sPiazza Mercato. Una bozza di progetto

riciclaggio

Ecco un progetto nuovo, molto interessante, scritto qualche mese fa e che probabilmente riusciremo a sviluppare nelle prossime settimane qui a Colorno. Nel frattempo, per chi fosse interessato, può diventare uno spunto per altri amministratori (ma anche associazioni ambientaliste, cooperative sociali, singoli cittadini), per provare a costruire qualcosa di simile anche nel vostro territorio.

sPiazza Mercato
Riuso gli oggetti, Riparo gli oggetti, Reinvento gli oggetti, Risparmio le risorse, Riduco i rifiuti.
Scopo del progetto è il riutilizzo dei prodotti, parti di essi o estensione del loro ciclo di vita, in particolare: dimostrando l’accettabilità del sistema di riutilizzo nel mercato; individuando sistemi innovativi di riutilizzo che rispondono alle esistenti domande del mercato.

La crescita dei consumi dell’attuale modello di sviluppo sta portando al depauperamento delle risorse naturali e ad un’eccessiva produzione di rifiuti ed emissioni nocive, ormai non più sostenibili.
La risposta al problema dei rifiuti attuata fin’ora dalle pubbliche amministrazioni si è concentrata prevalentemente su due dei 4 obiettivi (4R) previsti dal decreto Ronchi: ovvero il Riciclaggio ed il Recupero energetico, entrambi interventi a termine della filiera dei rifiuti. Con questo progetto si intende operando sui “cittadini-consumatori” concentrarsi sul Riutilizzo dei prodotti e la conseguente Riduzione dei rifiuti urbani da avviare a riciclaggio e/o smaltimento.

Il Progetto consiste nella sperimentazione di strumenti per promuovere forme di scambio, riutilizzo, condivisione, riparazione degli oggetti di uso quotidiano, al fine di allungarne il più possibile il ciclo di vita e destinarli al ruolo di rifiuto il più tardi possibile.
Obiettivo è quello di cambiare le abitudini di consumo, aiutando la cittadinanza ad acquisire consapevolezza e ad attribuire il giusto valore agli oggetti considerandone anche i potenziali impatti economici, ambientali e sociali intrinsechi.
Il fine ultimo è il passaggio dall’usa e getta all’economia del consumo consapevole.

Per ogni contesto territoriale può essere istituita, con il supporto delle aziende gestore dei rifiuti, un circuito locale di scambio (sPiazza Mercato) non monetario, per la promozione di buone pratiche, di sostenibilità quotidiana, la riparazione di beni, il riutilizzo di beni non più graditi ai proprietari ma ancora funzionanti, la creazione di competenze e saperi. Il circuito deve avere una sede fisica preferibilmente presso “isole ecologiche” e possibilmente supportato da una buona vetrina virtuale.
sPiazza Mercato sarà quindi un luogo (fisico e virtuale) di incontro tra individui che intendono mettere a disposizione i propri beni ma anche saperi e prestazioni, per ricevere in cambio la soddisfazione dei propri bisogni, che non passa necessariamente da un supermercato.

A sPiazza Mercato si potronno trovare oggetti (altrimenti destinati a rifiuto) portati direttamente dai cittadini e ingombrabti raccolti dalla Azienda di gestione dei Rifiuti. Questi oggetti potranno essere eventualmente riparati da artigiani e/o cooperative sociali locali, reinventati in oggetti di artigianoato e artistici, o utilizzati quali materiali di prova per laboratori di formazione e autoproduzione.
Il cittadino che conferisce i propri oggetti riceve in cambio dei crediti spendibili all’interno di sPiazza Mercato con i quali potrà “acquistare” altri oggetti.
Questi crediti sono attribuiti sia in base al valore dell’oggetto ed alla potenzialità di riutilizzo, sia in base all’impatto ambientale prevenuto sottraendolo allo smaltimento ed evitando un ulteriore produzione.
I crediti spendibili in sPiazza Mercato sono anche conferibili a cittadini che attuano buone prassi di sostenibilità quotidiane (auto a metano, pannelli solari, riduttori di flusso).
Alcuni oggetti non verranno “rivenduti”all’interno di sPiazza Mercato, ma vi rimarranno componendo un kit di beni comuni utilizzabili a noleggio e/o in prestito.

sPiazza Mercato potrà anche essere occasione di occupazione per artigiani riparatori e artisti, saranno inoltre allestiti laboratori per la formazione di copetenze e conoscenze e a supporto dell’autoproduzione ed autoriparazione.
Si possono quindi ipotizzare diverse “aree” per sPiazza Mercato: area accettazione/valutazione, area scambio di beni, area prestiti, area laboratori, area informativa.

Un Comune interessato ad avviare il progetto dovrà intervenire nelle seguenti “aree”: revisione dei regolamenti comunali di raccolta e smaltimento dei rifiuti; identificazione del luogo e allestimento; coinvolgimento delle assocazioni di categoria locali di riparatori e altri stakeholders; creazione del sistema di valutazione e assegnazione dei crediti; sviluppo del mercato; attività di supporto (labroatori, attività informativa, etc.); valutazione dei risultati; standardizzazione del metodo; diffusione dell’esperienza ad altre realtà.

Un progetto VISPO!

vispo

Nasce dal progetto “Cambieresti?”, attivato nel corso del 2004 da Comune e Provincia di Venezia con la partnership delle Aziende di Servizi e la collaborazione di Enti, Istituzioni pubbliche, Aziende private ed Associazioni di volontariato, e cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente nel quadro del Bando 2002 di finanziamenti a sostegno delle Agende 21 Locali; un progetto con finalità analoghe denominato “80 cose giuste da fare” è stato avviato nel corso del 2005 dalla Provincia di Modena, ma altre iniziative nel campo degli “stili di vita” stanno nascendo. Il progetto veneziano consiste in un “gioco di società” volontario che coinvolge oltre 1200 famiglie del Comune, impegnate a modificare almeno un aspetto del proprio stile di vita nello spazio di 8 mesi, nel campo dei comportamenti sostenibili ed etici (risparmio energetico ed idrico, mobilità sostenibile, consumo critico, ecc.), con l’aiuto degli Enti, delle Aziende, delle Associazioni e dei tecnici che collaborano al progetto. Lo scopo è quello di promuovere un percorso partecipativo dal basso verso modelli di vita e di consumo sostenibili, coerentemente con i principi di Agenda 21.
Il progetto VISPO! è stato pensato come riproposizione locale, opportunamente adattata, del progetto veneziano.

La finalità principale del progetto è quella di promuovere comportamenti individuali e collettivi improntati ai principi di Agenda 21 e quindi ai principi della “sostenibilità”, attraverso un processo partecipativo che coinvolga direttamente i cittadini e le famiglie favorendo lo scambio, le relazioni e l’integrazione sociale.

VISPO! prevede una prima fase di raccolta delle adesioni delle famiglie, attraverso la presentazione di un bando da diffondere con lettera, locandine, presentazione pubblica, conferenza stampa e comunicati sui media locali (quotidiani, tv, radio). Il bando conterrà la delineazione del progetto, le finalità, i soggetti proponenti e collaboratori, i tempi; il bando farà riferimento ad una scheda di adesione scaricabile dal web o da ritirare presso gli uffici competenti. Attraverso la scheda di adesione, ogni famiglia/single individuerà almeno un settore del proprio stile di vita nel quale si impegnerà ad assumere un comportamento più sostenibile nel corso del periodo di attuazione del progetto. I settori sono 10: il risparmio energetico (limitazione dei consumi di elettricità, combustibili, materiali.. sia tramite la riduzione diretta del consumo che tramite interventi di sostituzione tecnologica); il risparmio idrico (limitazione del consumo di acqua, recupero, interventi di sostituzione tecnologica); i rifiuti (riduzione dei rifiuti alla fonte, riutilizzo, raccolta differenziata, compostaggio); la parità di genere e l’equità (comportamenti e soluzioni che valorizzano la donna nel contesto familiare e civile, tutela dei componenti più deboli del nucleo familiare: bambini, anziani; equità nei rapporti tra famiglia e mondo esterno, integrazione sociale di stranieri ed immigrati, ecc.); la mobilità sostenibile (limitazione dell’uso dell’auto, incremento dell’uso della bicicletta, del trasporto pubblico, sperimentazione del car-pooling, ecc.); il consumo critico ed etico (prodotti locali, prodotti Ecolabel e certificati, prodotti riciclati, prodotti etici, prodotti equo-solidali, prodotti usati, ecc.); l’alimentazione biologica e responsabile (cibi biologici certificati, cibi prodotti localmente, cibi di stagione, dieta equilibrata e diversificata, diversificazione proteica, riduzione di zuccheri e grassi, ecc.); il turismo responsabile (viaggi e vacanze di conoscenza, etici e consapevoli); la finanza etica (scelta di contesti bancari non speculativi ed orientati eticamente e socialmente); i diritti degli animali (prodotti non testati su animali, vestiti non ricavati da animali, condizioni di vita dignitose per gli animali da compagnia, ecc.).

Ad ogni famiglia/single sarà consegnata una guida sintetica al progetto, contenente suggerimenti e riferimenti di bibliografia, internet e telefonici per ogni settore di comportamento; verrà contemporaneamente incentivata anche la fantasia e l’iniziativa personale, ed ogni innovazione coerente con le finalità del progetto sarà ben accolta e presentata all’insieme dei partecipanti per essere emulata. Nei limiti delle risorse e delle sponsorizzazioni disponibili, verrà anche messa a disposizione attrezzatura utilizzabile nell’ambiente domestico per favorire gli interventi di sostituzione tecnologica (lampadine a basso consumo, riduttori di flusso, ecc.) che costituiranno anche una forma di incentivazione e di gratificazione per gli aderenti. Ogni famiglia/single si impegna a tenere controllati i risultati del proprio nuovo comportamento (lettura dei contatori e delle bollette, registrazione degli acquisti, confronto dei prezzi e delle etichette, annotazioni sugli eventi, ecc.) anche con l’aiuto del gruppo di tecnici di supporto al progetto. In funzione della numerosità e della dislocazione territoriale dei partecipanti, verranno formati dei ‘Gruppi Locali’ (GL) di famiglie (10-20 famiglie), con lo scopo di favorire la conoscenza e le relazioni reciproche, lo scambio di esperienze, opinioni e proposte. Nel contesto degli incontri periodici e nei limiti delle risorse disponibili, potranno essere organizzati incontri specifici di formazione con i tecnici di supporto o con esperti esterni, del tipo ‘Serate di ecologia domestica’ , ‘laboratori di ecologia’ o simili. Con la collaborazione dei partner verrà costituito un ‘Gruppo Tecnico di Supporto’ (GTS) composto da tecnici volontari in grado di svolgere una funzione di consulenza domestica e di risolvere possibili problemi pratici legati ai diversi settori di comportamento; gli esperti del GTS non dovranno ritrovarsi fisicamente in un luogo, ma saranno raggiungibili telefonicamente o via email.

Al termine del periodo di sperimentazione, verrà elaborato un bilancio ambientale, economico e sociale del progetto che sarà reso pubblico nel corso di un evento in cui ogni famiglia/single verrà diplomata e premiata per la sua partecipazione; in particolare il bilancio dovrà evidenziare i risparmi ambientali ed economici conseguiti, nonché i risultati sociali raggiunti in termini di parità, equità ed eticità: lo scopo di VISPO! è dimostrare che vivere sostenibilmente non solo è possibile, senza o con piccoli costi economici aggiuntivi, ma è anche necessario per migliorare la qualità e il ben-essere della propria vita e, in una prospettiva più ampia, anche di quella del pianeta.

http://www.provincia.pc.it/documenti_ops/vispo/vispo.html

Il grande cortile

susa

A partire dalla lotta contro la realizzazione del Tav la Val di Susa ha maturato le caratteristiche di un laboratorio politico e di democrazia; in questi giorni, illuminata dai riflettori internazionali delle olimpiadi invernali, si propone come sede per un confronto ampio all’interno del percorso verso un altro mondo possibile.

Lontani anni luce dalla politica istituzionale, condita di par condicio e di insulti a reti unificate, decine di amministratori, gruppi locali, associazioni ambientaliste, reti e comunità di cittadini si ritroveranno a Venaus, Condove, Borgone di Susa, Bussoleno (e altri paesi ormai entrati nell‘immaginario collettivo di questi mesi e anni di lotta contro le grandi opere) per una tre giorni di incontri, dibattiti e confronti chiamata, non a caso, “Il grande cortile“. (www.ilgrandecortile.it)

In questa domenica in cui masticheremo medaglie azzure (si spera), confessioni shock dagli esclusi del grande fratello (si spera di no), liti furibonde zequiliane e Amici squalificati, insomma mentre la televisione continuerà imperterrita nella sua metodica e criminale “operazione ipnosi 2006“, fuori da quei pollici, poco più in là, la vita vera prosegue!

Via alle olimpiadi

torino 2006

Le olimpiadi sono cominciate, evviva.
Dietro alla retorica istituzionale vale la pena farsi un giro nei numeri e dietro le quinte della macchina organizzativa. Per questo il primo consiglio è di andarsi a leggere i reportage sui giochi realizzati da “Altreconomia” nel numero di gennaio e di “Carta” della scorsa settimana. C’è poi un libro, “Il libro nero delle Olimpiadi” (Fratelli Frilli editore), di Stefano Bertone e Luca Degiorgis, co-fondatori del comitato No Olimpiadi (www.nolimpiadi.8m.com).

Infine una curiosità, che rappresenta lo spreco e l’ottusità di chi ci governa: è stato svelato il braciere olimpico di Torino 2006, curato da Pininfarina, che custodira’ cinque fiamme, una per ogni cerchio olimpico. Si tratta di una torre di 57 metri, alta quanto un edificio di 20 piani, formata da 5 tubi lanciati verso l’alto. Il fuoco brucerà 8 mila metri cubi di gas all’ora, per un totale di 2,8 milioni di metri cubi.

Da un breve calcolo è venuto fuori che, in base a questi dati l’impianto emetterà in 2 settimane la bellezza di circa cinquemilacinquecento tonnellate di CO2.
In base al mercato delle emissioni l’impianto rientrerebbe tra i soggetti obbligati al monitoraggio delle emissioni esattamente come una piccola centrale di teleriscaldamento.
Gli 8 mila metri cubi di gas all’ora, corrispondono a un totale di 2,8 milioni di metri cubi in quanto rimarrà acceso ininterrottamente per 15 giorni (la durata delle Olimpiadi). Per dare un’idea, ed allo scopo di informare, il gas utilizzato potrebbe soddisfare il fabbisogno medio di 2800 famiglie per un anno.

Ma si sa, l’immagine è tutto!

Il comune di Formigine è ad alto rendimento

caldaia

Dalla newsletter di www.acquistiverdi.it

Il Comune di Formigine, nel modenese, offre ai propri cittadini la possibilità di accedere a un contributo a fondo perduto per la sostituzione delle caldaie tradizionali con caldaie ad alta efficienza. Il contributo si può richiedere anche per l´installazione di una caldaia di questo tipo in una nuova abitazione. La richiesta si può effettuare a partire dal 1 febbraio.

L´erogazione di questo contributo è stata decisa in attuazione degli obiettivi individuati dal Piano d´azione per l´energia e lo sviluppo sostenibile della Provincia di Modena e della delibera approvata sui temi energetici dal Consiglio comunale lo scorso 5 giugno in occasione della Giornata mondiale sull´ambiente.

L´obiettivo dell´iniziativa è la riduzione del consumo di energia e dell´emissione di CO2 in atmosfera. Le nuove caldaie hanno infatti un altissimo rendimento attraverso il recupero del calore dei fumi con una diminuzione dei consumi pari al 30 per cento rispetto alle caldaie tradizionali.

Il contributo sarà pari a 500 euro con una maggiorazione di altri 200 euro se nelle sostituzioni verrà eliminato anche lo scaldacqua o se la caldaia sostituita funzionava a olio combustibile o gasolio.

Copia e incolla. Una delibera sui GPP

acquisti verdi

Ecco un esempio di delibera di giunta per l’attivazione della procedura sugli acquisti verdi. Se qualche amministratore passa da queste parti provi pure a leggere e… vai con il copia e incolla!

GIUNTA Provinciale di XXX
Verbale n° xx
Adunanza xx xxxx

Oggetto: definizione della politica degli appalti di lavori, forniture e servizi della Provincia di XXXXX

PREMESSO CHE
L’art. 6 della versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea (G.U.C.E. C 325 del 24.12.2002) afferma che “le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche ed azioni comunitarie di cui all’art. 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”.
Tra gli strumenti indicati nella Comunicazione della Commissione Europea sulla Politica Integrata di Prodotto, COM 2003/302, per migliorare le performance ambientali dei beni e dei servizi, occupa un ruolo importante il cosiddetto Green Public Procurement (GPP). Con questo termine si fa riferimento ad un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili adottato dalle amministrazioni pubbliche. Il GPP può giocare un ruolo fondamentale dal lato della domanda, per sostenere la produzione di beni e servizi ambientalmente preferibili e fungere da traino nel processo di orientamento delle scelte di consumo in chiave sostenibile.
Nella Comunicazione della Commissione Europea “Sul diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici”, COM 2001/274 del 4.7.2001, si chiarisce come la legislazione vigente permetta già oggi di tenere conto degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto degli enti pubblici; in particolare si afferma che ” .. se impongono requisiti relativi alla protezione ambientale più severi di quelli prescritti dalle norme o dalle leggi, gli enti aggiudicatori possono ispirarsi ai criteri per l’assegnazione dei marchi ecologici nel definire le specifiche tecniche in materia ambientale… ”.
La Decisione n. 1600/2002/CE del 22.7.2002 che istituisce il Sesto Programma Comunitario di Azione Ambientale, stabilisce all’art. 3.6 che “è necessario promuovere una politica di appalti pubblici «verdi» che consenta di tener conto delle caratteristiche ambientali e di integrare eventualmente nelle procedure di appalto considerazioni inerenti al ciclo di vita”.
Il Regolamento CE 1980/2000 relativo al sistema comunitario di assegnazione di un marchio volontario di qualità ecologica, stabilisce all’art. 10 che “per incoraggiare l’uso di prodotti contrassegnati dal marchio di qualità ecologica, la Commissione e le altre istituzioni della Comunità nonché le altre autorità pubbliche nazionali dovrebbero, fatto salvo il diritto comunitario, dare l’esempio quando stabiliscono i propri requisiti per prodotti”.
La Corte di Giustizia Europea, nella causa C513/99, con sentenza del 17.9.2002, ha stabilito che il principio della parità di trattamento non osta a che siano presi in considerazione nell’appalto criteri collegati alla tutela dell’ambiente, per il solo fatto che esistono poche imprese che hanno la possibilità di offrire un materiale che soddisfi i detti criteri.
A livello nazionale il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica ha auspicato che la pubblica amministrazione si impegni a “istituzionalizzare l’integrazione degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto” ponendo l’obiettivo di “modifica dei capitolati di acquisto di beni e servizi, inserendo i requisiti ambientali senza contravvenire alle norme comunitarie” (Deliberazione n. 57/2002 del CIPE su “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia”).
Il D. Lgs. n. 22/97, noto come “Decreto Ronchi”, stabilisce che le autorità competenti adottino iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti anche mediante: “la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino la capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione dei rifiuti” (art. 3) e che “prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi” (art.4).
Il suddetto D. Lgs. 22/97, art. 19 comma 4, con il decreto attuativo 203/2003, richiede che gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.
La Legge 9 gennaio 1991, n. 10 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia” istituisce all’art. 19 la figura del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia e il Decreto ministeriale 27 marzo 1998 “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”, all’art. 3.1, quella del responsabile della mobilità aziendale.
Il medesimo decreto sulla mobilità sostenibile dispone l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di prevedere una quota del 50% di veicoli a minimo impatto ambientale nel rinnovo annuale del proprio parco auto veicolare entro il 31 dicembre 2003.

CONSIDERATO CHE
Per contribuire alla diffusione di una cultura ambientale negli acquisti della Pubblica Amministrazione e nella promozione dei sistemi di etichettatura ecologica dei prodotti/servizi (es. Ecolabel Europeo), è necessario introdurre anche in Italia un sistema di Green Public Procurement, già utilizzato da altri paesi nord-europei.
Il settore pubblico, infatti, può:
a)ridurre in maniera significativa gli impatti ambientali, acquistando prodotti e servizi verdi, grazie alla consistenza degli acquisti che a livello europeo costituiscono circa il 12% del PIL;
b)accrescere la disponibilità e la competitività dei prodotti e servizi più verdi sia nelle gare di appalto per l’acquisto di prodotti che per la stipulazione di contratti di lavori e servizi;
c)influenzare il comportamento dei cittadini privati, ma soprattutto delle istituzioni private e delle imprese, e spingerli verso acquisti più sostenibili.
Per promuovere acquisti ambientalmente sostenibili al proprio interno, dal 1999 xxxxx ha introdotto nei bandi di gara per l’acquisto di beni e servizi, criteri ambientali che favoriscono le aziende che dimostrano di possedere anche certificazioni ambientali rilasciate da sistemi pubblici.
La Provincia di xxxx ha partecipato, in qualità di Ente Pilota, nel xxx ad un progetto promosso dall’xxxx (adesso xx) denominato “xxxxxx” ed ha finanziato la realizzazione di un ipertesto denominato “Guida al Green Public Procurement”.
Il processo di Agenda 21 Provinciale, attivato con DxxP n. xxxx/xxx del xxxxx/x, è pervenuto, attraverso un articolato percorso di concertazione in sede locale e provinciale, alla definizione del Piano d’Azione per la Sostenibilità, adottato dal Forum Provinciale di Agenda 21 il 18 gennaio xxxx e approvato dal Consiglio Provinciale con Deliberazione n. 226-92005 del 22/10/2002.
All’interno del suddetto Piano è previsto un obiettivo di promozione dei consumi più sostenibili e l’ampliamento delle attività economiche legate a prodotti e servizi ad alto contenuto di innovazione ambientale e più specificatamente la diffusione di prodotti e servizi ambientalmente più sostenibili (ASSE x, OBIETTIVO GENERALE, OBIETTIVO SPECIFICO X del Piano d’Azione per la Sostenibilità).
Sempre all’interno del Piano d’Azione sono presenti schede azione tendenti a declinare in progetti le azioni concordate attraverso la concertazione di Agenda 21 (denominate schede xx), una di queste è relativa agli acquisti pubblici ecologici (Scheda xxx).
La XXXX di XXXX e l’XXXXX XXXXX, nell’ambito del Programma di Interventi Ambientali Provinciale, approvato dalla Regione xxxx con Determinazione Dirigenziale n. XXX dell’X/X/200X, hanno promosso il progetto “XXXX XXXX XXXX (XXX)” in attuazione di quanto previsto dal Piano d’Azione per la Sostenibilità in riferimento al processo di Agenda 21 provinciale.
Le attività proposte hanno come fine ultimo la qualificazione ambientale dei produttori nella filiera produttore-distributore-consumatore pubblico e l’utilizzazione del GPP come strumento attuativo di sistemi di gestione ambientale, di Agende 21 locali e della diffusione dei sistemi di etichettature ecologiche dei prodotti. L’obiettivo è quindi quello di utilizzare in modo sinergico strumenti volontari al fine di perseguire un miglioramento ambientale continuo.
Il progetto XXX intende diffondere i principi del GPP anche attraverso la produzione di linee guida operative per assistere le pubbliche amministrazioni nella predisposizione di appalti pubblici ambientalmente preferibili.
Il criterio scelto dalla Provincia di XXXX per individuare i soggetti pilota partecipanti al progetto XXX è stato quello di privilegiare gli enti che sul territorio provinciale, hanno intrapreso percorsi di Agenda 21 o di certificazione ambientale, o gli enti a partecipazione pubblica che a livello statutario promuovono lo sviluppo sostenibile.

DELIBERA:
di perseguire i seguenti obiettivi:
1.Limitare, sostituire o eliminare progressivamente l’acquisto di prodotti tossici, pericolosi, difficilmente smaltibili o comunque a significativo impatto ambientale;
2.Preferire prodotti/servizi a più lunga durata, facilmente smontabili e riparabili, ad alta efficienza energetica, ottenuti con materiali riciclati/riciclabili, recuperati o da materie prime rinnovabili, e che minimizzano la produzione di rifiuti;
3.Promuovere nelle proprie scelte di acquisto la diffusione di tecnologie ecologicamente compatibili, tecniche di bio-edilizia, sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale e sistemi pubblici di etichettatura ecologica dei prodotti (es. Regolamento CE 1980/2000) che tengono conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti/servizi che si intende acquistare;
4.Inserire nei criteri di aggiudicazione elementi ambientali che comportino un vantaggio economico all’amministrazione, valutato tenendo conto dei costi sostenuti lungo l’intero ciclo di utilizzo del prodotto/servizio.

Al fine di perseguire gli obiettivi sopra esposti l’amministrazione provinciale si impegna, compatibilmente con le specificità locali, le esigenze particolari e la normativa di settore (sia di regime di diritto pubblico che privato), a:
a.inserire nelle procedure di acquisto di beni e servizi i criteri ambientali contenuti nella sezione operativa del Manuale GPP del progetto LIFE 02 ENV/IT/000023;
b.continuare la ricerca di criteri di preferibilità ambientale da inserire nelle procedure di acquisto (anche relativamente a nuove tipologie di prodotti e servizi) e mettere a disposizione degli altri enti le esperienze acquisite;
c.tenere conto dell’impatto ambientale nell’organizzazione di eventi e convegni
d.verificare, di volta in volta, la possibilità di inserire la certificazione ambientale EMAS (Regolamento CE 761/01) o ISO 14001 come mezzo di prova per valutare la capacità tecnica di un impresa a realizzare l’appalto con requisiti ambientali;
e.verificare la possibilità di predisporre procedure interne di qualificazione anche ambientale dei propri fornitori;
f. prevedere momenti di sensibilizzazione del proprio personale in particolare degli uffici acquisti sugli impatti ambientali dei prodotti maggiormente utilizzati;
g.condividere e promuovere forme centralizzate di acquisto che tengano conto dei criteri ambientali;
h.promuovere le buone prassi di acquisti pubblici ecologici sul territorio di competenza;
i.di istituire un gruppo di lavoro per la gestione delle attività connesse con l’implementazione di un sistema finalizzato all’integrazione degli aspetti ambientali e sociali nell’attività contrattuale per l’acquisizione di forniture e servizi e l’esecuzione di lavori composto da tecnici interni e da tecnici esperti in acquisti verdi esterni.
j.di prevedere un piano di formazione per funzionari e dirigenti secondo il Piano di formazione seguito nel progetto GPPnet LIFE 02 ENV/IT/000023 sugli acquisti pubblici sostenibili, le etichettature ecologiche, sull’introduzione dei criteri ecologici nei bandi di gara;
k.di inserire tra i temi connessi con la politica degli appalti dell’ente tra gli argomenti oggetto di eventuali stage e tirocini formativi universitari
l.adottare un Piano di azione per il GPP.

Chiudersi in casa…

prodi e berlusconi

Ieri sera ho visto un pezzo di “Porta a porta“, con Romano Prodi e mi veniva da piangere… Ha parlato di democrazia nel riferirsi alle 256 pagine di programma che hanno scritto per governare l’Italia, anche se sa bene che nessun cittadino “normale” ha partecipato in nessun modo alla stesura dello stesso.

Ha parlato di TAV e di grandi opere dicendo che andranno fatte tutte, perché tutte importani, ma bisognerà dirlo con dolcezza agli abitanti dei territori che verranno di volta in volta devastati e violentati da asfalto, scavi e smog. Perchè il dialogo è importante ed è una cultura che ci appartiene.

Ha parlato di economia sostenendo che bisogna ricominciare a crescere, crescere, e ancora crescere, e per fare questo saranno necessarie nuove infrastrutture e nuove industrie

Ecco allora il punto. Ho deciso (anche se non sarà facile perché hanno invaso ogni spazio come in una spettacolare “guerra dei mondi“) di non ascoltarli più, fino al 9 aprile, perché altrimenti il mio voto se lo scordano. Cercherò di concentrarmi solo su Berlusconi, e sulla motivazione non di poco conto che prima ce lo leviamo di torno meglio è per tutti…

Spero poi, il 9 aprile, di essere un cittadino fortunato, e di pescare dalla lotteria delle liste chiuse dei partiti almeno un nome a cui aggrapparmi, disperatamente. Qualcuno che, al di là del simbolo o della bandiera o dell’interesse di turno rappresenti un’idea, un progetto o una speranza concreta di cambiamento!

Guarda te come siamo ridotti!

Dritto al cuore

emergency

Il Sudan e i nove paesi confinanti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centro Africana, Ciad, Libia, Egitto: un’area grande tre volte l’Europa, dove i bisogni sanitari sono drammatici e le risposte scarse e inadeguate.
Per gli oltre 300 milioni di abitanti di questa immensa regione dell’Africa non esiste un ospedale cardiochirurgico gratuito e di elevata qualità: Emergency lo sta realizzando. Si chiamera’ “Salam“, in arabo “pace“, perche’, attraverso la condivisione dei piu’ avanzati risultati della scienza medica, li’ si contribuira’ a rendere concreta “l’eguaglianza in dignita’ e diritti” di ciascun essere umano.

Il Centro di cardiochirurgia di Khartoum nasce per dare una risposta alle migliaia di persone affette da patologie cardiache – in particolare malformazioni congenite e patologie valvolari originate da febbri reumatiche – che non avrebbero altre possibilita’ di essere operate gratuitamente da un’equipe altamente specializzata.

Si potrà sostenere il progetto del Centro di cardiochirurgia “Salam” con donazioni tramite conto corrente postale e bancario, con carta di credito online dal sito e con l’invio di un Sms al 48587 del valore di 1 euro (Iva esclusa) da tutti i telefonini personali Tim, Vodafone, Wind e 3, ma anche dai telefoni di rete fissa Telecom Italia abilitati o chiamando il numero 48587 (per il valore di 2 euro).

Sul sito della campagna “diritto al cuore” all’indirizzo www.emergency.it potrai recuperare maggiori dettagli e materiale informativo sul Centro Salam e sulla campagna di raccolta fondi. Sono attivi altri due nuovi conti correnti dedicati alla raccolta fondi per il progetto del Centro Salam: Conto corrente bancario intestato a Emergency Centro cardiochirurgia – Sudan presso Banca Etica – filiale di Milano n° 513040 ABI 05018 – CAB 01600 – CIN P. Conto corrente postale intestato a Emergency – diritto al cuore n°14514244

Dal 1994, anno della fondazione, a oggi, Emergency e’ cresciuta nella convinzione che solo ospedali rispettosi della persona umana e dei suoi diritti siano in grado di assolvere in pieno il proprio compito: quello di essere luoghi davvero “ospitali” dove si praticano rapporti umani basati sulla solidarietà e sul rispetto reciproco. Di fronte alla guerra, ci e’ sembrato sensato non limitarci all’assistenza chirurgica ai feriti, ma proporre la pratica dei diritti in campo sanitario. Nel nostro lavoro, vorremmo vedere realizzato il diritto ad essere curato per chi è ferito e per chi e’ ammalato: sentiamo come nostro dovere quello di fornire assistenza sanitaria di alto livello e gratuita. Perche’ i diritti non solo non hanno prezzo, ma non si possono pagare: i diritti sono dovuti, per questo devono essere gratuiti. E uguali per tutti.

Non vogliamo una sanita’ per i ricchi del nord del mondo – evoluta, sofisticata, tecnologica – e una sanità di scarto per i poveri, per i Paesi piu’ disperati dove raramente si vive fino a quarant’anni, e dove si possono curare – a volte – solo diarree e polmoniti.
Ecco perche’ abbiamo disegnato un grande progetto, un centro di chirurgia cardiaca a Khartoum, in Sudan. Un Centro di eccellenza, di altissima tecnologia, dove si possa eseguire tutta la cardiochirurgia per bambini e per adulti. Un centro gratuito a disposizione anche dei Paesi confinanti, dove i pazienti verranno diagnosticati in appositi ambulatori e trasferiti a Khartoum per l’intervento chirurgico. Un progetto complesso e difficile, ma anche un cammino stimolante, perché contiene semi di pace: mostrare che riconosciamo ai cittadini di quei Paesi gli stessi diritti che pretendiamo per noi stessi, che vogliamo condividere i benefici della scienza medica, che non riserviamo loro solo una “medicina” di seconda scelta. Un progetto dove il ritrovarsi tra pazienti e sanitari di etnie e culture diverse possa essere un segnale di collaborazione e di solidarietà.

Per questo il Centro di Cardiochirurgia di Khartoum si chiama Salam, che vuol dire pace.
Gino Strada

Tanto per cambiare

berlusconi

Berlusconi vomita parole infuocate, la sua tourneé per televisioni è una danza folle e una corsa spericolata contro il tempo.
L’obiettivo è chiaro: far parlare di sé, ogni giorno una sparata più grossa dell’altra, e togliere così l’attenzione sul suo governo fallimentare.

Questo è il giudizio dei fassini di turno. In parte condivisibile, se non altro per quanto riguarda il caos mediatico creato strategicamente dal premier. Ma siamo sicuri che il Governo abbia fallito nella sua mission? E le leggi che si sono approvati sulla giustizia? E i guadagni dell’azienda di “famiglia”? E la fedina penale lucidata a suon di prescrizioni e leggi ad personam? E le privatizzazioni spericolate? E la distruzione dei diritti nel mercato del lavoro? E la riforma della scuola? E quella costituzionale?

Come si può far finta di non vedere che questi signori hanno finito di smontare pezzo per pezzo lo Stato?
Quand’è che la sinistra la smetterà di raccontare che Berlusconi non ha fatto nulla e proporra invece proposte alternative concrete, concretamente alternative?

Perché in fondo il problema di fondo è proprio questo: siamo sicuri che le idee che legano i due schieramenti rispetto a tanti temi centrali siano poi così diverse? Ma l’avete letto il programma sull’energia dell’Unione? E vi ricordate chi ha istitutito i CPT? E i co.co.co.? E anche sulla guerra, qualcuno si ricorda chi era presidente del consiglio nel 1999 durante l’intervento in Kossovo?

Forse sarebbe il caso di fare un pò di chiarezza, almeno per poter scegliere dalla parte giusta, così, tanto per cambiare

Classe oro

decrescita

di MAURIZIO PALLANTE
tratto da www.carta.org

Più di un terzo di tutte le fonti fossili che importiamo viene utilizzato per riscaldare gli edifici, una quota analoga per produrre energia elettrica nelle centrali termoelettriche, un po’ meno di un terzo per i trasporti. Ma gli edifici vengono riscaldati solo cinque mesi all’anno, per cui la loro incidenza sul totale delle emissioni di Co2 ha un peso specifico maggiore di quanto non risulti dai valori assoluti.
Se si considerano anche i loro consumi di energia elettrica per l’illuminazione, gli elettrodomestici, gli apparecchi elettronici e, in misura sempre crescente, il condizionamento estivo, il patrimonio edilizio da solo assorbe più della metà di tutte le fonti fossili.

Come viene utilizzata questa energia? La metà viene sprecata. E non occorrono chissà quali innovazioni tecnologiche per evitarlo. Se si applicasse la legge 10/91, il consumo degli edifici non potrebbe superare i quattordici litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno. In realtà in molti casi si superano i venti litri. Da tempo la normativa edilizia adottata dalla Provincia di Bolzano, una delle più fredde d’Italia, non consente di superare un consumo annuo di sette litri di gasolio al metro quadrato. Dalla metà a un terzo dei consumi medi nel resto d’Italia.

Eppure, applicando la simbologia in uso nella classificazione degli elettrodomestici, un edificio con quelle caratteristiche viene inserito nella classe C. La peggiore. Nella classe B ci sono gli edifici che hanno un consumo inferiore ai cinque litri, nella classe A quelli con un consumo inferiore ai tre litri. Il top è la classe oro, che corrisponde allo standard delle case passive tedesche: edifici senza impianto di riscaldamento con un consumo energetico di 1,5 litri al metro quadrato all’anno.
Per raggiungere questi obiettivi si deve intervenire a tre livelli. Primo: realizzando una accurata coibentazione dei muri perimetrali, del sottotetto e del pavimento a contatto col suolo. Secondo: installando finestre con telai coibentati e vetricamera termoisolanti, doppi o tripli in relazione alle caratteristiche climatiche della zona. Inserendo dei gas rari, in particolare l’argon, al posto dell’aria nella vetrocamera e utilizzando vetri bassoemissivi la capacità di coibentazione delle vetrature supera quella dei muri. Terzo: utilizzando, dove è necessario, sistemi di ventilazione meccanica con scambiatori di calore per i ricambi d’aria.

Con le normative edilizie adottate, in Alto Adige si sono sviluppate le attività produttive e le professionalità artigianali che consentono di ridurre il consumo energetico. Ad esempio i doppi vetri evoluti sono diventati di default, si sono moltiplicate le aziende che producono materiali per la coibentazione, che producono e o installano impianti di riscaldamento a pavimento, o a parete, a bassa temperatura abbinabili a pannelli solari termici, pannelli solari e fotovoltaici, pompe di calore, mattoni e componenti per l’edilizia speciali.

L’ufficio Casa Clima della Provincia, promuove ogni anno una fiera dell’edilizia ad alta efficienza energetica, a cui partecipano centinaia di espositori in decine di convegni. All’interno della Fiera è stata montata una casa di classe oro, o passiva, a due piani, dotata di impianti energetici a fonti rinnovabili e con alcuni spaccati che consentono di vedere la coibentazione dei muri, la struttura del sottotetto, gli impianti di riscaldamento a bassa temperatura nel pavimento, la coibentazione dei cassonetti delle tapparelle, dei telai delle finestre e dei vetri. Cioè fatti, non parole.