Guida al vestire critico

guida al vestire critico

Poco meno di 400 pagine suddivise in due parti principali: la prima conduce alla scoperta delle filiere del tessile e delle calzature, sempre più delocalizzate, sempre più frammentate; la seconda parte invece fotografa i nomi e le strutture produttive di centinaia di aziende. E’ la Guida al vestire critico curata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che esce questo mese in libreria per la EMI (www.emi.it).

Una prima parte quindi tutta da leggere, e una seconda da usare, come dice il titolo, per vestire critico. La guida contiene anche una serie di indirizzi e di siti web dove trovare informazioni sui vestiti ecocompatibili, sui progetti più innovativi del commercio equo in campo tessile, sulle campagne di pressione per sostenere le lotte dei lavoratori nei nuovi Paesi dove il lavoro è schiavo.

Dopo la Guida al consumo critico e la Guida al risparmio responsabile Francesco Gesualdi e il CNMS ci offre un manuale operativo e concreto per fare scelte consapevoli e responsabili. Per passare dall’enunciazione di principi alla pratica quotidiana. Un ottimo strumento operativo per dimostrare a noi stessi e alle persone che ci stanno accanto che un mondo diverso è lì dietro l’angolo, a portata di portafoglio e buonsenso.

Gesualdi è una di quelle persone che ti fanno stare bene, uno di quelli che sarebbe bello vedere seduto in una qualche aula istituzionale. Che ne so, una sala di un qualche consiglio comunale o regionale, se non proprio del parlamento. E’ gente così che vorrei che mi rappresentasse e per la quale darei non solo il voto ma un sostegno convinto e partecipe. Gente che predica bene e razzola molto meglio. Che parla di tutela ambientale sperimentando ogni giorno risposte sostenibili e sensate, che col proprio lavoro di informazione e denuncia si mette dalla parte dei diritti dei tanti Sud del mondo, con campagne di pressione, dossier, proposte pratiche e genuine. Sobrie! Come il libro uscito qualche tempo fa per Feltrinelli, appunto “Sobrietà”, che vi consiglio insieme a tutti gli altri suoi lavori. Come le cose che scrive ogni mese su “Altreconomia”, che ha contribuito a fondare.
Buona lettura!

Buy something!

soldi

di MAURIZIO PALLANTE

“Buy something”. Con questo messaggio pubblicitario natalizio una casa automobilistica inglese, nel mese di dicembre del 1991, invitava i consumatori americani a comprare qualcosa. “Naturalmente -precisava – saremmo più contenti se la vostra scelta cadesse su una delle nostre automobili. Ma se non avete nessuna intenzione di comprare una Range Rover, pazienza. Comprate un forno a microonde. O un cane bassotto. O biglietti per il teatro. Basta che compriate qualcosa. Perché, se per tornare a spendere aspettiamo tutti che la recessione sia dichiarata ufficialmente sconfitta, allora non finirà mai”.

In Italia, dove le cose che succedono negli Stati Uniti si ripetono qualche anno dopo, nel mese di dicembre del 1993 i giovani imprenditori dell’Unione industriale di Torino rivolgevano questo appello natalizio ai consumatori: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa. Magari italiano. Può sembrare strano” – premettevano – “abbinare la solidarietà all’invito di ricominciare a consumare in occasione degli acquisti per i regali di Natale. Eppure… – aggiungevano – chiediamo di farsi, o di fare un regalo in più, meglio se Made in Italy; di compiere un investimento nei consumi a favore di se stessi o dei propri cari, con la consapevolezza di contribuire così anche agli altri. Gli altri che non conosciamo, ma che lavorano per produrre e per vendere ciò che abbiamo deciso di acquistare”.

Quando indosso le camicie con cui lavoro nell’orto o spacco la legna, quando indosso i maglioni di lana con cui d’inverno mi metto davanti al computer, penso che la parola consumatore mi calzi a pennello. Mi dà soddisfazione constatare che questi indumenti mi sono serviti per anni nelle relazioni sociali prima di essere lisi, che dopo essere stati consunti dall’uso mi servono in casa per anni prima di diventare stracci, che mi serviranno a pulire la casa e gli attrezzi di lavoro prima che in qualche industria tessile di Prato siano suddivisi per rifarne tessuti. Più lungo è il tempo in cui li uso, minore è il peso della mia impronta ecologica, più leggero sarà stato il passo con cui ho attraversato il mondo negli anni della mia vita.

Ma quando penso all’uso della stessa parola per indicare i soggetti che esprimono la domanda in un sistema economico che, per continuare a crescere, deve sostituire le merci quando ancora possono essere usate per anni e le trasforma in rifiuti in tempi sempre più brevi, allora penso che indichi una mutazione antropologica degradante sia dal punto di vista dell’intelligenza, sia dal punto di vista della morale. Lavorare per produrre sempre più cose e per avere i soldi necessari a comprarle, buttarle via sempre più in fretta per poterne produrre e comprare altre da buttare via ancora più in fretta.

Uscire di casa al mattino tutti alla stessa ora e incolonnarsi per andare a produrle. Impacchettare i bambini ancora assonnati e scaricarli tutto il giorno all’asilo per poter andare a lavorare. Riversarsi il sabato pomeriggio tutti alle stesse ore negli stessi centri commerciali a comprare le cose prodotte lavorando. Formare tutti insieme la domenica alle stesse ore code di decine di chilometri sulle autostrade. Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2 per cento sul trimestre precedente. Stiamo uscendo dal tunnel. No, su base annua è ancora sotto dello 0,5 per cento. Siamo nel baratro della recessione.
Per uscirne dobbiamo produrre e consumare ancora di più!

Democrazia partecipata

fassino

L’altra sera ho assistito (in differita di qualche ora) allo spettacolo “Ballarò“.
Interpreti: Mastella, Fassino, Tremonti, La Malfa (più varie comparse di giornalisti, professori, sondaggisti…). Regia: Giovanni Floris.

Il copione è sempre quello, stesse parole, pause, espressioni. Stessi scontatissimi atteggiamenti, battute e battibecchi. Una replica di altre mille repliche tutte uguali, e prevedibili.

Tra le tente parole vuote si parla di grandi opere e, quindi, di TAV. Si trasmette un servizio che mette insieme i tanti no che nei tanti territori si stanno sommando a ponti, gallerie, rigassificatori, bruciarifiuti…

Fassino intepreta il ruolo dell’uomo di sinistra. Dice che il Governo Berlusconi ha sbagliato a mandare le forze dell’ordine a pestare nonne e preti in Val di Susa. E che loro, una volta eletti, hanno intenzione di parlare con la gente per far capire che l’alta velocità si farà. Che è strategica per lo sviluppo del Paese. Che l’Italia non può restare indietro. E via per un’ora e mezzo con battute di questo tenore, sempre le stesse, stupidamente miopi alla realtà.

Ecco, la differenza (almeno sulle grandi opere) tra la destra e la sinistra è che la destra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e manda i poliziotti per impedire il blocco dei cantieri; la sinistra autorizza e finanzia un’opera sbagliata, inutile, dannosa per l’ambiente e ci considera dei bambini sciocchi da convincere a tutti i costi…

Mica una grande alternativa, a conti fatti!

Di fianco alle piste…

ferrentino

Un Forum di cittadini

Antonio Ferrentino* [da Carta 06/2006]
http://www.carta.org/editoriali/index.htm

Il nostro territorio, con la Comunità montana bassa Valle di Susa, ha fatto alcune scelte lungimiranti: la prima è quella di aver cercato dei consulenti, dei tecnici, che da molti anni, gratuitamente, ci accompagnano mettendo a disposizione il loro sapere. La seconda, ancora più fondamentale, è stata pensare a strumenti che permettessero ai cittadini, alle associazioni, di decidere insieme ai sindaci, quale strategia, quali scelte fare: è nato così, già dieci anni fa, il Comitato istituzionale di valle. Ne fanno parte gli eletti sul territorio, le rappresentanze sociali e sindacali, le associazioni, i comitati che, nati in ogni paese, hanno avuto il grosso merito di avvicinare in modo capillare i cittadini al problema del Tav.

In Valle di Susa vi è stata una forte accelerazione dell’opposizione al Tav dopo la presentazione del primo progetto preliminare, nel 2001. Questo progetto, realizzato da Italfer, la società di progettazione delle ferrovie, ha permesso di capire ancora meglio quanto sia quest’opera invasiva. Nel gennaio del 2004 è stato elaborato un progetto. conosciuto come il documento delle “Sette criticità”, che è stato votato in modo unanime da tutti i consigli comunali.

Si arriva così ad alcuni eventi completamente ignorati dai mezzi di informazione ma che rappresentano momenti unici in questo paese. Per esempio quando nel 2005 trentotto consigli comunali si sono convocati nel cuore di Torino, in Piazza Castello, davanti alla sede della Regione e della Prefettura, e hanno approvato un documento in cui si ribadiva la contrarietà al progetto e si ribadiva quanto fosse importante una nuova politica dei trasporti che ponesse sì al centro l’utilizzo del treno per lo spostamento delle merci e delle persone, ma in una ottica completamente diversa da quello delle grandi opere.

Altro evento importante è stato quando più di cento medici della valle hanno sottoscritto un documento, poi diventato manifesto, in cui invitavano ad una profonda riflessione sulla inopportunità ad aumentare le infrastrutture su questo territorio. La Comunità montana ha commissionato ad una società di Milano uno studio di trasporto sulle Alpi, e anche sulla presentazione dello studio, fatta a Torino, è calato un silenzio totale.

Si arriva poi alla svolta: nell’estate del 2005 lo Stato decide che è ora di aprire i cantieri in valle. Vengono individuati siti in tre comuni: Borgone, Bruzolo, Venaus. E qui avviene un fatto che nessuno di noi era stato in grado di valutare nella sua interezza, e cioè che centinaia di cittadini e molti consigli comunali al completo, presidiano i siti impedendo, con determinazione ma in modo pacifico, alle forze dell’ordine e alle società che si erano aggiudicate gli appalti di cominciare i lavori.

Comincia una pagina storica, per la Val di Susa, perché queste occupazioni pacifiche hanno trasformato i siti dei lavori in simboli. E cittadini che fino a poche settimane prima quasi non si conoscevano, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per l’amicizia. Per tutta l’estate ci si incontrava sui siti per mangiare, per discutere, non solo di Tav ma anche altro. Venaus, fra i tre, ha assunto da subito un significato diverso, perché dovrebbe ospitare un sondaggio per una galleria che, lo sappiamo bene, è già un pezzo dell’opera. A Venaus per ben tre volte, le forze dell’ordine hanno cercato di consegnare il prato alla società che ha vinto l’appalto, la Cmc di Ravenna, e hanno dovuto sempre rinunciare.

Il 31 ottobre – si dovevano fare dei carotaggi in borgata Seghino – si verifica un confronto fisico fra le forze dell’ordine, gli amministratori e centinaia di cittadini. Nella tarda serata si consuma una truffa: alle 18 si era convenuta una tregua, ma con un blitz notturno le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso del terreno, minando la fiducia che pure vogliamo continuare ad avere nelle istituzioni. Prendere possesso di un sito di notte, per un’opera che dovrebbe durare 15 – 20 anni, è veramente miope. Il giorno dopo, il primo novembre, in modo spontaneo i cittadini occupano le strade di comunicazione con la Francia. Una partecipazione enorme, che finalmente porta il problema sui giornali. Queste giornate tuttavia verranno superate. Ma di nuovo di notte, il 29 novembre, le forze dell’ordine accompagnano la ditta a prendere possesso di un terreno attiguo a quello segnalato per i sondaggi.

Il giorno successivo migliaia di cittadini impediscono la presa di possesso del cantiere di Venaus. Per cinque o sei giorni alla grande partecipazione da parte dei cittadini si oppone la militarizzazione del territorio. E il 6 dicembre, di notte, avviene un episodio che per la sua gravità passerà alla storia: il governo decide un intervento militare, e lo fa manganellando cittadini inermi, anziani, donne, giovani. Seguono scioperi nelle fabbriche, strade e ferrovie occupate. L’8 dicembre una grande manifestazione, settantamila persone, marcerà su Venaus liberando e riconsegnando alla valle il prato.

Da allora tutto resta immutato. C’era stato un tentativo del governo di riunire le parti a Palazzo Chigi, ma fin qui non c’è stato nessun seguito. I valsusini nel frattempo cominciano ad interrogarsi su come capitalizzare la grande energia che proviene dal territorio, mentre è cominciato il confronto con altre zone d’Italia che vedono nella nostra lotta un segnale di speranza. Territori che non hanno ancora ottenuto la segnalazione dei loro problemi sui media, così com’è successo a noi per tanti anni. Anche per questo si è deciso di organizzare un Forum, che si terrà in valle dal 17 al 19 febbraio. Un gruppo di lavoro formato dal movimento e dagli amministratori ha organizzato molti seminari, chiamando economisti, storici, esperti di trasporti, a provare a dare prospettive diverse su alcuni temi.

Il primo dei quali è che questo paese deve darsi nuove regole su come si partecipa alla cosa pubblica, una democrazia partecipata: problema che qui trova un riscontro forte, perché i consigli comunali della valle hanno ritenuto che una quota del processo decisionale dovesse essere assegnato ai cittadini e ai comitati nelle varie assemblee. Poi si discuterà di un utilizzo delle risorse pubbliche per opere di interesse ai cittadini, e non opere faraoniche come il Mose a Venezia, il Ponte a Messina o la Torino Lione, che sottraggono di fatto risorse ad altri utilizzi, come la ricerca e l’innovazione, che potrebbero dare al nostro paese prospettive serie.

Non condividiamo assolutamente l’idea che il nostro paese diventi una enorme “piattaforma logistica”, solcata e attraversata da infrastrutture per portare velocemente merci da una parte all’altra d’Europa. L’obiettivo di questo Forum è ambizioso: trovare insieme delle prospettive per tutti. L’auspicio è che possano determinarsi, in questi tre giorni, le condizioni per costruire un manifesto programmatico da mettere a disposizione dell’intero paese.n

* Presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa

sPiazza Mercato. Una bozza di progetto

riciclaggio

Ecco un progetto nuovo, molto interessante, scritto qualche mese fa e che probabilmente riusciremo a sviluppare nelle prossime settimane qui a Colorno. Nel frattempo, per chi fosse interessato, può diventare uno spunto per altri amministratori (ma anche associazioni ambientaliste, cooperative sociali, singoli cittadini), per provare a costruire qualcosa di simile anche nel vostro territorio.

sPiazza Mercato
Riuso gli oggetti, Riparo gli oggetti, Reinvento gli oggetti, Risparmio le risorse, Riduco i rifiuti.
Scopo del progetto è il riutilizzo dei prodotti, parti di essi o estensione del loro ciclo di vita, in particolare: dimostrando l’accettabilità del sistema di riutilizzo nel mercato; individuando sistemi innovativi di riutilizzo che rispondono alle esistenti domande del mercato.

La crescita dei consumi dell’attuale modello di sviluppo sta portando al depauperamento delle risorse naturali e ad un’eccessiva produzione di rifiuti ed emissioni nocive, ormai non più sostenibili.
La risposta al problema dei rifiuti attuata fin’ora dalle pubbliche amministrazioni si è concentrata prevalentemente su due dei 4 obiettivi (4R) previsti dal decreto Ronchi: ovvero il Riciclaggio ed il Recupero energetico, entrambi interventi a termine della filiera dei rifiuti. Con questo progetto si intende operando sui “cittadini-consumatori” concentrarsi sul Riutilizzo dei prodotti e la conseguente Riduzione dei rifiuti urbani da avviare a riciclaggio e/o smaltimento.

Il Progetto consiste nella sperimentazione di strumenti per promuovere forme di scambio, riutilizzo, condivisione, riparazione degli oggetti di uso quotidiano, al fine di allungarne il più possibile il ciclo di vita e destinarli al ruolo di rifiuto il più tardi possibile.
Obiettivo è quello di cambiare le abitudini di consumo, aiutando la cittadinanza ad acquisire consapevolezza e ad attribuire il giusto valore agli oggetti considerandone anche i potenziali impatti economici, ambientali e sociali intrinsechi.
Il fine ultimo è il passaggio dall’usa e getta all’economia del consumo consapevole.

Per ogni contesto territoriale può essere istituita, con il supporto delle aziende gestore dei rifiuti, un circuito locale di scambio (sPiazza Mercato) non monetario, per la promozione di buone pratiche, di sostenibilità quotidiana, la riparazione di beni, il riutilizzo di beni non più graditi ai proprietari ma ancora funzionanti, la creazione di competenze e saperi. Il circuito deve avere una sede fisica preferibilmente presso “isole ecologiche” e possibilmente supportato da una buona vetrina virtuale.
sPiazza Mercato sarà quindi un luogo (fisico e virtuale) di incontro tra individui che intendono mettere a disposizione i propri beni ma anche saperi e prestazioni, per ricevere in cambio la soddisfazione dei propri bisogni, che non passa necessariamente da un supermercato.

A sPiazza Mercato si potronno trovare oggetti (altrimenti destinati a rifiuto) portati direttamente dai cittadini e ingombrabti raccolti dalla Azienda di gestione dei Rifiuti. Questi oggetti potranno essere eventualmente riparati da artigiani e/o cooperative sociali locali, reinventati in oggetti di artigianoato e artistici, o utilizzati quali materiali di prova per laboratori di formazione e autoproduzione.
Il cittadino che conferisce i propri oggetti riceve in cambio dei crediti spendibili all’interno di sPiazza Mercato con i quali potrà “acquistare” altri oggetti.
Questi crediti sono attribuiti sia in base al valore dell’oggetto ed alla potenzialità di riutilizzo, sia in base all’impatto ambientale prevenuto sottraendolo allo smaltimento ed evitando un ulteriore produzione.
I crediti spendibili in sPiazza Mercato sono anche conferibili a cittadini che attuano buone prassi di sostenibilità quotidiane (auto a metano, pannelli solari, riduttori di flusso).
Alcuni oggetti non verranno “rivenduti”all’interno di sPiazza Mercato, ma vi rimarranno componendo un kit di beni comuni utilizzabili a noleggio e/o in prestito.

sPiazza Mercato potrà anche essere occasione di occupazione per artigiani riparatori e artisti, saranno inoltre allestiti laboratori per la formazione di copetenze e conoscenze e a supporto dell’autoproduzione ed autoriparazione.
Si possono quindi ipotizzare diverse “aree” per sPiazza Mercato: area accettazione/valutazione, area scambio di beni, area prestiti, area laboratori, area informativa.

Un Comune interessato ad avviare il progetto dovrà intervenire nelle seguenti “aree”: revisione dei regolamenti comunali di raccolta e smaltimento dei rifiuti; identificazione del luogo e allestimento; coinvolgimento delle assocazioni di categoria locali di riparatori e altri stakeholders; creazione del sistema di valutazione e assegnazione dei crediti; sviluppo del mercato; attività di supporto (labroatori, attività informativa, etc.); valutazione dei risultati; standardizzazione del metodo; diffusione dell’esperienza ad altre realtà.

Un progetto VISPO!

vispo

Nasce dal progetto “Cambieresti?”, attivato nel corso del 2004 da Comune e Provincia di Venezia con la partnership delle Aziende di Servizi e la collaborazione di Enti, Istituzioni pubbliche, Aziende private ed Associazioni di volontariato, e cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente nel quadro del Bando 2002 di finanziamenti a sostegno delle Agende 21 Locali; un progetto con finalità analoghe denominato “80 cose giuste da fare” è stato avviato nel corso del 2005 dalla Provincia di Modena, ma altre iniziative nel campo degli “stili di vita” stanno nascendo. Il progetto veneziano consiste in un “gioco di società” volontario che coinvolge oltre 1200 famiglie del Comune, impegnate a modificare almeno un aspetto del proprio stile di vita nello spazio di 8 mesi, nel campo dei comportamenti sostenibili ed etici (risparmio energetico ed idrico, mobilità sostenibile, consumo critico, ecc.), con l’aiuto degli Enti, delle Aziende, delle Associazioni e dei tecnici che collaborano al progetto. Lo scopo è quello di promuovere un percorso partecipativo dal basso verso modelli di vita e di consumo sostenibili, coerentemente con i principi di Agenda 21.
Il progetto VISPO! è stato pensato come riproposizione locale, opportunamente adattata, del progetto veneziano.

La finalità principale del progetto è quella di promuovere comportamenti individuali e collettivi improntati ai principi di Agenda 21 e quindi ai principi della “sostenibilità”, attraverso un processo partecipativo che coinvolga direttamente i cittadini e le famiglie favorendo lo scambio, le relazioni e l’integrazione sociale.

VISPO! prevede una prima fase di raccolta delle adesioni delle famiglie, attraverso la presentazione di un bando da diffondere con lettera, locandine, presentazione pubblica, conferenza stampa e comunicati sui media locali (quotidiani, tv, radio). Il bando conterrà la delineazione del progetto, le finalità, i soggetti proponenti e collaboratori, i tempi; il bando farà riferimento ad una scheda di adesione scaricabile dal web o da ritirare presso gli uffici competenti. Attraverso la scheda di adesione, ogni famiglia/single individuerà almeno un settore del proprio stile di vita nel quale si impegnerà ad assumere un comportamento più sostenibile nel corso del periodo di attuazione del progetto. I settori sono 10: il risparmio energetico (limitazione dei consumi di elettricità, combustibili, materiali.. sia tramite la riduzione diretta del consumo che tramite interventi di sostituzione tecnologica); il risparmio idrico (limitazione del consumo di acqua, recupero, interventi di sostituzione tecnologica); i rifiuti (riduzione dei rifiuti alla fonte, riutilizzo, raccolta differenziata, compostaggio); la parità di genere e l’equità (comportamenti e soluzioni che valorizzano la donna nel contesto familiare e civile, tutela dei componenti più deboli del nucleo familiare: bambini, anziani; equità nei rapporti tra famiglia e mondo esterno, integrazione sociale di stranieri ed immigrati, ecc.); la mobilità sostenibile (limitazione dell’uso dell’auto, incremento dell’uso della bicicletta, del trasporto pubblico, sperimentazione del car-pooling, ecc.); il consumo critico ed etico (prodotti locali, prodotti Ecolabel e certificati, prodotti riciclati, prodotti etici, prodotti equo-solidali, prodotti usati, ecc.); l’alimentazione biologica e responsabile (cibi biologici certificati, cibi prodotti localmente, cibi di stagione, dieta equilibrata e diversificata, diversificazione proteica, riduzione di zuccheri e grassi, ecc.); il turismo responsabile (viaggi e vacanze di conoscenza, etici e consapevoli); la finanza etica (scelta di contesti bancari non speculativi ed orientati eticamente e socialmente); i diritti degli animali (prodotti non testati su animali, vestiti non ricavati da animali, condizioni di vita dignitose per gli animali da compagnia, ecc.).

Ad ogni famiglia/single sarà consegnata una guida sintetica al progetto, contenente suggerimenti e riferimenti di bibliografia, internet e telefonici per ogni settore di comportamento; verrà contemporaneamente incentivata anche la fantasia e l’iniziativa personale, ed ogni innovazione coerente con le finalità del progetto sarà ben accolta e presentata all’insieme dei partecipanti per essere emulata. Nei limiti delle risorse e delle sponsorizzazioni disponibili, verrà anche messa a disposizione attrezzatura utilizzabile nell’ambiente domestico per favorire gli interventi di sostituzione tecnologica (lampadine a basso consumo, riduttori di flusso, ecc.) che costituiranno anche una forma di incentivazione e di gratificazione per gli aderenti. Ogni famiglia/single si impegna a tenere controllati i risultati del proprio nuovo comportamento (lettura dei contatori e delle bollette, registrazione degli acquisti, confronto dei prezzi e delle etichette, annotazioni sugli eventi, ecc.) anche con l’aiuto del gruppo di tecnici di supporto al progetto. In funzione della numerosità e della dislocazione territoriale dei partecipanti, verranno formati dei ‘Gruppi Locali’ (GL) di famiglie (10-20 famiglie), con lo scopo di favorire la conoscenza e le relazioni reciproche, lo scambio di esperienze, opinioni e proposte. Nel contesto degli incontri periodici e nei limiti delle risorse disponibili, potranno essere organizzati incontri specifici di formazione con i tecnici di supporto o con esperti esterni, del tipo ‘Serate di ecologia domestica’ , ‘laboratori di ecologia’ o simili. Con la collaborazione dei partner verrà costituito un ‘Gruppo Tecnico di Supporto’ (GTS) composto da tecnici volontari in grado di svolgere una funzione di consulenza domestica e di risolvere possibili problemi pratici legati ai diversi settori di comportamento; gli esperti del GTS non dovranno ritrovarsi fisicamente in un luogo, ma saranno raggiungibili telefonicamente o via email.

Al termine del periodo di sperimentazione, verrà elaborato un bilancio ambientale, economico e sociale del progetto che sarà reso pubblico nel corso di un evento in cui ogni famiglia/single verrà diplomata e premiata per la sua partecipazione; in particolare il bilancio dovrà evidenziare i risparmi ambientali ed economici conseguiti, nonché i risultati sociali raggiunti in termini di parità, equità ed eticità: lo scopo di VISPO! è dimostrare che vivere sostenibilmente non solo è possibile, senza o con piccoli costi economici aggiuntivi, ma è anche necessario per migliorare la qualità e il ben-essere della propria vita e, in una prospettiva più ampia, anche di quella del pianeta.

http://www.provincia.pc.it/documenti_ops/vispo/vispo.html

Il grande cortile

susa

A partire dalla lotta contro la realizzazione del Tav la Val di Susa ha maturato le caratteristiche di un laboratorio politico e di democrazia; in questi giorni, illuminata dai riflettori internazionali delle olimpiadi invernali, si propone come sede per un confronto ampio all’interno del percorso verso un altro mondo possibile.

Lontani anni luce dalla politica istituzionale, condita di par condicio e di insulti a reti unificate, decine di amministratori, gruppi locali, associazioni ambientaliste, reti e comunità di cittadini si ritroveranno a Venaus, Condove, Borgone di Susa, Bussoleno (e altri paesi ormai entrati nell‘immaginario collettivo di questi mesi e anni di lotta contro le grandi opere) per una tre giorni di incontri, dibattiti e confronti chiamata, non a caso, “Il grande cortile“. (www.ilgrandecortile.it)

In questa domenica in cui masticheremo medaglie azzure (si spera), confessioni shock dagli esclusi del grande fratello (si spera di no), liti furibonde zequiliane e Amici squalificati, insomma mentre la televisione continuerà imperterrita nella sua metodica e criminale “operazione ipnosi 2006“, fuori da quei pollici, poco più in là, la vita vera prosegue!

Via alle olimpiadi

torino 2006

Le olimpiadi sono cominciate, evviva.
Dietro alla retorica istituzionale vale la pena farsi un giro nei numeri e dietro le quinte della macchina organizzativa. Per questo il primo consiglio è di andarsi a leggere i reportage sui giochi realizzati da “Altreconomia” nel numero di gennaio e di “Carta” della scorsa settimana. C’è poi un libro, “Il libro nero delle Olimpiadi” (Fratelli Frilli editore), di Stefano Bertone e Luca Degiorgis, co-fondatori del comitato No Olimpiadi (www.nolimpiadi.8m.com).

Infine una curiosità, che rappresenta lo spreco e l’ottusità di chi ci governa: è stato svelato il braciere olimpico di Torino 2006, curato da Pininfarina, che custodira’ cinque fiamme, una per ogni cerchio olimpico. Si tratta di una torre di 57 metri, alta quanto un edificio di 20 piani, formata da 5 tubi lanciati verso l’alto. Il fuoco brucerà 8 mila metri cubi di gas all’ora, per un totale di 2,8 milioni di metri cubi.

Da un breve calcolo è venuto fuori che, in base a questi dati l’impianto emetterà in 2 settimane la bellezza di circa cinquemilacinquecento tonnellate di CO2.
In base al mercato delle emissioni l’impianto rientrerebbe tra i soggetti obbligati al monitoraggio delle emissioni esattamente come una piccola centrale di teleriscaldamento.
Gli 8 mila metri cubi di gas all’ora, corrispondono a un totale di 2,8 milioni di metri cubi in quanto rimarrà acceso ininterrottamente per 15 giorni (la durata delle Olimpiadi). Per dare un’idea, ed allo scopo di informare, il gas utilizzato potrebbe soddisfare il fabbisogno medio di 2800 famiglie per un anno.

Ma si sa, l’immagine è tutto!

Il comune di Formigine è ad alto rendimento

caldaia

Dalla newsletter di www.acquistiverdi.it

Il Comune di Formigine, nel modenese, offre ai propri cittadini la possibilità di accedere a un contributo a fondo perduto per la sostituzione delle caldaie tradizionali con caldaie ad alta efficienza. Il contributo si può richiedere anche per l´installazione di una caldaia di questo tipo in una nuova abitazione. La richiesta si può effettuare a partire dal 1 febbraio.

L´erogazione di questo contributo è stata decisa in attuazione degli obiettivi individuati dal Piano d´azione per l´energia e lo sviluppo sostenibile della Provincia di Modena e della delibera approvata sui temi energetici dal Consiglio comunale lo scorso 5 giugno in occasione della Giornata mondiale sull´ambiente.

L´obiettivo dell´iniziativa è la riduzione del consumo di energia e dell´emissione di CO2 in atmosfera. Le nuove caldaie hanno infatti un altissimo rendimento attraverso il recupero del calore dei fumi con una diminuzione dei consumi pari al 30 per cento rispetto alle caldaie tradizionali.

Il contributo sarà pari a 500 euro con una maggiorazione di altri 200 euro se nelle sostituzioni verrà eliminato anche lo scaldacqua o se la caldaia sostituita funzionava a olio combustibile o gasolio.

Copia e incolla. Una delibera sui GPP

acquisti verdi

Ecco un esempio di delibera di giunta per l’attivazione della procedura sugli acquisti verdi. Se qualche amministratore passa da queste parti provi pure a leggere e… vai con il copia e incolla!

GIUNTA Provinciale di XXX
Verbale n° xx
Adunanza xx xxxx

Oggetto: definizione della politica degli appalti di lavori, forniture e servizi della Provincia di XXXXX

PREMESSO CHE
L’art. 6 della versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea (G.U.C.E. C 325 del 24.12.2002) afferma che “le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche ed azioni comunitarie di cui all’art. 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”.
Tra gli strumenti indicati nella Comunicazione della Commissione Europea sulla Politica Integrata di Prodotto, COM 2003/302, per migliorare le performance ambientali dei beni e dei servizi, occupa un ruolo importante il cosiddetto Green Public Procurement (GPP). Con questo termine si fa riferimento ad un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili adottato dalle amministrazioni pubbliche. Il GPP può giocare un ruolo fondamentale dal lato della domanda, per sostenere la produzione di beni e servizi ambientalmente preferibili e fungere da traino nel processo di orientamento delle scelte di consumo in chiave sostenibile.
Nella Comunicazione della Commissione Europea “Sul diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici”, COM 2001/274 del 4.7.2001, si chiarisce come la legislazione vigente permetta già oggi di tenere conto degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto degli enti pubblici; in particolare si afferma che ” .. se impongono requisiti relativi alla protezione ambientale più severi di quelli prescritti dalle norme o dalle leggi, gli enti aggiudicatori possono ispirarsi ai criteri per l’assegnazione dei marchi ecologici nel definire le specifiche tecniche in materia ambientale… ”.
La Decisione n. 1600/2002/CE del 22.7.2002 che istituisce il Sesto Programma Comunitario di Azione Ambientale, stabilisce all’art. 3.6 che “è necessario promuovere una politica di appalti pubblici «verdi» che consenta di tener conto delle caratteristiche ambientali e di integrare eventualmente nelle procedure di appalto considerazioni inerenti al ciclo di vita”.
Il Regolamento CE 1980/2000 relativo al sistema comunitario di assegnazione di un marchio volontario di qualità ecologica, stabilisce all’art. 10 che “per incoraggiare l’uso di prodotti contrassegnati dal marchio di qualità ecologica, la Commissione e le altre istituzioni della Comunità nonché le altre autorità pubbliche nazionali dovrebbero, fatto salvo il diritto comunitario, dare l’esempio quando stabiliscono i propri requisiti per prodotti”.
La Corte di Giustizia Europea, nella causa C513/99, con sentenza del 17.9.2002, ha stabilito che il principio della parità di trattamento non osta a che siano presi in considerazione nell’appalto criteri collegati alla tutela dell’ambiente, per il solo fatto che esistono poche imprese che hanno la possibilità di offrire un materiale che soddisfi i detti criteri.
A livello nazionale il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica ha auspicato che la pubblica amministrazione si impegni a “istituzionalizzare l’integrazione degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto” ponendo l’obiettivo di “modifica dei capitolati di acquisto di beni e servizi, inserendo i requisiti ambientali senza contravvenire alle norme comunitarie” (Deliberazione n. 57/2002 del CIPE su “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia”).
Il D. Lgs. n. 22/97, noto come “Decreto Ronchi”, stabilisce che le autorità competenti adottino iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti anche mediante: “la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino la capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione dei rifiuti” (art. 3) e che “prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi” (art.4).
Il suddetto D. Lgs. 22/97, art. 19 comma 4, con il decreto attuativo 203/2003, richiede che gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.
La Legge 9 gennaio 1991, n. 10 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia” istituisce all’art. 19 la figura del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia e il Decreto ministeriale 27 marzo 1998 “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”, all’art. 3.1, quella del responsabile della mobilità aziendale.
Il medesimo decreto sulla mobilità sostenibile dispone l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di prevedere una quota del 50% di veicoli a minimo impatto ambientale nel rinnovo annuale del proprio parco auto veicolare entro il 31 dicembre 2003.

CONSIDERATO CHE
Per contribuire alla diffusione di una cultura ambientale negli acquisti della Pubblica Amministrazione e nella promozione dei sistemi di etichettatura ecologica dei prodotti/servizi (es. Ecolabel Europeo), è necessario introdurre anche in Italia un sistema di Green Public Procurement, già utilizzato da altri paesi nord-europei.
Il settore pubblico, infatti, può:
a)ridurre in maniera significativa gli impatti ambientali, acquistando prodotti e servizi verdi, grazie alla consistenza degli acquisti che a livello europeo costituiscono circa il 12% del PIL;
b)accrescere la disponibilità e la competitività dei prodotti e servizi più verdi sia nelle gare di appalto per l’acquisto di prodotti che per la stipulazione di contratti di lavori e servizi;
c)influenzare il comportamento dei cittadini privati, ma soprattutto delle istituzioni private e delle imprese, e spingerli verso acquisti più sostenibili.
Per promuovere acquisti ambientalmente sostenibili al proprio interno, dal 1999 xxxxx ha introdotto nei bandi di gara per l’acquisto di beni e servizi, criteri ambientali che favoriscono le aziende che dimostrano di possedere anche certificazioni ambientali rilasciate da sistemi pubblici.
La Provincia di xxxx ha partecipato, in qualità di Ente Pilota, nel xxx ad un progetto promosso dall’xxxx (adesso xx) denominato “xxxxxx” ed ha finanziato la realizzazione di un ipertesto denominato “Guida al Green Public Procurement”.
Il processo di Agenda 21 Provinciale, attivato con DxxP n. xxxx/xxx del xxxxx/x, è pervenuto, attraverso un articolato percorso di concertazione in sede locale e provinciale, alla definizione del Piano d’Azione per la Sostenibilità, adottato dal Forum Provinciale di Agenda 21 il 18 gennaio xxxx e approvato dal Consiglio Provinciale con Deliberazione n. 226-92005 del 22/10/2002.
All’interno del suddetto Piano è previsto un obiettivo di promozione dei consumi più sostenibili e l’ampliamento delle attività economiche legate a prodotti e servizi ad alto contenuto di innovazione ambientale e più specificatamente la diffusione di prodotti e servizi ambientalmente più sostenibili (ASSE x, OBIETTIVO GENERALE, OBIETTIVO SPECIFICO X del Piano d’Azione per la Sostenibilità).
Sempre all’interno del Piano d’Azione sono presenti schede azione tendenti a declinare in progetti le azioni concordate attraverso la concertazione di Agenda 21 (denominate schede xx), una di queste è relativa agli acquisti pubblici ecologici (Scheda xxx).
La XXXX di XXXX e l’XXXXX XXXXX, nell’ambito del Programma di Interventi Ambientali Provinciale, approvato dalla Regione xxxx con Determinazione Dirigenziale n. XXX dell’X/X/200X, hanno promosso il progetto “XXXX XXXX XXXX (XXX)” in attuazione di quanto previsto dal Piano d’Azione per la Sostenibilità in riferimento al processo di Agenda 21 provinciale.
Le attività proposte hanno come fine ultimo la qualificazione ambientale dei produttori nella filiera produttore-distributore-consumatore pubblico e l’utilizzazione del GPP come strumento attuativo di sistemi di gestione ambientale, di Agende 21 locali e della diffusione dei sistemi di etichettature ecologiche dei prodotti. L’obiettivo è quindi quello di utilizzare in modo sinergico strumenti volontari al fine di perseguire un miglioramento ambientale continuo.
Il progetto XXX intende diffondere i principi del GPP anche attraverso la produzione di linee guida operative per assistere le pubbliche amministrazioni nella predisposizione di appalti pubblici ambientalmente preferibili.
Il criterio scelto dalla Provincia di XXXX per individuare i soggetti pilota partecipanti al progetto XXX è stato quello di privilegiare gli enti che sul territorio provinciale, hanno intrapreso percorsi di Agenda 21 o di certificazione ambientale, o gli enti a partecipazione pubblica che a livello statutario promuovono lo sviluppo sostenibile.

DELIBERA:
di perseguire i seguenti obiettivi:
1.Limitare, sostituire o eliminare progressivamente l’acquisto di prodotti tossici, pericolosi, difficilmente smaltibili o comunque a significativo impatto ambientale;
2.Preferire prodotti/servizi a più lunga durata, facilmente smontabili e riparabili, ad alta efficienza energetica, ottenuti con materiali riciclati/riciclabili, recuperati o da materie prime rinnovabili, e che minimizzano la produzione di rifiuti;
3.Promuovere nelle proprie scelte di acquisto la diffusione di tecnologie ecologicamente compatibili, tecniche di bio-edilizia, sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale e sistemi pubblici di etichettatura ecologica dei prodotti (es. Regolamento CE 1980/2000) che tengono conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti/servizi che si intende acquistare;
4.Inserire nei criteri di aggiudicazione elementi ambientali che comportino un vantaggio economico all’amministrazione, valutato tenendo conto dei costi sostenuti lungo l’intero ciclo di utilizzo del prodotto/servizio.

Al fine di perseguire gli obiettivi sopra esposti l’amministrazione provinciale si impegna, compatibilmente con le specificità locali, le esigenze particolari e la normativa di settore (sia di regime di diritto pubblico che privato), a:
a.inserire nelle procedure di acquisto di beni e servizi i criteri ambientali contenuti nella sezione operativa del Manuale GPP del progetto LIFE 02 ENV/IT/000023;
b.continuare la ricerca di criteri di preferibilità ambientale da inserire nelle procedure di acquisto (anche relativamente a nuove tipologie di prodotti e servizi) e mettere a disposizione degli altri enti le esperienze acquisite;
c.tenere conto dell’impatto ambientale nell’organizzazione di eventi e convegni
d.verificare, di volta in volta, la possibilità di inserire la certificazione ambientale EMAS (Regolamento CE 761/01) o ISO 14001 come mezzo di prova per valutare la capacità tecnica di un impresa a realizzare l’appalto con requisiti ambientali;
e.verificare la possibilità di predisporre procedure interne di qualificazione anche ambientale dei propri fornitori;
f. prevedere momenti di sensibilizzazione del proprio personale in particolare degli uffici acquisti sugli impatti ambientali dei prodotti maggiormente utilizzati;
g.condividere e promuovere forme centralizzate di acquisto che tengano conto dei criteri ambientali;
h.promuovere le buone prassi di acquisti pubblici ecologici sul territorio di competenza;
i.di istituire un gruppo di lavoro per la gestione delle attività connesse con l’implementazione di un sistema finalizzato all’integrazione degli aspetti ambientali e sociali nell’attività contrattuale per l’acquisizione di forniture e servizi e l’esecuzione di lavori composto da tecnici interni e da tecnici esperti in acquisti verdi esterni.
j.di prevedere un piano di formazione per funzionari e dirigenti secondo il Piano di formazione seguito nel progetto GPPnet LIFE 02 ENV/IT/000023 sugli acquisti pubblici sostenibili, le etichettature ecologiche, sull’introduzione dei criteri ecologici nei bandi di gara;
k.di inserire tra i temi connessi con la politica degli appalti dell’ente tra gli argomenti oggetto di eventuali stage e tirocini formativi universitari
l.adottare un Piano di azione per il GPP.