Deprediamoli a casa loro

E’ quasi un anno che siamo andati a votare ma siamo ancora lì, frastornati e sconfitti.

Subiamo la retorica che si fa vomito della peggior classe dirigente di sempre (per dirla con un pò più di stile di quanto non abbia sintetizzato perfettamente un grande chirurgo).

Sappiamo bene che la verità è un’altra. Conosciamo per filo e per segno il brogliaccio delle balle che vanno recitando da qualche anno. Le balle che ci stanno recintando, che ci tolgono il fiato e la voglia, che ci fanno credere di essere accerchiati, minoranze, bande di sciocchi buonisti illusi.

Deprediamoli a casa loro, è ciò che facciamo. Non genericamente e non sempre e solo gli altri. Ma scientificamente, oggi, noi italiani.

Andatevi a guardare dove opera l’ENI, tanto per fare un nome. In che zona dell’Africa. Chiedetevi da dove arrivano le materie prime che compongono gran parte dei nostri gingilli elettronici, o la fonte dell’energia che in gran parte sprechiamo.

Guardate questa cartina, sovrapponetela ai tanti focolai di guerra da cui queste donne e uomini fuggono.

Fate due più due, perdio. No, non fa tre, e nemmeno cinque. Ma quattro coglioni capicorrente che ancora giocano a misurarsi l’uccello. Mentre il Mediterraneo va a fuoco.