Acqua bene Comune (di Bagnacavallo…)

acqua

Risparmio idrico nel comune di Bagnacavallo
Per la prima volta in Italia, su questa scala, in un Comune di 16 mila abitanti, sono stati installati riduttori di flusso volti al risparmio idrico del consumo domestico di acqua. Essi hanno prodotto un risparmio pari al 10%. Un risultato molto confortante: su scala regionale in Emilia-Romagna equivale a un invaso da 20 milioni di metri cubi di acqua in meno.

Consumare meno acqua è possibile e oltre a far risparmiare sulla bolletta permette di contribuire in modo concreto alla conservazione di una risorsa sempre più minacciata.La prima esperienza concreta di risparmio domestico dell’acqua è stata realizzata a Bagnacavallo in provincia di Ravenna grazie ad un’iniziativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Comune, Provincia Legambiente ed HERA e ha coinvoltole 3.817 famiglie (oltre 8.700 persone) del capoluogo. Ad esse è stato distribuito gratuitamente uno speciale “kit” per il risparmio oltre ad una serie di consigli utili per consumare meno acqua.

Il risparmio così raggiunto (di acqua , ma anche di energia elettrica e gas metano) è stato comparato col consumo storico e messo a confronto con i consumi di un analogo campione di famiglie.
Il progetto di risparmio idrico “Bagnacavallo” è il primo in Italia. La scelta è caduta sulla cittadina in provincia di Ravenna per le sue dimensioni, considerate ideali per questo tipo di dimostrazione, la facilità di monitoraggio della rete e le contenute perdite della rete stessa. L’obiettivo è verificare concretamente quanta acqua è possibile risparmiare (e naturalmente quanta energia elettrica e gas metano) grazie all’uso di semplici dispositivi tecnici e adottando piccole attenzioni quotidiane. Il kit che è stato distribuito è formato infatti da regolatori di flusso che possono agevolmente essere applicati ai normali rubinetti e docce: aumentando la percentuale di ossigeno contenuta nell’acqua, ne diminuiscono il flusso incrementando però la sensazione di comfort e la resa.
Allo stesso tempo è stato predisposto un opuscolo che fornisce a tutti i cittadini semplici e chiare indicazioni per adottare comportamenti “virtuosi”. Come ad esempio riutilizzare l’acqua di cottura della pasta per lavare le stoviglie, o l’acqua usata per lavare frutta e verdura per annaffiare i fiori. O anche come usare al meglio lavastoviglie e lavatrice, sempre a pieno carico e a basse temperature.

Il progetto si è sviluppato dal 11/2003 al 4/2005. I benefici ambientali non sono al momento esattamente quantificabili ma sono importanti e innegabili – su scala regionale come detto in Emilia-Romagna equivale a un invaso da 20 milioni di metri cubi di acqua in meno, vale a dire un invaso, una diga in meno da realizzare. Al di là dei benefici diretti non può essere quantificato il livello di promozione educativa e culturale che un’iniziativa come questa, che ha una portata sperimentale ma significativa, produce sui cittadini riguardo ad un uso consapevole e responsabile delle risorse.

Il risparmio energetico del Comune di Padova

municipio di pace

di JACOPO FO

Grandi progressi del progetto di risparmio energetico del Comune di Padova

Dei 5 punti da attuare 4 sono già stati messi in cantiere. E’ stato chiuso il contratto per la riconversione a metano di tutti i 59 impianti a gasolio e per la solarizzazione di 8 impianti sportivi ( in 12 mesi i lavori saranno finiti).

E’ già stato riconvertito a metano gran parte del parco veicolare del Comune.
E’ stato avviata la trasformazione dei semafori con la sostituzione delle lampadine che durano 2000 ore con lampadine che durano 80-100 mila ore e risparmiano l’88% dell’energia elettrica.
E’ stato messo a bilancio il primo impianto fotovoltaico al parcheggio scambiatore del futuro tram…
Inoltre da questa settimana 70 autobus andranno a Biodiesel e fra sei mesi si avranno i risultati della sperimentazione su banco che su strada. A quel punto, se gli esiti saranno positivi nessuno potrà contrastare lo sviluppo di questo eco carburante. Per inciso la Coldiretti si è dichiarata disponibilissima a mettere a disposizione vaste superfici per la coltivazione della colza. E questo risultato è particolarmente importante perché non era previsto di riuscirci in questa prima fase di intervento.

Ora il Comune di Padova affronterà la partita impegnativa della trasformazione della rete di illuminazione pubblica e poi si potrà dire che, a tempo di record, si è riusciti a dare una svolta importante alla politica ambientale di questa città pesantemente inguaiata sul fronte urbanistico e del PM 10.

Siamo particolarmente entusiasti di questi risultati, dovuti in particolare alla perseveranza e decisione dell’assessore Francesco Bicciato e alla capacità tecnica del gruppo di ingegneri diretto da Maurizio Fauri. E’ la prova che quando la sinistra sceglie di agire concretamente può fare miracoli.
Peccato che lo spirito di innovazione e efficienza di Padova sia sconosciuto in tante altre città dove a nessuno importa di sostituire lampadine preistoriche con altre che fanno risparmiare. Ricordiamo che solo la prima parte del piano di risparmio di Padova comporta un risparmio di 1 milione e mezzo di euro. Quanto si risparmierebbe in città come Roma o Napoli?

Parla di Padova al tuo sindaco
Padova esiste anche se nessun giornale nazionale ha scritto una riga…

Se vuoi conoscere tutta la storia del risparmio energetico a Padova vai su:

http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2413

Il Comune di Ferrara acquista verde

acquisti verdi a ferrara

Ferma restando la normativa imposta alle imprese produttrici di attenersi a determinati processi produttivi e alla produzione di articoli con determinate caratteristiche “a norma di legge”, non esistevano, in Italia, fino all’anno 1997 norme rivolte agli enti pubblici da doversi obbligatoriamente rispettare nelle procedure di acquisto e tese a favorire acquisti ambientalmente sostenibili. Solo una normativa del 1997 (D.Lgs. n° 22/97) di recepimento delle direttive CEE in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi, imballaggi e rifiuti di imballaggio, ha disposto l’obbligo per le Regioni Italiane di emanare norme che imponevano agli uffici pubblici di coprire il loro fabbisogno annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al 40% del fabbisogno stesso.

Pertanto, prima dell’entrata in vigore di specifiche normative italiane che impongono obbligatoriamente l’acquisto di particolari prodotti “verdi” da parte di enti pubblici e pubbliche amministrazioni in Italia, le iniziative tese a favorire acquisti verdi si sono potute sviluppare solo laddove le amministrazioni si sono pronunciate in tale direzione, dimostrando sensibilità e concretezza.

Oggi sono tantissime le esperienze di enti locali che hanno introdotto buone pratiche di acquisti verdi nella pubblica amministrazione, attraverso sperimentazioni sulla gestione “ecologica” degli uffici (arredi, attrezzature tecnologiche, utilizzo carta riciclata, etc.), il risparmio energetico negli immobili (sedi istituzionali, palestre, scuole, impianti sportivi, biblioteche, etc.), le mense scolastiche, gli appalti per la pulizia dei locali e tanto altro ancora.

Gli acquisti verdi a Ferrara
L’amministrazione comunale di Ferrara si è pronunciata in particolare per le seguenti fattispecie merceologiche:

1) introduzione di prodotti biologici nelle mense delle scuole d’infanzia (anno 1994);
2) acquisto e utilizzo di carta riciclata nella maggior percentuale possibile raccomandando ai dipendenti l’impiego fronte retro dei fogli di carta (anno 1999);
3) acquisto di autoveicoli elettrici, ibridi o alimentazione con altro carburante alternativo, in particolare metano (anno 1999).

Alimenti biologici: Il Comune di Ferrara, consapevole che biologico vuol dire rispetto dell’ambiente, della salute dell’uomo e delle persone inserite nei processi produttivi, ha effettuato, già dal 1994, una scelta da potersi definire oltre che ambientalmente sostenibile, anche sociale ed etica, in quanto mira non solo alla soddisfazione specifica di un determinato soggetto (salute alimentare di bambini a 0 a 14 anni) ma al mantenimento di un ambiente di cui potranno fruire anche le generazioni future.
Attualmente nelle mense scolastiche circa l’80-90% del pasto è biologico.

Carta riciclata: il 100% ha subito il processo di sbiancamento senza utilizzo di cloro e di questo 100% il 40-50% è riciclata al 100%.

Mobilità sostenibile: il comune di Ferrara ha sottoscritto un accordo di programma unitamente alle principali città della Regione Emilia-Romagna impegnandosi a sostituire, in pochi anni, tutto il parco automezzi con veicoli eco-compatibili.

Altri progetti di GPP (Green Public Procurement), attivati riguardano i seguenti settori merceologici: velocipedi a pedalata assistita, prodotti di igiene e pulizia, fotocopiatrici a noleggio, pneumatici ricostruiti, buste riciclate, arredi usati, cancelleria, cartucce per stampanti laser rigenerate.

Nell’ambito della formazione e comunicazione il Comune di Ferrara, con il contributo del Ministero dell’Ambiente, ha prodotto un Manuale per gli acquisti “verdi”.
Il manuale è frutto di una raccolta e combinazione di esperienze e competenze locali che oltre a voler essere di aiuto ai tecnici degli acquisti, ha rappresentato il primo documento del genere a livello nazionale (scritto nel 2002) e quindi la base per un approfondimento sulle migliori e più efficaci modalità di responsabilizzare verso ambiente, etica e sostenibilità i vari enti pubblici nel momento in cui si rivolgono al mercato.

Risultati
Mense scolastiche 90% di piatti biologici
Trasporto scolastico Bus scolastici alimentati con biodiesel
Generi Alimentari 90% di derrate biologiche
Arredi ed attrezzature per uffici e scuole Arredi riciclati/usati
Fotocopiatrici a noleggio Etichette ecologiche Energy Star e Blue Angel
Veicoli Parzialmente alimentati a metano
Carta per copiatrici e stampanti 100% ecologica, 40% riciclata
Servizio di pulizia per uffici e scuole Punteggio per un’elevata qualità dei prodotti di pulizia
Cancelleria 25% di prodotti riciclati
Cartucce per stampanti 10% cartucce laser rigenerate

Distribuzione automatica alimenti e bevande:
erogazione di caffè solo proveniente dal commercio Equo e solidale
gli alimenti (snaks) sono anche biologici e provenienti dal commercio equo-solidale

Servizio di sanificazione locali:
utilizzo prodotti di igiene ecolabel o equivalenti
la ditta aggiudicataria del servizio è in possesso della certificazione di responsabilità sociale SA8000.

Progetto pilota gestione mobilità aziendale – acquistate n. 21 auto ibride (benzina/ elettriche)
acquistate circa 200 biciclette per spostamento casa lavoro dipendenti

Conclusioni
Il programma degli acquisti verdi si è dimostrato efficace per l’impatto avuto non solo internamente all’amministrazione (acquirenti/consumatori) ma anche esternamente (utenti scuole per pasti e trasporto scolastico) e sul mercato (sensibilizzazione delle ditte fornitrici all’aspetto ambientale delle forniture).

Si ritiene che una politica di GPP abbia una influenza positiva in merito alla salvaguardia delle risorse e alla riduzione dei consumi. Il GPP agisce direttamente sui prodotti e in particolare sul risparmio delle risorse (idriche, energetiche, di materia) e sulla minor produzione di rifiuti.

Per informazioni dettagliate sul Manuale degli Acquisti Verdi del Comune di Ferrara:
www.comune.fe.it/agenda21locale/stumenti/acquisti.html

Semaforo verde!

semaforo a led

Il progetto realizzato a Bressanone consiste nella sostituzione di tutte le lampade ad incandescenza installate nelle lanterne semaforiche di tutto il Comune di Bressanone, con speciali lampade semaforiche a led.

L’intervento effettuato, oltre che per le novità di tipo illuminotecnico, si distingue anche per l’impostazione contrattuale: tra Polo Tecnologico e ASM Bressanone è stato stipulato un Energy Performance Contract, che prevede che ogni ricavo del Polo Tecnologico, sia ottenuto dal rendimento o, per meglio dire, grazie al risultato energetico ottenuto.
Il compenso concordato è, infatti, strettamente vincolato all’ammontare della quantità di energia risparmiata dagli impianti semaforici, dunque alla qualità dei risultati conseguiti grazie alla modifica degli impianti.

Pillole dei vantaggi
Essendo costituite da più sorgenti luminose, tecnologia ad Elementi Illuminanti Indipendenti (EII), anziché da un solo filamento, i LED continuano a funzionare regolarmente anche con un elemento danneggiato. Ciò consente di ridurre gli interventi di manutenzione e la riparazione della lampada in caso di guasto.

La luce prodotta con la tecnologia del LED è monocromatica, in qualsiasi colore la si desideri: questo consente di avere una luce più intensa, armoniosa e brillante di quella delle lampade a filamento incandescente. Il singolo led ha una durata media di 100.000 ore e di conseguenza le lampade utilizzate hanno una vita media di 10 anni e sono garantite dalla società produttrice per 6 anni: per questi motivi i costi di manutenzione sono notevolmente ridotti.

Il disco nero sul quale sono posizionati i singoli led copre completamente la parabola riflettente della lanterna semaforica, eliminando il pericoloso “effetto phantom”.

In caso di guasto è possibile intervenire riparando la lampada anziché buttarla via.

Le lampade utilizzate sono perfettamente intercambiabili con le tradizionali lampade ad incandescenza.

La possibilità di funzionamento anche a bassissima tensione consente di avere impianti a batteria alimentati da pannelli solari del tutto ecologici e a costo zero.

L’impossibilità di fulminarsi, mantenendo sempre “vivo” il segnale luminoso, aumenta la sicurezza della circolazione ed evita interventi d’emergenza.

Consumi e risparmio
Per determinare gli effettivi consumi delle lampade utilizzate è stato condotto un esperimento in collaborazione con l’Università di Trento su un incrocio semaforico della medesima città.
L’esperimento ha stabilito che le lampade semaforiche a led assorbono l’82% in meno rispetto alle tradizionali lampade ad incandescenza

Situazione pre-intervento
N. lampade diametro 200 mm: 256 (potenza lampade 70 W); N. lampade diametro 300 mm: 70 (potenza lampade 100 W).
Intervallo di sostituzione delle lampade: 6 mesi.
Costo annuo per personale addetto alla manutenzione: € 6.030,00
Costo annuo per acquisto lampade incandescenza: €1.600,00
Consumo annuo di corrente elettrica: 71.437 kWh/anno.
Totale potenza impegnata: 9,0 kW.
Spesa stimata annua per energia elettrica: 7.070,00 €/anno.
Spesa stimata annua per l’impegno di potenza: 470,00 €/anno.
Spesa annua per manutenzione impianti semaforici: 7.630 €/anno.

Situazione post-intervento
Costo annuo manutenzione impianto delle lampade a LED: 1 intervento all’anno per pulizia esterna della lanterna (la lampada non richiede alcuna manutenzione) : € 3.000,00.
Potenza assorbita media di una lampada a LED: n. 256 lampade diametro 200 mm: 10 W per lampada; n. 70 lampade diametro 300 mm: 15,6 W (in media) per lampada.
Consumo annuo di corrente elettrica: 10.443 kWh/anno.
Totale potenza impegnata: 3,64 kW.
Spesa per l’acquisto di lampade a LED: € 40.260,00
Spesa stimata annua per energia elettrica: 1.035,00 €/anno.
Spesa stimata annua per l’impegno di potenza: 190,00 €/anno.
Spesa stimata annua per la manutenzione degli impianti semaforici (1 intervento all’anno per la pulizia delle lanterne e, solamente per il primo anno, per l’installazione delle lampade a LED): 3.000,00 €/anno.

Valutazione economica generale
Costo iniziale dell’intervento: € 40.260,00
Costo energia elettrica: 0,09903 €/kWh
Costo impegno di potenza annuo: 52,128 €/(kW*anno)
Risparmio annuo di energia elettrica: 61.000 kWh/anno
Risparmio economico annuo per en. elettrica: 6.040,00 €/anno
Risparmio annuo per minor impegno di potenza: 280,00 €/anno
Risparmio annuo per minor manutenzione : 4.630,00 €/anno
Risparmio economico annuo totale: 10.950,00 €/anno
Simple payback period: 3,68 anni
Nota: (Simple payback period (anni) = Costo investimento iniziale/ Risparmio annuo ottenuto)

Dunque, il progetto del comune di Bressanone dimostra come sia possibile, e maledettamente semplice, intervenire concretamente per migliorare l’ambiente, risparmiare denaro, e sperimentare politiche di buon senso e innovative.

Pensiamo a cosa accadrebbe se tutti i comuni già oggi amministrati da giunte di centro sinistra si decidessero finalmente a cambiare politica, non limitandosi più ad enunciazioni di principio e dichiarazioni demagogiche sullo sviluppo sostenibile e le agende 21…

Pensiamo a quanta energia risparmieremmo se, da buoni amministratori seriamente impegnati nella tutela del territorio e nel futuro dei nostri figli, seguissimo l’esempio di un comune come quello di Bressanone. Che non è amministrato da alieni, o strani animali a otto zampe… Ma da persone per bene (non so nemmeno di che colore sia la giunta, lo giuro!) che hanno realizzato, senza tante storie o parole, una piccola rivoluzione culturale: la rivoluzione del buon senso.

Interesserà a qualche segretario di partito una cosa tanto semplice da essere vera?!

Se vedete Prodi raccontare a Bruno Vespa che si può risparmiare energia sostituendo le lampadine dei semafori invece di costruire nuove centrali no, non vuol dire che state sognando o che improvvisamente il leader del centro sinistra è diventato pazzo, forse significa che c’è ancora un briciolo di speranza!

Cronache da Usitalia

Stefano Benni
Tratto dal libro di STEFANO BENNI: “Spiriti” (Feltrinelli, 2000)

Il paese esprime sempre una volontà di cambiamento, e questa è la miglior garanzia dell’immutabilità politica. Basta non cambiare mai, di modo che il popolo possa continuare a esprimere la sua volontà di cambiamento. Perciò in Usitalia si era deciso che tutti dovessero assomigliarsi, virtuosi e gangster, modernisti e passatisti, moderati e moderisti.

Decine di facce promettevano, incominciavano, interrompevano, ribadivano le solite cose, dentro e fuori gli schermi, e in quel rutilante scorrere di nulla ogni cittadino trovava le sue ragioni e subito le dimenticava, e gli restava dentro solo l’eco di un disagio rabbioso. Così il Reame del Gangster Catodico e dei suoi maggiordomi neri e rosa, sembrava volere le stesse cose del Misterioso Grande Centro o del Monastero dei Beati Progressisti, identiche erano le orazioni, i rosari e le parolacce, identica la miseria di idee e la sudditanza ai forti.

Chi aveva idee, in quel paese, se le portava addosso da solo, come una gerla, e le scambiava coi passanti. Per il resto, lotte da città a città e da ducato a ducato, tenzoni proporzionali e maggioritarie, fulmineo scorrere di risse e insulti poi trasformabili in alleanze e bicamerali con bagno, promesse d’odio eterno ed eterni compromessi, e poi referendi e tradimenti e rimpasti e ribollite e ribaltoni e insulti alla storia, alle vittime, ai deboli.

Si demandava ai magistrati di giudicare quello che spetta a ogni coscienza civile: se ai potenti sia concesso qualsiasi reato e delitto. Sì, era la risposta, e ogni dignitoso sogno aveva abbandonato le anime di quel popolo, lasciandoli lieti di affidare la loro libertà a gangster e mafiosi, e sentirla minacciata dal mendicante all’angolo.

La loro indignazione aveva respiro meno che settimanale, e durava più per un rigore non concesso che per un delitto non svelato. Sì, senza coscienza civile, senza storia, senza giustizia, la vita in quel paese aveva il lento scorrere di un funerale.

L’Energy Service Company

Lampioni ecologici

Tratto dal libro di Maurizio Pallante: “Un futuro senza luce?”, Editori Riuniti, Roma, marzo 2004

«L’Italia è un paese ricco di risorse energetiche». «Privo, vorrai dire». «No, intendevo proprio dire ricco». «Ah, sì? Eppure non se n’è accorto nessuno, anche se di ricerche e trivellazioni mi pare che ne abbiano fatte». «Non se ne sono accorti perché sono andati a cercarle dove pensano che possano essere nascoste, mentre le hanno sotto il naso. Un po’ come in quella storia di Edgard Allan Poe di una lettera che non si trovava proprio perché era stata lasciata in bella vista sul tavolo dell’ingresso. Tu stesso ne hai un giacimento e non lo sai». «Urca! Non pensavo di essere un petroliere. E tu come fai a saperlo?». «Basta entrare a casa tua per capire che sprechi almeno la metà dell’energia che consumi per scaldarti d’inverno, rinfrescarti d’estate, far da mangiare, lavare i panni, conservare il cibo in fresco, illuminare le stanze. Il tuo giacimento nascosto di energia è lì in bella vista. Basta soltanto che tu apra gli occhi e ti decida a utilizzarlo. Ma c’è chi ha giacimenti di energia molto più grandi del tuo perché ne spreca molta di più, in valori assoluti e in percentuale. Pensa ai centri commerciali, agli ospedali, alle fabbriche…».
«Sono molto curioso di sapere quanto è grande il mio giacimento nascosto di energia e come posso utilizzarlo. Scusa se posso sembrare venale, ma con gli aumenti dei prezzi di questi tempi…». «Non le conoscono in molti perché sono poche, ma esistono compagnie per lo sfruttamento dei giacimenti nascosti di energia». «Ah, sì? E come operano?».

«Innanzitutto, come tutte le compagnie petrolifere, valutano accuratamente dimensioni e localizzazione del giacimento in modo da ricavare alcuni dati: con quali tecnologie si può estrarre e utilizzare l’energia che contiene, le spese d’investimento necessarie per avviare lo sfruttamento, quanto si può guadagnare annualmente dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d’investimento e a fornire gli utili d’impresa. Se il gioco vale la candela propongono al proprietario del giacimento di stipulare un contratto così formulato. La società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Per un numero di anni prefissato contrattualmente s’impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima dell’intervento di ristrutturazione e il proprietario s’impegna a pagarli allo stesso prezzo che li pagava. La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito e il suo lavoro. Maggiore è l’efficienza che riesce a ottenere, maggiore è la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione. Di conseguenza maggiori sono i suoi guadagni e minore la durata del tempo di rientro dell’investimento. Il proprietario del giacimento non deve pagare niente di più delle sue usuali bollette e al termine del contratto il risparmio economico conseguente al risparmio energetico è suo.

Interessante, no? Il rischio è totalmente a carico della compagnia per lo sfruttamento dei giacimenti energetici nascosti, che però in questo modo allarga il suo giro d’affari creandosi nuovi clienti che altrimenti non avrebbe. Una società che agisca in questo modo viene definita Energy Service Company, da cui l’acronimo ESCO, perché sostituisce la tradizionale fornitura di prodotti energetici con la fornitura di un servizio energetico completo. Ma l’acronimo ESCO può essere espanso anche in Energy Saving Company, perché la sua modalità operativa si basa, tecnicamente ed economicamente, sul risparmio energetico».
«In quali modi e con quali tecnologie si possono sfruttare i giacimenti nascosti di energia?». «In primo luogo occorre ridurre gli sprechi nei consumi finali di energia: nel riscaldamento delle case con una buona coibentazione, nell’illuminazione con lampade ad alta efficienza, negli elettrodomestici utilizzando quelli in classe «A» o «plus», nelle macchine operatrici industriali eccetera. In secondo luogo occorre eliminare tutti gli usi impropri dell’energia elettrica, cioè tutte le apparecchiature che trasformano l’energia elettrica in calore: scaldabagni, stufe, fornelli (anche le lavatrici non si capisce perché debbano scaldare l’acqua elettricamente e non possano usare quella scaldata dai boiler a gas). In terzo luogo occorre accrescere i rendimenti dei processi di trasformazione energetica, riducendo al minimo le perdite sotto forma di calore inutilizzato. Le centrali termoelettriche tradizionali vanno sostituite da centrali a ciclo combinato, gli impianti di produzione di vapore tecnologico e le caldaie per il riscaldamento da cogeneratori. In quarto luogo si può recuperare l’energia termica di scarto di alcuni processi produttivi e di altri usi finali mediante scambiatori di calore (l’aria calda che viene ricambiata negli ambienti, l’acqua calda tecnologica e quella sanitaria) o mediante pompe di calore, che possono utilizzare anche il calore atmosferico e l’acqua di falda. Infine, si deve utilizzare il potere energetico di alcuni materiali dismessi o gettati: biomasse e plastica senza cloro.

Contestualmente a queste operazioni occorre sostituire progressivamente l’energia solare conservata nelle fonti fossili con l’energia solare fresca delle fonti rinnovabili: biomasse, acqua, vento, solare termico, solare fotovoltaico. La somma di questi interventi consente di abbattere drasticamente, e in tempi brevi, i consumi di fonti fossili a parità di servizi finali. I risparmi che si ottengono sui costi di gestione consentono di ammortizzare i costi d’investimento di queste tecnologie. E se t’interessa, in misura proporzionale alla riduzione dei consumi di fonti fossili si riducono anche le emissioni di CO2. Spendendo di meno si inquina anche di meno». «Ma allora chi si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di Kyoto sostenendo che richiedono spese troppo alte, racconta frottole?». «Non solo su questo argomento, mi pare».

«Toglimi ancora una curiosità. Nei contratti Esco paga chi vende e chi compra non spende niente». «Può sembrare paradossale, ma è così». «Allora, se un Comune, una Provincia, l’Amministrazione penitenziaria, una ASL, volessero aumentare l’efficienza energetica dei loro edifici utilizzando questo tipo di contratti, come possono fare? Le normative sugli appalti pubblici impongono che vengano effettuate gare per scegliere tra le offerte dei fornitori quella più conveniente per la pubblica amministrazione. Ma se chi compra non paga, sulla base di quali criteri si può valutare l’offerta più vantaggiosa?». «Sulla durata dei tempi di rientro dell’investimento. Più alto è il risparmio che si pensa di ottenere in relazione ai costi d’investimento del progetto che si presenta, minore è il numero degli anni necessari ad ammortizzare le spese attraverso il risparmio economico conseguente al risparmio energetico». «E se uno dei concorrenti, pur di vincere la gara indica un numero di anni di rientro dell’investimento inferiore a quello effettivo?». «Si fa del male da solo perché incassa meno soldi di quelli che ha speso. L’amministrazione potrà pure avere un risparmio minore a quello che si aspetta, ma avrà avuto comunque una riduzione dei costi di gestione senza aver speso nulla. Molto più probabile che si verifichi la situazione opposta. Che cioè i concorrenti per mettersi al sicuro ed evitare brutte sorprese al momento del rendiconto finale, valutino con estrema prudenza il risparmio che possono ottenere e si riservino un margine di sicurezza indicando un pay back un po’ più lungo di quello effettivo. In questo caso l’amministrazione al termine del contratto si troverà la lieta sorpresa di spendere meno di quello che era previsto». «Ho ancora un dubbio. Non mi risulta che nella normativa sugli appalti pubblici, la cosiddetta “Legge Merloni”, sia prevista la possibilità di stipulare contratti con la metodologia delle Esco». «C’è, invece, un articolo che sembra fatto apposta: il 37 bis. Questo articolo definisce la procedura del project financing nella realizzazione delle opere pubbliche. Se una pubblica amministrazione vuole realizzare un’opera ma non ha in bilancio i soldi per farla, può accettare che venga costruita da un privato, lasciandogliene in cambio la gestione, e i proventi economici che ne derivano, per un numero di anni non superiore a trenta. Il procedimento amministrativo prevede che il privato presenti, praticamente a sue spese, il progetto dell’opera e il piano finanziario per ammortizzarne i costi. L’ente lo pubblicizza e mette in bilancio, come rimborso delle spese di progettazione, un cifra pari al 2,5 per cento del valore dell’opera (le tariffe dei progetti presentati su sua richiesta ammontano al 10 per cento), invitando altri operatori a presentare, all’interno di quel budget, progetti e piani finanziari concorrenziali a quello ricevuto. Se, entro la scadenza fissata non ne riceve altri, l’incarico viene affidato al promotore. Se, invece, ne riceve di più vantaggiosi, il promotore ha comunque un diritto di prelazione purché si adegui all’offerta più bassa indicata dai suoi concorrenti. Fino ad ora questa procedura è stata utilizzata per costruire piscine o grandi opere infrastrutturali, ma calza a pennello per effettuare ristrutturazioni energetiche».

«Mi sembra l’uovo di Colombo. Non capisco come mai sia ancora diventata la regola dei contratti di riscaldamento. Ti mettono in regola l’impianto senza farti pagare nulla; si assumono tutti i rischi e dopo qualche anno ti fanno pure risparmiare…». «Eppure è ancora l’eccezione. Forse non si fidano. Pensano che ci sia qualche trucco sotto, o forse hanno problemi più importanti a cui pensare. Che so, dare medaglie alle corse campestri. Comunque i margini di spreco e di risparmio sono così ampi che qualche furbacchione utilizza il nome di esco per limitarsi a cambiare a sue spese le lampade dell’illuminazione pubblica con lampade ad alta efficienza, o i bruciatori delle caldaie da gasolio a metano, per farsi una rendita ventennale. Oddio, anche in questo modo si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, ma è come avere un cannone e sparare pallottole di carta».

«Vorrei farti un’ultima domanda. Chi realizza interventi di razionalizzazione energetica a sue spese farà senza dubbio ricorso al sistema creditizio per finanziare gli investimenti, ma ciò gli consentirà di avere margini di azione limitati. Il numero delle opere che sarà in grado di realizzare contemporaneamente non potrà essere molto alto». «Per superare questo limite, la proprietà di ogni impianto di razionalizzazione energetica può essere ceduta ad apposite “società veicolo” che hanno la durata temporale del suo pay back. Di queste società l’energy service company continuerebbe naturalmente a possedere una quota. Un’altra può essere sottoscritta dal cliente e le rimanenti vengono messe in vendita dalla banca d’appoggio a risparmiatori che non si accontentino di ottenere soltanto un rendimento economico dai loro capitali, ma intendano anche investirli in opere con una valenza ecologica. A remunerare il capitale sarebbe infatti la riduzione dell’effetto serra attraverso il risparmio energetico. Con rendimenti verificabili, stabili nel tempo e sicuramente più interessanti di tanti altri che vengono proposti in questi tempi di instabilità finanziaria».

Trezzano Rosa per 8000 Comuni uguale Kyoto alla enne!
L’illuminazione dell’assessore. Un esempio per l’Europa. Ecco cos’è Trezzano Rosa, provincia di Milano, 4 mila abitanti. Un caso eclatante: senza spendere una lira, il Comune ha fatto rifare l’impianto di illuminazione stradale, aumentando la luminosità del 5% e rispettando i limiti di legge sull’inquinamento luminoso. Merito di Luciano Burro, giovane assessore all’Ambiente e all’Istruzione (è un ingegnere di 30 anni) che scopre il finanziamento tramite terzi grazie agli studi universitari. A fine 2001 viene indetta la gara di appalto, che si aggiudica la Tiesco, società di Novegro di Segrate (Mi). Il contratto (firmato nel 2002) durerà 15 anni, in cui Tiesco finanzierà ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione) dell’impianto. I risparmi generati andranno divisi a metà col Comune. Risultato: 35% di risparmio complessivo (cioè oltre 250 mila euro in 15 anni) e l’istituzione di un fondo ambientale nel quale il comune reinvestirà i risparmi.
In più, un premio ambito: il GreenLight Awards 2003, che l’Unione Europea consegna a chi (pubblici e privati) sviluppa progetti di risparmio energetico sull’illuminazione. Nel 2003 ne sono stati consegnati cinque in tutti gli Stati dell’Ue, e il Comune di Trezzano Rosa è stato l’unica amministrazione pubblica a ricevere il premio. www.comunetrezzanorosa.it.
Tratto dal libro: “Caro Sindaco New-Global. I Nuovi stili di vita nella politica locale”. Di Marco Boschini (EMI, 2004).

Ho avuto la fortuna sfacciata di conoscere questi due personaggi incredibili nel corso del 2004, dopo la pubblicazione del libro con la EMI sui sindaci new global.
Parlo di fortuna perché penso che Maurizio Pallante e Luciano Burro sono la dimostrazione esemplare di cosa e come e quanto possa essere conveniente e utile investire nell’ambiente muovendo le leve giuste.
Oltre ad essere un ottimo scrittore Maurizio Pallante fa anche il consulente per una Energy service company, e qualche tempo fa è venuto in Comune da noi a raccontarci di quanti margini di intervento esistano rispetto alla tematica del risparmio energetico, e di quanto sia maledettamente conveniente intervenire per migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici (municipi, musei, teatri, impianti sportivi, scuole, palestre, piscine, edilizia residenziale, etc.) moltiplicati per tutti le strutture di tutti gli Enti pubblici (Comuni, Provincie, Regioni, Ministeri, etc.).
L’esempio del Comune di Trezzano Rosa dimostra la bontà e la concretezza della proposta: un intervento che al Comune non costa nulla, che migliora l’efficienza energetica degli impianti dati in gestione a un privato e che sgrava gli operai di tutti quei fastidiosi interventi quotidiani per cambiare una lampadina o raddrizzare un palo; un risparmio economico sulla bolletta garantito già dal primo anno (da 50.000,00 euro all’anno per la pubblica illuminazione sono passati a spenderne 35.000,00 subito dopo gli interventi di miglioramento della ESCO); un risparmio ambientale nella riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico.

Insomma, in un periodo in cui tutti si lamentano della mancanza di soldi per fare le cose, in cui tagliano i finanziamenti dallo Stato e la gestione della macchina comunale è sempre più complicata, dove i cittadini sono stufi delle domeniche ecologiche e di vedere ogni dieci anni l’installazione di UN pannello solare in un qualche tetto di una qualche scuola di una qualche frazione di un qualche Comune, ben sapendo che questo non servirà a risolvere gli ormai insostenibili problemi di smog e traffico e inquinamento delle nostre città, ecco una soluzione concreta, immediatamente realizzabile e a costo zero per le pubbliche amministrazioni: il RISPARMIO ENERGETICO funziona, ti fa risparmiare un sacco di soldi per riscaldare e illuminare le strade e le strutture del tuo paese (o città o Paese!) che puoi reinvestire nell’educazione ambientale a scuola per crescere generazioni future più rispettose della terra in cui viviamo di quanto non siano genitori e parenti, combatte concretamente l’inquinamento atmosferico del territorio e migliora l’immagine della tua amministrazione (che, per un politico, può sempre far comodo).

Allora mi chiedo davvero cosa stiamo aspettando a mettere il risparmio energetico al primo punto del programma della futura coalizione di centro sinistra!

Caro sindaco New Global

Nuovi stili di vita nelle pubbliche amministrazioni

Tratto dal libro “Caro Sindaco New Global” (EMI, 2004)
di Marco Boschini – www.emi.it

Caro Sindaco,
quando nel dicembre dello scorso anno decidesti di esporre dal balconcino del tuo ufficio, a fianco di quelle italiana ed europea la bandiera della pace, mi dissi che quello sarebbe stato l’inizio di qualcosa di nuovo.
Il momento non era avaro di emozioni. Le bandiere spuntavano come funghi dai condomini di tutta Italia, venivamo dal forum sociale europeo e soprattutto dall’oceanica manifestazione contro la guerra di Firenze, c’era in giro la convinzione profonda che saremmo riusciti davvero a cambiare le cose. Almeno un po’.

Dalla mia prospettiva credevo che saremmo stati capaci di mettere in piedi qualcuna delle tante idee che, nonostante tutto, costruiscono quotidianamente quell’altro mondo in costruzione. Avremmo forse avviato una sperimentazione che ci avrebbe fatti diventare il primo comune new-global d’Italia. E tutto non per moda, o sfizio, ma perché come avrai ormai capito io credo che l’unico modo concreto per cambiare il corso bolso degli eventi sia quello di intervenire sul proprio territorio, attraverso strumenti e azioni reali basati sul rispetto dell’ambiente, l’amore e la promozione della cultura, l’integrazione sociale.

Il 15 febbraio a Roma, insieme ad altri tre milioni di esseri viventi, camminammo per ore danzando e cantando la pace. Tra i tanti gruppi c’eri anche tu con molti tuoi colleghi, con i vostri gonfaloni che sfidavano i Governi e i potenti della terra, per dire no alla guerra e all’economia del dolore.
Fu un momento, che a volte capitano nella vita e non puoi farci niente, una specie di illuminazione. Mi fermai per lasciarvi sfilare e capii. Qualcuno chiacchierava fumando sigarette di una nota multinazionale della nicotina; qualche altro calpestava Roma indossando delle sportive comode Nike; qualche altro ancora, per combattere la calura della capitale quel giorno particolarmente pesante, sorseggiava una Coca Cola. Le stesse palesi contraddizioni le ritrovai al nostro ritorno a casa, nella vita di tutti i giorni, nell’attività amministrativa. Quanti ordini del giorno sulla pace erano stati discussi in consiglio comunale? Quante atti di indirizzo sul rispetto dell’ambiente erano stati presentati alla stampa, quante Agende 21? Quante belle parole, quante dichiarazioni di principio sulle ingiustizie del mondo e su quelle di casa nostra, quanta lotta virtuale alla povertà in sedute di consiglio permanenti?

Ora, la presunzione di riuscire a cambiare il mondo penso ci abbia abbandonati da tempo (almeno credo), lasciando però spazio ad un più concreto desiderio di migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri vicini di casa (magari proprio dei vicini di pianerottolo no, diciamo del proprio comune), attraverso interventi pratici facendo leva sugli strumenti a disposizione.
E tu, caro sindaco, di strumenti ne hai parecchi, che stia amministrando una grande città o uno sperduto paesello qualunque. Perché, a un certo punto, la situazione è semplice e cristallina: se sei tra quelli che negli ultimi anni si è fatto le tappe principali della tourné no-global (marcia Perugia-Assisi, Genova, Porto Alegre, Firenze, Roma1 e Roma2, Cancùn, più un’infinità di repliche in altrettante città di mezzo mondo) non puoi più esimerti dal mettere in pratica azioni di resistenza dal basso, eliminando insopportabili e incomprensibili contraddizioni: dirsi contro le multinazionali del dolore e della guerra permanente e poi sostenerle, ogni giorno, svendendo loro la gestione dell’acqua o lotti di terreno sui quali costruire palazzoni di cemento non ha senso; parlare di pace e poi far gestire la tesoreria comunale ad una “banca armata” è una follia; convincersi profeti del commercio equo e solidale, dei prodotti biologici e della finanza etica e non far nulla per favorirne la crescita sul territorio che si amministra è un pugno nello stomaco di chi crede in te e ti ha votato; sostenere di proteggere l’ambiente ignorando tutte quelle tecnologie eco-compatibili per il risparmio energetico è, semplicemente, pazzesco.

Ora, scopo di questa mia, è tentare di illustrare un modo di agire diverso, possibile perché già praticato nei tanti comuni che sperimentano, da anni, orizzonti di democrazia partecipata e progetti di tutela ambientale, delineando possibili strade da percorrere: insomma, senza presunzioni, un piccolo manuale di cose da fare, subito, per tradurre l’incomprensibile linguaggio degli ideali nello slang del quotidiano: dalle norme del regolamento edilizio agli incentivi per l’acquisto dei riduttori di flusso, dalla città delle bambine e dei bambini al taxi sociale, dai progetti per i migranti alla banca del tempo, dal prestito d’onore alla denominazione comunale per i prodotti tipici, qui trovi tutto e qualcosa di più per continuare a sentirti un sindaco new-global senza che qualche radicale dell’etico come me possa puntarti il dito smascherando contraddizioni insostenibili.

Non fraintendermi, a me piacciono le manifestazioni, i contro vertici, tutte quelle meravigliose occasioni per conoscersi, scambiarsi le esperienze. Ma se poi quando torni a casa non fai nulla per modificare il tuo stile di vita o l’agire politico, bè, allora forse sarebbe meglio lasciar perdere. Perché in fondo la domanda che sta dietro a questa pubblicazione è la seguente: è sufficiente manifestare, sentirsi parte di un movimento planetario (che tra l’altro, nel frattempo, a forza di inseguire scadenze e “occupare” le piazze si è ritrovato spompo) fatto di slogan e rivendicazioni sacrosante e poco più? Non trovi che sarebbe stato molto più incisivo e rivoluzionario se i tre milioni di Roma, tornando a casa, si fossero associati a Banca Etica aprendovi il proprio conto corrente, magari dopo aver messo in piedi con gli amici un gruppo di acquisto e boicottando le multinazionali della morte in scatola?

Dalla mia piccola esperienza di consigliere comunale di un paese di ottomila abitanti, posso dire con certezza che questa è la dimensione giusta per incidere realmente nelle cose, e tu lo sai meglio di me: cioè voglio dire che se non vuoi contribuire ad inquinare l’aria basta introdurre una norma nel regolamento edilizio che impone ai costruttori di installare i pannelli solari e i doppi vetri, i riduttori di flusso e le lampade a basso consumo energetico. Se ogni occasione è buona per riempirti la bocca con lo slogan del bilancio partecipativo, e poi magari si scopre che l’ultima assemblea pubblica nel tuo paese risale al periodo post-bellico forse i conti non tornano. Se aderisci alle campagne di sensibilizzazione sul risparmio dell’acqua e sulla sua difesa come patrimonio dell’uomo poi non puoi venderne la gestione ai privati come ormai quasi tutti i comuni d’Italia stanno facendo. E mi immagino già la tua replica, non credere, perché certe cose ce le impongono dall’alto i governi e le regioni, perché mancano i fondi per gestirsi autonomamente le risorse, perché non c’è il tempo di progettare l’alternativa. Allora come mai, per esempio sul tema dell’acqua, molte amministrazioni di ogni colore si stanno organizzando per contrastare decisioni folli, consorziandosi tra loro e lanciando campagne di informazione e raccolte di firme per proporre referendum abrogativi (vedi Lombardia, ma anche Emilia-Romagna e Toscana)? Perché, ovunque, grazie alla tenacia di amministratori illuminati tuoi colleghi, spuntano sacche di resistenza e di progettualità alternativa su tutti i principali temi a noi cari? Poi, certo, ci sono un mucchio di altri criminali del mondo che continueranno indisturbati a sradicare gli alberi e a gettare veleni in mare, a sfruttare il lavoro minorile e a omologare, per controllarle, le società. Però intanto tu cambi rotta, lanci un messaggio, incidi sulla realtà, e se sei bravo qualcun altro ci seguirà.

Vogliamo scommettere?

Bozze di programma

Beppe Grillo

I problemi energetici, nonostante la loro forte incidenza, sia sull’ecosistema terrestre, in particolare sui mutamenti climatici, sia nelle cause dei conflitti internazionali in corso e nella iniqua ripartizione delle risorse tra i popoli del nord e del sud del mondo, sia sulla qualità della vita e sulla salute degli uomini, non vengono considerati dalle forze politiche con l’attenzione e l’impegno che sarebbero necessari. Quando non vengono sottovalutati, vengono tutt’al più considerati come uno dei tanti argomenti settoriali da inserire nel mosaico dei loro programmi politici. I firmatari del seguente documento, a vario titolo impegnati da anni su questi problemi con approcci di tipo tecnico ed economico, senza una specifica connotazione politica, ritengono invece che per essere affrontati in modo efficace debbano essere posti al centro della politica economica e industriale dei paesi industriali avanzati. E che solo così facendo si possano anche affrontare in modo efficace i problemi economici e occupazionali che questi paesi attraversano nell’attuale fase storica. A tal fine sottopongono all’attenzione dei movimenti e dei partiti le loro riflessioni in proposito, invitandoli alla discussione e al confronto, con l’auspicio di contribuire a superare la visone settoriale e prevalentemente ideologica con cui sino ad ora sono state impostate le tematiche ambientali.

Fare della politica energetica e ambientale il fulcro della politica economica.

1. L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore, freddo, forza, illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella che rende disponibile.

2. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica, l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente di superare i 70 kWh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15 kWh/m2/a. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi) che si raggiungano i 150-200 kWh/m2/anno. Il rendimento medio attuale del parco centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta, non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni novanta ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40 km con un litro di benzina e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate che raggiungo i 100-120 km con un litro di benzina.

3. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi, dalle inefficienze e dagli usi impropri.

4. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2 e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente proporzionali a quelli economici.

5. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili. Se i consumi energetici (di cui almeno la metà sono sprechi) si riducono, le fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il loro contributo rimane irrisorio.

6. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione dei consumi residui nei modi meno inquinanti a parità d’investimento.

7. La clausola economica è fondamentale se si vuole fare un discorso concreto. Un esempio lo chiarirà. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma 1 kW di potenza di picco costa 10 volte di più di 1 kW in cogenerazione diffusa, che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione diffusa riduce le emissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico.

8. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E i risultati migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.

9. La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO (Energy Service Company), società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano.

10. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli enti pubblici, perché consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di servizi finali dell’energia.

11. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire microcogeneratori (un motore automobilistico collegato con un alternatore, inseriti in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti e le stesse tecnologie del settore automobilistico.

12. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un ordine di grandezza in più i consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle decine di punti percentuali.

13. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica, può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione delle tasse) hanno dimostrato di essere diventati inefficaci. Si pensi agli effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti Fiat.

14. La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: i rifiuti), o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perché la causa di questi fenomeni consiste soprattutto negli usi inefficienti e negli sprechi. Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale.

15. Fare uscire dalla sua specificità la politica energetica e ambientale per farla diventare la chiave di volta della politica industriale ed economica è l’unico modo per ottenere risultati significativi sia in termini ecologici, sia in termini produttivi e occupazionali. Questo è l’unico modo per avviare un circolo virtuoso nei paesi industriali avanzati, con effetti benefici anche per i paesi non industrializzati, sia perché consente una più equa redistribuzione delle risorse, sia perché indica un modello di sviluppo ecologicamente più compatibile di quello che alcuni di essi stanno intraprendendo. L’uso più efficiente delle risorse diminuisce infatti i costi di produzione e i risparmi economici che ne conseguono consentono di pagare gli investimenti, i salari e gli stipendi nei settori produttivi e nelle tecnologie che accrescono l’efficienza nell’uso delle risorse. L’occupazione necessaria a ristrutturare energeticamente il patrimonio edilizio o a produrre cogeneratori sarebbe pagata dalla diminuzione dei costi di importazione dei prodotti petroliferi. Più si accresce l’efficienza, più si risparmia, più si può investire nella crescita dell’efficienza. Questo è il nuovo circolo virtuoso che deve essere innescato per risanare l’ambiente e il sistema economico e produttivo.

16. Un sistema di incentivi e disincentivi fiscali finalizzato ad accrescere gli investimenti nelle tecnologie che migliorano l’efficienza energetica, e più in generale nell’uso delle risorse, è pertanto l’elemento decisivo per rilanciare l’economia, consentendo contemporaneamente di accrescere l’occupazione e ridurre l’impatto ambientale.

Aprile 2004
Beppe Grillo, Luca Mercalli, Mario Palazzetti, Maurizio Pallante, Bruno Ricca

Promotori campagna ecocandidato

Dario Fo
Franca Rame
Jacopo Fo – Libera Università di Alcatraz www.alcatraz.it
Padre Ottavio Raimondi – Direttore Editrice Missionaria Italiana www.emi.it
Salvatore Amura – Rete del Nuovo Municipio www.nuovomunicipio.org
Gianluca Fioretti, Sindaco di Monsano (AN) – Associazione Comuni Virtuosi www.comunivirtuosi.org
Sergio Blasi – Sindaco di Melpignano (LE)
Francesco Comotto – Sindaco di Settimo Rottaro (TO)
Andrea Casadio – Consigliere comunale di Ravenna
Silvia Clai – Consigliere della Provincia di Padova
Luciano Burro – Assessore Comune di Trezzano Rosa (MI)

La decrescita negli enti locali

evviva la decrescita

La decrescita negli enti locali

Non so se ci avete fatto caso, il computer sottolinea la parola decrescita come fosse un errore, un elemento estraneo, sconosciuto. Questo la dice lunga su quanta strada c’è ancora da fare concettualmente prima che la decrescita diventi il paradigma con cui declinare la nostra quotidianità.

Ovviamente l’associazione dei Comuni Virtuosi si riconosce perfettamente nei valori della decrescita, ed anzi la sperimenta ogni giorno nelle tante progettualità che mirano al risparmio energetico, alla consociazione degli acquisti, ad una gestione sensata del territorio.

Ecco, se dovessi rispondere alla domanda “Cosa deve fare un amministratore di un ente locale sensibile alla decrescita per mettere in pratica buone prassi quotidiane?” proverei ad indicare un percorso a tappe:
1) il primo intervento da fare è quello di rendere efficiente da un punto di vista energetico la “macchina comunale” (pubblica illuminazione, immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche, municipi, etc.). Attraverso il coinvolgimento delle ESCO è possibile risparmiare energia e denaro migliorando al tempo stesso le condizioni ambientali. Valga su tutti l’esempio del Comune di Trezzano Rosa (MI), primo Comune in Italia ad aver adottato il meccanismo delle esco sulla pubblica illuminazione. Il contratto dura 15 anni, la società finanzia ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione dell’impianto), i risparmi generali si dividono a metà con il Comune. Risultato? 250 mila euro di risparmio complessivo, riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico (www.comune.trezzanorosa.mi.it).
2) Poi mi muoverei sul piano regolatore, cercando di promuovere una gestione del territorio (partecipata) che miri a razionalizzare gli spazi già occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di bio-edilizia. In questo senso sono molte le esperienze virtuose già avviate, come a Vezzano Ligure (SP). Il Comune ha infatti introdotto un nuovo regolamento edilizio cercando di promuovere e incentivare una modalità altra di costruzione, attraverso un percorso realmente partecipativo. Il regolamento contiene una prima parte prescrittiva che potremmo definire “classica” con le definizio-ni, le regole e le procedure derivanti dalla normativa na-zionale e ragionale; una seconda parte inno-vativa, non obbligatoria, che contiene le indicazioni per la progettazione, la realizzazio-ne e la conduzione del can-tiere per chi intenderà ope-rare secondo i canoni della bioedilizia. Il Regolamento prevede il rilascio del certificato di quali-tà bioecologica, su dichiarazione del progettista e del co-struttore attestante che le ope-re sono state progettate ed eseguite secondo i requisiti di bioedilizia. Il soddisfacimen-to del requisiti è verificato in sede di collaudo. Per gli ope-ratori che intendono acquisire il certificato di qualità bioecologica e accedere agli incenti-vi previsti, il regolamento prevede corsie preferenziali nell’iter di approvazione del progetto, scomputo sugli oneri concessori, attivazione di meccanismi per il reperimen-to di fondi di finanziamento con la partecipazione dell’en-te pubblico (www.comunivirtuosi.org).
3) Il terzo passaggio è quello relativo all’introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, cioè come gli enti locali possano introdurre dei requisiti ecologici nelle forniture dei beni e dei servizi al momento dell’acquisto. E’ forse il primo passo, ma indispensabile, per una pubblica amministrazione che non si limiti a predicare bene ma intenda realmente modificare i propri comportamenti tenendo conto delle implicazioni ambientali e sociali riducendo la propria “impronta ecologica” attraverso l’acquisto di arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi di trasporto, materiali da costruzione, carta, etc. I Green Public Procurment sono ad uno stadio molto avanzato in tantissime realtà pubbliche. Molto interessante a questo riguardo è l’esperienza della Provincia di Cremona (www.provincia.cremona.it/servizi/gppnet).
4) Fatti questi passaggi, risulta fondamentale incentivare i cittadini all’introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse, di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, consentendo contemporaneamente anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita. A questo proposito vale la pena conoscere il progetto “CambieReSti?” (consumi, ambiente, risparmio energetico, stili di vita) che il Comune di Venezia sta sperimentando insieme ad oltre 1200 nuclei familiari del territorio. Il progetto sta dando la possibilità alle famiglie iscritte, per dieci mesi, di incontrarsi insieme e discutere su quali siano le soluzioni possibili per consumare meno e meglio. Sono stati attivati 40 gruppi in tutto il Comune, con un formatore che accompagna queste famiglie nel lavoro di ricerca, nelle informazioni sugli incentivi esistenti, su come e dove trovare materiali e servizi ecologici. Ad ogni nucleo coinvolto è stata distribuita una guida contenente informazioni e consigli utili per modificare i propri consumi e comportamenti. Il progetto si prefigge l’obiettivo di fornire a tutti i partecipanti l’accesso agevolato ad informazioni su consumo critico, possibilità di risparmio energetico, riduzione dei rifiuti ed opportunità di finanziamento esistenti a livello locale e nazionale; occasioni di formazione e scambio, supporto al cambiamento e al monitoraggio dei cambiamenti effettuati, un’assistenza costante attraverso il contatto telefonico e personale con i responsabili del progetto; incentivi materiali al cambiamento, nella forma di beni e servizi che vengono distribuiti alle famiglie partecipanti nelle varie fasi della sperimentazione (www.cambieresti.net).

Impronta ecologica della “macchina comunale”, gestione del territorio responsabile, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità. Penso siano questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma per un amministratore che in campagna elettorale si dichiari vicino alla descrescita. Purché tutti questi progetti non diventino una scusa dietro cui nascondere politiche energivore. Mi spiego: la raccolta differenziata ha un senso solo se alla fine dell’anno sono riuscito a convincere i cittadini a produrre meno rifiuti; i pannelli solari servono se prima ho reso efficiente da un punto di vista energetico l’edificio sul cui tetto ho deciso di installare il pannello; la carta riciclata negli uffici è ottima ma non ha alcun senso se poi non si usa il fronte retro e si sprecano una montagna di fogli per niente; il nuovo quartiere impostato secondo i criteri della bioedilizia sta in piedi se prima ho verificato la necessità di costruirlo, il quartiere.

L’associazione dei Comuni Virtuosi sta raccogliendo decine di progetti e sperimentazioni concrete che vanno in questa direzione, ogni giorno. Dalla mobilità sostenibile al risparmio dell’acqua, dalla riduzione degli imballaggi alle banche del tempo, dall’utilizzo dei biocarburanti alla progettazione partecipata. Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto, costruendo quelli che potremmo chiamare, con un po’ di fantasia, i Municipi della Decrescita.

NOTE
Esco (Energy Service Company): Una ESCO può essere definita come un’impresa che sviluppa, finanzia e installa progetti volti al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi.

Gpp (Green Public Procurment): Con il termine acquisti verdi si intende l’introduzione di criteri ambientali nelle politiche di acquisto di beni e servizi da parte dell’ente pubblico caratterizzati da una minore pericolosità per la salute umana e l’ambiente.