Caro sindaco New Global

Nuovi stili di vita nelle pubbliche amministrazioni

Tratto dal libro “Caro Sindaco New Global” (EMI, 2004)
di Marco Boschini – www.emi.it

Caro Sindaco,
quando nel dicembre dello scorso anno decidesti di esporre dal balconcino del tuo ufficio, a fianco di quelle italiana ed europea la bandiera della pace, mi dissi che quello sarebbe stato l’inizio di qualcosa di nuovo.
Il momento non era avaro di emozioni. Le bandiere spuntavano come funghi dai condomini di tutta Italia, venivamo dal forum sociale europeo e soprattutto dall’oceanica manifestazione contro la guerra di Firenze, c’era in giro la convinzione profonda che saremmo riusciti davvero a cambiare le cose. Almeno un po’.

Dalla mia prospettiva credevo che saremmo stati capaci di mettere in piedi qualcuna delle tante idee che, nonostante tutto, costruiscono quotidianamente quell’altro mondo in costruzione. Avremmo forse avviato una sperimentazione che ci avrebbe fatti diventare il primo comune new-global d’Italia. E tutto non per moda, o sfizio, ma perché come avrai ormai capito io credo che l’unico modo concreto per cambiare il corso bolso degli eventi sia quello di intervenire sul proprio territorio, attraverso strumenti e azioni reali basati sul rispetto dell’ambiente, l’amore e la promozione della cultura, l’integrazione sociale.

Il 15 febbraio a Roma, insieme ad altri tre milioni di esseri viventi, camminammo per ore danzando e cantando la pace. Tra i tanti gruppi c’eri anche tu con molti tuoi colleghi, con i vostri gonfaloni che sfidavano i Governi e i potenti della terra, per dire no alla guerra e all’economia del dolore.
Fu un momento, che a volte capitano nella vita e non puoi farci niente, una specie di illuminazione. Mi fermai per lasciarvi sfilare e capii. Qualcuno chiacchierava fumando sigarette di una nota multinazionale della nicotina; qualche altro calpestava Roma indossando delle sportive comode Nike; qualche altro ancora, per combattere la calura della capitale quel giorno particolarmente pesante, sorseggiava una Coca Cola. Le stesse palesi contraddizioni le ritrovai al nostro ritorno a casa, nella vita di tutti i giorni, nell’attività amministrativa. Quanti ordini del giorno sulla pace erano stati discussi in consiglio comunale? Quante atti di indirizzo sul rispetto dell’ambiente erano stati presentati alla stampa, quante Agende 21? Quante belle parole, quante dichiarazioni di principio sulle ingiustizie del mondo e su quelle di casa nostra, quanta lotta virtuale alla povertà in sedute di consiglio permanenti?

Ora, la presunzione di riuscire a cambiare il mondo penso ci abbia abbandonati da tempo (almeno credo), lasciando però spazio ad un più concreto desiderio di migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri vicini di casa (magari proprio dei vicini di pianerottolo no, diciamo del proprio comune), attraverso interventi pratici facendo leva sugli strumenti a disposizione.
E tu, caro sindaco, di strumenti ne hai parecchi, che stia amministrando una grande città o uno sperduto paesello qualunque. Perché, a un certo punto, la situazione è semplice e cristallina: se sei tra quelli che negli ultimi anni si è fatto le tappe principali della tourné no-global (marcia Perugia-Assisi, Genova, Porto Alegre, Firenze, Roma1 e Roma2, Cancùn, più un’infinità di repliche in altrettante città di mezzo mondo) non puoi più esimerti dal mettere in pratica azioni di resistenza dal basso, eliminando insopportabili e incomprensibili contraddizioni: dirsi contro le multinazionali del dolore e della guerra permanente e poi sostenerle, ogni giorno, svendendo loro la gestione dell’acqua o lotti di terreno sui quali costruire palazzoni di cemento non ha senso; parlare di pace e poi far gestire la tesoreria comunale ad una “banca armata” è una follia; convincersi profeti del commercio equo e solidale, dei prodotti biologici e della finanza etica e non far nulla per favorirne la crescita sul territorio che si amministra è un pugno nello stomaco di chi crede in te e ti ha votato; sostenere di proteggere l’ambiente ignorando tutte quelle tecnologie eco-compatibili per il risparmio energetico è, semplicemente, pazzesco.

Ora, scopo di questa mia, è tentare di illustrare un modo di agire diverso, possibile perché già praticato nei tanti comuni che sperimentano, da anni, orizzonti di democrazia partecipata e progetti di tutela ambientale, delineando possibili strade da percorrere: insomma, senza presunzioni, un piccolo manuale di cose da fare, subito, per tradurre l’incomprensibile linguaggio degli ideali nello slang del quotidiano: dalle norme del regolamento edilizio agli incentivi per l’acquisto dei riduttori di flusso, dalla città delle bambine e dei bambini al taxi sociale, dai progetti per i migranti alla banca del tempo, dal prestito d’onore alla denominazione comunale per i prodotti tipici, qui trovi tutto e qualcosa di più per continuare a sentirti un sindaco new-global senza che qualche radicale dell’etico come me possa puntarti il dito smascherando contraddizioni insostenibili.

Non fraintendermi, a me piacciono le manifestazioni, i contro vertici, tutte quelle meravigliose occasioni per conoscersi, scambiarsi le esperienze. Ma se poi quando torni a casa non fai nulla per modificare il tuo stile di vita o l’agire politico, bè, allora forse sarebbe meglio lasciar perdere. Perché in fondo la domanda che sta dietro a questa pubblicazione è la seguente: è sufficiente manifestare, sentirsi parte di un movimento planetario (che tra l’altro, nel frattempo, a forza di inseguire scadenze e “occupare” le piazze si è ritrovato spompo) fatto di slogan e rivendicazioni sacrosante e poco più? Non trovi che sarebbe stato molto più incisivo e rivoluzionario se i tre milioni di Roma, tornando a casa, si fossero associati a Banca Etica aprendovi il proprio conto corrente, magari dopo aver messo in piedi con gli amici un gruppo di acquisto e boicottando le multinazionali della morte in scatola?

Dalla mia piccola esperienza di consigliere comunale di un paese di ottomila abitanti, posso dire con certezza che questa è la dimensione giusta per incidere realmente nelle cose, e tu lo sai meglio di me: cioè voglio dire che se non vuoi contribuire ad inquinare l’aria basta introdurre una norma nel regolamento edilizio che impone ai costruttori di installare i pannelli solari e i doppi vetri, i riduttori di flusso e le lampade a basso consumo energetico. Se ogni occasione è buona per riempirti la bocca con lo slogan del bilancio partecipativo, e poi magari si scopre che l’ultima assemblea pubblica nel tuo paese risale al periodo post-bellico forse i conti non tornano. Se aderisci alle campagne di sensibilizzazione sul risparmio dell’acqua e sulla sua difesa come patrimonio dell’uomo poi non puoi venderne la gestione ai privati come ormai quasi tutti i comuni d’Italia stanno facendo. E mi immagino già la tua replica, non credere, perché certe cose ce le impongono dall’alto i governi e le regioni, perché mancano i fondi per gestirsi autonomamente le risorse, perché non c’è il tempo di progettare l’alternativa. Allora come mai, per esempio sul tema dell’acqua, molte amministrazioni di ogni colore si stanno organizzando per contrastare decisioni folli, consorziandosi tra loro e lanciando campagne di informazione e raccolte di firme per proporre referendum abrogativi (vedi Lombardia, ma anche Emilia-Romagna e Toscana)? Perché, ovunque, grazie alla tenacia di amministratori illuminati tuoi colleghi, spuntano sacche di resistenza e di progettualità alternativa su tutti i principali temi a noi cari? Poi, certo, ci sono un mucchio di altri criminali del mondo che continueranno indisturbati a sradicare gli alberi e a gettare veleni in mare, a sfruttare il lavoro minorile e a omologare, per controllarle, le società. Però intanto tu cambi rotta, lanci un messaggio, incidi sulla realtà, e se sei bravo qualcun altro ci seguirà.

Vogliamo scommettere?

Bozze di programma

Beppe Grillo

I problemi energetici, nonostante la loro forte incidenza, sia sull’ecosistema terrestre, in particolare sui mutamenti climatici, sia nelle cause dei conflitti internazionali in corso e nella iniqua ripartizione delle risorse tra i popoli del nord e del sud del mondo, sia sulla qualità della vita e sulla salute degli uomini, non vengono considerati dalle forze politiche con l’attenzione e l’impegno che sarebbero necessari. Quando non vengono sottovalutati, vengono tutt’al più considerati come uno dei tanti argomenti settoriali da inserire nel mosaico dei loro programmi politici. I firmatari del seguente documento, a vario titolo impegnati da anni su questi problemi con approcci di tipo tecnico ed economico, senza una specifica connotazione politica, ritengono invece che per essere affrontati in modo efficace debbano essere posti al centro della politica economica e industriale dei paesi industriali avanzati. E che solo così facendo si possano anche affrontare in modo efficace i problemi economici e occupazionali che questi paesi attraversano nell’attuale fase storica. A tal fine sottopongono all’attenzione dei movimenti e dei partiti le loro riflessioni in proposito, invitandoli alla discussione e al confronto, con l’auspicio di contribuire a superare la visone settoriale e prevalentemente ideologica con cui sino ad ora sono state impostate le tematiche ambientali.

Fare della politica energetica e ambientale il fulcro della politica economica.

1. L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore, freddo, forza, illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella che rende disponibile.

2. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica, l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente di superare i 70 kWh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15 kWh/m2/a. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi) che si raggiungano i 150-200 kWh/m2/anno. Il rendimento medio attuale del parco centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta, non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni novanta ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40 km con un litro di benzina e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate che raggiungo i 100-120 km con un litro di benzina.

3. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi, dalle inefficienze e dagli usi impropri.

4. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2 e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente proporzionali a quelli economici.

5. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili. Se i consumi energetici (di cui almeno la metà sono sprechi) si riducono, le fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il loro contributo rimane irrisorio.

6. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione dei consumi residui nei modi meno inquinanti a parità d’investimento.

7. La clausola economica è fondamentale se si vuole fare un discorso concreto. Un esempio lo chiarirà. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma 1 kW di potenza di picco costa 10 volte di più di 1 kW in cogenerazione diffusa, che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione diffusa riduce le emissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico.

8. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E i risultati migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.

9. La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO (Energy Service Company), società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano.

10. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli enti pubblici, perché consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di servizi finali dell’energia.

11. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire microcogeneratori (un motore automobilistico collegato con un alternatore, inseriti in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti e le stesse tecnologie del settore automobilistico.

12. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un ordine di grandezza in più i consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle decine di punti percentuali.

13. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica, può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione delle tasse) hanno dimostrato di essere diventati inefficaci. Si pensi agli effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti Fiat.

14. La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: i rifiuti), o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perché la causa di questi fenomeni consiste soprattutto negli usi inefficienti e negli sprechi. Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale.

15. Fare uscire dalla sua specificità la politica energetica e ambientale per farla diventare la chiave di volta della politica industriale ed economica è l’unico modo per ottenere risultati significativi sia in termini ecologici, sia in termini produttivi e occupazionali. Questo è l’unico modo per avviare un circolo virtuoso nei paesi industriali avanzati, con effetti benefici anche per i paesi non industrializzati, sia perché consente una più equa redistribuzione delle risorse, sia perché indica un modello di sviluppo ecologicamente più compatibile di quello che alcuni di essi stanno intraprendendo. L’uso più efficiente delle risorse diminuisce infatti i costi di produzione e i risparmi economici che ne conseguono consentono di pagare gli investimenti, i salari e gli stipendi nei settori produttivi e nelle tecnologie che accrescono l’efficienza nell’uso delle risorse. L’occupazione necessaria a ristrutturare energeticamente il patrimonio edilizio o a produrre cogeneratori sarebbe pagata dalla diminuzione dei costi di importazione dei prodotti petroliferi. Più si accresce l’efficienza, più si risparmia, più si può investire nella crescita dell’efficienza. Questo è il nuovo circolo virtuoso che deve essere innescato per risanare l’ambiente e il sistema economico e produttivo.

16. Un sistema di incentivi e disincentivi fiscali finalizzato ad accrescere gli investimenti nelle tecnologie che migliorano l’efficienza energetica, e più in generale nell’uso delle risorse, è pertanto l’elemento decisivo per rilanciare l’economia, consentendo contemporaneamente di accrescere l’occupazione e ridurre l’impatto ambientale.

Aprile 2004
Beppe Grillo, Luca Mercalli, Mario Palazzetti, Maurizio Pallante, Bruno Ricca

Promotori campagna ecocandidato

Dario Fo
Franca Rame
Jacopo Fo – Libera Università di Alcatraz www.alcatraz.it
Padre Ottavio Raimondi – Direttore Editrice Missionaria Italiana www.emi.it
Salvatore Amura – Rete del Nuovo Municipio www.nuovomunicipio.org
Gianluca Fioretti, Sindaco di Monsano (AN) – Associazione Comuni Virtuosi www.comunivirtuosi.org
Sergio Blasi – Sindaco di Melpignano (LE)
Francesco Comotto – Sindaco di Settimo Rottaro (TO)
Andrea Casadio – Consigliere comunale di Ravenna
Silvia Clai – Consigliere della Provincia di Padova
Luciano Burro – Assessore Comune di Trezzano Rosa (MI)

La decrescita negli enti locali

evviva la decrescita

La decrescita negli enti locali

Non so se ci avete fatto caso, il computer sottolinea la parola decrescita come fosse un errore, un elemento estraneo, sconosciuto. Questo la dice lunga su quanta strada c’è ancora da fare concettualmente prima che la decrescita diventi il paradigma con cui declinare la nostra quotidianità.

Ovviamente l’associazione dei Comuni Virtuosi si riconosce perfettamente nei valori della decrescita, ed anzi la sperimenta ogni giorno nelle tante progettualità che mirano al risparmio energetico, alla consociazione degli acquisti, ad una gestione sensata del territorio.

Ecco, se dovessi rispondere alla domanda “Cosa deve fare un amministratore di un ente locale sensibile alla decrescita per mettere in pratica buone prassi quotidiane?” proverei ad indicare un percorso a tappe:
1) il primo intervento da fare è quello di rendere efficiente da un punto di vista energetico la “macchina comunale” (pubblica illuminazione, immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche, municipi, etc.). Attraverso il coinvolgimento delle ESCO è possibile risparmiare energia e denaro migliorando al tempo stesso le condizioni ambientali. Valga su tutti l’esempio del Comune di Trezzano Rosa (MI), primo Comune in Italia ad aver adottato il meccanismo delle esco sulla pubblica illuminazione. Il contratto dura 15 anni, la società finanzia ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione dell’impianto), i risparmi generali si dividono a metà con il Comune. Risultato? 250 mila euro di risparmio complessivo, riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico (www.comune.trezzanorosa.mi.it).
2) Poi mi muoverei sul piano regolatore, cercando di promuovere una gestione del territorio (partecipata) che miri a razionalizzare gli spazi già occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di bio-edilizia. In questo senso sono molte le esperienze virtuose già avviate, come a Vezzano Ligure (SP). Il Comune ha infatti introdotto un nuovo regolamento edilizio cercando di promuovere e incentivare una modalità altra di costruzione, attraverso un percorso realmente partecipativo. Il regolamento contiene una prima parte prescrittiva che potremmo definire “classica” con le definizio-ni, le regole e le procedure derivanti dalla normativa na-zionale e ragionale; una seconda parte inno-vativa, non obbligatoria, che contiene le indicazioni per la progettazione, la realizzazio-ne e la conduzione del can-tiere per chi intenderà ope-rare secondo i canoni della bioedilizia. Il Regolamento prevede il rilascio del certificato di quali-tà bioecologica, su dichiarazione del progettista e del co-struttore attestante che le ope-re sono state progettate ed eseguite secondo i requisiti di bioedilizia. Il soddisfacimen-to del requisiti è verificato in sede di collaudo. Per gli ope-ratori che intendono acquisire il certificato di qualità bioecologica e accedere agli incenti-vi previsti, il regolamento prevede corsie preferenziali nell’iter di approvazione del progetto, scomputo sugli oneri concessori, attivazione di meccanismi per il reperimen-to di fondi di finanziamento con la partecipazione dell’en-te pubblico (www.comunivirtuosi.org).
3) Il terzo passaggio è quello relativo all’introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, cioè come gli enti locali possano introdurre dei requisiti ecologici nelle forniture dei beni e dei servizi al momento dell’acquisto. E’ forse il primo passo, ma indispensabile, per una pubblica amministrazione che non si limiti a predicare bene ma intenda realmente modificare i propri comportamenti tenendo conto delle implicazioni ambientali e sociali riducendo la propria “impronta ecologica” attraverso l’acquisto di arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi di trasporto, materiali da costruzione, carta, etc. I Green Public Procurment sono ad uno stadio molto avanzato in tantissime realtà pubbliche. Molto interessante a questo riguardo è l’esperienza della Provincia di Cremona (www.provincia.cremona.it/servizi/gppnet).
4) Fatti questi passaggi, risulta fondamentale incentivare i cittadini all’introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse, di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, consentendo contemporaneamente anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita. A questo proposito vale la pena conoscere il progetto “CambieReSti?” (consumi, ambiente, risparmio energetico, stili di vita) che il Comune di Venezia sta sperimentando insieme ad oltre 1200 nuclei familiari del territorio. Il progetto sta dando la possibilità alle famiglie iscritte, per dieci mesi, di incontrarsi insieme e discutere su quali siano le soluzioni possibili per consumare meno e meglio. Sono stati attivati 40 gruppi in tutto il Comune, con un formatore che accompagna queste famiglie nel lavoro di ricerca, nelle informazioni sugli incentivi esistenti, su come e dove trovare materiali e servizi ecologici. Ad ogni nucleo coinvolto è stata distribuita una guida contenente informazioni e consigli utili per modificare i propri consumi e comportamenti. Il progetto si prefigge l’obiettivo di fornire a tutti i partecipanti l’accesso agevolato ad informazioni su consumo critico, possibilità di risparmio energetico, riduzione dei rifiuti ed opportunità di finanziamento esistenti a livello locale e nazionale; occasioni di formazione e scambio, supporto al cambiamento e al monitoraggio dei cambiamenti effettuati, un’assistenza costante attraverso il contatto telefonico e personale con i responsabili del progetto; incentivi materiali al cambiamento, nella forma di beni e servizi che vengono distribuiti alle famiglie partecipanti nelle varie fasi della sperimentazione (www.cambieresti.net).

Impronta ecologica della “macchina comunale”, gestione del territorio responsabile, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità. Penso siano questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma per un amministratore che in campagna elettorale si dichiari vicino alla descrescita. Purché tutti questi progetti non diventino una scusa dietro cui nascondere politiche energivore. Mi spiego: la raccolta differenziata ha un senso solo se alla fine dell’anno sono riuscito a convincere i cittadini a produrre meno rifiuti; i pannelli solari servono se prima ho reso efficiente da un punto di vista energetico l’edificio sul cui tetto ho deciso di installare il pannello; la carta riciclata negli uffici è ottima ma non ha alcun senso se poi non si usa il fronte retro e si sprecano una montagna di fogli per niente; il nuovo quartiere impostato secondo i criteri della bioedilizia sta in piedi se prima ho verificato la necessità di costruirlo, il quartiere.

L’associazione dei Comuni Virtuosi sta raccogliendo decine di progetti e sperimentazioni concrete che vanno in questa direzione, ogni giorno. Dalla mobilità sostenibile al risparmio dell’acqua, dalla riduzione degli imballaggi alle banche del tempo, dall’utilizzo dei biocarburanti alla progettazione partecipata. Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto, costruendo quelli che potremmo chiamare, con un po’ di fantasia, i Municipi della Decrescita.

NOTE
Esco (Energy Service Company): Una ESCO può essere definita come un’impresa che sviluppa, finanzia e installa progetti volti al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi.

Gpp (Green Public Procurment): Con il termine acquisti verdi si intende l’introduzione di criteri ambientali nelle politiche di acquisto di beni e servizi da parte dell’ente pubblico caratterizzati da una minore pericolosità per la salute umana e l’ambiente.

Lettera a un elettore eco sostenibile

Colorno, dicembre 2005

Caro amico/a,
mi chiamo Marco e sono assessore nel comune di Colorno, in provincia di Parma. Nel 1999, insieme agli amici della “compagnia”, mi ero candidato alle amministrative con una lista civica composta da ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni, smaniosi di impegnarci per il nostro paese di 8000 abitanti. Non avendo trovato spazio e attenzione da parte dei partiti della sinistra locale, ci eravamo messi in proprio costruendo in pochi mesi e nessunissima esperienza un percorso di partecipazione per la formazione del programma.

Fu un’esperienza entusiasmante e rivelatrice: ci accorgemmo infatti, pur abitandoci da sempre, di conoscere malamente il nostro territorio, visto vissuto consumato dalla nostra prospettiva di ventenni. In più c’era un sacco di gente senza tessere di partito o militanze dirette pronta a dire la propria opinione, concretamente impegnata a sostenerci e spronarci nella nostra apparente follia.

Nella sconfitta, fu un trionfo. Il 10,6% dei cittadini di Colorno scelse “Colorno Futura”, permettendomi così di entrare in consiglio comunale come consigliere di opposizione. Non fu facile, devo ammetterlo, adattarmi alle liturgie della burocrazia, ai tempi lunghi e al linguaggio spesso incomprensibile delle istituzioni.

Un po’ per questo motivo, un po’ per il peso politico tendente allo zero di un consigliere comunale, per giunta all’opposizione, decidemmo di mantenere acceso quell’entusiasmo e quella voglia di fare creatosi durante la campagna elettorale mettendo in piedi due associazioni che tutt’ora operano nel territorio provinciale: una politico-culturale, più direttamente coinvolta e centrata sul sostegno alle politiche e alle progettualità del gruppo in consiglio comunale, l’altra di promozione sociale, per trasferire i progetti dalla carta alla loro realizzazione concreta.

A distanza di cinque anni, le forze del centro sinistra colornese hanno scelto di fare della partecipazione dal basso e della condivisione del programma anche la loro battaglia, da qui è maturata la convinzione di provare a mettersi in gioco, contribuendo all’amministrazione del paese. Sono diventato assessore dal giugno del 2004 e devo dire che il mio atteggiamento non è cambiato: arrivo in municipio presto, al mattino, mi attacco ad internet e al telefono per connettermi ad altre realtà amministrative che stanno sperimentando progetti incredibili, esempi di creatività entusiasmo concretezza, per poi cercare di trasferirli e adattarli alla mia realtà.

Devo dirti infatti che in questi anni ho avuto la fortuna di entrare in contatto con decine di comuni d’Italia che stanno lavorando stupendamente per la tutela dell’ambiente, la partecipazione dei cittadini, l’integrazione sociale. Sono esperienze fenomenali, in grado di tradurre i sogni in progetti, le idee in buone prassi amministrative. Progetti e proposte che, se adottati e moltiplicati, su tutto il territorio nazionale, porterebbero a risultati sorprendenti. E il bello è che non c’è nulla da inventare, perché è già stato fatto. Solo, non si conosce.

Con alcuni di questi Comuni abbiamo dato vita all’associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, che ha lo scopo di diffondere e promuovere esperienze e buone prassi amministrative. Quello che mi piacerebbe è che quanto sperimentato con successo nei Comuni possa diventare oggetto di discussione per il programma della coalizione che nel 2006 tornerà a governare l’Italia. Sia chiaro, non sono un veggente: sono però maledettamente sicuro che se le forze di centro-sinistra sapranno anteporre la concretezza delle idee all’impalpabilità del chiacchiericcio politico, presentando poche cose e chiare sui tanti e grandi temi che interessano il Paese, allora non ci sarà storia.

L’esperienza dei “comuni virtuosi” dimostra che intervenire a difesa dell’ambiente non solo è necessario per salvaguardare il pianeta in cui tutti viviamo (ricchi e poveri, superpotenti e sfruttati, multinazionali del dolore e municipi di pace), ma può diventare una straordinaria opportunità di risparmio e rilancio economico, a maggior ragione nello stato attuale in cui versano i conti della Pubblica Amministrazione.

Devi scusarmi se il tono di questa lettera prende qui una piega di insofferenza e delusione, ma in questi mesi (un po’ per il ruolo istituzionale che ricopro, un po’ per la promozione di due libri che affrontano queste tematiche “Caro sindaco new global” e “Comuni virtuosi”) sto girando in lungo e in largo l’Italia, ospite di dibattiti e incontri organizzati da botteghe del commercio equo e solidale, reti associative impegnate nel sociale, gruppi e comitati ambientalisti. A questi incontri partecipano spesso amministratori locali, che, quando descrivo alcuni esempi di buone prassi legate all’ambiente, si dicono stupiti e interessati a sperimentare le stesse esperienze nei propri territori. Grandi strette di mano, promesse solenni, poi però trascorrono le settimane e quasi mai vieni richiamato per provare a passare dall’enunciazione dei principi alla realizzazione pratica. Ed è a quel punto che mi assalgono i dubbi e mi faccio prendere dallo sconforto e mi chiedo: ma è possibile che persone intelligenti e sinceramente sensibili al tema dell’ambiente, di fronte alla prova provata che i progetti che raccontiamo non sono utopie ma esperienze pazzesche messe in atto da alcuni anni con risultati certificati a favore dell’ambiente e dei bilanci comunali, non riescano o non vogliano importare tali progettualità anche nel proprio comune? C’è un problema politico? Esiste un muro culturale invalicabile per cui se presenti un ordine del giorno in consiglio comunale in cui si descrive un mondo ideale senza guerre e senza inquinamento tutti si affannano a votare a favore, ma quando si tratta di tradurre quel documento nella gestione quotidiana del paese (o quartiere, o città, o provincia) che si amministra non ci sono mai i soldi, “non è di nostra competenza”, “la legge lo impedisce”, “con tutti i problemi che devo affrontare non mi sarai ancora venuto a parlare di ambiente…?!”. Quando capisco che aria tira (ormai sono diventato una specie di esperto), racconto un’esperienza di buone prassi che, a mio modo di vedere, è l’esempio lampante di quanto detto sopra a proposito del nesso tra pace, sostenibilità ambientale e rilancio economico.

Alla fine del 2001 il comune di Trezzano Rosa (MI) affida tramite gara ad una ESCO la gestione della pubblica illuminazione. Che cos’è una ESCO? Come funziona? Innanzitutto la ESCO (energy service company) valuta alcuni dati: con quali tecnologie si può utilizzare al meglio l’energia, le spese d’investimento necessarie per migliorarne l’efficienza, quanto si può guadagnare annualmente dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d’investimento e a fornire gli utili d’impresa. Se il gioco vale la candela propongono al proprietario di stipulare un contratto così formulato. La società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia. Per un numero di anni prefissato contrattualmente s’impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima dell’intervento di ristrutturazione e il proprietario s’impegna a pagarli allo stesso prezzo che li pagava. La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito e il suo lavoro. Maggiore è l’efficienza che riesce a ottenere, maggiore è la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione.
Affidando ad una Esco la gestione della pubblica illuminazione, il comune di Trezzano Rosa ha ottenuto enormi vantaggi: l’impianto di pubblica illuminazione è stato ristrutturato integralmente a costo zero per la pubblica amministrazione; per la durata della convenzione l’amministrazione si “dimentica” della pubblica illuminazione (liberando risorse umane per altre mansioni); si raggiunge dal primo anno un abbattimento dell’inquinamento atmosferico e luminoso; alla fine della convenzione si realizza un enorme risparmio economico in quanto la “bolletta energetica” sarà enormemente diminuita; nel caso di Trezzano si è ottenuto un finanziamento da parte della comunità europea che vede di buon occhio queste iniziative ed è interessata ad incentivarne la diffusione.

Proviamo a immaginare se la stessa cosa fosse replicata non solo sulla pubblica illuminazione ma in tutti gli immobili pubblici: municipi, sedi istituzionali, scuole, edilizia residenziale, impianti sportivi, palestre, monumenti, etc. E poi proviamo a immaginare se questo tipo di interventi fossero replicati in tutti i comuni d’Italia. Kyoto? Diventerebbe presto una barzelletta, superata dalla concretezza di intervenire per davvero, senza costi aggiuntivi per le pubbliche amministrazioni, a favore dell’ambiente. Inquinando molto meno, e risparmiando un sacco di denaro pubblico da reinvestire altrove.

Forse avrai capito dove voglio andare a parare: qualche settimana fa, insieme ad alcuni amici, abbiamo lanciato una proposta “scandalosa” al centro sinistra, attraverso una lettera aperta a Romano Prodi e una petizione on-line: perché non provare, prima delle elezioni politiche del 2006 a convincere le amministrazioni pubbliche già oggi amministrate da giunte di centrosinistra ad attivare progetti sul risparmio energetico? Non darebbe (oltre ai risultati ambientali ed economici già affrontati) un’operazione del genere uno straordinario risultato in termini di consenso, molto più incisivo e “vero” di intere città tappezzate di manifesti elettorali costosissimi con slogan (sempre uguali e sempre gli stessi) sulla pace nel mondo e lo sviluppo sostenibile?

Da allora, il gruppo di amici che crede in questo progetto si è allargato. Alcuni oggi vorrebbero che, oltre al programma, qualcuno di noi si candidasse alle politiche del 2006, quale punto di riferimento di una rete di movimenti che raggruppa decine tra enti locali, associazioni, gruppi d’acquisto, singoli cittadini.
Per questo sono a chiederti un piccolo contributo, la tua firma per aggiungerti alle persone che già oggi hanno scelto di sostenere la mia candidatura, quale indipendente, all’interno della coalizione di centro sinistra. Per fare cosa? Niente di più di quanto sperimentato in questi anni, cercare di trasferire all’interno di quella che il settimanale “CARTA” chiama la zona rossa della politica un po’ delle tantissime progettualità concrete avviate nei cantieri sociali del Paese, per fare del risparmio energetico la priorità ambientale del futuro governo.

Certo di un positivo riscontro, a disposizione per qualsiasi richiesta di chiarimento, colgo l’occasione per porgerti distinti saluti.

La sfilata e le primarie

vietato l'ingresso

La politica istituzionale è come una sfilata di moda. I grandi stilisti-segretario ripetono allo sfinimento sfilate sempre uguali, che giornalisti “embedded” si ostinano a declamare come novità sorprendenti e necessarie.

Grandi eventi si susseguono ad ogni cambio di stagione, per non cambiare niente, in realtà. Accessori luci ed effetti speciali, aprono boutique nelle sedi periferiche per sistemare ex-sarti di partito, amministratori locali e correntisti di segreteria.

Intorno alla passerella, siede il pubblico amico, quello che almeno lo fanno entrare, a dare un’occhiata. Impresari e presidenti, soci e soggetti privati in prima fila al gran galà dello sviluppo insostenibile.

Fuori, oltre la linea immaginaria di una zona rossa invalicabile, gli utenti-elettor-consumatori, vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori

Quindi, fuor di metafora, la situazione è semplice: poche persone, sempre quelle, si ritrovano ad ogni scadenza elettorale e ad ogni livello istituzionale (che siano elezioni amministrative o politiche) e decidono sulla testa di tutti chi deve candidarsi, e dove, e per fare cosa.

Il paradosso è che quattro milioni di persone hanno avuto l’opportunità di “scegliersi” il leader della coalizione ma nulla sapranno fino al giorno del voto rispetto a programmi e liste di candidati.

Io mi auto-candido anche per questo, perché mi piacerebbe vedere che in parlamento possano sedere anche persone che non debbano obbligatoriamente avere in tasca una qualche tessera di partito, e che magari siano portavoce di vertenze locali, proposte progettuali, sperimentatori concreti di idee pratiche.

Non profeti, ma persone. Non stilisti, ma con stile!
Si dirà che non c’è tempo, che la politica va lasciata ai politici di professione, che i partiti sono un baluardo della democrazia. Tutto giusto e sbagliato insieme. Io dico che ci dev’essere sempre il tempo per la partecipazione, che la politica non può essere mai un mestiere e che di democrazia e, soprattutto, vitalità, ce n’è molta anche fuori dalle sedi di partito!

Manifesto per una candidatura sostenibile

eco candidato

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“VORREI CHE MARCO BOSCHINI FOSSE CANDIDATO DALLE FORZE DELL’UNIONE ALLA CARICA DI DEPUTATO”

La nostra società ha di fronte molteplici problemi e sfide. Nessuna di esse può essere ignorata da un amministratore pubblico. Per questo è indispensabile una continua relazione dell’amministratore o legislatore con la base, una continua presenza sul territorio e, nel contempo, una aperta attenzione ai problemi e sfide degli altri Paesi e Continenti in un mondo sempre più interdipendente, in cui il futuro o è tale per tutti o non lo è per nessuno.
In questa molteplicità riteniamo che meritino particolare attenzione alcune realtà che sarebbero un po’ come la chiave di volta del presente e del futuro di ognuno di noi come cittadini sia a livello personale, come anche a livello familiare e sociale.
Tre queste sfide cogliamo quella del consumo energetico per i suoi influssi sull’economia, sulle relazioni internazionali, sull’ambiente.

Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato e nessuno si preoccupa di tappare la falla, ma continua ostinatamente a riempirlo a forza di nuove centrali, fantasmi nucleari, importazioni di oro nero.

I problemi energetici non vengono considerati dalle forze politiche con l’attenzione e l’impegno che sarebbero necessari. Noi invece pensiamo che debbano essere posti al centro della politica, e per questo siamo impegnati da anni per dimostrare che intervenire a favore dell’ambiente non solo è possibile e necessario, ma anche economicamente conveniente.

Decine di enti locali (ma anche associazioni ambientaliste, gruppi di acquisto, botteghe del commercio equo e solidale, comitati in difesa della madre terra contro le grandi opere, grandemente inutili) stanno sperimentando, con risultati sorprendenti, progetti concreti di risparmio energetico, di riduzione-riciclo e riutilizzo dei rifiuti, di tutela dei beni comuni come l’acqua, di mobilità sostenibile, di bioedilizia, di acquisti verdi nella pubblica amministrazione, di incentivi rivolti al territorio per l’introduzione di nuovi stili di vita.

Il vero problema è mettere insieme le esperienze, fare in modo che l’enorme patrimonio di buone prassi superi il confine apparentemente invalicabile della Politica nazionale per diventare paradigma con cui declinare una società basata sulla partecipazione e la sobrietà.

Per queste ragioni pensiamo che:

È assurdo che il comune di Padova stia adottando un piano di ristrutturazione energetico che riguarda gli immobili (municipio, scuole, palestre, impianti sportivi, musei, biblioteche, etc.) e la pubblica illuminazione nell’indifferenza della stampa e, cosa ben più grave, della classe dirigente nazionale; che questo progetto permetterà al bilancio del comune un risparmio di oltre 3 milioni di euro in pochi anni e una diminuzione delle emissioni di co2 e ancora sono pochissime le amministrazioni comunali che ne hanno seguito l’esempio.
È pura follia pensare che un tedesco spende circa 350 euro all’anno per riscaldare un appartamento di 50 metri quadri e un italiano circa 750 euro; per questo è necessario adottare la legge tedesca che non consente che gli edifici di nuova costruzione consumino più di 70 KWh di energia all’anno (in italia siamo a circa 200 KWh).
È possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza energetica e utilizzando quei giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi e dagli usi impropri.
Il risparmio energetico favorisce l’utilizzo delle fonti rinnovabili, andando a coprire la quota di energia rimanente da produrre.
Lo strumento concreto per realizzare il cambiamento sono le ESCO, società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti (comuni, province, regioni, stato…) richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza (ridurre le emissioni di co2) più guadagnano.

Io vorrei che chi si candida a governare l’Italia prendesse in considerazione alcune idee e progetti fatti in una strada, piazza, quartiere, territorio, e li spargesse a coriandoli per l’Italia intera.

Io vorrei che un parlamentare italiano conoscesse gli acquisti verdi, e fosse consapevole che se ogni amministrazione pubblica adottasse bandi per l’acquisto di prodotti ecologici e eliminasse gli sprechi economici e ambientali che si nascondono nelle pieghe dei bilanci e delle finanziarie, ci sarebbero meno discariche e più equità sociale.

Io vorrei che i miei politici sapessero che il comune di Bressanone ha sostituito le lampadine a incandescenza dei semafori con lampade a led, che durano novantottomila ore in più delle normali e consumano 12 watt contro 100, e che per questo il comune risparmia ogni anno 10000 euro per 10 impianti semaforici. E chissà cosa accadrebbe se lo stesso intervento venisse replicato negli oltre ottomila comuni italiani e sui chissà quanti semafori esistenti.

Io vorrei vedere dappertutto sportelli come l’Ecoidea della Provincia di Ferrara, un ufficio a disposizione dei cittadini per ricevere informazioni su fonti rinnovabili, risparmio energetico, nuovi stili di vita, incentivi e recapiti dei produttori biologici, dei gruppi di acquisto e dei negozi del commercio equo, degli agricoltori locali.

Io vorrei che una legge dello stato obbligasse gli enti locali ad adottare regolamenti di bioedilizia sull’esempio del comune di Carugate (MI), Vezzano Ligure (SP), e altri, dove per ogni nuovo edificio è necessario migliorare l’isolamento termico, montare doppi vetri, termostati, pannelli solari per la produzione di acqua calda, lampade a basso consumo energetico…

Io vorrei sentir parlare di ambiente non con enunciazioni di principio ma con la prova provata di progetti concreti, che si difendesse l’acqua come bene comune dell’umanità anche attraverso l’operazione di buonsenso fatta dal comune di Bagnacavallo (RA), dove l’amministrazione comunale ha distribuito ai nuclei familiari un kit con i riduttori di flusso e ha dimostrato, dopo un anno di sperimentazione, quant’acqua è possibile risparmiare utilizzando semplici tecnologie ecologiche che costano come un caffè e garantiscono un risparmio di milioni di tazzine piene d’acqua.

Io vorrei che progetti come il Piedibus per fare andare i nostri figli a scuola da soli, a piedi o in bicicletta, fossero una cosa in cui credere per davvero e un pezzo di quel puzzle chiamato mobilità sostenibile di cui molti però si riempiono ogni giorno la bocca con tante belle parole vuote…

Io vorrei che l’ambiente la smettesse di essere un pannello solare inaugurato sul tetto di una scuola a pochi giorni dalla domenica elettorale.

Marco Boschini

Marco Boschini è consigliere comunale a Colorno (PR) dal 1999, e assessore dal 2004 a: Pubblica Istruzione, Attività Formative ed Educative, Politiche Giovanili, Sport. E’ autore dei libri “Caro Sindaco New Global. I nuovi stili di vita nella politica locale” (EMI, 2004) e “Comuni Virtuosi. Nuovi stili di vita nelle pubbliche amministrazioni.” (EMI, 2005). E’ coordinatore dell’associazione dei Comuni Virtuosi, che ha lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale buone pratiche legate all’ambiente e alla pace.

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“VORREI CHE MARCO BOSCHINI FOSSE CANDIDATO DALLE FORZE DELL’UNIONE ALLA CARICA DI DEPUTATO”

Perché vorrei Marco Boschini al Parlamento

jacopo fo

Cambiamo i politici!

Serve un candidato che porti la “nuova cultura” in Parlamento.

di JACOPO FO

In questi ultimi sette anni ho svolto un compito spaventoso: per colpa della mia mamma che ha scoperto che le auto possono andare anche a biodiesel mi sono trovato a fare il commesso viaggiatore di tecnologie ecologiche (le colpe delle madri ricadono sui figli). Ho incontrato decine di sindaci, assessori, presidenti di provincia, leader di partiti del centro sinistra, presidenti di associazioni, parlamentari proponendo innovazioni elementari come la sostituzione delle lampadine dei semafori che durano 2 mila ore con lampadine che durano dalle 80 alle 100 MILA ore e che risparmiano l’88% dell’energia elettrica. Ogni volta la mia idea positiva degli esseri umani è stata schiaffeggiata dalla constatazione che i nostri politici NON capiscono di cosa parli se gli proponi di “razionalizzare” il sistema e renderlo più ecologico e umano.

Sono esponenti della “vecchia cultura”.

Non ci corrispondono più proprio perché ragionanono secondo altri parametri. Sì, io credo che esista una nuova cultura in cammino nella mente degli Umani. Un nuovo modo di ragionare, non una nuova ideologia. Affrontare i problemi piccoli che, risolti, possono creare un piccolo vantaggio reale e immediato. Agire con lentezza. Partire dal piccolo. Cercare il risultato vero e non l’esibizione. Ragionare in termini di rete e di reciproco scambio.

Credo che queste prossime elezioni politiche siano un momento molto importante. Una possibilità (ma sarà dura) di licenziare Berlusconi. E anche una possibilità che, nel caos generalizzato dell’Unione e delle nuove leggi elettorali (che premiano le segreterie dei partiti e la vecchia nomenclatura) si riesca a far andare al parlamento qualcuno che ragioni diversamente e che possa, seguendo il metodo diei piccoli passi e delle azioni stupefacenti, essere il portavoce della “razionalizzazione umanista” e della “rivoluzione del buonsenso”.

Credo che qualche presenza diversa oggi nel parlamento italiano sia possibile perché da tempo ormai la nuova cultura ha spazio e peso nella società civile e perché un cambiamento di logica globale è l’unica possibilità per uscire dal baratro morale, spirituale e economico verso il quale viaggiamo a velocità TAV.

Detto tutto questo sono molto contento che Marco Boschini abbia deciso di buttarsi in questa avventura. Marco lo conosco da anni ed è esattamente una persona che si è formata sul nuovo modo di fare politica, iniziando la sua attività nel suo paese, Colorno, in provincia di Parma, organizzando una lista civica ecologista e un’associazione che ha dato vita a molti eventi teatrali e culturali. E’ autore di due libri sul risparmio energetico e con i compagni di Colorno ha contribuito a creare il Coordinamento dei Comuni Virtuosi, che si scambiano esperienze e conoscenze alla ricerca di un’efficienza al servizio dell’ecologia e dei cittadini. Un’esperienza importante che ha fatto circolare idee e dato vita a decine di iniziative concrete di risparmio e riorganizzazione dell’apparato amministrativo. Per queste sue esperienze Marco Boschini é una persona di provate capacità che sarebbe perfettamente in grado di portare avanti le istanze di quanti, dal commercio equo alle cooperative sociali, dai gruppi di difesa del territorio ai gruppi di acquisto, credono in una via concreta verso quel fantastico mondo migliore e possibile che tutti desideriamo ma che bisogna saper costruire.