Le chiavi di casa

Ci sono canzoni che ti lavorano dentro, ascolto dopo ascolto. “Le chiavi di casa” è di una bellezza struggente e definitiva.

Una biblioteca in ogni quartiere

Un Paese che non legge è un Paese senza memoria e quindi senza futuro.

Ecco un obiettivo concreto e un tema serio per le prossime politiche: portare una biblioteca in ogni comunità, incentivare, stimolare e valorizzare il piacere della lettura.

Ancora in calo i lettori, passati dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.

Dati #Istat: https://www.istat.it/it/archivio/207939

Coltivare. Un’idea di futuro

Saper leggere il libro del mondo/con parole cangianti e nessuna scrittura/nei sentieri costretti in un palmo di mano/i segreti che fanno paura/finché un uomo ti incontra e non si riconosce/e ogni terra si accende e si arrende alla pace”. (Fabrizio De André)

C’è qualcosa di più lento della scrittura? Del mettersi in ascolto dei propri pensieri, organizzarsi per farne un tessuto di stoffa da cui ricavare una trama soffice e calda che dia un senso alle nostre intime emozioni?

Con il Festival della Lentezza ci siamo posti l’obiettivo di rimettere al centro il tempo: nelle nostre vite, nell’elaborazione pratica e teorica di un nuovo modello di sviluppo in grado di restituire bellezza alle nostre travagliate quotidianità. L’idea di un concorso letterario non è altro che uno dei tanti strumenti che ci stiamo dando per consentire a quante più persone possibili di mettersi in gioco.

La seconda edizione del nostro concorso letterario resterà aperta fino alla fine di gennaio 2018. Qui potete leggere il regolamento e conoscere da vicino tutte le informazioni utili per partecipare. Intanto, per chi fosse interessato, a questo link potete invece scaricare l’e-book con i racconti dei venti finalisti dell’edizione 2017.

Buona lettura e buona scrittura, insieme.

 

A un passo dal bosco del tempo

Ciao a tutti,

mancano solo due giorni alla chiusura della campagna di crowdfunding per la realizzazione a Colorno nel 2018 del “Bosco del tempo”, il frutteto di alberi antichi marchiato Festival della Lentezza.

All’inizio non ci credevo nemmeno io, ma siamo davvero in condizione di raggiungere il traguardo dei 20.000 euro. Come? Ci basta in realtà arrivare a 15.000, grazie al bando per il quale il nostro progetto è stato selezionato da Banca Etica, la quale ci darà una sponsorizzazione di 5.000 euro se raggiungeremo almeno il 75% del budget complessivo.

Abbiamo un paio di aziende che entro sera ci porteranno alle soglie dei 14.000. Se ci sforziamo un pò, tutti insieme, rilanciando sui social e invitando direttamente (via mail, wathsapp e telefono) possiamo davvero farcela. Oggi, domani e domenica.

Qui il link da utilizzare per rilanciare il progetto: https://www.produzionidalbasso.com/project/bosco-del-tempo/.

Accompagnatelo da un messaggio vostro, un vostro pensiero. Trasmettiamo calore e passione, e ce la faremo. Del resto gli alberi già adottati, da tutta Italia, sono tantissimi, e hanno tutti un significato importante per chi ha scelto di sostenere il progetto. Molte delle mail che ci sono arrivate in queste settimane parlano di amore, amicizia, coraggio, ricordi, futuro.

Se riusciamo a trasmettere in queste ultime ore un pò di questo entusiasmo non credo avremo problemi nel raggiungere, e superare con slancio, quota 15.000.

Conto su di voi!!! Un abbraccio, grazie e buone feste. Marco

Un ribelle gentile

Il comune ribelle di questa settimana è un sindaco. Una persona che non c’è più, ma che per la nostra comunità resta un faro nel buio di questi tempi in cui la politica, in generale, è in debito d’ossigeno.

Dario Ciapetti faceva il sindaco a Berlingo, piccola comunità in provincia di Brescia. Se n’è andato tragicamente cinque anni fa, e alla sua memoria abbiamo attivato una borsa di studio per neo laureati, per scovare e valorizzare idee innovative da sperimentare nei comuni virtuosi. Proprio oggi si terrà la cerimonia di premiazione dell’edizione 2017, insieme a quella del Premio Comuni Virtuosi, nella splendida cornice della Biblioteca Mai a Bergamo Alta, dalle 14.30.

Dario era un ribelle gentile. Un rivoluzionario lento e paziente. Pacifico nei modi, era risoluto e visionario nell’azione. Si occupava dell’oggi ma aveva a cuore la cura del futuro. Berlingo è stato ed è tutt’ora un modello in campo ambientale e sociale. Era riuscito a trasformare un mezzo disastro ambientale (una cava esaurita divenuta nel tempo una discarica abusiva di rifiuti tossici nel centro esatto del paese) in un gioiello di comunità reso possibile dalla bonifica dell’area e dalla realizzazione dei principali edifici pubblici a servizio dei cittadini.

L’informatico Alan Kay scrive: “Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”. Dario, nel suo presente, progettava un mondo migliore. A noi il compito quotidiano di non deluderlo.

La giornata del suolo, e il secolo del cemento…

La cura del pianeta inizia da noi. Niente scuse o recriminazioni, occorre azione e coerenza. Ogni giorno.

Siamo divorati dal cemento, ce lo ripetiamo ogni anno con statistiche, numeri e denunce.

Ma le cose faticano a cambiare, troppi interessi, troppa inerzia, troppa inadeguatezza da parte di molti amministratori e funzionari locali.

Per non parlare di un Parlamento che in cinque anni non è stato capace di legiferare in materia.

I frutti prima della semina

C’è l’albero intitolato a una persona cara che non c’è più, quello per una scuola dall’altra parte del Paese dove un maestro visionario si è innamorato del progetto.

C’è la Pro Loco di Casola Valsenio che di frutti dimenticati è esperta, che ci propone un gemellaggio, e diversi comuni che da tutta Italia propongono contaminazioni e condivisione.

E insomma questa cosa del #boscodeltempo sta già mettendo i suoi frutti ora, che non abbiamo seminato nulla in concreto.

Ed è il bello di questi progetti che guardano lontano, che si prendono tempo, contagiosi per quanto sono vivi e di comunità.

Adotta anche tu un albero, fallo adesso!

Mamma mi è partito il relè dell’indignazione

Mi chiedo come sia possibile continuare a tollerare, in silenzio, tutto questo. In che punto del quadro elettrico del nostro sentirci parte di una comunità è saltato un relè? Non riesco a spiegarmi altrimenti, se non pensando ad un cortocircuito, la questione delle spese militari nel nostro Paese, che continuano ad aumentare anno dopo anno nell’indifferenza dei più.

Peggio. Non sopporto l’ipocrisia di istituzioni che ci ripetono ogni giorno, come una cantilena asfissiante, che non ci sono risorse per nulla ma poi per qualcosa non solo saltano fuori, ma aumentano.

Come scrive Francesco Vignarca per Avvenire: “sommando tutto, e sottraendo invece la quota dei fondi Difesa destinati alla sicurezza interna, il totale delle spese militari italiane per il 2018 arriva a superare i 25 miliardi di euro: un miliardo in più rispetto al 2017 (+4%) e circa due miliardi in più rispetto al 2015 (+9%)”. Che a pensarci bene è una cosa pazzesca, soprattutto se ci sforziamo per un momento di visualizzare come vanno vestiti gli ospedali che ci curano, le scuole che ci educano, i tribunali che ci giudicano…

E allora barcollando vado alla ricerca di un elettricista che sappia dove mettere le mani, e sistemi tutto. Cadendo nel consueto errore di aspettare che il cambiamento piova dall’alto. Sarà invece un’alluvione, a sorprenderci esausti in mezzo al guado, spazzando via quell’ultimo riflesso di indignazione rimasto.

Il bosco del tempo

Di loro ci accorgiamo sempre quando è troppo tardi. Fanno da sfondo, cornice, sono un impaccio per le nostre auto a cui rubano spazio in città che vomitano smog e pezzi di lamiera a passo d’uomo.

Gli alberi. Ci salivamo sopra circa un milione di anni fa, con il fiato in gola dei nostri vecchi e lo stupore di noi bambini, a caccia di nidi e orizzonti lontani.

Gli alberi si muovono, stando fermi. Forse non hanno una coscienza, sicuramente una memoria. Intorno e dentro di loro brulica la vita, che si rigenera nell’andare e venire del respiro.

Sono lenti, gli alberi. E pazienti. Hanno i piedi ben piantati nel terreno e la testa tra le nuvole. Per questo, come Festival della Lentezza, ci siamo innamorati di questa nuova idea: fare un bosco. E farlo insieme a tutti quelli che vorranno accompagnarci in questa avventura.

Non un bosco qualsiasi, ma un frutteto pieno di alberi di frutti antichi, dimenticati. Che non saranno perfetti, e che richiederanno tempo e passione per crescere. Ma avranno la forza impetuosa di un’operazione collettiva. Democratica e capillare. Felice.

Mercoledì partiamo con Banca Popolare Etica con il crowdfunding su Produzioni dal Basso. E siccome si avvicina il Natale, perché non regalare un albero quest’anno?