Cibo, lavoro e dignità

Camminando nella piana di Gioia Tauro, negli agrumeti intorno a Rosarno, abbiamo riflettuto molto su questo.

Se guardiamo gli scaffali infiniti dei supermercati, o i tir stracolmi di cibo che solcano le autostrade o i container nei porti e negli aeroporti, o i buffet sempre pieni di ristoranti sempre uguali, ma anche se pensiamo alle tendopoli di stato con centinaia di baraccati, alle navi militari con la pancia piena di naufraghi pronti a diventare richiedenti asilo, agli alberghi, ai residence e alle caserme trasformati in centri di interminabile emergenza, se pensiamo a tutto ciò, come facciamo a cercare spazi di dignità e rispetto per la vita umana?

Tutto sembra dentro a una macchina destinata a schiacciare e incasellare, una macchina dentro alla quale hai una sola possibile posizione: aspettare di poter consumare. Dove consumare significa anche consumarti e dove poter trovare uno spazio per raccontare o addirittura proporre una tua scelta è davvero difficile.

I produttori di agrumi che abbiamo incontrato nei campi di clementine non raccolte o i migranti della tendopoli e dei casolari di campagna hanno questo in comune: sanno di non poter scegliere, di poter solo aspettare. L’attesa di lavorare, l’attesa di mangiare: il cibo che nutre o che ti mangia?

Il futuro in cima

Pensai al torrente: alla pozza, alla cascatella, alle trote che muovevano la coda per restare immobili, alle foglie e ai rametti che correvano oltre. E poi alle trote che scattavano incontro alle loro prede. Cominciai a capire un fatto, e cioè che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa.

Per questo guarda verso l’alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa“.

Paolo Cognetti, “Le otto montagne“.

Il paese della comunità

«Quest’anno festeggiamo venticinque anni di vita – ricorda Oreste Torri -. Nel 1991 ha chiuso l’unico bar del paese. Poco prima aveva abbassato le serrande anche l’ultima bottega. Succiso era destinato a spopolarsi e a divenire un borgo fantasma. Così, noi, un gruppo di nove storici amici, si è rimboccato le maniche e ha creato la cooperativa. Tutti avevamo già un mestiere, ma abbiamo sempre lavorato da volontari. All’inizio rischiando i nostri soldi, poi investendo fondi regionali, provinciali, europei».

Dunque in quel lontano gennaio del 1991 riapre prima il bar, poi un piccolo mini market, quindi viene avviata la produzione del pecorino con l’acquisto di 240 pecore. Più tardi sono arrivati il ristorante e perfino un agriturismo che ormai accoglie fino a 14mila ospiti l’anno. I Cavalieri, oggi, fatturano circa 700 mila euro l’anno. I dipendenti assunti, figure decisamente polivalenti, sono 7 più 12 stagionali. «Il paese è tornato a vivere, anche se all’inizio ci davano per matti».

L’articolo completo di Mauro Pianta per “La Stampa” dedicato alla cooperativa di comunità di Succiso

Il Paese che è già

Sulle tracce dell’eroe fenicio Cadmo, cui il mito attribuisce l’introduzione in Grecia dell’alfabeto, Nicola, trentenne incerto sul futuro, e il fratello Elia, dieci anni, intraprendono un viaggio in Italia alla ricerca di un nuovo linguaggio, per ridare alle cose il loro giusto nome e restituire un senso alle parole.

In questo peregrinare, fatto di volti e luoghi, realtà dolorose e memorie storiche, la strada diventa percorso di formazione e insieme di esplorazione immaginaria. Al confine tra documentario e finzione, Sarà un paese racconta le speranze del Paese che sarà. Il film, firmato da Nicola Campiotti è sostenuto dal Comitato Italiano per l’UNICEF per l’alto valore del messaggio contenuto.

Sarà un Paese” parla anche di noi, e lo fa in modo lieve.

Il sorpasso

Fino a cinque anni fa sembrava ancora una utopia, fino all’anno scorso una ipotesi ancora troppo ottimistica.

E, invece, ci siamo già arrivati: in alcune aree del mondo le energie prodotte da fonti rinnovabili, in particolare del solare, sono più convenienti delle fonti fossili.

 

Riascoltereste una canzone mediocre?

Il mio discorso alla cerimonia del Premio Comuni Virtuosi 2016.

Riascoltereste una canzone mediocre? Tornereste al cinema a vedere un film che non vi è piaciuto? Rifareste un viaggio che vi ha profondamente delusi?

E allora perché ci accontentiamo di una politica così? Oggi è un giorno speciale per la comunità dei comuni virtuosi. Premiamo le eccellenze che una giuria di bella gente ha selezionato indicandoci ancora una volta che non dobbiamo, mai, accontentarci.

Che può esistere, esiste, una politica fatta come si deve, da gente come si deve, capace di immaginare un mondo diverso, sufficientemente folle, coraggiosa e concreta per provare a metterlo in pratica, ogni giorno.

Quattro anni fa se ne andava uno che in questa comunità ci stava proprio bene, Dario Ciapetti. Era il sindaco di una piccola comunità, Berlingo. Quando ti raccontava i progetti fatti ti faceva sembrare normale cose che già allora erano innovative ed esemplari e che ancora oggi risultano l’eccezione per la stragrande maggioranza dei comuni italiani.

Dario era così (è così, come mi correggerebbe sua moglie Gabriella…). Moderato nei modi, pacato e pronto ad ascoltare sempre le ragioni di tutti. Risoluto e forte nelle idee, nelle convinzioni profonde, nella voglia di determinare un cambiamento positivo.

Non era voluta, questa coincidenza di date, ma è ancora più bello così. Oggi, qui, insieme a Dario, continuiamo ostinatamente a non accontentarci di una politica mediocre, e con tutte le nostre forze vi mostriamo donne e uomini prestati alle istituzioni che usano strumenti dolci, onesti e rivoluzionari, per far le cose: la gentilezza, la partecipazione, ed una voglia matta di futuro. Di un futuro diverso.

Per essere ricchi

Per essere ricchi, coltivate la terra.

“Scusate, devo mettere le cipolle a bollire”, dice Antonietta Melillo, rimandando l’intervista. Trentotto anni, mamma di due bimbi di 12 e 8 anni, mai avrebbe pensato di diventare un’imprenditrice di successo restando a vivere ad Alife, un paesino di campagna di settemila anime, in provincia di Caserta. Tutto ciò lo deve proprio alle cipolle di Alife che grazie a lei sono diventate un Presidio Slow Food…

Dracula presidente dell’AVIS

Scott Pruitt, negazionista dei cambiamenti climatici e sostenitore dei combustibili fossili, è stato nominato da Donald Trump alla testa dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente.

E’, più o meno, come se Dracula venisse eletto Presidente dell’AVIS…