W Nairobi W

zanotelli

Nel marzo 2004 più di 300.000 persone vengono minacciate dal governo keniano di sgombero forzato: l’abbattimento delle baracche inizia secondo un piano di riurbanizzazione violento e senza alternative.

Un coordinamento Kenya-Italia si articola ed in poco tempo pervengono più di 6000 e-mail di denuncia al governo keniano, al municipio di Nairobi, a UN-Habitat ed altri riferimenti coinvolti. Grazie al coinvolgimento degli abitanti delle baraccopoli, di alcune ambasciate, ONG e chiese, e anche a questa iniziativa, che fa sentire il peso della mobilitazione internazionale inserita nella campagna globale Sfratti Zero, le demolizioni e gli sfratti forzati si interrompono. E’ una prima vittoria!

Dal blocco degli sgomberi si è passati ad una Campagna per la conversione del debito da parte dell’Italia verso il Kenya: soldi che dovrebbero essere destinati ad offrire una migliore sistemazione ai baraccati.

La Campagna si è pertanto costituita come una vero movimento perché Nairobi Viva.
W Nairobi W è composta da:
Kutoka Parish Network, rete di parrocchie della città di Nairobi con la partecipazione diretta dei missionari comboniani e dei missionari della Consolata; Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani in Italia; International Alliance of Inhabitans; Associazione Tam Tam per Korogocho.

Ottenuto il risultato del blocco degli sgomberi, WNW lancia un nuovo appello che si prefigge l’obiettivo di incidere sui nodi strutturali che riducono la gente nelle baraccopoli: la regolarizzazione e la redistribuzione della terra, in parallelo a piani di miglioramento abitativo e urbanistico.
Si intende ottenere questo risultato collegandolo alla conversione del ‘debito’ estero del Kenya: una azione di giustizia vincolata da un controllo plurale e partecipato dei soldi che si libererebbero.

Gli strumenti che la campagna propone per questo obiettivo sono: la creazione di un fondo popolare per la terra e la casa: ci sono parecchie esperienze a riguardo; la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, in primis la popolazione delle baraccopoli; la realizzazione entro la fine dell’anno 2005 un incontro tra rappresentanti del governo keniano, italiano e di altri governi ‘creditori’, la municipalità di Nairobi, le comunità religiose coinvolte,la rappresentanza popolare e WNW. Tale incontro si svolga a Nairobi, promosso e coordinato da UN-Habitat.

La campagna ha fin’ora agito per:
una continua coscientizzazione e formazione sia in Kenya che all’estero: in Italia e all’estero circolano da mesi una mostra fotografica, libri e video sull’emergenza dello sfratto, testimoni invitati ad incontri pubblici, cartoline di pressione sul Ministero del Tesoro e sulla Conferenza Episcopale Italiana (stampate 150.000, quasi tutte esaurite), articoli e servizi sui vari quotidiani e settimanali importanti, trasmissioni radio e interviste televisive, pubblicazione su oltre 10.000 pagine web, tra cui i principali siti del movimento altermondialista; con questi strumenti WNW incontra direttamente centinaia di migliaia di persone e virtualmente molte di più.

In Kenya si realizzano mostre, manifestazioni ed eventi sul debito, teatro popolare, trasmissioni radio e video, interventi su giornali locali, attività sportive incentrate sul tema del debito. Anche la Commissione Episcopale Keniana interviene con una lettera pubblica contro il debito.

Parecchi comuni ed enti locali appoggiano la campagna, anche con delibere ufficiali; c’è la disponibilità a partecipare anche economicamente alla costituzione di un fondo misto per la riurbanizzazione di Nairobi. L’Unione delle Province Italiane aderisce ufficialmente alla campagna e varie Province (Venezia è capofila) lo stanno facendo in questi giorni. Sono coinvolte la Rete dei Comuni Solidali e la stessa ANCI.

Per la forza della pressione popolare, la campagna coinvolge direttamente la chiesa italiana e si stringe la collaborazione con la Fondazione Giustizia e Solidarietà. Inoltre, i referenti, si sono incontrati con il dott. Di Muzio, della Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo (Ministero Affari Esteri),al quale è stato chiesto di prendere contatto con il governo del Kenya per favorire il processo di conversione dei crediti italiani nei confronti del Kenya; il ministro Spinedi, responsabile del Dipartimento Debito Estero, a cui si è chiesto di definire modalità e strumenti atti a favorire la conversione del debito keniano; ambasciatore italiano in Kenya De Maio a cui si è chiesto di sollecitare i diversi soggetti coinvolti al fine di avviare un tavolo di discussione che pervenga a risultati operativi.

Ci attendiamo da parte:
dell’ambasciatore italiano in Kenya un’azione politica, che parta dalla preparazione congiunta dell’incontro di fine anno tra tutte le istituzioni e le comunità coinvolte; auspichiamo che favorisca un processo di risanamento di una o due baraccopoli in un terreno di proprietà dello Stato, attraverso la cessione della titolarità della terra alle comunità interessate, come primo processo della conversione del debito del Kenya con l’Italia. Questa azione è intesa come sperimentazione di un processo più ampio, che implica la conversione del debito da parte degli altri paesi creditori e una conseguente riurbanizzazione a partire dal riconoscimento del diritto alla casa dei più poveri di Nairobi.

La campagna WNW si sente pienamente integrata nel grande movimento per la conversione del debito. In particolare appoggiamo la rete dei movimenti keniani, che sollecitano il loro governo perché chieda la conversione totale del suo debito. WNW sta mostrando al movimento contro il debito una pista efficace, delimitata, controllabile e concreta di conversione del debito in politiche sociali partecipate.

Rilanciamo con forza la campagna W Nairobi W! in Italia: la coscientizzazione e l’adesione degli enti locali e associazioni continuerà finché non ci saranno risultati credibili.

Per appoggiare e sostenere la campagna www.giovaniemissione.it

Il pestaggio di Sassuolo

sassuolo

Graziano Pattuzzi è il sindaco di Sassuolo. Viste le dichiarazioni rilasciate ai telegiornali mi son detto “Questo è il classico amministratore della Lega, che sfrutta un pestaggio vergognoso per scopi propagandistici”.

In realtà sono andato sul sito istituzionale e ho scoperto che il Comune di Sassuolo è amministrato (come molti altri paesi da quelle parti) da una coalizione di centro sinistra.

Ora, io non so come la pensate voi. Per quanto mi riguarda il pestaggio del cittadino straniero da parte dei carabinieri è una roba scandalosa, il filmato diffuso tramite internet e poi ripreso dai mass media nazionali ha dell’incredibile. Riporta alla mente la mattanza di Genova, i pestaggi di Napoli, l’incursione notturna in Val Susa.

Il problema è che ogni volta che sono capitate queste cose Governo, sindacati e politici, inceve di affrontare il problema hanno sempre alzato un muro di omertà a difesa delle forze dell’ordine. Come se quelle immagini, e quelle testimonianze non esistessero. Come se il fatto di lavorare al limite, in condizioni spesso drammatiche possa in qualche modo giustificare pestaggi assurdi, violenze gratuite e fuori da ogni regola.

Dire che quei due carabinieri andrebbero sospesi immediatamente dal servizio in attesa di un processo è da pericolosi no global o una questione di giustizia?

No grandi opere. Un punto di incontro

no ponte no tav

Carissimi,
rinnovo l’invito a contribuire al blog http://retesudnuovomunicipio.blog.tiscali.it, continuamente aggiornato e vi informo che è attivo on-line il nuovo blog http://nograndiopere.blog.tiscali.it

Dal 16 Febbraio è in linea un nuovo blog collegato alla Rete del Nuovo Municipio, “nograndiopere“: l’idea è quella di raccogliere tutte le campagne di opposizione alle politiche infrastrutturali “sviluppiste” del Governo in un unico punto sul web come nella pratica quotidiana, per offrire ai movimenti locali un quadro delle varie situazioni unitario e continuamente aggiornato che possa fungere da arena di discussione e sede di coordinamento in positivo delle iniziative al riguardo.

E’ in questo modo, a nostro parere, che si può passare – come di recente ci ha chiesto anche il Presidente della Camera (sic!) – dai tanti “No” al “Sì” ad un progetto di futuro alternativo e autosostenibile.

Osvaldo Pieroni
Ordinario di Sociologia dell’ambiente
Universita’ della Calabria
tel. 0984 492565
fax 0984 492598

Ecoincentivi a Napoli

napoli

Continua l’operazione “Energia pulita a Napoli”. Dal 16 febbraio, primo anno dall’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, i napoletani che vogliono installare sulle loro case un pannello solare hanno un vantaggio in più: la metà del prezzo sarà pagata dall’amministrazione comunale. L’assessorato all’ambiente del Comune di Napoli, infatti, ha raddoppiato i contributi oggi pari al 25 per cento.
L’iniziativa è finanziata con 150mila euro e prevede l’installazione di pannelli solari e scaldacqua a gas in sostituzione di scaldacqua elettrici.

Il bando, elaborato in collaborazione con l’Anea (Agenzia napoletana per l’energia e l’ambiente), è aperto fino ad esaurimento delle domande e ha il chiaro scopo di potenziare la presenza delle fonti rinnovabili in città. Finanzia la spesa relativa a ciascun impianto fino a un massimo di 800 euro per i pannelli solari termici per la produzione di acqua sanitaria, e di 200 euro per l’installazione di scaldacqua a metano.

L’Anea ha stimato che con le nuove installazioni (200 metri quadrati di pannelli solari e 200 scaldacqua a gas) si potrà risparmiare mille tonnellate equivalenti di petrolio (tep) nell’intera vita utile dei pannelli solari, e si eviterà l’immissione in atmosfera di duemila tonnellate di anidride carbonica (Co2) ogni anno.

Il risparmio economico calcolato per ogni famiglia si aggira intorno ai 350 euro l’anno. Dopo poco tempo ogni famiglia recupererà l’investimento iniziale producendo l’80 per cento di acqua calda gratuitamente e senza emissioni di Co2.

Le domande di contributo dovranno essere inoltrate all’Anea, Agenzia napoletana energia e ambiente, via Toledo 317, 80132 Napoli. Gli elenchi dei rivenditori autorizzati ai quali rivolgersi per la redazione e presentazione della domanda di contributo e per l’installazione della tecnologia sono pubblicati sul sito www.anea.connect.it e www.comune.napoli.it.

Il contributo erogato non esclude la possibilità di accedere ad ulteriori agevolazioni previste dalla normativa.

Gli acquisti verdi a convegno

pannelli

Acquisti Verdi Expo 2006 è il primo evento dedicato agli acquisti verdi in Italia rivolto agli operatori. Sarà un’occasione di incontro e anche di visibilità per le aziende produttrici e/o distributrici di prodotti e servizi ecologici in Italia e per le Pubbliche Amministrazioni che acquistano prodotti utilizzando le procedure di Green Public Procurement (GPP).

L’evento è organizzato dalla Cooperativa Palm Work & Project, che sviluppa e gestisce l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in campo ambientale, in collaborazione con il portale AcquistiVerdi.it, che ospita le aziende produttrici e distributrici di prodotti ecologici in Italia.

Acquisti Verdi Expo è un doppio evento in una sola giornata: meeting degli operatori ed esposizione dei prodotti, il tutto nella splendida cornice della Cooperativa Palm che ha di recente creato nella sua sede di Buzzoletto di Viadana (MN) una nuova struttura con un Eco Store per l’esposizione e la vendita di prodotti ecologici e con due padiglioni attrezzati per convegni e mostre.

Il Primo Meeting italiano Operatori è una giornata di studio con tavole rotonde sul mercato verde in Italia: si discuterà di acquisti verdi nei processi di Agenda 21 Locale, di bioedilizia, di bandi “verdi”, ma anche degli aspetti di marketing legati alla vendita dei prodotti (marchi ecologici, comarketing, packaging).

L’esposizione è una mostra per aree tematiche dove le aziende potranno esporre gratuitamente i propri prodotti e/o materiali promozionali: prodotti a marchio ecologico per la casa, per l’ufficio, imballaggi ecologici, bioedilizia ed energia pulita per la casa. L’esposizione sarà allestita della cooperativa negli spazi dell’Eco Store con l’utilizzo esclusivo di pallet e pannelli di legno truciolare certificati PEFC e FSC, colorati con vernici naturali.
Le Pubbliche Amministrazioni potranno esporre gratuitamente poster, locandine, brochure, ecc. sulle proprie esperienze di Green Public Procurement.

Segreteria organizzativa
AcquistiVerdi.it – Andrea Amato
Tel. 0532.769666 – Cell. 340.1463243
e-mail andrea@punto3.info

Un trapano per cambiare il mondo!

emilia romagna

Ieri sono intervenuto ad un convegno organizzato dal “tavolo della pace” della Provincia di Bologna, al quale hanno partecipato tra gli altri Mauro Bonaiuti e Francesco Gesualdi. Il filo conduttore della serata era quello di capire cosa si può fare, concretamente e subito, per cambiare il nostro stile di vita ed iniziare a decrescere coinvolgendo tutti gli attori sociali di una comunità: singoli cittadini, associazionismo, ente locale, imprese.

Mauro Bonaiuti ha tracciato un percorso possibile, “dando i numeri” del sistema economico attuale: un sistema giunto ormai al capolinea, senza più risorse da sfruttare e spazio da occupare. Poi sono intervenuto io, e ho cercato di raccontare ad un pubblico fatto soprattutto di consiglieri comunali e assessori dei 60 comuni della provincia bolognese, che cosa dovrebbe fare un buon amministratore che si dice a favore dell’ambiente e della partecipazione attiva dei cittadini per migliorare le condizioni del territorio amministrato. Ho raccontato l’esperienza dei comuni virtuosi, portando progetti pratici (numeri e documenti) a sostegno delle mie tesi. E non mi sono fatto scappare certo l’occasione di dire, di fronte alla Presidente della Provincia e a una decina di consiglieri provinciali di varia estrazione politica (DS, An e Forza Italia) che fino a quando la classe dirigente nazionale non capirà che è necessario rallentare, darsi un sistema alternativo, insomma smetterla con lo sviluppo insostenibile e con le grandi opere, si riuscirà ad incidere ben poco con le nostra piccola rivoluzione del buonsenso…

Poi è intervenuto un imprenditore “etico“, che ha parlato di un’azienda in cui il rapporto dipendente-datore di lavoro è un rapporto umano, concreto, legato allo stare insieme e ad uno spirito vero di squadra, o meglio ancora di famiglia. Che quando ha rilevato l’azienda la prima cosa che ha fatto è stata quella di ridurre l’orario di lavoro (un’ora in meno al giorno e stop al sabato) e che il mese successivo il fatturato non solo non era calato ma aveva subito una leggera accelerazione. Questo perché i dipendenti recuperano tempo per gli affetti, la famiglia, e di conseguenza il tempo che passano al lavoro sono più sereni e felici e lavorano moolto meglio!

Infine ha preso la parola Francuccio Gesualdi, del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, di cui è appena uscito per la EMI “Guida al vestire critico” (www.emi.it). Ha parlato di responsabilità e coerenza, di sobrietà e di rete, sottolineando che bisogna parlare con il nostro vicino di casa, il nostro collega di lavoro, e con fatica convincerlo che è possibile cambiare, costruire un sistema economico diverso, e un mercato equo.

Ha fatto l’esempio del trapano, cioè di quanta roba inutile compriamo per non usare quasi mai e gettare alla prima occasione, e di quante cose invece potremmo dividere con gli altri. L’esempio del trapano è chiaro, provate a fare un sondaggio nel vostro condominio. Risulterà quasi sicuramente che oltre l’80% delle famiglie ne posseggono almeno uno. Ma quante volte viene usato effettivamente? Non si potrebbe averne uno a disposizione per tutti? E’ sempre la stessa storia, è chiaro che un trapano al posto di 10 non fa una gran differenza. Ma se ci fosse un unico trapano per ogni condominio italiano al posto di uno per appartamento qualcosa cambierebbe, o sbaglio?

Operazione buonsenso a Riccione

acqua

ACQUA: Operazione Buonsenso
DOMENICA 26 FEBBRAIO ore 16.00 presso il Palazzo del Turismo di RICCIONE
Incontro pubblico sul tema dell’ACQUA

Relatori:
JACOPO FO
Scrittore, attore, pittore, comunicatore, miniera inesauribile di idee e progetti per “vivere meglio”. Da più di vent’anni porta avanti l’Operazione Buonsenso con la Libera Università di Alcatraz in Umbria, promuovendo nuovi stili di vita e tecnologie ecologiche per il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente, fondatore di Atlantide TV, ha aperto da poco www.jacopofo.com blog di Buone Notizie, Controinformazione, Ecologia.

MARCO BOSCHINI
Educatore in un centro per bambini dai 3 ai 15 anni. Consigliere comunale e Assessore a Colorno (PR).
Ha pubblicato: “Caro Sindaco New Global” e “Comuni Virtuosi. Nuovi stili di vita nella pubblica amministrazione” (EMI), Coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi (www.comunivirtuosi.org) che ha lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale buone pratiche ambientali sperimentate dagli enti locali in favore del risparmio energetico, della riduzione dei rifiuti, del consumo consapevole, della partecipazione.

Da dove viene l’acqua e di chi è? Cosa c’è davvero dentro l’acqua minerale in bottiglia? Perché non ci fidiamo più dell’acqua del rubinetto? Chi ci guadagna e chi ci perde? “Coccola i reni”, “Rende la vita leggera”, “Aiuta a fare ping! ping!”, “C’è solo una minuscola particella di sodio”, “Diuretica”, “Digestiva”, “Leggera lei, leggero tu”, “Se la bevi si vede”… L’acqua minerale in bottiglia sembra la soluzione a tutti i mali!

L’Italia è al primo posto nel mondo per consumo di minerale: 182 litri pro capite all’anno. Ma costa molto cara: 500-1000 volte in più dell’acqua potabile, e l’ambiente con l’aumento della plastica, dei
rifiuti e dei trasporti quanto paga?
L’acqua è il petrolio degli anni 2000. L’acqua è quotata in borsa. L’acqua è l’oro blu del futuro.

Cosa sono i riduttori di flusso? E i sistemi di filtrazione dell’acqua? Come ci tutela lo Stato? Cercheremo di dare risposta a queste domande e ad altre, di capire la differenza tra acqua minerale e acqua potabile, di riflettere su un tema fondamentale per il nostro futuro, infine presenteremo due realtà che nel nostro circondario si stanno muovendo per cambiare le cose: il Gruppo di Acquisto Solidale di Rimini e il gruppo amici di Beppe Grillo del MEETUP di Rimini.

Inchiostro ecologico

inchiostro

Dalla newsletter di www.acquistiverdi.it

Un inchiostro ecologico e commestibile, appositamente studiato per la stampa usa e getta, che salva le foreste e non comporta rischi di contaminazione degli alimenti.
E’ stato ricavato dai coloranti usati in pasticceria per le torte, adattato alle stampanti a getto d’inchiostro da ufficio, e costa meno di quello tradizionale. Sembra un sogno, ma è una realtà già in prova sul mercato. Ne esiste infatti un prototipo compatibile con i più diffusi modelli di stampanti. A svilupparlo ricercatori pubblici e privati del Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna e di Lesepidado srl, giovane azienda hi-tech specializzata nella stampa ink-jet per il settore alimentare e su supporti non convenzionali. Il perfezionamento del nuovo inchiostro è affidato ad un laboratorio della Rete dell’alta tecnologia dell’Emilia Romagna, coordinata dal consorzio regionale Aster.

Le principali proprietà dell’inchiostro ecologico, commercializzato con il nome di Ink-no-ink, sono di essere alimentare (quindi atossico), biodegradabile, e facilmente disinchiostrabile, cioè rimuovibile dalla carta. La prima caratteristica consente di evitare casi di contaminazione degli alimenti e delle bevande, come quelli purtroppo recentemente verificatisi in Italia. L’atossicità, la biodegradabilità e la facilità di rimozione della carta fanno sì che il suo impatto ambientale sia del 68% inferiore a quello degli inchiostri tradizionali. L’uso massiccio di carta riciclata, ad esempio, è frenato dalla difficoltà di sbiancare la carta già stampata. Gli inchiostri convenzionali, infatti, pensati per la stampa fotografica vista la sempre maggiore diffusione di fotocamere digitali, sono molto resistenti. La carta riciclata che se ne ricava non è così abbastanza bianca e trova ancora un impiego troppo limitato. Ink-no-ink al contrario è ideale per la stampa usa e getta, quella delle mail o dei documenti che ci stampiamo per leggerceli con calma e che finiscono in breve tempo nel cestino dei rifiuti. Si disinchiostra con grande facilità e consente quindi una riduzione del consumo di legno per la produzione di nuova carta. Risponde insomma ad una tendenza sempre più marcata: mentre gli archivi cartacei sono via via soppiantati da quelli digitali, la facilità e la rapidità di stampa alimentano una costante crescita della stampa usa e getta, il cui ciclo di vita talvolta può essere anche di poche ore. Negli Usa ad esempio si stima che un lavoratore stampi in media circa 12mila fogli l’anno, per un equivalente di 54 kg di carta, con un incremento annuo del 20%. Questo comporta che, a livello mondiale, vengano immesse annualmente nell’ambiente 10.000 tonnellate di inchiostri per tecnologia a getto d’inchiostro (ink-jet).

Ink-no-ink è nato da un progetto di ricerca partito nel 2001 e cofinanziato dal consorzio Spinner (Alma Mater, Aster e Sviluppo Italia), che sostiene la nuova imprenditorialità ad elevato contenuto di conoscenza. L’ulteriore sviluppo dell’inchiostro pulito è affidato al laboratorio regionale a rete Litcar (Laboratorio integrato tecnologie e controllo ambientale rifiuti) della rete dell’Alta tecnologia dell’Emilia Romagna coordinata dal consorzio Aster. Litcar, che ha sede a Rimini, è coordinato dal professor Luciano Morselli del Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna.

“Ink-no-ink potrebbe essere ad esempio abbinato alla carta riciclata dei cartoni per bevande – spiega Leonardo Setti, chimico e responsabile della ricerca sull’inchiostro ecologico -, oppure essere adottato nelle scuole, dove può accadere che i bambini, specie i più piccoli, si mettano in bocca fogli stampati. Per arrivare al nostro inchiostro ecologico siamo partiti dal fondo, dal risultato che volevamo ottenere. Ci siamo detti: abbiamo bisogno di un inchiostro che funzioni bene con le stampanti ink-jet, abbia una buona risoluzione di stampa, sia completamente atossico, facilmente rimuovibile dalla carta e biodegradabile. Abbiamo iniziato a selezionare e a testare diversi coloranti, fino ad essere riusciti a sviluppare Ink-no-ink. Perché costa meno degli inchiostri tradizionali? Perché le materie prime che usiamo noi sono più economiche. Di conseguenza Ink-no-ink, in questa fase di sondaggio del mercato, costa dalle due alle tre volte meno degli altri inchiostri”.

La marcia su Roma del Movimento

jacopo

Posto qui l’articolo di Jacopo Fo tratto dal suo blog. Oltre a dire che condivido al 100% quanto scritto provo ad anticipare qualche ulteriore riflessione.

La questione fondamentale è il cambio di mentalità che il movimento dovrebbe imporsi per immaginare quella che io chiamo la “rivoluzione del buonsenso“. Basta con i discorsi infiniti, le riunioni, le tante-troppe belle parole. W le manifestazioni, i convegni, gli incontri di rete, ma a fianco di tutto ciò diventa fondamentale costruire esperienze concrete, disponibilità a mettersi in gioco direttamente. Marciamo pure su Roma con la bandiera arcobaleno ma poi, a sera, tornando a casa, montiamo lampadine a basso consumo energetico e riduttori di flusso, apriamo il conto in banca etica e facciamo l’assicurazione con la caes, firmiamo il contratto di telefonia con la clicktel e compriamo i prodotti del commercio equo e solidale, non prima di aver messo in piedi con gli amici un bel gruppo di acquisto e aver “insegnato” ai nostri colleghi di lavoro come rendere sostenibile il proprio ufficio

Stesso discorso vale anche per la classe dirigente. Chi mi segue sul blog sa quanta fatica e contro quanti muri e barriere mi scontro ogni volta che incontro sindaci e assessori all’ambiente di tanti comuni italiani. Di fronte a progetti che fanno risparmiare denaro alle casse trasandate degli enti locali e contemporaneamente migliorano la qualità dell’ambiente e la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità, l’atteggiamento standard (mi sa che li fanno con lo stampino…) è un’espressione buffa e stralunata del volto, e la reazione varia tra l’incredulità (negano l’evidenza dei documenti e dei risultati che mi porto sempre dietro come prova inconfutabile!) e il finto interesse (tanto poi non richiamano mai per approfondire la cosa e vedere di replicare il progetto).

Ecco perché trovo assolutamente condivisibili le parole di Jacopo, che di seguito ripropongo. Buona lettura e buona riflessione. E’ aperto il dibattito.

di Jacopo FO

Sei pronto a combattere sulla via gloriosa dei soldi?

Nell’articolo “Le Orde del Caos” ho scritto a proposito della domanda essenziale che gli oppositori alle multinazionali del dolore devono farsi: vendere lampadine ecologiche è prioritario nell’impegno di ogni Attivista Umano? ( Ne riparlerò alla fine di questo articolo)

Oggi mi si pone davanti un problema pratico che evidenzia la centralità della questione. Sostanzialmente uno dei nostri patner commerciali sta cercando di tirarci un pacco clamoroso.
Eccheccazzo me ne frega a me! (dirai te)
Invece te ne frega perché chi ci rimettte come al solito sei tu.
Ettepareva
Ettepareva dirò io.
Adesso ti racconto.
E spero che ti intereesi sennò che ci vieni a fare su stò sito demente dove raconto tutto quel cavolo che mi succede afflitto da grafomania galoppante?
Va beh andiamo al sodo sennò si fa notte…
Ma prima di arrivarci devo spiegare alcuni fatti.
Come sapete da anni siamo arrivati a una scelta difficie: non parliamo solo di ecologia e pace, vendiamo fisicamente tecnologie ecologiche, prodotti solidali, cibi biologici ecc. Una scelta grazie alla quale ho personalmente guadagnato la nomea di Paperon de Paperoni dell’etica.
Solo una persona sprovvista di qualunque senso pratico e dell’economia può pensare che io mi sia arricchito vendendo riduttori e filtri dell’acqua…
Ma a ogni passo ci siamo trovati davanti a bocche che si storcevano e mail che ci accusavano di essere speculatori. E ogni nostro errore è stato visto da alcuni come la prova di un diabolico piano soggiacente…
Quando mi sono presentato a Padova proponendo il lavoro di uno studio di ingegneri subito Libero e IL Giornale hanno favoleggiato di miei guadagni esorbitanti. Il comune di sinistra ingaggia il solito pescecane rosso che spara fatture mostruose per consulenze fantasma. Ma, sa va sans dire, sono della destra isterica… Stupisce quando gli stessi discorsi te li fanno da sinistra. Ora la polemica è sopita. I milioni si euro iniziano a essere risparmiati e l’entità economica della consulenza richiesta è ridicola…
Ma tant’è sì, il mio lavoro di mesi, che aveva detro 5 anni di accaniti tentativi sarà alla fine pagato qualche migliaio di euro. E non dal comune di Padova in quanto agisco come venditore porta a porta per conto di un gruppo di ingegneri.
Ora forse qualcuno si chiederà perché io segua questa strada, di interpretare il ruolo di commesso viaggiatore con una percentuale del 4% sulle. E perché poi venirlo a scrivere qui?
Quello che sto cercando di fare è proprio di aprire con il mio lavoro una strada.
E penso di essere in una posizione privilegiata per farlo e quindi di avere il dovere di tentare. Infatti la maggioranza dei compagni stima la mia famiglia per cinquant’anni di battaglie durissime ed è fermamente convinta che mia madre mi strangolerebbe personalmente se solo provassi a rubare un centesimo al Movimento.
Il motivo di questo mio espormi in mutande è che penso che sia necessario che il Movimento diventi ufficio marketing per le aziende che offrono tecnologie ecologiche.
Aziende che non hanno la forza di dotarsi di un ufficio marketing potente. Debolezza che rende difficile per questi grandi professonisti trovare clienti.
E’ inutile che discutiamo di ecologia se non sosteniamo questi micro imprenditori.
Qualcuno potrà osservare che avremmo potuto comunque sostenere le aziende che oggi rappresentiamo senza chiedero loro una percentuale. Grillo ad esempio propone a tutti di adottare lampadine ecologiche ma non ha una percentuale sulle vendite dalla Osram.
La questione è che Grillo è Grillo e può sostenere la sua azione con altri mezzi (i palasport pieni). Ma la sua esperienza, grandiosa, non è ripetibile. Il nostro obiettivo è invece quello di creare un modello replicabile. Cioè un meccanismo economico che possa rendere conveniente per centinaia di associazioni il diventare ufficio marketing di un gruppo di aziende ecologiche selezionate attentamente.
In ballo c’è la possibilità di costruire un sistema di gruppi culturali e politici che si autofinanzino promulgando la rivoluzione ecologica. Una nuova forma di unione tra professione e politica. Crediamo che ci servano centinaia di migliaia di rivoluzionari ecologici di professione e i mezzi perché queste meravigliose persone possano vivere e guadagnare denaro lavorando per cambiare il mondo. Milioni di grandi professionisti lavorano allo spasimo per l’Impero del dolore. Veramente pensiamo di poterli battere con un esercito di dilettanti?

Certamente mettendosi su questo piano si affronta un rischio altissimo: essere accusati di portare avanti scelte interessate.
Ed ecco che arriviamo al nocciolo della questione. Al motivo più profondo che ci ha spinto a metterci in una situazione tanto scomoda.
La sinistra italiana è prigioniera di una logica cattocomunista che è la prima ragione della sua ignavia.
Essa ha affrontato il problema della correttazza di chi fa politica con il moralismo: occuparsi direttamente delle basse questioni di compere e vendite non è elegante per un politico.
Il che non ha impedito assolutamente decenni di inciucio e show tipo quello di Consorte.
La sinistra insomma non ha mai voluto riconoscere la centralità dell’economia nella battaglia sociale. Non si è mai posta il problema di discutere COSA si produce.
Questo è andato a dire Grillo agli operai della Fiat, mostrando la Clio ecologica che fa 100 km con 3 litri di benzina. Grillo ha detto: ecco questa è l’auto che dovevate imporre alla Fiat. Non lo avete fatto e adesso avete il culo per terra! Se volete salvarvi dovete imporre questa logica di auto. Non lo hanno ancora ascoltato. Per adesso hanno preferito la felpa di Lapo con su scritto Fiat. Geniale!

Attenzione. Quello che noi stiamo proponendo con le nostre ridicole vendite via internet è una questione molto spinosa.
Si tratta di un totale salto di logica: per costruire la società migliore dobbiamo mettere sul mercato prodotti ecologici. Non si può limitarsi a piangere, bisogna costruire dei pezzi del futuro.
Certo è dura. Ma cosa facciamo? Ci mettiamo o no a lavorare per avere la possibilità di comprarla l’auto di Grillo?
Oppure aspettiamo che ce la realizzino le multinazionali del dolore?
(E non la costruiranno certo esattamente come la vogliamo noi)
E’ esattamente il discorso di Grillo (Grillo santo subito!) sui politici applicato alle imprese. Dobbiamo rovesciare il rapporto mentale tra eletti a cariche pubbliche e cittadini. Loro sono i nostri dipendenti.
Dobbiamo ugualmente smetterla di considerarci consumatori e dobbiamo diventare appaltatori. Le multinazionali sono nei fatti aziende che noi incarichiamo di produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Solo che non controlliamo in modo organizzato la qualità del lavoro. Non siamo attivi nel scegliere cosa vogliamo che ci producano.
Vogliamo un’auto e loro ce la costruiscono.
E ci consegnano una merda.
Dobbiamo modificare il nostro atteggiamento, presentarci all’azienda K con una decina di bauli e dire: “Ecco, qui abbiamo centomila contratti per l’acquisto di centomila auto ecologiche che facciano 100 km con un litro di olio fritto. E ne vogliamo centomila all’anno per i prossimi dieci anni. Quando siete in grado di consegnarci le prime diecimila vetture?”
Non c’è contrattazione, la voglio così, color banana pazza e voglio la foto dell’operaio che me l’ha montata che viene massaggiato da una specialista giapponese madrelingua di shiatzu perché ho letto su un giornale che le auto prodotte da operai con i chakra belli aperti hanno meno probabilità di incidenti.
E lui ti risponde una sola cosa: “CERTAMENTE SIGNOR MOVIMENTO APPALTATORI DI PRODOTTI DI SUBLIME QUALITà! LE VA BENE SE LE PRIME DIECIMILA GLIELE CONSEGNO A MAGGIO? HA PREFERENZE PER GLI INTERNI?”
E tu gli sorridi e gli dici: “No per gli interni faccia lei ma affidi il disegno delle fantasie a disegnatrici femmine, possibilmente omosessuali perché ho letto che l’omosessualità riduce i tamponamenti e le esplosioni casuali dell’aerbag. E mi raccomando, vorremmo che le auto avessero un buon odore.”
Cazzo! Fatemela recitare una volta questa scena! Sono disposto a lavorare gratis altri dieci anni ma quando si va a trattare ci voglio essere…Santa patata… E mi piacerebbe che il nome dell’auto fosse Ecologia Operaia. Ma su questo punto non avrei preclusioni per altre scelte.
Ma gente come si fa? Se voglio vendere 100 mila auto ecologiche all’anno devo sbattermi a creare una rete commerciale…
Mica è roba che vendi come lecca lecca… Tutto lavoro volontario?
Certo se si mette in cantiere un’iniziativa del genere si rischia di contaminarsi, di finire come mezza Coop che ha perso la bussola… Ma si ha anche l’unica possibilità vera di procurarsi i mezzi per condurre una campagna politica efficace… Come ho detto mille volte se 50 mila persone consociassero il loro contratto telefonico avremmo i soldi per farci una tv veramente libera. Ma, obiettano i più, se prendi i soldi dalle imprese poi sei condizionato, per questo la politica deve essere rigidamente separata dagli affari.
No, questo ragionamento non sta in piedi. La politica è sempre e comunque condizionata dagli affari. Da secoli le aziende spendono miliardi per comprarsi dirigenti di partito, di associazioni ecologiche, di fondazioni culturali e di organi di informazione ribelli.
La garanzia è che vi sia un reale controllo popolare sulla regolarità degli appalti.
Vietare tutto per poi non vietare niente è una logica del sistema del dolore.

E allora discutiamo di quel che abbiamo fatto in questi 6 anni come commercioetico.it.
Solo entrando nei particolari si può veramente cogliere la portata di questo modo di vedere.
6 anni fa scopriamo che esistono questi miracolosi riduttori del flusso dell’acqua che permettono di tagliare del 50% il consumo dei rubinetti. Costano un po’ cari (11 euro) ma li valgono perché si ripagano in pochi mesi.
Ma ci rendiamo conto che a un simile prezzo non potranno mai decollare. Riusciamo a ottenere un taglio sostanziale del prezzo e grazie a un investimento promozionale di decine di migliaia di euro riusciamo a venderne abbastanza da arrivare a comprarli alla fonte e rivenderli a 3 euro con un abbattimento di più del 70% del prezzo. Oggi li vendiamo a 1,80 euro. E ovviamente il prezzo per grosse forniture è molto più basso.
Oggi in Italia i riduttori di flusso sono ormai un prodotto noto, altre ditte hanno iniziato a venderli e nel complesso sono centinaia di migliaia i pezzi venduti ogni anno. Un fiume d’acqua risparmiato!
Ma sarebbe successo se noi non avessimo aperto il mercato, fatto conoscere il prodotto con decine di interventi su tv, radio, giornali, internet? E chi ci dava i mezzi per sostenere questa enorme iniziativa per 6 anni se non avessimo avuto una percentuale sulle vendite?
Oggi cii sarebbe da realizzare un enorme lavoro di ricerca su nuove tecnologie e loro commercializzazione. Ma non si trovano imprenditori lungimiranti e ricchi che vogliano investire su un prodotto acerbo…
A tutt’oggi il bilancio delle nostre inziative di comunicazione ecologica registra una perdita secca di 500 mila euro circa. Io e un altro pazzo ci siamo trovati a essere convinti che bisognava tentare di dare una smossa alla situazione e ci abbiamo provato. Speravamo in maggiori successi e di pareggiare. Invece abbiamo incontrato una resistenza incredibile alle nuove idee e abbiamo preso un bel bagno.
Sinceramente mi va bene così anche se tutti i mesi le rate del mutuo per la mia parte del debito mi creano un po’ di nervosimo.
Ma almeno vorrei che questa esperienza possa servire per far capire quanto in realtà sia dura, in salita ma assolutamente centrale questa battaglia “bassamente commerciale”.
La realtà del mondo passa da qui: dai soldi.
E continuamente mi rendo conto di quanto sia arduo lo scontro, di quanto sia difficile lavorare con aziende che non capiscono chi sei e cosa vuoi, oppure che ti sabotano perché sei un rosso di merda e ti vogliono solo morto…
E poi mi trovo con questi vetero gesuiti di sinistra che ti dicono che ti sei venduto al sistema… Come se il sistema avesse voglia di comprarsi gente come noi…
Ci vogliono morti. Lo capiscono al volo che la nostra impostazione è in grado di scoperchiare i rapporti tra produttori e consumatori….Sanno benissimo che se avessero davanti una forza di milioni di appaltatori consociati subirebbero un controllo su qualità strutturale e prezzi formidabile. E siccome lo sanno iniziano a picchiarci fin da piccoli. La linea Consorte che ha dominato le Coop in questi anni ci ha precluso un possibile grande alleato in questa battagia commerciale (anche se alcune Coop emiliane e toscane ci hanno sostenuto). Sul fronte del rapporto con le aziende la questione è stata più dura. E qui arriviamo all’altro aspetto centrale: non si può, l’abbiamo verificato, sostenere con successo questa battaglia commerciale senza l’appoggio fattivo del movimento.
E arriviamo anche al discorso iniziale sulla bastardata che rischiamo di subire.
Non fornisco nomi perché lo scontro è nel pieno.
6 ani fa scopriamo il prodotto ecologico X della ditta Y. Lo testiamo a nostre spese, lo certifichiamo, realizziamo una campagna costata decine di mgliaia di euro in cambio di una piccola percentuale. Ora questo prodotto non è più sconosciuto, inizia a vendere, e la prima cosa che fa questa multinazionale è presentarsi con una sua offerta (contro di noi) alla prima grande gara d’appalto che siamo riusciti a ottenere convincendo associazioni, assessori, sindaci ecc. Ovviamente l’azienda Y sa benissimo a quanto ci vende il prodotto X quindi fa un’offerta inferiore di un centesimo alla più bassa che possiamo fare noi… Chi vince l’appalto?
Qualcuno dirà che siamo pazzi, che dovevamo farci firmare un contratto di esclusiva… Sì in teoria. A volte ci riusciamo, magari dopo anni di collaborazione. Ma non è che Jacopo Fo si presenta con la sua valigetta e gli imprenditori fanno a pugni per firmare l’esclusiva.
A questo punto è chiaro che se noi non abbiamo la copertura del movimento, se far rispettare gli accordi e l’etica degli affari non è uno degli interessi prioritari del movimento, siamo spacciati. Non possiamo navigare in questa giungla se il Movimento non ci copre le spalle. Ci triturano!
Mi fermo qui perché non voglio essere prolisso.
Oggi ho discusso per un’ora con l’amministratore delegato Z dell’azienda Y e gli ho detto che non è un capitalista intelligente. Perché per il resto della mia vita racconterò in teatro questa storia con nomi e cognomi. Esiste la legge e lui non l’ha violata ma fottere la possibilità di continuare a lavorare non è un bel modo di ringraziare gente che ha addirittura investito energie e soldi per far conoscere la tua cazzo di tecnologia.
Gli ho detto che sono offeso, che ha tradito il codice d’onore dei fabbricanti di tecnologie ecologiche umani e che lui deve rendersi conto che esiste un’etica del lavoro. Per me la società nuova parte da una battaglia su questo. Ovunque. Lo pretendo anche da una multinazionale del dolore. Devono rispettare i loro principi.
La settimana prossima vi potrò dire cosa mi risponderà il signor Z.
Che forse non ha capito quanto può essere rompicoglioni il Movimento.
A questo punto la mia domanda è: se il signor Z decide che vuol farci uscire dal mercato perché siamo stronzi e comunisti quanti ecologisti si incazzano e gli scrivono una mail di protesta?
C’è qualcuno che va a Basilea a protestare sotto la loro sede?
Il movimento riconosce questo scontro schifosamente commerciale come un attacco mortale alle sue possibilità di sviluppare la lotta usando le merci come arma?
Gli oppositori italiani sono convinti che il nostro primo obiettivo strategico sia dar vita a un movimento di appaltatori del sublime che intervengono a determinare con le loro commesse COSA viene prodotto e venduto.
Questo è il centro di tutto. Attenzione! Non è l’obiettivo più grande: noi vogliamo farla finita con la guerra, la povertà e l’inquinamento. La consociazione dei consumatori è però un obiettivo che se raggiunto ci farebbe fare un salto di qualità epocale nella nostra credibilità e capacità di comunicazione. Non andiamo più dalla gente a fare bei discorsi difficili.
Gli diciamo: prova questa lampadina, prova quest’auto, prova quest’olio. Iniziamo a parlare con i fatti veri. E ogni pannello per l’isolamento termico, da mettere dietro i caloriferi, che installi hai dato la prova a un consumatore che non sei uno stronzo che frega la gente, e hai avuto la soddisfanzione di aver spostato di un miliardesimo di millimetro la lancetta del contatore dello spreco energetico sul pianeta.
Vuoi venire con noi a spostare questa cazzo di lancetta?
Sarà una grande impresa!!!!
Hai mai provato a vendere un barattola di salsa di pomodoro?
Beh, cazzo, è un’esperienza.
Sessualmente è meglio del viagra.

PS
Circa 100 mila persone vedranno il titolo di questo articolo ma realisticamente lo leggeranno fino a qui non più di 400 persone. Se oltre ad averlo letto sei anche d’accordo sappi che sei un caso rarissimo.
Un vero mutante.
Non lo dico per farti venire i sensi di colpa ma o questo articolo lo diffondi tu oppure sarà stato scritto inutilmente. Non parlo per parlare.
Forse tu dirai: ma cosa vuoi che cambi se ne parlo o no…
Sbagli. Ti sottovaluti.
Tu sei il potenziale Elemento Catalizzatore. E sei potentissimo all’interno della tua rete relazionale. Soprattutto al giorno d’oggi vista la capacità di comunicazione che internet ti ha regalato.
Il primo passo verso la trasformazione del consumatore in appaltatore passa proprio dalla scoperta del proprio individuale “ombrello comunicativo” e del proprio enorme potere di far viaggiare certe idee e certe scelte e stopparne altre.
Che fai? Mi stoppi o mi fai viaggiare nella tua meravigliosa area di influenza?
Dai cazzo, ti prego, fai girare questo discorso…
Ma ti rendi conto quanti soldi risparmieresti con l’auto di Grillo? Ma hai visto il prezzo? 8 mila euro! In sessanta rate a zero interesse con la Banca Etica.
E hai visto gli interni? Minchia ti viene voglia di comprarla solo per gli interni. Dai cazzo fammi passare nella tua area di influenza. Se lo dici tu che non è una stronzata a te ti credono…Li conosci… Io sono un esterno e magari mi prendono per pirla… Mettici una parola buona… In fondo ti sto chiedendo solo una raccomandazione, una prefazione. No dico veramente. Te mi capisci. Puoi spiegare cosa vorrei dire.
E’ importante! Dai!
(Le ultime righe le ho scritte in ginocchio.)

PS2 (la vendetta)
Beppe Grillo sponsorizza una grande invenzione di Palazzetti, l’uomo che progettò alla fine degli anni settanta il Totem, rivoluzionario cogeneratore di elettricità e calore che poi la Fiat lasciò vivacchiare in un angolino (e ogni tanto andavano dal povero Totem e lo prendevano a calci).
Ora Palazzetti ha creato una scatola che si monta al posto del tradizionale davanzale della finestra. Grazie a questo aggeggio rivoluzionario l’aria che esce dalla stanza scalda quella che entra. Si riesce quindi ad avere un costante ricambio dell’aria senza dover perdere calore aprendo le finestre. Si ottiene un risparmio notevole sulla bolletta. E maggiore confort.
In un paese governato da Esseri Umani Pensanti lo stato dovrebbe finanziare la produzione di un simle geniale manufatto.
In Italia non si riesce a trovare un imprenditore disposto a mettere in produzione questo gioiellino, neanche adesso che il petrolio costa un botto e i russi ci chiudono il gas.
E poi mi parlano di centrali nucleari. Pazzi ignoranti! Eccole qui dieci centrali nucleari al costo di un forno a microonde.
La domanda è: c’hai mica cinquecentomila euro ?
Cioè, non per sapere i fatti tuoi… Ma sai, a volte capita e chiedere non costa niente.

Una cartolina dalla Val Susa

no tav

di CHIARA SASSO

Grazie. Alle tante facce che ci sono venute addosso. Giacche cappelli che ci hanno attraversati. Occhi giovani sgarrupati. Meno giovani stropicciati. Occhiaie di treni, di notti. Sigarette e parole. E forse ci conosciamo. Nell’andirivieni da un seminario all’altro, capita che sbatti contro una spalla. Ti becchi per un attimo due parole, anche meno.

Da dove arrivi? Modena, Brindisi, Pietraperzia in provincia di Enna, Vado Ligure, Parma, Lecce, Savona. Non importa, adesso sei qui. Ci ribecchiamo dopo. Non ti vedrai più. Troppa confusione, troppe facce che ti sbattono a porta girevole. A loro volta le une sulle altre. Si veicolano sensibilità annusandosi. Diversi, contrari, uguali, gruppi, comitati. Storie. “Senti”. Adesso, da parte. Un momento di calma per parlare che non viene mai. La biro sparita in fondo alla borsa e sono tanti da Ivrea, Palmi, Calolziocorte in provincia di Bergamo, Genova, Rende che sta a Cosenza. E Venezia e Nus in Valle d’Aosta. Rimangono gli occhi, tutti registrati.

Un forum messo in piedi in un amen e vai. Chi ci sta ci sta. Il mondo vecchio è nei distinguo, nelle polemiche, in quello nuovo bisogna esserci e rimboccarsi le maniche. Gruppi di lavoro in grado di fornire professionalità che il Toroc delle Olimpiadi se lo sogna. Lo si poteva capire dalle scatole di scarpe, rigorosamente tagliate a mo’ di salvadanaio o schedario, in bella mostra sul tavolo della segreteria. E poi le palestre, e poi i fogli da compilare, gli ospiti da smistare nelle famiglie con letti liberati. La disorganizzazione è sempre stata una nostra prerogativa. Sì, ma a tutto c’è un limite. A denti stretti qualcuno lo ricorda. Sorriso: vedrai alla fine andrà bene tutto. Un’ansia che ti mangia vivo. E ci si mette anche la nebbia all’aeroporto a far andare di traverso. Per forza, è venerdì 17, cosa ti aspettavi. Qualcuno degli oratori non arriva e tutto il gruppo del No Ponte, costretti a fare lo scalo a Genova, altri a Cuneo. Non arriveranno mai in tempo. E invece miracolo. Ci sono loro e anche la gente, di venerdì lavorativo.

Alex Zanotelli è senza voce, ma trapana lo stesso. “Siete stati una realtà importante. Adesso lo è altrettanto fermarsi, pensare, e confrontarsi”. Tira fuori gli argomenti giusti, quelli che vanno ricordati: i politici nostri dipendenti. Non dimentichiamolo. In una piccola comunità, come la nostra, può ancora accadere che tutti facciano tutto. Autista per gli ospiti, cassiere per la cena, segretario, tuttofare. Se sei nella mischia, se ti contagi, ti ridimensioni da solo. Dare una mano, risolvere là dove ci sono grane che sorgono. Gestire centinaia e poi migliaia di persone non è facile. Convegni spalmati sul territorio, da Oulx dove nevica, ad Avigliana, passando per Susa, Bussoleno. Qualche pecca (eufemismo) c’è stata. Mancava per esempio un numero telefonico in grado di rispondere (oltre gli orari d’ufficio). Aprire di più, dare spazio alle realtà che sono venute da fuori. Tagliare sui nostri tempi che rischiano di essere autocelebrativi. Sardagna (Trento), Reggio Calabria, Corbetta (Milano), Roma, Vinovo, Corio Canavese, Ascoli Piceno, Portomaggiore (Ferrara), Fondi (Latina), Napoli, ci hanno già perdonato.

Faremo meglio la prossima volta, perché ci sarà. Finché ci sono loro che partono senza sapere dove dormire. Tre belle facce giovani. Arrivano da Milano, non appartengono a nessun comitato. Erano già stati da noi l’8 dicembre. “A liberare Venaus“. Nel formulare la frase si fermano un attimo, non sanno come usare i verbi. A liberarci? No Liberare.

Venaus appartiene a tutti. Per questo sono tornati. Senza riuscire a capire bene dove avrebbero dormito. Sono partiti con leggerezza sapendo che la comunità avrebbe risolto. “Qui basta parlare con qualcuno in strada e tutti ti sanno indirizzare”. E’ la rete della disorganizzazione, tutti devono saper fare e risolvere, per questo alla fine va a finire bene. Da mesi continua questa grande dimensione collettiva. A sara dura.