e artistici, o utilizzati quali materiali di prova per laboratori di formazione e autoproduzione.
Il cittadino che conferisce i propri oggetti riceve in cambio dei crediti spendibili all’interno di sPiazza Mercato con i quali potrà “acquistare” altri oggetti.
Questi crediti sono attribuiti sia in base al valore dell’oggetto ed alla potenzialità di riutilizzo, sia in base all’impatto ambientale prevenuto sottraendolo allo smaltimento ed evitando un ulteriore produzione.
I crediti spendibili in sPiazza Mercato sono anche conferibili a cittadini che attuano buone prassi di sostenibilità quotidiane (auto a metano, pannelli solari, riduttori di flusso).
Alcuni oggetti non verranno “rivenduti”all’interno di sPiazza Mercato, ma vi rimarranno componendo un kit di beni comuni utilizzabili a noleggio e/o in prestito.

sPiazza Mercato potrà anche essere occasione di occupazione per artigiani riparatori e artisti, saranno inoltre allestiti laboratori per la formazione di copetenze e conoscenze e a supporto dell’autoproduzione ed autoriparazione.
Si possono quindi ipotizzare diverse “aree” per sPiazza Mercato: area accettazione/valutazione, area scambio di beni, area prestiti, area laboratori, area informativa.

Un Comune interessato ad avviare il progetto dovrà intervenire nelle seguenti “aree”: revisione dei regolamenti comunali di raccolta e smaltimento dei rifiuti; identificazione del luogo e allestimento; coinvolgimento delle assocazioni di categoria locali di riparatori e altri stakeholders; creazione del sistema di valutazione e assegnazione dei crediti; sviluppo del mercato; attività di supporto (labroatori, attività informativa, etc.); valutazione dei risultati; standardizzazione del metodo; diffusione dell’esperienza ad altre realtà.

Un progetto VISPO!

vispo

Nasce dal progetto “Cambieresti?”, attivato nel corso del 2004 da Comune e Provincia di Venezia con la partnership delle Aziende di Servizi e la collaborazione di Enti, Istituzioni pubbliche, Aziende private ed Associazioni di volontariato, e cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente nel quadro del Bando 2002 di finanziamenti a sostegno delle Agende 21 Locali; un progetto con finalità analoghe denominato “80 cose giuste da fare” è stato avviato nel corso del 2005 dalla Provincia di Modena, ma altre iniziative nel campo degli “stili di vita” stanno nascendo. Il progetto veneziano consiste in un “gioco di società” volontario che coinvolge oltre 1200 famiglie del Comune, impegnate a modificare almeno un aspetto del proprio stile di vita nello spazio di 8 mesi, nel campo dei comportamenti sostenibili ed etici (risparmio energetico ed idrico, mobilità sostenibile, consumo critico, ecc.), con l’aiuto degli Enti, delle Aziende, delle Associazioni e dei tecnici che collaborano al progetto. Lo scopo è quello di promuovere un percorso partecipativo dal basso verso modelli di vita e di consumo sostenibili, coerentemente con i principi di Agenda 21.
Il progetto VISPO! è stato pensato come riproposizione locale, opportunamente adattata, del progetto veneziano.

La finalità principale del progetto è quella di promuovere comportamenti individuali e collettivi improntati ai principi di Agenda 21 e quindi ai principi della “sostenibilità”, attraverso un processo partecipativo che coinvolga direttamente i cittadini e le famiglie favorendo lo scambio, le relazioni e l’integrazione sociale.

VISPO! prevede una prima fase di raccolta delle adesioni delle famiglie, attraverso la presentazione di un bando da diffondere con lettera, locandine, presentazione pubblica, conferenza stampa e comunicati sui media locali (quotidiani, tv, radio). Il bando conterrà la delineazione del progetto, le finalità, i soggetti proponenti e collaboratori, i tempi; il bando farà riferimento ad una scheda di adesione scaricabile dal web o da ritirare presso gli uffici competenti. Attraverso la scheda di adesione, ogni famiglia/single individuerà almeno un settore del proprio stile di vita nel quale si impegnerà ad assumere un comportamento più sostenibile nel corso del periodo di attuazione del progetto. I settori sono 10: il risparmio energetico (limitazione dei consumi di elettricità, combustibili, materiali.. sia tramite la riduzione diretta del consumo che tramite interventi di sostituzione tecnologica); il risparmio idrico (limitazione del consumo di acqua, recupero, interventi di sostituzione tecnologica); i rifiuti (riduzione dei rifiuti alla fonte, riutilizzo, raccolta differenziata, compostaggio); la parità di genere e l’equità (comportamenti e soluzioni che valorizzano la donna nel contesto familiare e civile, tutela dei componenti più deboli del nucleo familiare: bambini, anziani; equità nei rapporti tra famiglia e mondo esterno, integrazione sociale di stranieri ed immigrati, ecc.); la mobilità sostenibile (limitazione dell’uso dell’auto, incremento dell’uso della bicicletta, del trasporto pubblico, sperimentazione del car-pooling, ecc.); il consumo critico ed etico (prodotti locali, prodotti Ecolabel e certificati, prodotti riciclati, prodotti etici, prodotti equo-solidali, prodotti usati, ecc.); l’alimentazione biologica e responsabile (cibi biologici certificati, cibi prodotti localmente, cibi di stagione, dieta equilibrata e diversificata, diversificazione proteica, riduzione di zuccheri e grassi, ecc.); il turismo responsabile (viaggi e vacanze di conoscenza, etici e consapevoli); la finanza etica (scelta di contesti bancari non speculativi ed orientati eticamente e socialmente); i diritti degli animali (prodotti non testati su animali, vestiti non ricavati da animali, condizioni di vita dignitose per gli animali da compagnia, ecc.).

Ad ogni famiglia/single sarà consegnata una guida sintetica al progetto, contenente suggerimenti e riferimenti di bibliografia, internet e telefonici per ogni settore di comportamento; verrà contemporaneamente incentivata anche la fantasia e l’iniziativa personale, ed ogni innovazione coerente con le finalità del progetto sarà ben accolta e presentata all’insieme dei partecipanti per essere emulata. Nei limiti delle risorse e delle sponsorizzazioni disponibili, verrà anche messa a disposizione attrezzatura utilizzabile nell’ambiente domestico per favorire gli interventi di sostituzione tecnologica (lampadine a basso consumo, riduttori di flusso, ecc.) che costituiranno anche una forma di incentivazione e di gratificazione per gli aderenti. Ogni famiglia/single si impegna a tenere controllati i risultati del proprio nuovo comportamento (lettura dei contatori e delle bollette, registrazione degli acquisti, confronto dei prezzi e delle etichette, annotazioni sugli eventi, ecc.) anche con l’aiuto del gruppo di tecnici di supporto al progetto. In funzione della numerosità e della dislocazione territoriale dei partecipanti, verranno formati dei ‘Gruppi Locali’ (GL) di famiglie (10-20 famiglie), con lo scopo di favorire la conoscenza e le relazioni reciproche, lo scambio di esperienze, opinioni e proposte. Nel contesto degli incontri periodici e nei limiti delle risorse disponibili, potranno essere organizzati incontri specifici di formazione con i tecnici di supporto o con esperti esterni, del tipo ‘Serate di ecologia domestica’ , ‘laboratori di ecologia’ o simili. Con la collaborazione dei partner verrà costituito un ‘Gruppo Tecnico di Supporto’ (GTS) composto da tecnici volontari in grado di svolgere una funzione di consulenza domestica e di risolvere possibili problemi pratici legati ai diversi settori di comportamento; gli esperti del GTS non dovranno ritrovarsi fisicamente in un luogo, ma saranno raggiungibili telefonicamente o via email.

Al termine del periodo di sperimentazione, verrà elaborato un bilancio ambientale, economico e sociale del progetto che sarà reso pubblico nel corso di un evento in cui ogni famiglia/single verrà diplomata e premiata per la sua partecipazione; in particolare il bilancio dovrà evidenziare i risparmi ambientali ed economici conseguiti, nonché i risultati sociali raggiunti in termini di parità, equità ed eticità: lo scopo di VISPO! è dimostrare che vivere sostenibilmente non solo è possibile, senza o con piccoli costi economici aggiuntivi, ma è anche necessario per migliorare la qualità e il ben-essere della propria vita e, in una prospettiva più ampia, anche di quella del pianeta.

http://www.provincia.pc.it/documenti_ops/vispo/vispo.html