D’Alema si dimette? E fassino?

d'alema

di Jacopo Fo

La strategia di D’Alema e Fassino si è schiantata contro la realtà. Per mesi hanno difeso l’indifendibile Consorte e i suoi magheggi. Ora piangono per la propria stoltaggine.
Se fossero stati politici intelligenti lo avrebbero scaricato nel 2002, quando Consorte, come racconta il numero 49/50 dell’Espresso (non di Libero), sapendo che le obbligazioni Unipol sarebbero salite organizza di comprarle in Svizzera, tramite un gruppo di intermediari specializzati in operazioni “sotto copertura”.
La Consob beccò Consorte e lo obblogò a risarcire i proprietari delle obbligazioni.

Attenzione si trattava di un reato gravissimo: uso di informazioni riservate per speculare in borsa. In Italia è considerato solo un illecito perseguito dal codice civile (non penale) e punito con una multa. Nel resto dell’Europa è un reato penale grave. In Usa ti fai sei anni di galera.
Quindi Consorte era gia stato beccato a fare il gioco sporco ma né i vertici delle Coop né D’Alema e Fassino avevano ritenuto opportuno scaricare il grande manager. E nessuno, che mi risulti, a sinistra ha alzato la voce contro Consorte. Solo la direzione della Coop Firenze (onore ha loro) ha avuto la capacità di rompere con Consorte e dissociarsi dalla successiva scalata a Banca del Lavoro.

Ed è a pertire da questa colpa acclarata di Consorte che va letto tutto quello che succede poi. Una volta che è stato scoperto a barare sulle obbligazioni Unipol e è stato assolto dai vertici del Partito, Consorte si è sentito di avere mano libera.
Gia da qualche tempo in realtà giocava con Fiorani, Ricucci e C. a fare un sacco di milioni di euro sfruttando informazioni riservate. Compravano sempre in orario un attimo prima che il titolo salisse in borsa. Giocavano sul sicuro perchè loro stessi manipolavano il mercato. E con questo giochino ci dicono i giudici, Consorte si è messo via almeno 40 milioni di euro. Ma c’è chi sospetta siano in realtà molti di più.
Qualcuno potrà dire:”Ma che ne poteva sapere il povero D’Alema che Consorte giocava sporco?”
Beh, un politico dovrebbe essere accorto e ben informato. Esserlo è il suo mestiere non un optional. Un politico è bravo se sa le cose che è il caso di sapere sennò è un coglione.

Ecco il massimo che potremmo concedere a Massimo D’Alema e Fassino è che siano i politici più coglioni della storia del mondo.
Come mai non gli è capitato di telefonare alla Coop Firenze e chiedere:” Ma perchè non volete fare affari con Consorte?” Onestamente credo che gli avrebbero risposto.
Oppure avrebbero potuto andare a fare quattro chiacchiere nei party alla moda (a volte è dura essere un politico) e sentire che si diceva in giro di Fiorani. Consorte si era alleato sistematicamente con un’orda di boiardi della peggior specie, tutta gente nota nell’ambiente per il pelo sullo stomaco e i metodi sporchi. Anche questo fatto da solo avrebbe dovuto indurre i dirigenti DS a prendere le distanze.
Ora è troppo tardi, Consorte e Gniutti (altro genio della finanza di sinistra ai vertici di Monte dei Paschi e Unipol) sono stati pesantemente incriminati: aggiotaggio, turbativa dei mercati e, notizia di oggi, associazione a delinquere.

A questo punto alla sfiga si aggiunge anche la beffa. L’unico punto sul quale credo all’innocenza di D’Alema è sul mutuo alla Banca Popolare di Lodi per pagarsi la barca. Ci dice Altroconsumo che lo hanno fregato con interessi e spese troppo alte.
Ma il tritacarne dell’informazione non dà scampo: il grande pubblico ha capito male, tutti sono convinti che la barca gliel’abbia comprata Fiorani. Povero D’Alema.

A questo punto resta solo una domanda: la direzione dei DS si dimetterà?
Come possono pensare di restare al loro posto dopo errori così immensi?
Ma D’Alema è sopravvissuto al disastro della bicamerale, alla decisione di non colpire Berlusconi con una legge sul conflitto d’interesse, alla vergogna nella complicità con Berlusconi nella truffa a Europa 7, perpetrata con l’appoggio dell’uomo di Bertinotti nella commissione di controllo televisiva (vedi articolo su questo blog: “Il signor Di Stefano non fa dormire Berlusconi” http://www.jacopofo.com/?q=taxonomy/term/10&from=20).
Potrebbe sopravvivere anche a questo tracollo di credibilità.
Ma in un paese normale si sarebbero dovuti dimettere tutti da mo’.
Sarebbe normale.
E sarebbe normale che il prossimo segretario uscisse dalla Coop Firenze, quelli che ragionano.
Vedremo.

Comuni equi e solidali!

caffé equo

Il commercio equo e solidale è un eccellente mezzo per informare e sensibilizzare i cittadini al problema degli squilibri economici e ambientali, ma anche e soprattutto per permettere loro di agire concretamente.
Le Pubbliche Amministrazioni giocano un ruolo fondamentale nell’azione di sensibilizzazione delle imprese e dei cittadini a favore di modelli di produzione e consumo equi e sostenibili.

Nasce da qui la campagna “Città Equosolidali”, che si rivolge ai cittadini e alle istituzioni (Comuni, Province, Regioni) per orientare le comunità locali verso gli acquisti di prodotti equosolidali. La campagna propone alle collettività di sensibilizzare i dipendenti pubblici e gli abitanti al commercio equo e solidale, attraverso azioni e iniziative concrete.
La campagna raccoglie l’esperienza dei “Green Public Procurement” (www.a21italy.it), gli acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni. La campagna è promossa da Fairtrade TransFair Italia, dal Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace ed i diritti Umani, e dal Coordinamento nazionale Agenda 21.

Come si diventa una città equosolidale
L’adesione dell’Ente locale viene sancita da una mozione di indirizzo, approvata dal Consiglio Comunale, Provinciale o Regionale, con cui l’Amministrazione si impegna a: inserire nei propri consumi i prodotti del commercio equo e solidale (ad esempio, utilizzo di caffè e bevande equo-solidali nei distributori automatici, di zucchero equo, ecc.); introdurre i prodotti equo-solidali nelle mense scolastiche, del personale e in altri luoghi della ristorazione collettiva gestiti dall’ente locale; sensibilizzare il proprio personale e i cittadini sul commercio equo e solidale.
Sono disponibili alcuni esempi di mozioni che il Consiglio può utilizzare per l’adesione alla rete al sito www.cittaequosolidali.it

Se pensiamo a quanti edifici pubblici ci sono oggi in Italia gestiti direttamente dagli enti locali, ci mettiamo dentro uno o più distributori automatici di bevande e merendine, ci rendiamo conto che un caffé non può fare la rivoluzione ma centinaia di migliaia sì: ad oggi, sono ancora pochissime le amministrazioni che hanno fatto questa piccola scelta di buonsenso.

Al sito www.equosolda.it trovate una cooperativa toscana che, appoggiandosi alle botteghe del commercio equo e solidale nei comuni che ne fanno richiesta, mette a disposizione le macchine in comodato gratuito.
Caro assessore all’ambiente, prova a pensarci: quanti distributori di caffé delle multinazionali ospiti, nel tuo comune, tra municipio e biblioteca e corridoio della scuola e palestra comunale? Cosa ti costa prendere in mano il telefono e sostituire quelle macchinette della morte con un distributore automatico dei prodotti del commercio equo e solidale?
Te lo dico io, niente!

Jervolino ancora sindaco?

sindaco di napoli

di Jacopo Fo www.jacopofo.com

Mi sento male!
La Signora Jervolino si ricandita sindaco di Napoli.
Dopo aver dimostrato di non essere capace di immaginare una via di uscita dall’emergenza, dopo che ha cercato di sminuire il dramma della criminalità a Napoli dichiarando che sua figlia è stata rapinata due volte a Genova…
E mo salta fuori che (dicono i giornali) siccome non le vogliono dare la presidenza del Senato allora resta sindaco e Bassolino e D’Alema sono contenti perchè così si evita di dover candidare a Napoli un uomo di Mastella.
Cioè il destino dei napoletani è nelle mani di un mercanteggio di poltrone tra politici di professione! A Napoli il meno peggio deve bastare?
E perchè non possono essere i napoletani a decidere i candidati?
Niente Primarie?
Razza caprona?
L’unica speranza è che qualcuno insorga e si crei una lista civica o che si organizzino le primarie in extremis.
Comunque è sciocccante. Il cambiamento è duro a arrivare.

Su http://www.napolionline.org/index.php/2006/01/02/sondaggio-fai-da-te/ puoi votare contro la Jervolino optando per Marco Rossi-Doria, da anni impegnato nel volontariato (vedi www.marcorossidoria.it) che è il candidato “del Movimento”.
Attualmente in questo sondaggio Rossi-Doria batte la Jervolino 20 a 18, ma si può fare di più.
Votare questo sondaggio è solo un piccolo gesto di disturbo ma, come al solito, partiamo da obiettivi piccoli e raggiungibili. Siamo riusciti a far dire a Prodi che il risparmio energetico è in cima alle priorità dell’Unione…Pochi ci credevano quando abbiamo iniziato.
Adesso l’obiettivo è più tosto visto che i giochi sono stati fatti…Ma c’è qualche speranza. L’alternativa è rompere con l’Unione e andare al voto con una lista civica…Se ne parla molto a Napoli…Ma sarebbe meglio anche per l’Unione non arrivare a rompere con il movimento…Non dopo la figura da peraccottari con Consorte, Fazio e C… Forse questa gente deve rendersi conto che non ne possiamo più dei giochini di potere….

Edilizia sostenibile a Carugate

la casa ecologica

Tratto dal sito www.comunivirtuosi.org

Il Libro Verde “Verso una strategia europea della sicurezza dell’approvvigionamento energetico” mette in luce tre elementi sui quali riflettere.
In futuro la dipendenza energetica dell’UE dalle fonti energetiche esterne è destinata ad aumentare dal 50% al 70% nel 2030 se non verranno presi provvedimenti.
Anche le emissioni di gas serra nell’UE sono attualmente in aumento, il che rende ancora più difficile far fronte al cambiamento climatico ed assolvere gli impegni di Kyoto.
L’UE può influire in modo limitato sulle condizioni dell’offerta mentre può intervenire sul lato domanda, essenzialmente promuovendo risparmi energetici nel settore degli edifici ed in quello dei trasporti.

Il settore civile, residenziale più terziario, assorbono mediamente nell’UE più del 40% delle fonti energetiche. Intervenire sul contenimento dei consumi, riducendo da un lato la domanda attraverso la promozione del risparmio energetico e diffondendo l’uso delle fonti energetiche rinnovabili (in particolare l’energia solare) rappresenta l’unica strategia vincente.

Oggi l’importanza dei temi ambientali costituisce uno dei punti focali del dibattito politico e scientifico. Gli edifici producono una serie di impatti sull’ambiente: occupano suolo; alterano il terreno, eliminando vegetazione e ostacolando il deflusso delle acque meteoriche; mutano i cicli di vita naturale nell’area circostante; consumano risorse, materiali, energia/combustibili per la loro realizzazione, a partire dai loro componenti, e durante tutta la loro esistenza.
Il concetto di qualità energetica degli edifici, per non rimanere un’astrazione, deve essere attuato attraverso strumenti operativi. Nel contesto nazionale quello più efficace è il Regolamento Edilizio Comunale.

E’ in questo contesto che nasce il nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Carugate, lo strumento più avanzato a livello nazionale per indirizzare gli operatori verso un’edilizia sostenibile, ossia una edilizia finalizzata a soddisfare le esigenze attuali senza compromettere la possibilità per le future generazioni di soddisfare, negli stessi modi, le proprie. Il Regolamento Edilizio introduce tre criteri noti da tempo ma scarsamente applicati: il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e l’impiego di tecnologie bioclimatiche.
Il Comune di Carugate è stato il primo e per ora unico in Italia a prevedere l’installazione di pannelli solari termici sugli edifici di nuova costruzione.

Un regolamento per certi versi rivoluzionario, nel quale sono stati inseriti elementi di bioarchitettura, risparmio energetico e utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, che sono così diventati obbligatori (il testo completo del regolamento è scaricabile dal sito del comune: www.comune.carugate.mi.it).

Carugate è una cittadina di meno di 15.000 abitanti: la superficie di collettori solari installati risulta 10 volte superiore alla media pro-capite installata in Italia nello stesso periodo!

Gli obblighi imposti alle nuove costruzioni non hanno scoraggiato il mercato: la quantità di licenze emesse non è variata in modo significativo rispetto agli anni immediatamente precedenti. Ha fatto molto più scalpore, presso gli utenti, un drastico aumento degli oneri di urbanizzazione, piuttosto che gli obblighi del nuovo regolamento edilizio. Le ditte costruttrici si sono adeguate senza particolari problemi alle nuove normative, gli acquirenti probabilmente si sono resi conto che l’aumento di costo delle abitazioni, dovuto all’adeguamento alle nuove normative, non è facilmente distinguibile dall’aumento generalizzato del settore o dai costi delle personalizzazioni degli interni.
In compenso questi nuovi abitanti di Carugate vivranno in case che consumano la metà di quello che consuma una casa media costruita con le tecniche tradizionali.
Nel mese di aprile è entrato in vigore anche l’obbligo della certificazione energetica degli edifici nuovi o in restauro, con quasi un anno di anticipo sulle scadenze previste dalle normative europee. La certificazione energetica degli edifici ricalca lo schema già attivo da tempo nella provincia di Bolzano (progetto Casaklima) e adotta anche gli stessi simboli grafici e gli schemi delle targhe da applicare agli edifici. In questo modo si cerca, dal basso, di creare uno schema unitario che possa essere diffuso in tutta Italia.

Per ora Carugate rimane un caso unico, non solo in Italia, ma anche in Europa. Infatti, all’estero c’è un solo esempio di obbligo dell’inserimento delle energie rinnovabili sulle abitazioni, a Barcellona (Spagna). Il regolamento edilizio di Carugate però è molto più completo e prevede anche norme sugli isolamenti delle strutture, sui sistemi di riscaldamento a bassa temperatura, sull’utilizzo di caldaie a condensazione.

NEL RESTO DELL’ITALIA?
In Italia ci sono alcune decine di comuni che hanno introdotto principi di risparmio energetico nei propri regolamenti, seguendo percorsi più o meno personalizzati.
Possiamo individuare alcuni tipi di approccio al problema:
sulla base di un approccio del tutto volontario, fornire gli strumenti per valutare la qualità degli edifici (certificazione energetica) e obiettivi di eccellenza. È quanto ha fatto la provincia di Bolzano. Si è creato un mercato che premia la qualità, ma non è sicuro che un sistema come questo funzionerebbe anche in ambienti culturali molto diversi.
Dare indicazioni operative generiche (è buona norma realizzare…, sarebbe opportuno inserire..) senza obblighi e senza sanzioni. Un sistema di questo tipo non ha mai funzionato.
Premiare l’adozione degli accorgimenti che migliorano l’efficienza energetica, sotto forma di sconti sugli oneri di urbanizzazione o di aumenti della volumetria. È quanto si è fatto o si sta studiando in Emilia Romagna. È un tipo di provvedimento che potrebbe avere anche effetti controproducenti, come ad esempio una maggiore pressione urbanistica sul territorio.
Obbligare semplicemente l’utente a realizzare abitazioni fatte come si deve, per mezzo di un regolamento chiaro ed esplicito. È la soluzione più semplice, se adottata con serietà non può non funzionare e alla fine accontenta anche i diretti interessati, che si trovano ad abitare in case più confortevoli e più economiche nella gestione.

Pannolini pubblici

pannolini ecologici

Sono tanti i comuni italiani che hanno adottato forme di incentivo verso le famiglie residenti che scelgono di acquistare e utilizzare i pannolini lavabili al posto dei tradizionali usa e getta. Questo perché alla fine conviene a tutti. Diminuiscono i rifiuti prodotti, aumenta il benessere dei bambini, si risparmia sul bilancio familiare e su quello comunale, proteggendo contemporaneamente l’ambiente.

I pannolini usa e getta sono costituiti in gran parte da materie plastiche ed inquinano pesantemente l’ambiente già dalla fase della loro produzione. Al mondo si utilizzano ben 3.5 miliardi di galloni di olio, 82.000 tonnellate di plastica e 1.3 milioni di tonnellate di polpa di legno per produrre 18 miliardi di pannolini di plastica. Questi pannolini necessitano di circa 500 anni per decomporsi.

Per produrli serve il 37% di acqua in più rispetto a quella necessaria per il lavaggio dei pannolini riutilizzabili e secondo una ricerca svolta dall’Università di Vienna nel 1992, l’energia utilizzata è maggiore di oltre il 70%. In più si consumano molte risorse naturali e si impiegano prodotti inquinanti (plastica, idrogel, ecc.…). La produzione elimina nell’acqua solventi, metalli pesanti, polimeri, diossine e furani e vengono abitualmente sbiancati al cloro.

Ogni giorno in Italia si usano almeno sei milioni di pannolini usa e getta, che, in un anno, significa 2 miliardi e 190 milioni di pannolini di plastica. Il “contributo” da parte dei singoli bambini (forse sarebbe più opportuno dire dei loro genitori) è di circa 1 tonnellata al compimento del terzo anno (circa 4500-5000 pannolini).

Oggi sul mercato si possono facilmente reperire i pannolini lavabili per bambini, che sono un’ottima alternativa a quelli “usa e getta”. Considerando di cambiare il bambino circa 6 volte al giorno, e facendo riferimento al costo medio di un pacco di pannolini, si spendono circa 40 euro mensili: il che vuol dire quasi 500 euro l’anno; una spesa alquanto incisiva per il bilancio familiare.

Con i pannolini lavabili, tale cifra è più che sufficiente per acquistare un set completo della migliore qualità per far arrivare il bambino al “vasino”. E poi si possono utilizzare per un altro figlio.
L’unico “neo” è che la spesa va fatta tutta all’inizio.

Il Comune di Rosà in provincia di Vicenza, ha previsto una serie di kit contenenti varie tipologie e quantitativi di pannolini lavabili e un incentivo per tutti i cittadini residenti che ne fanno richiesta che copre fino al 60% delle spese di acquisto. I pannolini lavabili sono visionabili presso gli uffici del Comune, insieme ad un pieghevole che viene distribuito gratuitamente alle mamme con le istruzioni per l’uso.

Un altro piccolissimo e apparentemente insignificante esempio di cosa possa fare un ente locale seriamente interessato ad intervenire per diminuire da subito la produzione pro capite di rifiuti. Basta prevedere sulla spesa corrente del bilancio preventivo poche migliaia di euro (a seconda del numero dei potenziali “utenti”) per gli incentivi, organizzare qualche incontro formativo presso asili nido, anagrafe e sedi di associazioni interessate, produrre un pieghevole informativo (si trovano su internet già pronti per il “riuso”), e decidere se acquistare direttamente uno stock di pannolini (molto spesso non si trovano nei negozi ma solo su internet) o fare come in alcuni comuni che hanno messo in piedi una convenzione con le farmacie del posto che li vendono direttamente ai cittadini già scontati dell’incentivo.

Che aspettate a proporlo all’assessore all’ambiente del vostro comune?

A scuola di risparmio energetico

risparmio energetico

ACCORDO VOLONTARIO SUL RISPARMIO ENERGETICO

Più Energia alle scuole… più Energia alla città” è una campagna del Servizio Energia ed Impianti del Comune di Modena mirata a ridurre il consumo di energia (e le spese) nelle scuole e promuovere negli studenti una più alta coscienza ed impegno nell’uso dell’energia sia nella scuola che nella vita di tutti i giorni attraverso un meccanismo di ripartizione tra la scuola ed il Comune dei risparmi conseguiti al fine di rendere disponibili risorse economiche per insegnati, studenti ed amministratori scolastici.

Il punto critico in molte azioni di risparmio energetico negli edifici deriva spesso dal fatto che i responsabili oppure la gente semplicemente coinvolta non rappresenta la stessa gente che deve pagarne le bollette. A peggiorare le cose nessun risparmio che possa essere raggiunto nella gestione dell’edificio riesce a rientrare come risorsa a disposizione della gente che l’ha ottenuto.
In tali condizioni è inevitabile che non si riesca a conquistare nessuna collaborazione attiva e non possano essere contabilizzati risultati apprezzabili.

Il nocciolo della campagna, formalmente lanciata dal 28 Maggio con la firma del documento programmatorio ma, di fatto, attivata dal Novembre 2000, è un Patto Volontario sottoscritto dal preside (o dal direttore Didattico) della scuola, l’Energy Manager del Comune ed il direttore dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena.

Obiettivo primario è la definizione per ogni scuola dei relativi Standard Energetici (con base minima quinquennale) al fine di disporre di un valore di riferimento da confrontare con l’effettivo consumo dell’anno al netto delle fluttuazioni di temperature stagionali. Questi consumi saranno quindi verificati annualmente e monetizzati attraverso le tariffe di fornitura valutate ad una data fissa: ogni risparmio registrato sarà suddiviso in due parti destinate una alla scuola, per l’acquisto di materiale didattico, ed una al Comune. E’ importante sottolineare che la scuola potrà istituire una specie di vincolo sulle modalità di utilizzo (comunque esclusivamente a fini di conservazione dell’energia) di quest’ultima somma al fine di facilitare gli studenti coinvolti a “agire localmente ma pensare globalmente“.

Alle scuole che aderiscono alla campagna è stato offerto supporto ed incoraggiamento sia dal Comune che dall’Agenzia attraverso informazioni sui risultati di altre scuole (per disporre di standard di riferimento), scambio di idee e percorsi didattici, pubblicizzazione dei risultati informazioni tecniche apparecchiature di misura oltre, ovviamente, a campagne di misura dell’Energia e dati storici sul suo uso.

Anche se fino ad oggi hanno aderito solamente quattro scuole, è importante sottolineare che tutte le scuole coinvolte mostrano un interesse particolare anche al campo ambientale aderendo ai programmi comunali di Agenda 21 e confermando così come, oggigiorno, ogni azione di conservazione dell’Energia non possa che essere concepita, e valorizzata, all’interno di un unico percorso logico mirante ad una maggiore sostenibilità.

Tesoreria disarmata a Monsano

banche armate

Tratto dal sito www.comunivirtuosi.org

Una tesoreria comunale ‘non armata’ a Monsano (AN)
Approvato dal Consiglio Comunale di Monsano lo schema di convenzione per l’affidamento del servizio di tesoreria. Accesso negato alle ‘banche armate’.

Il Consiglio Comunale di Monsano, nella seduta odierna, ha approvato lo schema di convenzione per l’affido del servizio di Tesoreria, in scadenza allla fine dell’anno, della durata di cinque anni, fino al 31 dicembre 2010.

Nello schema di convenzione, l’Amministrazione comunale ha voluto inserire un forte elemento di natura etica, recependo gli obiettivi della ‘campagna di pressione alle banche armate’, promossa dalle riviste ‘Missione Oggi’, ‘Nigrizia’ e ‘Mosaico di Pace’, per favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento/appoggio delle banche al commercio delle armi.

A tal fine, tra le condizioni per l’ammissione alla gara, deve risultare da parte dell’Istituto di credito una dichiarazione formale di “non avere effettuato nel biennio 2004-2005, e di non intrattenere nel periodo di affidamento del servizio di Tesoreria, transazioni bancarie in materia di esportazione-importazione e transito di materiale di armamento, come defnito dall’art.2 della legge 185/90”.

La relazione per il 2004 sulle ‘operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia’, a cura del Ministero dell’Economia e delle Finanze-Dipartimento del Tesoro, ascrive alla cifra di € 1.317.683.247,31 il totale delle operazioni bancarie autorizzate da diverse banche e gruppi bancari esteri e nazionali, tra cui Capitalia, S. Paolo-IMI, BNL e Banca Antonveneta. Un giro di affari stratosferico, che coinvolge diversi paesi dell’Unione Europea, e di cui una parte significativa delle armi prodotte ed esportate dall’Italia è praticamente scomparsa dalla possibilità di controllo degli organi parlamentari, della stampa e dell’opionione pubblica, a causa delle modifiche apportate in diversi articoli della legge 185/90 dalla Legge n° 148 del 17 giugno 2003, relatori gli On. Gustavo Selva e Cesare Previti.

L’iniziativa del Comune di Monsano assume dunque un grande valore, concreto oltre che simbolico, ed è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica e tutte le Amministrazioni comunali che hanno, e continuano ad avere il tema della Pace al centro della loro agenda amministrativa.

Il Comune di Brescia acquista frigoriferi!

classe A

Una delle tante scuse che ti sbatte in faccia la classe dirigente di questo Paese quando gli vai a proporre qualcosa di innovativo e concreto è che un Comune deve occuparsi di strade, servizi e sviluppo. Non la pensa così il Comune di Brescia, che qualche mese fa ha predisposto un bando per l’erogazione di incentivi per l’acquisto di frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di classe A++.

Il Comune di Brescia al fine di promuovere forme di risparmio energetico da realizzarsi nella vita di tutti i giorni ha stanziato un fondo di €250.000,00 (duecentocinquantamila) per incentivare l’acquisto da parte della popolazione residente sul proprio territorio, di frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di ultima generazione, classificati A++, in quanto tali elettrodomestici hanno dimostrato una particolare efficienza energetica con un consumo mediamente inferiore del 40 – 45% rispetto ad analoghi prodotti di classe A.

L’incentivazione viene riconosciuta ai residenti nel Comune di Brescia che acquistino, presso negozi che aderiscono all’iniziativa, frigoriferi, congelatori e frigocongelatori di classe A++. Partecipano all’iniziativa i rivenditori al dettaglio situati nel Comune di Brescia .

L’incentivazione viene riconosciuta in caso di acquisto di frigoriferi, frigocongelatori e congelatori di classe energetica A++ , di cui alla Direttiva Europea n°66/2003.
I commercianti che aderiscono all’iniziativa devono esporre sui prodotti che danno titolo all’incentivo: il prezzo di listino, l’eventuale sconto praticato, il contributo erogato dal Comune di Brescia.

L’entità dell’incentivo erogato dal Comune di Brescia per ciascun elettrodomestico avente i requisiti di cui ai punti precedenti è fissata in € 100,00 (cento) da detrarre dal prezzo concordato.

Porta a porta (senza Vespa) a Montebelluna

rifiuti

Molto spesso i giornali e le televisioni attribuiscono onori e gloria a quei sindaci che, ospitando discariche e inceneritori nel proprio comune, sono riusciti a ridurre i costi dei servizi ai cittadini e a dimezzare l’Ici. Ma questo non è un atteggiamento né nuovo né virtuoso. Da sempre industrie inquinanti e infrastrutture invasive hanno ripagato i comuni e i sindaci, più o meno furbi, a suon d piscine, asili o campi da calcio. L’ambiente è una risorsa che si può vendere anche a caro prezzo, e l’Italia è piena di pessimi esempi a riguardo.

Grazie al cielo esistono però decine di amministrazioni comunali che, da diversi anni e in diversi modi, stanno sperimentando con successo progetti concreti che riducono la produzione pro capite dei rifiuti, abbattendo i costi per lo smaltimento degli stessi ed incentivando il più possibile la raccolta differenziata. Compostaggio, serate di ecologia domestica, siastema porta a porta, acquisti verdi. Tanti sono i comportamenti virtuosi che vanno nella direzione concreta del Riciclo, Recupero e Riuso.

Il Comune di Montebelluna (TV) ha introdotto nel 2003 il sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti, portando al 78,6 la percentuale di raccolta differenziata già nel 2004. Paese di 29.000 abitanti, fa parte del Consorzio TV3 (Treviso 3) che comprende 25 comuni, 200.000 abitanti per un totale di 70.000 utenze domestiche e oltre 10.000 non domestiche.

Prima dell’introduzione della raccolta porta a porta i rifiuti venivano gestiti attraverso il tradizionale sistema di raccolta a cassonetto: 1200 cassonetti e 500 piazzole ecologiche presenti in paese fino a tutto il 2002, con una produzione pro capite di rifiuti di 280,7 kg. all’anno.

Il sistema di raccolta porta a porta è stato “facilitato” attraverso 16 incontri informativi nei quartieri e nelle frazioni del paese; 1 mese di coesistenza dei due sistemi; la distribuzione di opuscoli di sensibilizzazione rivolti a tutte le categorie di soggetti coinvolti, facendo particolare attenzione ai bambini (con percorsi di educazione ambientale specifici nelle scuole del paese) e alle fasce “deboli” della cittadinanza.

I dati ci dicono che la raccolta differenziata è passata dal 49,6% del 2002 al 78,6% del 2004. Una buona raccolta ha stimolato un comportamento virtuoso da parte della cittadinanza, evidenziato da una produzione pro capite di rifiuti da 280,7 kg. nel 2002 a 100 kg. nel 2004 (quasi 5000 tonnellate in meno di rifiuti prodotti in un anno!). Questo meccanismo ha anche permesso un recupero dell’evasione: 200 utenze domestiche (2%) e 510 non domestiche (28%).

Per quanto riguarda i costi, poi, si è passati da 1.012.020 euro di spese per smaltimento rifiuti (luglio 2002 – giugno 2003) a 252.783 euro (luglio 2003 – giugno 2004); con i costi di raccolta che hanno visto un incremento (nello stesso periodo) da 856.286,00 euro a 1.197.797,00. La differenza ha portato ad un beneficio economico per le casse comunali di 472.635,00 euro! In questo modo sono stati premiati i cittadini, attraverso una serie di risparmi in bolletta per le utenze domestiche intorno all’8% e intorno al 5% per quelle non domestiche.

Anche in questo caso vale lo stesso discorso: e se questo sistema venisse replicato anche altrove? Ci sarebbe bisogno di tutte le discariche e gli inceneritori e i termovalorizzatori che i pirana dello sviluppo hanno in programma di costruire?

Il silenzio dei mass media (e dei partiti della sinistra…)

televisioni

Dopo due settimane di campagna elettorale virtuale è arrivato il momento di fare alcune considerazioni.
L’idea di autocandidarsi alle elezioni politiche del prossimo 9 aprile nasce dalla volontà di un gruppo di amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato, gruppi di acquisto, movimenti culturali, reti locali e singoli cittadini, di portare oltre la zona rossa della politica istituzionale le tante esperienze concrete e i progetti messi in pratica nei comuni italiani rispetto alla salvaguardia dell’ambiente, alla partecipazione sociale, all’introduzione di nuovi stili di vita.

Lo sforzo maggiore è stato quello di allestire il blog, riempiendolo dei progetti e dei riferimenti pratici delle cose che sosteniamo da anni: intervenire a favore dell’ambiente attraverso buone prassi quotidiane non solo è possibile e necessario, ma anche conveniente da un punto di vista economico.

Dalla ristrutturazione energetica della pubblica illuminazione fatta nel comune di Tezzano Rosa alla sostituzione delle lampadine dei semafori a Bressanone, passando per gli acquisti verdi di Ferrara e il risparmio idrico di Bagnacavallo, studi universitari, artisti, tecnici e amministratori hanno certificato la bontà degli interventi.

Da qui nasce la nostra proposta: chiedere alle forze dell’Unione che si candidano DOMANI a governare l’Italia, che questi progetti vengano OGGI replicati nelle centinaia di enti locali amministrati da giunte di centro sinistra. Cosa accadrebbe se gli interventi di risparmio energetico in corso di realizzazione nel Comune di Padova venissero ripresi a Roma, Napoli e Torino? E se si sostituissero tutte le lampadine dei semafori? Per quanto dovremmo moltiplicare i 10.000 euro risparmiati a Bressanone sulla spesa corrente del bilancio comunale?

Il nostro approccio è stato in queste settimane maledettamente pratico e concreto: abbiamo aperto un blog, lanciato una candidatura i cui primi firmatari sono personaggi del calibro di Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo, Padre Ottavio Raimondi della Editrice Missionaria Italiana, e ancora reti di comuni come l’associazione dei Comuni Virtuosi, Salvatore Amura della Rete del Nuovo Municipio, oltre a sindaci, consiglieri e assessori comunali e provinciali, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e del volontariato locale.

Sono arrivate e stanno arrivando decine di adesioni da parte di singoli cittadini che ci stanno scrivendo da tutta Italia, entusiasti della proposta e dei progetti che di giorno in giorno presentiamo. Persone stanche di firmare una cambiale in bianco a segreterie di partito che pretendono di decidere in stanze chiuse (per pochi intimi, sempre quelli) programmi e liste di candidati, in una spartizione da primissima Repubblica…

Poi ci siamo mossi sul fronte della visibilità, inviando decine di mail alle redazioni dei più importanti quotidiani e organi di stampa nazionali: “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Manifesto”, “Liberazione”, “L’Unità”, “L’Espresso”, “Diario”, “Micromega”. Abbiamo cercato di contattare le redazioni dei telegiornali RAI (1, 2, 3), oltre ai giornalisti dell trasmissioni che, a nostro giudizio, potevano essere interessate ad approfondire la questione: “Report”, “Che tempo che fa”, “Ballarò”, “Primo Piano”, “Parla con me”. A queste vie abbiamo aggiunto e lavorato molto sulla rete, inviando centinaia di mail alle redazioni dei giornali on line, delle tv satellitari, dei siti internet, delle associazioni ambientaliste e di movimento, ma anche delle riviste cosiddette minori (Arcoiris tv, Altreconomia, Megachip, etc.).

Bene, cioè male, nessun giornale si è fatto vivo. Ora, non pretendo certo che le cose che andiamo dicendo siano particolarmente dirompenti e interessanti, buone per un articolo o un’intervista. Ma la cosa che mi fa rabbia e per la quale non riesco a darmi pace è una domanda la cui risposta è compresa nel prezzo: ma è possibile che non ci sia stato nessuno, dentro le decine di uffici e redazioni e gruppi editoriali che non si sia posto il problema di capire, alzarsi e verificare la notizia anche solo per cestinarla non ritenendola degna di pubblicazione? E’ normale secondo voi che un giornale (una tv) possa fingere che un movimento di persone e reti (seppur piccolo e di “nicchia”) come il nostro non esista?
E ancora, è possibile che nessuno dalle direzioni nazionali dei partiti della sinistra (ai quali abbiamo inviato analoghi comunicati stampa, progetti, appelli e proposte) si sia preoccupato di prendere in mano il telefono anche solo per mandarci a quel paese?

L’unico giornale che ci ha degnati di uno sguardo è stato ed è “CARTA” che, non a caso, si è conquistato sul campo e negli anni quel ruolo di riferimento e “contaminazione” che tanti del movimento altermondialista gli riconoscono. A loro va il nostro sincero grazie per aver pubblicato l’appello di Jacopo Fo, per i suggerimenti affettuosi e il lavoro che fanno.

A tutti gli altri, invece, va il nostro augurio affinché l’anno che sta iniziando li veda più liberi e meno embedded. Più aperti e meno “distratti”. E un avvertimento: continueremo a inviarvi le nostre mail e i nostri progetti, le proposte e le esperienze, la prova provata che la rivoluzione del buon senso che proponiamo è possibile perché è già stata fatta. Solo, non si conosce!