Mala tempora

Il CETA è passato.

E non è proprio una buona notizia…

 

La nostra storia

Io so cosa guardare questa sera in TV.

“Negli ultimi mesi mi sono dedicato a intervistare decine di persone che hanno lavorato o che erano amiche dei miei genitori. È stata un’esperienza molto emozionante. Ho trovato grandissimo affetto nei loro confronti e storie inedite anche per me. E ho scoperto aspetti del loro carattere che non conoscevo.

Sono stati mesi molto intensi, con un po’ di incredulità sul fatto che questo kolossal potesse veramente andare in onda. Ora ci siamo, finalmente…”

Dal blog su “Il Fatto Quotidiano” di Jacopo Fo.

Le mani sulla città

Quello che riescono a fare i media per demolire una persona onesta, preparata e radicale come Paolo Berdini è inquietante. Lascia letteralmente senza parole.

E tutto per fare spazio all’ennesima inutile, dannosa, folle opera.

La domanda vera è, a mio avviso: serve un nuovo stadio a Roma? Serve il corredo di cemento e grattacieli previsto dal progetto che, guarda caso, proprio Berdini stava tentando disperatamente di ridurre in corsa? A chi giova quelle che, a tutti gli effetti, erano chiacchiere da bar?

(Nota per chi ragiona a bandierine e curve da stadio: non sono un cinque stelle, non sono del PD. Questa valutazione non è finalizzata a portare acqua al mulino di nessuno…)

Quando eravamo colti

“Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare.

Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi.

Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà”.

Un articolo illuminato (e illuminante) scritto più di 40 anni fa da Goffredo Parise.

 

Un colabrodo chiamato Italia

Investimenti bassi, reti vecchie, infrastrutture da rimettere a posto per colmare il divario con il resto dell’Europa e ritardi nella depurazione delle acque reflue che sono costati varie sanzioni dell’Ue.

E’ una fotografia impietosa quella del sistema idrico nazionale scattata dal Blue Book 2017, lo studio promosso da Utilitalia e e realizzato dalla fondazione Utilitatis con il contributo scientifico di Cassa Depositi e Prestiti.

Leggi l’articolo completo tratto da Il Fatto Quotidiano.

#tuttisottocoperta

Due giorni. Fanno quarantott’ore, due giorni. E tanto è bastato per raccogliere disponibilità ad accogliere ed ospitare più di 150 persone dalle zone colpite da terremoto e maltempo.

Arrivano messaggi da tutta Italia che sono un colpo al cuore, per generosità e concretezza. Arrivano messaggi diversissimi tra logo, e uguali. Uguali nello slancio emotivo, nel mettersi a disposizione, nel voler condividere spesso il poco che si ha, con chi ha ancora meno.

Questa rete informale che cresce dal basso come una lenta marea inarrestabile è bellissima, e mi fa credere che in fondo ce la faremo, nonostante tutto.

Continuate a scriverci, telefonare. E donate sul conto corrente dedicato intestato a Associazione Comuni Virtuosi “Tutti sotto coperta”, IBAN: IT 76 B 05018 02400 000000239504.
La pagina della campagna

Informazioni utili

Manuale delle diversità

Come accogliere le diversità con dolcezza e non viverle come una disgrazia.

Imparare, crescendo, ad essere più inclusivi, aperti, sensibili man mano che un fratello, o il mondo, ti mostrano la bellezza di essere nessuno uguale all’altro.

Una specie di manuale, dolcissimo e lieve, sull’accettarsi, accettando gli altri.

Mio fratello rincorre i dinosauri.

Prendeteveli, sono sei minuti

Prendeteveli, sono sei minuti. Guardatevi questa piccola storia che invece è grande, grande così.

A me, della micro accoglienza di Malegno e della Valcamonica, stupisce la semplicità con cui il sindaco Paolo Erba comunica un progetto. Che ha dietro, e dentro, la pazienza ed il rispetto di un cittadino amministratore che conosce la sua gente e non dà nulla per scontato. Che mette in fila le cose un giorno dietro l’altro, superando gli ostacoli, senza demonizzare o giudicare chi la pensa diverso da lui.

E’ in quella naturalezza che riesce a trasmettere che, a mio avviso, si cela la forza vera di questa storia. Perché il momento è buio forte. E l’argomento è più caldo della lava di un vulcano. Ma non c’è fumo, o afa, in questa storia. Né tracce di rabbia o di bava o di rancore.

Prendeteveli, sono sei minuti. E poi fate come fanno a Malegno.

PER APPROFONDIRE

I negozi di montagna come presidio di comunità

Luoghi di incontro e di servizio, non solo attività commerciali. Questo sono i negozi di montagna che stanno scomparendo. I paesi senza le botteghe, i bar, le vetrine di artigiani sono più poveri. La questione è sotto i riflettori, anche se per tante persone che popolano le terre alte è ormai tardi per cambiare le cose.

«Prima hanno distrutto il commercio, la grossa distribuzione ci ha messo in ginocchio, ora si cerca una soluzione, temo che non sia più possibile», dice Gisella Giovannone Mella, che ha 80 anni, da 65 gestisce quello che è l’ultimo negozio di alimentari rimasto in valle Bognanco, in Ossola, e accoglie i suoi clienti 365 giorni l’anno, distribuendo anche depliant e brochure ai visitatori, come se fosse un ufficio turistico.

«Sono originaria di Cimamulera, ma penso di amare Bognanco più dei bognanchesi – racconta con orgoglio -. Finché potrò sarò presente nel mio negozio, anche se ho subìto, come altri, ogni tipo di scorrettezza: tasse troppo alte, nessun sostegno. E fortuna che non devo pagare l’affitto. Siamo sempre stati indipendenti, dal 1932 possiamo commerciare le acque della valle e con questa attività facciamo quadrare il bilancio. E non cambio: continuo ad acquistare il prosciutto da rifornitori fidati e vendo i formaggi locali: per questo ho una clientela affezionata».

«Compra in valle, la montagna vivrà» è lo slogan che in questi giorni ha lanciato Uncem per salvare i negozi di montagna. I dati dell’Osservatorio regionale sul commercio indicano in Piemonte (ma vale un pò per tutte le regioni, n.d.r.) 81 comuni senza neanche un negozio e il fenomeno della desertificazione in crescita. C’è una proposta di legge in Parlamento dedicata ai piccoli paesi con primo firmatario Enrico Borghi del Pd. «Si parla di incentivi dedicati agli enti locali per creazione di centri multi-servizio – spiega -. Altro tema sono gli sgravi fiscali, indirizzati solo alle zone dove è stato individuato il fallimento del mercato, per non danneggiare la concorrenza. Ripopolare la montagna è possibile».

Difficile è convincere chi è definito «coraggioso» perché vive e lavora nei paesi di valle. «Vado avanti perché amo il mio lavoro e i miei clienti, ma, se non ci fosse mio marito farei fatica ad arrivare a fine mese – dice Barbara Gaiardelli, mamma e proprietaria dell’unico negozio di alimentari a Villette, in val Vigezzo -. Per fortuna pago un affitto basso al Comune, altrimenti non avrei mai potuto iniziare nel 2009. Pochi gli aiuti per la nostra categoria, non riesco ad assumere dipendenti, pago una ragazza a giornata che mi sostituisce se non ci sono, non è possibile superare un tot di ore e di fatto lavoro sempre io, anche con l’influenza. E pensare che qui una volta i negozi di alimentari erano tre, poi per sei anni nessuno».

Stesso coraggio ha avuto l’anno scorso Viviana Mellerio che a 54 anni ha aperto a Buttogno, frazione di Santa Maria Maggiore, un negozio di alimentari nella ex sede delle scuole. «Nessuno alla mia età mi avrebbe messo in regola, avevo bisogno di lavorare e, poiché avevo già esperienza nel settore, mi sono buttata in questa avventura – svela -. I clienti non vengono da me per la spesa grossa, ma pane e prosciutto si vendono bene. Quello che conta è stare in piedi, bilanciando spese e affitto. Dovrebbero darci respiro abbassando le tasse».

«In montagna ci sono periodi in cui il turismo ci aiuta tanto e altri in cui le vendite sono scarse, eppure lo Stato, in base agli studi di settore, ci chiede di rispettare parametri come fossimo in città, ma difficili da raggiungere per noi», aggiunge Silvia Ferrera che con la famiglia porta avanti da tre generazioni il negozio di alimentari a Ponte di Formazza. Le politiche per le terre alte di cui si parla in questo momento dovrebbero riguardare anche strategie per incentivare i turisti ad acquistare in modo consapevole i prodotti nei negozi dei luoghi che visitano.

Fonte: La Stampa